Roma – Gonzalo Quesada, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Maschile, ha ufficializzato la formazione che affronterà la Scozia sabato 7 febbraio alle 15.10 allo Stadio Olimpico di Roma, match valido per la prima giornata del Guinness Sei Nazioni 2026. La partita sarà trasmessa in diretta su Sky Sport Uno, in chiaro su TV8 e in streaming su NowTv.
Sarà il confronto numero 39 tra le due squadre con l’ultimo confronto allo Stadio Olimpico di Roma che sorride agli Azzurri, primo successo dell’era Quesada con la Nazionale Maschile.
Sarà un match speciale per tre atleti che avranno l’onore di entrare in campo prima della squadra: Michele Lamaro, Juan Ignacio Brex e Paolo Garbisi toccheranno quota 50 caps nel match d’esordio del torneo.
Inedito triangolo allargato con Marin nel ruolo di estremo e Ioane-Lynagh. Torna la coppia di centri formata da Brex e Menoncello, mentre le chiavi della mediana saranno affidate a Paolo Garbisi e Alessandro Fusco che ha collezionato il primo cap da titolare nel Sei Nazioni proprio contro la Scozia nel 2023 a Edimburgo.
In terza linea – insieme a capitan Lamaro – ci saranno Lorenzo Cannone e Zuliani. In seconda linea Zambonin e Niccolò Cannone, mentre in prima linea scenderanno in campo Ferrari, Nicotera e Fischetti.
Prima convocazione in lista gara – nel Guinness Sei Nazioni – per Di Bartolomeo, Hasa e Da Re. Insieme ai tre giocatori in forza alle Zebre, pronti a subentrare dalla panchina Spagnolo, Ruzza, Favretto, Alessandro Garbisi e Pani.
Non sarà disponibile per la partita Martin Page-Relo: il mediano di mischia in forza al Bordeaux non ha recuperato dal suo infortunio ed è rientrato al suo club di appartenenza, mentre Stephen Varney in settimana ha svolto allenamento differenziato per recuperare da un infortunio muscolare agli adduttori.
Dirigerà il match il fischietto neozelandese Ben O’Keeffe.
Questa la formazione che scenderà in campo:
15 Leonardo MARIN (Benetton Rugby, 17 caps)
14 Louis LYNAGH (Benetton Rugby, 9 caps)
13 Juan Ignacio BREX (Tolone, 49 caps)
12 Tommaso MENONCELLO (Benetton Rugby, 34 caps)
11 Monty IOANE (Lione, 42 caps)
10 Paolo GARBISI (Tolone, 49 caps)
9 Alessandro FUSCO (Zebre Parma, 20 caps)
8 Lorenzo CANNONE (Benetton Rugby, 33 caps)
7 Manuel ZULIANI (Benetton Rugby, 38 caps)
6 Michele LAMARO (Benetton Rugby, 49 caps) – capitano
5 Andrea ZAMBONIN (Exeter Chiefs, 14 caps)
4 Niccolò CANNONE (Benetton Rugby, 58 caps)
3 Simone FERRARI (Benetton Rugby, 69 caps)
2 Giacomo NICOTERA (Stade Français, 36 caps)
1 Danilo FISCHETTI (Northampton Saints 58 caps)
A disposizione
16 Tommaso DI BARTOLOMEO (Zebre Parma, 6 caps)
17 Mirco SPAGNOLO (Benetton Rugby, 19 caps)
18 Muhamed HASA (Zebre Parma 4 caps)
19 Federico RUZZA (Benetton Rugby, 67 caps)
20 Riccardo FAVRETTO (Benetton Rugby, 8 caps)
21 Alessandro GARBISI (Benetton Rugby, 19 caps)
22 Giacomo DA RE (Zebre Parma, 6 caps)
23 Lorenzo PANI (Zebre Parma, 8 caps)
Italia XV: annunciata la formazione iniziale che affronterà la Scozia “A”
(Rieti) - Il Responsabile Tecnico dell’Italia XV, Massimo Brunello, ha scelto la formazione iniziale che affronterà domani la Scozia "A" allo stadio “Manlio Scopigno” di Rieti, con fischio d’inizio alle ore 18:30.
