©2023 Federazione Italiana Rugby

15

Italrugby, il XV per la sfida alla Scozia

Roma – Gonzalo Quesada, Commissario Tecnico della Nazionale Italiana Maschile, ha ufficializzato la formazione che affronterà la Scozia sabato 7 febbraio alle 15.10 allo Stadio Olimpico di Roma, match valido per la prima giornata del Guinness Sei Nazioni 2026. La partita sarà trasmessa in diretta su Sky Sport Uno, in chiaro su TV8 e in streaming su NowTv. Sarà il confronto numero 39 tra le due squadre con l’ultimo confronto allo Stadio Olimpico di Roma che sorride agli Azzurri, primo successo dell’era Quesada con la Nazionale Maschile. Sarà un match speciale per tre atleti che avranno l’onore di entrare in campo prima della squadra: Michele Lamaro, Juan Ignacio Brex e Paolo Garbisi toccheranno quota 50 caps nel match d’esordio del torneo. Inedito triangolo allargato con Marin nel ruolo di estremo e Ioane-Lynagh. Torna la coppia di centri formata da Brex e Menoncello, mentre le chiavi della mediana saranno affidate a Paolo Garbisi e Alessandro Fusco che ha collezionato il primo cap da titolare nel Sei Nazioni proprio contro la Scozia nel 2023 a Edimburgo. In terza linea – insieme a capitan Lamaro – ci saranno Lorenzo Cannone e Zuliani. In seconda linea Zambonin e Niccolò Cannone, mentre in prima linea scenderanno in campo Ferrari, Nicotera e Fischetti. Prima convocazione in lista gara – nel Guinness Sei Nazioni – per Di Bartolomeo, Hasa e Da Re. Insieme ai tre giocatori in forza alle Zebre, pronti a subentrare dalla panchina Spagnolo, Ruzza, Favretto, Alessandro Garbisi e Pani. Non sarà disponibile per la partita Martin Page-Relo: il mediano di mischia in forza al Bordeaux non ha recuperato dal suo infortunio ed è rientrato al suo club di appartenenza, mentre Stephen Varney in settimana ha svolto allenamento differenziato per recuperare da un infortunio muscolare agli adduttori. Dirigerà il match il fischietto neozelandese Ben O’Keeffe. Questa la formazione che scenderà in campo: 15 Leonardo MARIN (Benetton Rugby, 17 caps) 14 Louis LYNAGH (Benetton Rugby, 9 caps) 13 Juan Ignacio BREX (Tolone, 49 caps) 12 Tommaso MENONCELLO (Benetton Rugby, 34 caps) 11 Monty IOANE (Lione, 42 caps) 10 Paolo GARBISI (Tolone, 49 caps) 9 Alessandro FUSCO (Zebre Parma, 20 caps) 8 Lorenzo CANNONE (Benetton Rugby, 33 caps) 7 Manuel ZULIANI (Benetton Rugby, 38 caps) 6 Michele LAMARO (Benetton Rugby, 49 caps) – capitano 5 Andrea ZAMBONIN (Exeter Chiefs, 14 caps) 4 Niccolò CANNONE (Benetton Rugby, 58 caps) 3 Simone FERRARI (Benetton Rugby, 69 caps) 2 Giacomo NICOTERA (Stade Français, 36 caps) 1 Danilo FISCHETTI (Northampton Saints 58 caps) A disposizione 16 Tommaso DI BARTOLOMEO (Zebre Parma, 6 caps) 17 Mirco SPAGNOLO (Benetton Rugby, 19 caps) 18 Muhamed HASA (Zebre Parma 4 caps) 19 Federico RUZZA (Benetton Rugby, 67 caps) 20 Riccardo FAVRETTO (Benetton Rugby, 8 caps) 21 Alessandro GARBISI (Benetton Rugby, 19 caps) 22 Giacomo DA RE (Zebre Parma, 6 caps) 23 Lorenzo PANI (Zebre Parma, 8 caps)
05 Febbraio 2026 - 1 ora fa
Leggi articolo
25

Italia XV: annunciata la formazione iniziale che affronterà la Scozia “A”