Si tratta della seconda Nazionale valida ai fini dell’eleggibilità internazionale, funzionale allo sviluppo del Progetto Tecnico Federale, con l’obiettivo di ampliare la base dalla quale il Commissario Tecnico Gonzalo Quesada potrà attingere in vista delle future esigenze della selezione Maggiore.
Il commento del Responsabile Tecnico Massimo Brunello: “È un impegno severo perché la Scozia presenta una buona formazione, cosa che pensiamo di aver fatto anche noi. È un test stimolante, siamo motivati e vogliamo disputare una buona partita. Il campo è in ottime condizioni e speriamo che sia anche uno spettacolo piacevole da vedere”.
Arbitrerà l’incontro Daniele Pompa; gli assistenti saranno Gabriel Chirnoaga ed Edoardo Pelliccioni. Quarto uomo Francesco Pier’Antoni, quinto ufficiale Emanuele Tomò.
Italia XV
15 Mirko BELLONI (Zebre Parma, 2 caps)
14 Leonardo Antonio SODO MIGLIORI (Fiamme Oro Rugby Roma)
13 Francois Carlo MEY (Soyaux Angoulême)
12 Giulio BERTACCINI (Zebre Parma, 4 caps)
11 Simone GESI (Zebre Parma, 5 caps)
10 Giovanni MONTEMAURI (Zebre Parma)
9 Lorenzo CITTON (Rugby Petrarca)
8 Davide RUGGERI (Zebre Parma) K
7 Nelson CASARTELLI (Mogliano Veneto Rugby)
6 Giulio MARINI (Benetton Rugby Treviso)
5 Alessandro ORTOMBINA (Zebre Parma)
4 Matteo CANALI (Zebre Parma, 2 caps)
3 Marcos Francesco GALLORINI (Benetton Rugby Treviso)
2 Nicholas GASPERINI (Benetton Rugby Treviso)
1 Destiny Aminu (Benetton Rugby Treviso)
Replacement:
16 Giovanni QUATTRINI (Zebre Parma)
17 Luca FRANCESCHETTO (Zebre Parma)
18 Fabio Maria MOROSI (Fiamme Oro Rugby Roma)
19 Alex MATTIOLI (Racing Paris)
20 Giacomo FERRARI (Zebre Parma)
21 Cristiano Giuseppe Carlo TIZZANO (Mogliano Veneto Rugby)
22 Simone BRISIGHELLA (Valorugby Emilia)
23 Alessandro Forcucci (Fiamme Oro Rugby Roma)
Scozia “A”
15. Harry PATERSON (Edinburgh Rugby)14. Kyle ROWE (Glasgow Warriors)13. Ollie SMITH (Glasgow Warriors)12. Cameron REDPATH (Bath Rugby)11. Arron REED (Sale Sharks)10. Fergus BURKE (Saracens) VK 9. Gus WARR (Sale Sharks)8. Alexander MASIBAKA (Montpellier)7. Freddy DOUGLAS (Edinburgh Rugby)6. Andy ONYEAMA-CHRISTIE (Saracens) VK5. Alex CRAIG (Glasgow Warriors)4. Jonny GRAY (Union Bordeaux Bègles) K3. D’arcy RAE (Edinburgh Rugby)2. Gregor HIDDLESTON – (Glasgow Warriors)1. Rory SUTHERLAND (Glasgow Warriors)
Replacement16. Harri MORRIS (Edinburgh Rugby)17. Alec HEPBURN (Scarlets)18. Will HURD (Leicester Tigers)19. Magnus BRADBURY (Edinburgh Rugby)20. Euan FERRIE (Glasgow Warriors)21. Josh BAYLISS (Bath Rugby)22. Ben AFSHAR (Glasgow Warriors)23. Dan LANCASTER (Glasgow Warriors)
Scozia, la formazione che a Roma affronta l’Italia
Russell e White in regia, 14 Warriors nella lista dei 23 di Townsend
Il Commissario Tecnico della Scozia Gregor Townsend ha ufficializzato la formazione che sabato 7 febbraio affronterà l’Italia allo Stadio Olimpico di Roma nella prima giornata del Guinness Sei Nazioni 2026 (ore 15.10, diretta Sky Sport/TV8 e streaming NOW).