(Rieti) - Il Responsabile Tecnico dell’Italia XV, Massimo Brunello, ha scelto la formazione iniziale che affronterà domani la Scozia "A" allo stadio “Manlio Scopigno” di Rieti, con fischio d’inizio alle ore 18:30. Si tratta della seconda Nazionale valida ai fini dell’eleggibilità internazionale, funzionale allo sviluppo del Progetto Tecnico Federale, con l’obiettivo di ampliare la base dalla quale il Commissario Tecnico Gonzalo Quesada potrà attingere in vista delle future esigenze della selezione Maggiore. Il commento del Responsabile Tecnico Massimo Brunello: “È un impegno severo perché la Scozia presenta una buona formazione, cosa che pensiamo di aver fatto anche noi. È un test stimolante, siamo motivati e vogliamo disputare una buona partita. Il campo è in ottime condizioni e speriamo che sia anche uno spettacolo piacevole da vedere”. Arbitrerà l’incontro Daniele Pompa; gli assistenti saranno Gabriel Chirnoaga ed Edoardo Pelliccioni. Quarto uomo Francesco Pier’Antoni, quinto ufficiale Emanuele Tomò. Italia XV 15  Mirko BELLONI  (Zebre Parma, 2 caps) 14  Leonardo Antonio SODO MIGLIORI (Fiamme Oro Rugby Roma) 13  Francois Carlo MEY (Soyaux Angoulême) 12  Giulio BERTACCINI (Zebre Parma, 4 caps) 11  Simone GESI (Zebre Parma, 5 caps) 10  Giovanni MONTEMAURI (Zebre Parma) 9      Lorenzo CITTON (Rugby Petrarca) 8      Davide RUGGERI (Zebre Parma) K 7      Nelson CASARTELLI (Mogliano Veneto Rugby) 6      Giulio MARINI (Benetton Rugby Treviso) 5      Alessandro ORTOMBINA (Zebre Parma) 4      Matteo CANALI (Zebre Parma, 2 caps) 3      Marcos Francesco GALLORINI (Benetton Rugby Treviso) 2      Nicholas GASPERINI (Benetton Rugby Treviso) 1      Destiny Aminu (Benetton Rugby Treviso) Replacement: 16  Giovanni QUATTRINI (Zebre Parma) 17  Luca FRANCESCHETTO (Zebre Parma) 18  Fabio Maria MOROSI (Fiamme Oro Rugby Roma) 19  Alex MATTIOLI (Racing Paris) 20  Giacomo FERRARI (Zebre Parma) 21  Cristiano Giuseppe Carlo TIZZANO (Mogliano Veneto Rugby) 22  Simone BRISIGHELLA (Valorugby Emilia) 23  Alessandro Forcucci (Fiamme Oro Rugby Roma) Scozia “A” 15. Harry PATERSON (Edinburgh Rugby)14. Kyle ROWE (Glasgow Warriors)13. Ollie SMITH (Glasgow Warriors)12. Cameron REDPATH (Bath Rugby)11. Arron REED  (Sale Sharks)10. Fergus BURKE  (Saracens) VK 9. Gus WARR  (Sale Sharks)8. Alexander MASIBAKA (Montpellier)7. Freddy DOUGLAS (Edinburgh Rugby)6. Andy ONYEAMA-CHRISTIE (Saracens) VK5. Alex CRAIG (Glasgow Warriors)4. Jonny GRAY (Union Bordeaux Bègles) K3. D’arcy RAE  (Edinburgh Rugby)2. Gregor HIDDLESTON – (Glasgow Warriors)1. Rory SUTHERLAND (Glasgow Warriors) Replacement16. Harri MORRIS (Edinburgh Rugby)17. Alec HEPBURN (Scarlets)18. Will HURD (Leicester Tigers)19. Magnus BRADBURY (Edinburgh Rugby)20. Euan FERRIE (Glasgow Warriors)21. Josh BAYLISS (Bath Rugby)22. Ben AFSHAR (Glasgow Warriors)23. Dan LANCASTER (Glasgow Warriors)
05 Febbraio 2026 - 4 ore fa
Leggi articolo
35

Scozia, la formazione che a Roma affronta l’Italia

Russell e White in regia, 14 Warriors nella lista dei 23 di Townsend Il Commissario Tecnico della Scozia Gregor Townsend ha ufficializzato la formazione che sabato 7 febbraio affronterà l’Italia allo Stadio Olimpico di Roma nella prima giornata del Guinness Sei Nazioni 2026 (ore 15.10, diretta Sky Sport/TV8 e streaming NOW). Sione Tuipulotu, capitano scozzese per il Torneo, è affiancato da Huw Jones nella consueta coppia di centri: quella con l’Italia sarà la diciottesima partita internazionale in cui i due scenderanno in campo insieme. Jamie Dobie conquista la sua prima apparizione da titolare nel Sei Nazioni all’ala sinistra, con Kyle Steyn a destra e Tom Jordan come estremo.Il mediano di mischia Ben White e Finn Russell ripropongono ancora una volta la loro combinazione in regia, con l’apertura indicata anche come uno dei due vice-capitani allo Stadio Olimpico.Tra gli avanti, Zander Fagerson scende in campo come pilone destro con Pierre Schoeman a sinistra ed Ewan Ashman, che lo scorso anno è diventato il miglior marcatore di mete di sempre tra gli avanti della Scozia, viene schierato come tallonatore. Scott Cummings, assente nell’edizione dello scorso anno a causa di un infortunio, torna nel Sei Nazioni formando la seconda linea insieme a Grant Gilchrist.Rory Darge, altro vice-capitano di Tuipulotu, parte titolare come flanker di lato aperto, con Matt Fagerson a lato chiuso e Jack Dempsey, schierato numero 8, a completare una terza linea che ha già giocato insieme in numerose occasioni sia a livello di club sia in nazionale. Questa la formazione della Scozia:15 Tom JORDAN (Bristol Bears, 12 caps)14 Kyle STEYN (Glasgow Warriors, 28 caps)13 Huw JONES (Glasgow Warriors, 58 caps)12 Sione TUIPULOTU (Glasgow Warriors, 33 caps) - capitano11 Jamie DOBIE (Glasgow Warriors, 17 caps)10 Finn RUSSELL (Bath Rugby, 89 caps)9 Ben WHITE (Toulon, 31 caps)8 Jack DEMPSEY (Glasgow Warriors, 29 caps)7 Rory DARGE (Glasgow Warriors, 34 caps)6 Matt FAGERSON (Glasgow Warriors, 59 caps)5 Grant GILCHRIST (Edinburgh Rugby, 84 caps)4 Scott CUMMINGS (Glasgow Warriors, 45 caps)3 Zander FAGERSON (Glasgow Warriors, 76 caps)2 Ewan ASHMAN (Edinburgh Rugby, 32 caps)1 Pierre SCHOEMAN (Edinburgh Rugby, 44 caps) a disposizione16 George TURNER (Harlequins, 50 caps)17 Nathan MCBETH (Glasgow Warriors, 5 caps)18 Elliot Millar MILLS (Northampton Saints, 11 caps)19 Max WILLIAMSON (Glasgow Warriors, 9 caps)20 Gregor BROWN (Glasgow Warriors, 12 caps)21 George HORNE (Glasgow Warriors, 40 caps)22 Adam HASTINGS (Glasgow Warriors, 35 caps)23 Darcy GRAHAM (Edinburgh Rugby, 50 caps)
05 Febbraio 2026 - 4 ore fa
Leggi articolo
45