Sione Tuipulotu, capitano scozzese per il Torneo, è affiancato da Huw Jones nella consueta coppia di centri: quella con l’Italia sarà la diciottesima partita internazionale in cui i due scenderanno in campo insieme.
Jamie Dobie conquista la sua prima apparizione da titolare nel Sei Nazioni all’ala sinistra, con Kyle Steyn a destra e Tom Jordan come estremo.Il mediano di mischia Ben White e Finn Russell ripropongono ancora una volta la loro combinazione in regia, con l’apertura indicata anche come uno dei due vice-capitani allo Stadio Olimpico.Tra gli avanti, Zander Fagerson scende in campo come pilone destro con Pierre Schoeman a sinistra ed Ewan Ashman, che lo scorso anno è diventato il miglior marcatore di mete di sempre tra gli avanti della Scozia, viene schierato come tallonatore.
Scott Cummings, assente nell’edizione dello scorso anno a causa di un infortunio, torna nel Sei Nazioni formando la seconda linea insieme a Grant Gilchrist.Rory Darge, altro vice-capitano di Tuipulotu, parte titolare come flanker di lato aperto, con Matt Fagerson a lato chiuso e Jack Dempsey, schierato numero 8, a completare una terza linea che ha già giocato insieme in numerose occasioni sia a livello di club sia in nazionale.
Questa la formazione della Scozia:15 Tom JORDAN (Bristol Bears, 12 caps)14 Kyle STEYN (Glasgow Warriors, 28 caps)13 Huw JONES (Glasgow Warriors, 58 caps)12 Sione TUIPULOTU (Glasgow Warriors, 33 caps) - capitano11 Jamie DOBIE (Glasgow Warriors, 17 caps)10 Finn RUSSELL (Bath Rugby, 89 caps)9 Ben WHITE (Toulon, 31 caps)8 Jack DEMPSEY (Glasgow Warriors, 29 caps)7 Rory DARGE (Glasgow Warriors, 34 caps)6 Matt FAGERSON (Glasgow Warriors, 59 caps)5 Grant GILCHRIST (Edinburgh Rugby, 84 caps)4 Scott CUMMINGS (Glasgow Warriors, 45 caps)3 Zander FAGERSON (Glasgow Warriors, 76 caps)2 Ewan ASHMAN (Edinburgh Rugby, 32 caps)1 Pierre SCHOEMAN (Edinburgh Rugby, 44 caps)
a disposizione16 George TURNER (Harlequins, 50 caps)17 Nathan MCBETH (Glasgow Warriors, 5 caps)18 Elliot Millar MILLS (Northampton Saints, 11 caps)19 Max WILLIAMSON (Glasgow Warriors, 9 caps)20 Gregor BROWN (Glasgow Warriors, 12 caps)21 George HORNE (Glasgow Warriors, 40 caps)22 Adam HASTINGS (Glasgow Warriors, 35 caps)23 Darcy GRAHAM (Edinburgh Rugby, 50 caps)
Paolo Garbisi: “L’Under 20 è un passaggio fondamentale, ma è importante non sentirsi ‘arrivati’. Godetevela col sorriso”
Per molti ragazzi l’under 20 è un passaggio fondamentale, la prima vera “finestra” sul mondo del rugby internazionale. Tanti ragazzi che oggi fanno parte del nucleo della Nazionale maggiore sono passati dal Sei Nazioni under 20, come Paolo Garbisi, che ricorda con grande piacere quei due anni di crescita e di formazione: “È un’esperienza bellissima, perché è comunque la prima volta che fai un po’ le stesse cose che fanno i grandi. Giochi il Sei Nazioni negli stessi weekend della Maggiore, giochi un vero Mondiale, è un po’ il momento in cui anche le cose cominciano a diventare davvero serie. L’under 20 è un primo assaggio di quello che sarà poi l’alto livello, ed è una cosa molto stimolante e divertente. Ho avuto la fortuna di vivere due anni con due gruppi fantastici, con risultati magari altalenanti, ma siamo sempre stati competitivi: questo porta anche ad apprezzare di più il percorso”.
La tua annata visse un periodo particolare, visto che nel 2020 il Sei Nazioni U20 si fermò a metà a causa del Covid…
“Fu un enorme dispiacere, non solo per il torneo in sé ma per tutte le opportunità perdute. Ricordo che eravamo in raduno a Roma e ci avevano già detto che avremmo dovuto fare un allenamento congiunto con la Nazionale Maggiore in vista della quarta giornata contro l’Irlanda, quindi eravamo tutti felicissimi, non vedevamo l’ora di stare in campo insieme ai grandi. L’allenamento credo fosse previsto giovedì, ma già a inizio settimana ci mandarono a casa a causa del Covid: fu un periodo strano, tra il dispiacere di non poter giocare il Sei Nazioni e il dubbio di non sapere cosa sarebbe successo”.
Ti è dispiaciuto non finire lì in modo lineare quel percorso?
“Chiaramente sì, perché avrei voluto concludere il percorso con i ragazzi con cui l’avevo iniziato. Col senno di poi, è anche vero che non finire il Sei Nazioni mi ha permesso di concluderlo poi con la Nazionale Maggiore, esordendo a ottobre con l’Italia seniores contro l’Irlanda. Diciamo che nella sfortuna alla fine sono stato fortunato, ma chiaramente all’inizio il dispiacere è stato tanto, anche perché ovviamente non avevo la minima idea che pochi mesi dopo avrei esordito in Nazionale”.
Il tuo è stato un salto rapidissimo: titolare nella prima uscita del Benetton della stagione 20-21, e poi titolare anche in Nazionale. Come l’hai vissuto?
“È stato davvero tutto velocissimo. A giugno ho saputo che non avrei ricominciato con il Petrarca ma che mi sarei trasferito al Benetton, ma sapevo di essere la terza apertura dietro Tommy Allan e Ian Keatley, quindi sicuramente non mi aspettavo di giocare la prima partita. È stato tutto un insieme di fattori: Allan si fece male, Keatley stava per diventare padre ed è tornato in Irlanda, e sono rimasto solo io. È stato subito un primo balzo importante, ma pur avendo esordito col Benetton non mi aspettavo di essere chiamato in Nazionale, tantomeno di giocare subito. È stato un susseguirsi di eventi inaspettati. Alla fine mi hanno portato tanta gioia, tanto onore, perché alla fine il mio obiettivo è sempre stato arrivare in Nazionale”.
Quanto ha inciso il tuo percorso in under 20 in questo “salto” così rapido?
“Penso sia stata una tappa molto importante, perché come detto è il primo vero assaggio dell’alto livello, anche per il tipo di tornei che si giocano e per i contesti che si vivono, sia al Sei Nazioni sia al Mondiale. Dall’altro lato è comunque importante ricordare che c’è un divario grande tra l’under 20 e la Nazionale Seniores, per cui è un passaggio che deve essere trattato con la massima accuratezza e con la coscienza – da parte di noi ragazzi – che si tratta di una fase di passaggio comunque ancora lontana dall’altissimo livello. L’under 20 è importantissima ma deve essere considerata un punto di partenza dal quale continuare a migliorarsi sempre di più per cercare di arrivare al livello successivo. È importante non sentirsi mai “arrivati”, perché si rischia poi di subire l’impatto con quello che è il mondo professionistico. È un consiglio che mi permetto di dare ai ragazzi, ma principalmente per evitare che poi possano rimanerci male: non bisogna pensare che tutto poi arriverà in automatico solo perché si è arrivati in under 20, non bisogna pensare che sia sufficiente. Comunque tutte le nazionali precedenti impongono che ci sia un cambio di generazione di anno in anno, cosa che ovviamente non c’è in Nazionale Maggiore. Quindi è ovviamente a livello numerico più facile far parte di quelle nazionali dove ogni anno cambiano i giocatori, mentre invece a livello Seniores c’è un gruppo già consolidato nel quale devi provare ad entrare”.