Paolo Garbisi: “L’Under 20 è un passaggio fondamentale, ma è importante non sentirsi ‘arrivati’. Godetevela col sorriso”

Per molti ragazzi l’under 20 è un passaggio fondamentale, la prima vera “finestra” sul mondo del rugby internazionale. Tanti ragazzi che oggi fanno parte del nucleo della Nazionale maggiore sono passati dal Sei Nazioni under 20, come Paolo Garbisi, che ricorda con grande piacere quei due anni di crescita e di formazione: “È un’esperienza bellissima, perché è comunque la prima volta che fai un po’ le stesse cose che fanno i grandi. Giochi il Sei Nazioni negli stessi weekend della Maggiore, giochi un vero Mondiale, è un po’ il momento in cui anche le cose cominciano a diventare davvero serie. L’under 20 è un primo assaggio di quello che sarà poi l’alto livello, ed è una cosa molto stimolante e divertente. Ho avuto la fortuna di vivere due anni con due gruppi fantastici, con risultati magari altalenanti, ma siamo sempre stati competitivi: questo porta anche ad apprezzare di più il percorso”. La tua annata visse un periodo particolare, visto che nel 2020 il Sei Nazioni U20 si fermò a metà a causa del Covid… “Fu un enorme dispiacere, non solo per il torneo in sé ma per tutte le opportunità perdute. Ricordo che eravamo in raduno a Roma e ci avevano già detto che avremmo dovuto fare un allenamento congiunto con la Nazionale Maggiore in vista della quarta giornata contro l’Irlanda, quindi eravamo tutti felicissimi, non vedevamo l’ora di stare in campo insieme ai grandi. L’allenamento credo fosse previsto giovedì, ma già a inizio settimana ci mandarono a casa a causa del Covid: fu un periodo strano, tra il dispiacere di non poter giocare il Sei Nazioni e il dubbio di non sapere cosa sarebbe successo”. Ti è dispiaciuto non finire lì in modo lineare quel percorso? “Chiaramente sì, perché avrei voluto concludere il percorso con i ragazzi con cui l’avevo iniziato. Col senno di poi, è anche vero che non finire il Sei Nazioni mi ha permesso di concluderlo poi con la Nazionale Maggiore, esordendo a ottobre con l’Italia seniores contro l’Irlanda. Diciamo che nella sfortuna alla fine sono stato fortunato, ma chiaramente all’inizio il dispiacere è stato tanto, anche perché ovviamente non avevo la minima idea che pochi mesi dopo avrei esordito in Nazionale”. Il tuo è stato un salto rapidissimo: titolare nella prima uscita del Benetton della stagione 20-21, e poi titolare anche in Nazionale. Come l’hai vissuto? “È stato davvero tutto velocissimo. A giugno ho saputo che non avrei ricominciato con il Petrarca ma che mi sarei trasferito al Benetton, ma sapevo di essere la terza apertura dietro Tommy Allan e Ian Keatley, quindi sicuramente non mi aspettavo di giocare la prima partita. È stato tutto un insieme di fattori: Allan si fece male, Keatley stava per diventare padre ed è tornato in Irlanda, e sono rimasto solo io. È stato subito un primo balzo importante, ma pur avendo esordito col Benetton non mi aspettavo di essere chiamato in Nazionale, tantomeno di giocare subito. È stato un susseguirsi di eventi inaspettati. Alla fine mi hanno portato tanta gioia, tanto onore, perché alla fine il mio obiettivo è sempre stato arrivare in Nazionale”. Quanto ha inciso il tuo percorso in under 20 in questo “salto” così rapido? “Penso sia stata una tappa molto importante, perché come detto è il primo vero assaggio dell’alto livello, anche per il tipo di tornei che si giocano e per i contesti che si vivono, sia al Sei Nazioni sia al Mondiale. Dall’altro lato è comunque importante ricordare che c’è un divario grande tra l’under 20 e la Nazionale Seniores, per cui è un passaggio che deve essere trattato con la massima accuratezza e con la coscienza – da parte di noi ragazzi – che si tratta di una fase di passaggio comunque ancora lontana dall’altissimo livello. L’under 20 è importantissima ma deve essere considerata un punto di partenza dal quale continuare a migliorarsi sempre di più per cercare di arrivare al livello successivo. È importante non sentirsi mai “arrivati”, perché si rischia poi di subire l’impatto con quello che è il mondo professionistico. È un consiglio che mi permetto di dare ai ragazzi, ma principalmente per evitare che poi possano rimanerci male: non bisogna pensare che tutto poi arriverà in automatico solo perché si è arrivati in under 20, non bisogna pensare che sia sufficiente. Comunque tutte le nazionali precedenti impongono che ci sia un cambio di generazione di anno in anno, cosa che ovviamente non c’è in Nazionale Maggiore. Quindi è ovviamente a livello numerico più facile far parte di quelle nazionali dove ogni anno cambiano i giocatori, mentre invece a livello Seniores c’è un gruppo già consolidato nel quale devi provare ad entrare”. Che cosa ti disse Franco Smith quando ti disse che avresti giocato titolare contro l’Irlanda? “Mi disse una cosa che mi rimarrà sempre, fu un messaggio molto speciale. Mi disse che in Sudafrica c’è un detto: “If you are good enough, you are old enough”, se sei abbastanza bravo sei anche abbastanza grande. Era un modo per dirmi di non preoccuparmi, perché se ero arrivato fin lì me lo meritavo: è stato un modo per darmi fiducia e togliermi pressione. E poi mi ha detto di stare tranquillo e cercare di divertirmi”. Qual è stato invece il momento più bello della tua esperienza in under 20? “Il Mondiale in Argentina. Ne ho parlato più volte anche con mio fratello Alessandro, che purtroppo ha avuto la sfortuna di capitare nelle annate in cui a causa del Covid non si è giocato, è davvero un peccato per lui e per tutta la sua generazione aver perso questa esperienza. Ho avuto la fortuna di giocarlo in Argentina, un Paese che non avevo mai visitato prima, e fu un’esperienza incredibile: ti rendi conto che stai facendo qualcosa di bello, di importante, ci sono tutte le migliori nazioni del mondo, gli All Blacks, il Sudafrica, tutte quelle delle Sei Nazioni. Poi al tempo – non so se sia ancora così – c’erano due o tre squadre nello stesso hotel, quindi dopo tre o quattro settimane insieme finivi per creare legami importanti anche con ragazzi di altre Nazionali”. Quali altri consigli daresti a un ragazzo alla prima esperienza in under 20? “Come detto, oltre a stare attenti a non sentirsi mai “arrivati” perché il percorso è ancora lungo, credo che quella dell’under 20 sia un’esperienza da affrontare con l’idea di dare veramente tutto, ma bisogna anche godersela appieno. Può durare un anno, per i più fortunati al massimo due, quindi è breve ma molto intensa, ed è una cosa che a prescindere dalla carriera che si farà ci si porterà dietro per tutta la vita. Bisogna sempre avere in testa il fatto che ci sono tantissimi ragazzi che aspirano a giocare nell’Italia under 20, quindi è giusto spingere ogni giorno per dimostrare di meritare questa opportunità. Allo stesso tempo, però, è importante affrontare tutto col sorriso e con impegno allo stesso tempo: per dirla in modo semplice, l’under 20 è veramente una figata”.
05 Febbraio 2026 - 7 ore fa
Leggi articolo
55