Che cosa ti disse Franco Smith quando ti disse che avresti giocato titolare contro l’Irlanda?
“Mi disse una cosa che mi rimarrà sempre, fu un messaggio molto speciale. Mi disse che in Sudafrica c’è un detto: “If you are good enough, you are old enough”, se sei abbastanza bravo sei anche abbastanza grande. Era un modo per dirmi di non preoccuparmi, perché se ero arrivato fin lì me lo meritavo: è stato un modo per darmi fiducia e togliermi pressione. E poi mi ha detto di stare tranquillo e cercare di divertirmi”.
Qual è stato invece il momento più bello della tua esperienza in under 20?
“Il Mondiale in Argentina. Ne ho parlato più volte anche con mio fratello Alessandro, che purtroppo ha avuto la sfortuna di capitare nelle annate in cui a causa del Covid non si è giocato, è davvero un peccato per lui e per tutta la sua generazione aver perso questa esperienza. Ho avuto la fortuna di giocarlo in Argentina, un Paese che non avevo mai visitato prima, e fu un’esperienza incredibile: ti rendi conto che stai facendo qualcosa di bello, di importante, ci sono tutte le migliori nazioni del mondo, gli All Blacks, il Sudafrica, tutte quelle delle Sei Nazioni. Poi al tempo – non so se sia ancora così – c’erano due o tre squadre nello stesso hotel, quindi dopo tre o quattro settimane insieme finivi per creare legami importanti anche con ragazzi di altre Nazionali”.
Quali altri consigli daresti a un ragazzo alla prima esperienza in under 20?
“Come detto, oltre a stare attenti a non sentirsi mai “arrivati” perché il percorso è ancora lungo, credo che quella dell’under 20 sia un’esperienza da affrontare con l’idea di dare veramente tutto, ma bisogna anche godersela appieno. Può durare un anno, per i più fortunati al massimo due, quindi è breve ma molto intensa, ed è una cosa che a prescindere dalla carriera che si farà ci si porterà dietro per tutta la vita. Bisogna sempre avere in testa il fatto che ci sono tantissimi ragazzi che aspirano a giocare nell’Italia under 20, quindi è giusto spingere ogni giorno per dimostrare di meritare questa opportunità. Allo stesso tempo, però, è importante affrontare tutto col sorriso e con impegno allo stesso tempo: per dirla in modo semplice, l’under 20 è veramente una figata”.
Come funziona il TMO? Il rapporto con l’arbitro, il margine di intervento e la preparazione della partita con Matteo Liperini
Il TMO (Television Match Official) è ormai diventato un elemento chiave del rugby moderno ed è un sostegno fondamentale all’arbitro, soprattutto quando si tratta di dettagli che possono cambiare la partita: un contatto con la testa, un avanti prima della linea di meta, un fallo pericoloso da valutare. Matteo Liperini, arbitro e soprattutto TMO di tante partite importanti, ha raccontato nei dettagli come funziona il contatto costante con l’arbitro prima, durante e dopo il match, come si prepara una partita e come si interviene nel modo migliore su una decisione dubbia. In questo Sei Nazioni Liperini sarà TMO in Inghilterra-Irlanda (con Andrea Piardi arbitro e Gianluca Gnecchi assistente) e sarà al bunker, un ruolo che nel giro di due anni è già diventato un altro elemento chiave del rugby internazionale: Scozia-Inghilterra e Francia-Inghilterra.
Quando può intervenire il TMO?