Come funziona il TMO? Il rapporto con l’arbitro, il margine di intervento e la preparazione della partita con Matteo Liperini

Il TMO (Television Match Official) è ormai diventato un elemento chiave del rugby moderno ed è un sostegno fondamentale all’arbitro, soprattutto quando si tratta di dettagli che possono cambiare la partita: un contatto con la testa, un avanti prima della linea di meta, un fallo pericoloso da valutare. Matteo Liperini, arbitro e soprattutto TMO di tante partite importanti, ha raccontato nei dettagli come funziona il contatto costante con l’arbitro prima, durante e dopo il match, come si prepara una partita e come si interviene nel modo migliore su una decisione dubbia. In questo Sei Nazioni Liperini sarà TMO in Inghilterra-Irlanda (con Andrea Piardi arbitro e Gianluca Gnecchi assistente) e sarà al bunker, un ruolo che nel giro di due anni è già diventato un altro elemento chiave del rugby internazionale: Scozia-Inghilterra e Francia-Inghilterra. Quando può intervenire il TMO? “Il TMO segue un protocollo World Rugby ben specifico, che definisce le aree di gioco in cui può o non può entrare. In linea generale il TMO interviene in due situazioni fondamentali: l’antigioco – colpi alla testa, gioco violento o pericoloso, falli contro lo spirito del gioco che in inglese vengono definiti ‘cynical’ – e le situazioni di meta, in cui si interviene per verificare se una marcatura è stata segnata, se c’è un grounding, se c’è stato un fallo in attacco o un in avanti. Ovviamente nel protocollo ci sono tante piccole sfaccettature, ma il TMO interviene principalmente in queste due situazioni. Negli ultimi anni questo protocollo si è evoluto: ad esempio, per verificare se c’era stato un in avanti in una situazione di meta si poteva intervenire fino a 3 fasi prima della marcatura, adesso invece la finestra di ingresso del TMO è molto più ampia ed è legata all’inizio della fase di possesso che ha portato alla meta. Per esempio: se una squadra ha la palla, commette un in avanti ma continua a giocare, anche per 15 fasi, e poi segna, il TMO può intervenire. Se una squadra perde il pallone in avanti, continua a giocare, poi perde il possesso e dopo un’altra azione lo riconquista e segna, a quel punto il TMO non può intervenire, perché c’è stato un passaggio di possesso con l’avversario. Inoltre, adesso il TMO può intervenire anche nelle situazioni in cui bisogna valutare se un placcaggio è stato completato o meno”. Com’è il rapporto tra arbitro e TMO? Ci si interfaccia già prima della partita? "Allora, il rapporto TMO-arbitro è fondamentale e lo testimonia, per esempio, il rapporto che io ho personalmente con Andrea Piardi. È un rapporto che si crea man mano, acquisendo esperienza ed empatia: quando andiamo in campo con Andrea troviamo quella sintonia per cui io so sempre cosa lui vuole da me e lui sa cosa io voglio da lui, sappiamo cosa aspettarci l’uno dall’altro e sappiamo quando dobbiamo stare zitti e quando intervenire. È una cosa che si crea con il tempo e con tanto lavoro dietro, con l’esperienza e con le partite. Il lavoro di preparazione pre-partita è lo stesso con tutti i direttori di gara: verifichiamo principalmente le situazioni di gioco più probabili, simuliamo dei processi in modo da poter arrivare alla stessa decisione. Ad esempio, guardiamo un’azione e ci chiediamo ‘per me è rosso, per te?’. E poi si lavora sul processo: cosa consideriamo antigioco, su cosa devo intervenire, su cosa vuoi che invece non intervenga. Si lavora così: clip dopo clip. Ovviamente nel caso di Andrea partiamo già da una conoscenza fuori dal campo e da una sintonia creata negli anni, con un arbitro nuovo invece questa sintonia bisogna crearla: il ruolo del TMO è legato alle cosiddette “live call”, le chiamate live durante la partita, e con un arbitro nuovo devi capire se vuole un certo tipo di chiamata, se vuole un mio intervento in un determinato momento della partita, su come vuole affrontare la formal review, ovvero il momento in cui l’arbitro e gli assistenti vanno allo schermo a verificare una situazione”. Quando è il TMO a decidere di intervenire e quando invece è l’arbitro a chiamarlo? "Io posso entrare a chiamare l’arbitro ogni volta che dal video vedo qualcosa che l’arbitro non ha visto, ovviamente sempre riferita alle situazioni in cui il TMO può intervenire, come dicevamo prima. Per esempio: l’arbitro vede il pallone a terra e assegna la meta, io dal video, col frame by frame, vedo che la meta non c’è perché c’è un in avanti prima o perché c’è un piede in touche o per qualsiasi altra situazione irregolare, e a quel punto intervengo. L’arbitro invece può chiamare me quando già in campo ha un dubbio: per esempio vede due giocatori che corrono verso l’area di meta, cadono insieme e non è riuscito a capire chi ha schiacciato. A quel punto l’arbitro ferma il gioco, viene da me e dice: ‘Non ho visto chi ha schiacciato e se è meta, guardiamola insieme’” Come funziona la revisione sul campo? “Una volta che si arriva a vedere le immagini sullo schermo il processo di ‘formal review’ inizia sempre con la visione delle immagini a velocità normale. Noi al TMO dobbiamo fare attenzione a non esagerare col rallentatore, perché il frame by frame è il peggior nemico dell’arbitro e tante situazioni vengono snaturate quando si guardano fotogramma per fotogramma. Per questo il processo TMO inizia sempre con il ‘live speed’, poi eventualmente si rallenta, si cambiano gli angoli, ma prima di prendere una decisione l’azione va rivista sempre un’ultima volta a velocità reale”. Qual è il “limite” che il TMO si pone nel provare a far cambiare idea all’arbitro, se ritiene che sia giusto farlo? "Personalmente entro sempre ogni qualvolta che per me – dal video – la decisione presa dall’arbitro è chiaramente sbagliata. Ovviamente riferendomi solo alle già citate situazioni in cui possiamo intervenire, quindi antigioco e segnatura di una meta. Durante la ‘formal review’ c’è un confronto: per esempio l’arbitro può dire ‘per me non c’è contatto con la testa’, e io posso dirgli ‘no, guarda, c’è chiaramente un contatto con la testa. Guarda questo angolo’. Chiaramente è importante ricordare che la decisione finale spetta sempre e comunque all’arbitro: io posso ‘sfidarlo’ tra virgolette, ma è giusto che alla fine decida lui”. In questo Sei Nazioni farai anche due partite da bunker: come funziona questo nuovo ruolo? "Il bunker è un secondo TMO, spesso – anche dal punto di vista del posizionamento – si trova spalla a spalla con il primo TMO, pur avendo i propri schermi. Il lavoro principale del bunker consiste nel verificare se un cartellino giallo può rimanere tale o se invece la gravità del fallo è tale da richiedere un cartellino rosso da 20 minuti. Una volta estratto il giallo e fatto il segnale del bunker, noi abbiamo 8 minuti di tempo per decidere. Il bunker non ha alcun tipo di contatto diretto con l’arbitro, ma solo con il TMO”. Anche in questo caso, qual è il margine di intervento del bunker? "World Rugby ci fornisce dei playbook, dei processi e delle scalette definite da seguire. Seguendo i fatti bisognerebbe arrivare automaticamente alla decisione finale. Si va per punti. Ad esempio, se c’è un possibile ‘croc roll’, che è uno degli interventi più rivisti, si parte chiedendoci se c’è un ‘twist’, quindi il movimento del croc roll: se la risposta è ‘sì’ allora ci si chiede se è fatto con velocità e con forza, se la risposta è sì ci si chiede poi se il giocatore cade sulle gambe. Questi tre punti portano al cartellino rosso da 20 minuti, se invece manca qualcosa si rimane sul giallo. Come bunker abbiamo a disposizione 8 minuti, con tutte le camere disponibili per rivedere i replay e analizzare i fatti per arrivare alla decisione migliore”. Il bunker può solo elevare il giallo a rosso da 20 minuti o può assegnare anche rossi permanenti? "No, il bunker può solo fare l’upgrade da cartellino giallo a rosso da 20 minuti. Non può assegnare cartellini rossi permanenti" Come si sviluppa il rapporto arbitro–TMO dopo la partita? "C’è tantissimo confronto. Sia l’arbitro che il TMO rivedono le loro partite, identificano determinate situazioni da analizzare e poi ci confrontiamo insieme su cosa poteva essere fatto meglio e cosa invece abbiamo fatto bene. Personalmente faccio tantissimo lavoro dopo le partite, è un modo anche per migliorare il rapporto e la sintonia con l’arbitro in vista di occasioni future in cui lavoreremo di nuovo insieme. Anche per questo, con arbitri come Andrea Piardi con cui lavoro molto spesso ormai ci conosciamo come le nostre tasche. Anche quando discutiamo, questa discussione è comunque un motivo di crescita, perché l’arbitro può far vedere al TMO alcuni punti di vista diversi e viceversa”.
05 Febbraio 2026 - 8 ore fa
Leggi articolo