“Il TMO segue un protocollo World Rugby ben specifico, che definisce le aree di gioco in cui può o non può entrare. In linea generale il TMO interviene in due situazioni fondamentali: l’antigioco – colpi alla testa, gioco violento o pericoloso, falli contro lo spirito del gioco che in inglese vengono definiti ‘cynical’ – e le situazioni di meta, in cui si interviene per verificare se una marcatura è stata segnata, se c’è un grounding, se c’è stato un fallo in attacco o un in avanti. Ovviamente nel protocollo ci sono tante piccole sfaccettature, ma il TMO interviene principalmente in queste due situazioni. Negli ultimi anni questo protocollo si è evoluto: ad esempio, per verificare se c’era stato un in avanti in una situazione di meta si poteva intervenire fino a 3 fasi prima della marcatura, adesso invece la finestra di ingresso del TMO è molto più ampia ed è legata all’inizio della fase di possesso che ha portato alla meta. Per esempio: se una squadra ha la palla, commette un in avanti ma continua a giocare, anche per 15 fasi, e poi segna, il TMO può intervenire. Se una squadra perde il pallone in avanti, continua a giocare, poi perde il possesso e dopo un’altra azione lo riconquista e segna, a quel punto il TMO non può intervenire, perché c’è stato un passaggio di possesso con l’avversario. Inoltre, adesso il TMO può intervenire anche nelle situazioni in cui bisogna valutare se un placcaggio è stato completato o meno”.
Com’è il rapporto tra arbitro e TMO? Ci si interfaccia già prima della partita?
"Allora, il rapporto TMO-arbitro è fondamentale e lo testimonia, per esempio, il rapporto che io ho personalmente con Andrea Piardi. È un rapporto che si crea man mano, acquisendo esperienza ed empatia: quando andiamo in campo con Andrea troviamo quella sintonia per cui io so sempre cosa lui vuole da me e lui sa cosa io voglio da lui, sappiamo cosa aspettarci l’uno dall’altro e sappiamo quando dobbiamo stare zitti e quando intervenire. È una cosa che si crea con il tempo e con tanto lavoro dietro, con l’esperienza e con le partite. Il lavoro di preparazione pre-partita è lo stesso con tutti i direttori di gara: verifichiamo principalmente le situazioni di gioco più probabili, simuliamo dei processi in modo da poter arrivare alla stessa decisione. Ad esempio, guardiamo un’azione e ci chiediamo ‘per me è rosso, per te?’. E poi si lavora sul processo: cosa consideriamo antigioco, su cosa devo intervenire, su cosa vuoi che invece non intervenga. Si lavora così: clip dopo clip. Ovviamente nel caso di Andrea partiamo già da una conoscenza fuori dal campo e da una sintonia creata negli anni, con un arbitro nuovo invece questa sintonia bisogna crearla: il ruolo del TMO è legato alle cosiddette “live call”, le chiamate live durante la partita, e con un arbitro nuovo devi capire se vuole un certo tipo di chiamata, se vuole un mio intervento in un determinato momento della partita, su come vuole affrontare la formal review, ovvero il momento in cui l’arbitro e gli assistenti vanno allo schermo a verificare una situazione”.
Quando è il TMO a decidere di intervenire e quando invece è l’arbitro a chiamarlo?
"Io posso entrare a chiamare l’arbitro ogni volta che dal video vedo qualcosa che l’arbitro non ha visto, ovviamente sempre riferita alle situazioni in cui il TMO può intervenire, come dicevamo prima. Per esempio: l’arbitro vede il pallone a terra e assegna la meta, io dal video, col frame by frame, vedo che la meta non c’è perché c’è un in avanti prima o perché c’è un piede in touche o per qualsiasi altra situazione irregolare, e a quel punto intervengo. L’arbitro invece può chiamare me quando già in campo ha un dubbio: per esempio vede due giocatori che corrono verso l’area di meta, cadono insieme e non è riuscito a capire chi ha schiacciato. A quel punto l’arbitro ferma il gioco, viene da me e dice: ‘Non ho visto chi ha schiacciato e se è meta, guardiamola insieme’”
Come funziona la revisione sul campo?