FIR e AWorld: rinnovata la collaborazione per un rugby d’impatto. La community della sostenibilità scende in campo per il Sei Nazioni 2026

La Federazione Italiana Rugby è lieta di annunciare il rinnovo della collaborazione con AWorld, la piattaforma ufficiale a supporto della campagna delle Nazioni Unite ActNow. Dopo la community FIR, Rugby & Sostenibilità lanciata durante il World Rugby U-20 Championship 2025, la collaborazione si rafforza e si proietta verso il prestigioso palcoscenico del Guinnes Sei Nazioni 2026. Il legame tra FIR e AWorld non è più solo una novità digitale, ma una sinergia che invita l’intera famiglia del rugby — atleti, staff, volontari e l’incredibile pubblico del Sei Nazioni — a confermare il proprio ruolo di “giocatori attivi” nel cambiamento climatico e sociale. Un impegno certificato: lo standard ISO20121 Il Torneo Sei Nazioni rappresenta un’importante occasione per scendere in campo insieme a FIR. In linea con la Certificazione ISO20121, fiore all’occhiello delle partite giocate a Roma, invitiamo tutti i tifosi ad adottare azioni concrete durante i match day e nella vita quotidiana: Seguire le regole della corretta raccolta differenziata. Aderire al principio delle 3R (riduci, ricicla, riutilizza). Prediligere la mobilità sostenibile per raggiungere lo stadio. Favorire l’accessibilità e l’inclusione, valori cardine del DNA rugbistico. Partecipa alla sfida: l’obiettivo 2026 A partire da oggi, attraverso la piattaforma AWorld, tutti i membri della community possono dare il proprio contributo tangibile: Registrare le proprie azioni sostenibili quotidiane. Partecipare ai “Team Challenge” legati alle sfide del Sei Nazioni. Accumulare punti per scalare la classifica della sostenibilità e sbloccare ricompense esclusive nel marketplace virtuale. Raggiungere l’obiettivo collettivo: quest’anno puntiamo a superare le 5.000 attività sostenibili registrate durante il periodo del torneo. Attraverso questo rinnovo, la FIR ribadisce i propri valori autentici: partecipazione, inclusione e sostenibilità, trasformando la passione per la palla ovale in un motore di impatto reale e misurabile per il pianeta. Fai meta nel Marketplace: guadagna gemme e premi La tua partecipazione non fa bene solo al pianeta, ma ti premia direttamente: Ogni attività completata ti permette di guadagnare punti XP e scalare la classifica. Completando le Missioni specifiche potrai accumulare gemme. Con 500 gemme potrai ottenere uno sconto Macron per l’acquisto del merchandising ufficiale Azzurro! Vuoi fare la differenza? Scarica o aggiorna AWorld dagli store digitali, accedi alla community FIR “Rugby&Sostenibilità” e inizia a certificare le tue azioni. Ogni piccolo gesto conta per la meta finale.

News | 05/02/2026

Sei Nazioni U20: Italia col doppio play. Scozia, occhio alla prima linea. L’analisi delle formazioni

Subito una scelta importante per il nuovo capo allenatore dell’Italia under 20 Andrea di Giandomenico, che per la sfida con la Scozia schiera due numeri 10: Roberto Fasti all’apertura e Pietro Celi ad estremo. I due si erano alternati in cabina di regia durante il Sei Nazioni 2025, poi Celi era stato costretto a rinunciare al Mondiale a causa di un infortunio. Al fianco di Fasti ci sarà il mediano di mischia Teodosio, già impiegato nel test con l’Irlanda, mentre oltre a capitan Casarin sono presenti anche i due vice-capitani Faissal e Opoku, che hanno già esordito anche a livello di club con Zebre e Bath. Dall’altra parte attenzione soprattutto alla prima linea, che è la stessa che ha già giocato da titolare lo scorso Sei Nazioni, con il tallonatore Joe Roberts e i piloni McKenna e Lafferty. La Scozia, però, perde il suo capitano e numero 10: Ross Wolfenden non ci sarà a causa di una concussion, con il ruolo di leader affidato proprio a Roberts. Opzioni offensive Sono tante le opzioni in attacco per l’Italia. Di Giandomenico si è sempre distinto per un gioco più destrutturato, e lo dimostra anche la formazione schierata con due numeri 10 (Fasti e Celi) e con Luca Rossi all’ala, che può giocare anche mediano di mischia. Tanta fantasia e tante opportunità per farsi vedere in attacco, dove c’è tanta aspettativa ovviamente su Malik Faissal, il giocatore con più esperienza avendo già esordito con le Zebre sia in URC sia in Challenge Cup andando in meta in entrambe le competizioni. L’Italia, comunque, avrà anche la possibilità di attaccare per linee dirette: capitan Casarin ha già dimostrato al Mondiale di poter fare la differenza a contatto, e davanti c’è Enoch Opoku (che ha esordito con l’Italia Seniores a novembre, contro il Cile) come ball-carrier principale e con due flanker già rodati a livello under 20: Bianchi e Miranda. Lato scozzese, attenzione soprattutto all’ala Nairn Moncrieff, già autore di una meta nel Sei Nazioni U20 nel match vinto l’anno scorso contro il Galles. Mischia Il pericolo principale è rappresentato dalla mischia scozzese: McKenna, Roberts e Lafferty avevano già messo in difficoltà l’Italia lo scorso anno a Edimburgo, e a Treviso troveranno nuovamente di fronte gli Azzurrini, con un ulteriore anno in più di esperienza. Per Brasini (che ha già giocato con l’Italia lo scorso anno), Dinarte e Meroi reggere in prima linea sarà un compito difficile ma fondamentale per non dare alla Scozia una piattaforma su cui basare il proprio gioco. Disinnescare la mischia significa avere un tempo di gioco in più per difendere e soprattutto non concedere calci di punizione che potrebbero valere punti preziosi. Dall’altra parte, la Scozia potrebbe maggiormente pagare in terza linea, dove ci sono tre giocatori al debutto: Utterson e Purvis erano nel gruppo allargato del 2025 ma non hanno mai esordito, mentre Sam Byrd arriva dalla Scozia under 19. Le panchine La volontà della Scozia di imporsi davanti è evidente anche dalle scelte di coach Fergus Pringle, che si affida a un 6+2 in panchina con i due piloni di riserva (Pearce e Stewart) già provati e rodati al Mondiale under 20. Panchina 5+3 invece per l’Italia, con Varotto mediano di mischia di riserva, Vitale che può coprire i ruoli di estremo, apertura e centro mentre Roda potrà subentrare all’ala. Le formazioni di Italia-Scozia under 20 Italia U20: 15 Pietro Celi, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Roberto Fasti, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Erik Meroi, 2 Ettore Dinarte, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Valerio Pelli, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Edoardo Vitale, 23 Tommaso Roda Scozia U20: 15 Henry Widdowson, 14 Nairn Moncrieff (VC), 13 Campbell Waugh, 12 Henry Kesterton, 11 Rory McHaffie, 10 Jake Dalziel, 9 Hamish MacArthur, 8 Rory Purvis, 7 Jack Utterson, 6 Sam Byrd, 5 Alfie Blackett, 4 Christian Lindsay, 3 Ollie Blyth-Lafferty, 2 Joe Roberts (C), 1 Oliver McKenna A disposizione: 16 Jamie McAughtrie, 17 Will Pearce, 18 Jamie Stewart, 19 Fin Ronnie, 20 Harvey Preston, 21 Oliver Finlayson-Russell, 22 Adam McKenzie, 23 Calum Jessop

Italia U20 | 04/02/2026

Sei Nazioni U20, la formazione dell’Italia per la sfida d’esordio contro i pari età della Scozia