“Una volta che si arriva a vedere le immagini sullo schermo il processo di ‘formal review’ inizia sempre con la visione delle immagini a velocità normale. Noi al TMO dobbiamo fare attenzione a non esagerare col rallentatore, perché il frame by frame è il peggior nemico dell’arbitro e tante situazioni vengono snaturate quando si guardano fotogramma per fotogramma. Per questo il processo TMO inizia sempre con il ‘live speed’, poi eventualmente si rallenta, si cambiano gli angoli, ma prima di prendere una decisione l’azione va rivista sempre un’ultima volta a velocità reale”.
Qual è il “limite” che il TMO si pone nel provare a far cambiare idea all’arbitro, se ritiene che sia giusto farlo?
"Personalmente entro sempre ogni qualvolta che per me – dal video – la decisione presa dall’arbitro è chiaramente sbagliata. Ovviamente riferendomi solo alle già citate situazioni in cui possiamo intervenire, quindi antigioco e segnatura di una meta. Durante la ‘formal review’ c’è un confronto: per esempio l’arbitro può dire ‘per me non c’è contatto con la testa’, e io posso dirgli ‘no, guarda, c’è chiaramente un contatto con la testa. Guarda questo angolo’. Chiaramente è importante ricordare che la decisione finale spetta sempre e comunque all’arbitro: io posso ‘sfidarlo’ tra virgolette, ma è giusto che alla fine decida lui”.
In questo Sei Nazioni farai anche due partite da bunker: come funziona questo nuovo ruolo?
"Il bunker è un secondo TMO, spesso – anche dal punto di vista del posizionamento – si trova spalla a spalla con il primo TMO, pur avendo i propri schermi. Il lavoro principale del bunker consiste nel verificare se un cartellino giallo può rimanere tale o se invece la gravità del fallo è tale da richiedere un cartellino rosso da 20 minuti. Una volta estratto il giallo e fatto il segnale del bunker, noi abbiamo 8 minuti di tempo per decidere. Il bunker non ha alcun tipo di contatto diretto con l’arbitro, ma solo con il TMO”.
Anche in questo caso, qual è il margine di intervento del bunker?
"World Rugby ci fornisce dei playbook, dei processi e delle scalette definite da seguire. Seguendo i fatti bisognerebbe arrivare automaticamente alla decisione finale. Si va per punti. Ad esempio, se c’è un possibile ‘croc roll’, che è uno degli interventi più rivisti, si parte chiedendoci se c’è un ‘twist’, quindi il movimento del croc roll: se la risposta è ‘sì’ allora ci si chiede se è fatto con velocità e con forza, se la risposta è sì ci si chiede poi se il giocatore cade sulle gambe. Questi tre punti portano al cartellino rosso da 20 minuti, se invece manca qualcosa si rimane sul giallo. Come bunker abbiamo a disposizione 8 minuti, con tutte le camere disponibili per rivedere i replay e analizzare i fatti per arrivare alla decisione migliore”.
Il bunker può solo elevare il giallo a rosso da 20 minuti o può assegnare anche rossi permanenti?
"No, il bunker può solo fare l’upgrade da cartellino giallo a rosso da 20 minuti. Non può assegnare cartellini rossi permanenti"
Come si sviluppa il rapporto arbitro–TMO dopo la partita?
"C’è tantissimo confronto. Sia l’arbitro che il TMO rivedono le loro partite, identificano determinate situazioni da analizzare e poi ci confrontiamo insieme su cosa poteva essere fatto meglio e cosa invece abbiamo fatto bene. Personalmente faccio tantissimo lavoro dopo le partite, è un modo anche per migliorare il rapporto e la sintonia con l’arbitro in vista di occasioni future in cui lavoreremo di nuovo insieme. Anche per questo, con arbitri come Andrea Piardi con cui lavoro molto spesso ormai ci conosciamo come le nostre tasche. Anche quando discutiamo, questa discussione è comunque un motivo di crescita, perché l’arbitro può far vedere al TMO alcuni punti di vista diversi e viceversa”.
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