Mentre si avvicina l’esordio della Nazionale Italiana U20 Maschile nel Sei Nazioni di categoria 2026 – in programma venerdì 6 febbraio alle 20.15 allo Stadio Monigo di Treviso contro la Scozia – lo staff tecnico guidato dal Capo Allenatore Andrea Di Giandomenico ha ufficializzato la formazione che scenderà in campo. Alla sua prima gara ufficiale alla guida dell’U20, Di Giandomenico sceglie un XV che vede tra i protagonisti il capitano Casarin, l’ala Faissal – già impiegata in stagione con le Zebre in URC – e la seconda linea Opoku-Gyamfi, che ha già fatto il suo esordio con la Nazionale Maggiore durante le Quilter Nations Series. Davanti a loro troveranno una Scozia pronta a dare filo da torcere e a mettere in campo una prestazione ad alta intensità. “Abbiamo lavorato molto bene in questa settimana di preparazione, tutto il gruppo è focalizzato ed entusiasta di cominciare il Torneo”, dichiara Di Giandomenico, che prosegue: “La selezione dei giocatori ci ha posto più di un dubbio vista l’attitudine di tutti. Abbiamo fatto le nostre scelte e siamo pronti ad affrontare una squadra che ha mostrato importanti miglioramenti nelle ultime stagioni. Possiamo anticipare qualcosa del loro gioco, ma sarà soprattutto la capacità di adattamento e la confidenza che riusciremo a trovare nel nostro a rendere efficace la nostra prestazione”. Italia U20 v Scozia U20 sarà trasmessa in diretta su Sky Sport alle ore 20.15 di venerdì 6 febbraio, i biglietti per la sfida di Monigo sono in vendita su federugby.ticketone.it La formazione dell’Italia U20 per la sfida con la Scozia 15. Pietro CELI (Livorno Rugby)14. Malik FAISSAL (Rugby Parma FC)13. Daniele COLUZZI (Old Colleferro Rugby)12. Riccardo CASARIN (Capitano, Amatori&Union Rugby Milano)11. Luca ROSSI (Pesaro Rugby)10. Roberto FASTI (Benetton Rugby Treviso)9. Alessandro TEODOSIO (Fiamme Oro Rugby Roma)8. Davide SETTE (Rugby Experience L’Aquila)7. Carlo Antonio BIANCHI (Unione Rugby Firenze)6. Antony Italo MIRANDA (Mogliano Veneto Rugby)5. Enoch OPOKU-GYAMFI (Bath Rugby, 1 cap con la Nazionale Maggiore)4. Simone FARDIN (Rugby Casale)3. Erik MEROI (Rugby Club Pasian di Prato)2. Ettore DINARTE (Valpolicella Rugby)1.Christian BRASINI (Livorno Rugby) A disposizione 16. Valerio PELLI (Mogliano Veneto Rugby)17. Giacomo MESSORI (Rugby Petrarca)18. Leonardo TOSI (Livorno Rugby)19. Jaheim Noel WILSON (Rugby Club Pasian di Prato)  20. Marco SPREAFICHI (Benetton Rugby Treviso)21.Nikolaj VAROTTO (Benetton Rugby Treviso)22. Edoardo VITALE (CUS Milano Rugby)23. Tommaso RODA (Piacenza Rugby Club) Capo Allenatore: Andrea DI GIANDOMENICO

Italia U20 maschile | 04/02/2026

Italrugby, Samuele Locatelli tra il diabete e la Nazionale: “Continuate a inseguire i vostri sogni”

Verona – Il sogno di chi amava soltanto giocare con i suoi amici che, nell’arco di pochi anni, ha rischiato di trasformarsi in qualcosa di più complicato. In mezzo il rugby, la voglia di continuare e il supporto costante della famiglia a dare sicurezza. Samuele Locatelli, classe 2001 e 25 anni il prossimo 30 luglio. All’età di 5 anni ha incontrato la palla ovale a casa sua, a Lecco. Sei anni più tardi una conoscenza di cui avrebbe fatto volentieri a meno: il diabete di tipo 1. Un malattia autoimmune cronica di cui Samuele non ha alcun timore o problema a parlarne, anzi: condividere la sua esperienza può aiutare altre persone a proseguire il proprio cammino verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati, sportivi o meno che siano. Cresciuto nel Rugby Lecco, un trascorso al CDFP di Milano per poi tornare nuovamente nella società dove ha mosso i primi passi. Il passaggio poi al Viadana, squadra dove ha iniziato a consolidare la propria carriera arrivando a giocarsi due finali Scudetto e ottenendo il riconoscimento come miglior giocatore della Serie A Elite nella stagione 2023/24. Nella stagione successiva un primo assaggio di URC con le Zebre per poi entrare stabilmente nella rosa della franchigia emiliana all’inizio della stagione corrente. La sua tenacia, mista alle buone prestazioni, lo hanno portato ad avere l’attenzione dello staff tecnico della Nazionale Italiana Maschile che lo ha convocato per il raduno di Verona  e in preparazione alla partita contro la Scozia valida per l’esordio al Guinness Sei Nazioni, il torneo di Rugby più antico al mondo. Non un punto di arrivo, sia chiaro. Ma una chiamata che lo spinge a fare ancora di più e che evidenzia come al mondo di oggi, con le giuste precauzioni, si può fare sport ad alto livello con questo tipo di patologia: “Anche Henry Slade, trequarti dell’Inghilterra, ha il diabete di tipo 1 e ha giocato una serie di partite con una delle Nazionali più competitive in circolazione. I primi tempi sono stati complicati, ma con l’avanzare degli anni le tecnologie si sono evolute e ti aiutano a monitorare al meglio il tutto. Con l’abitudine poi riesci a gestire sempre meglio la situazione” commenta Locatelli. “Bisogna tenere sotto controllo una serie di valori, come ad esempio l’ipoglicemia. Potrebbe succedere in partita, ma lo staff medico ha sempre una sorta di astuccio dedicato alle mie esigenze. Sulla nutrizione cerco di essere quanto più attento possibile seguendo un piano alimentare basico ma preciso”. A chi dovesse trovarsi nella sua stessa situazione, Samuele non ha dubbi sui consigli: “Non fermarsi e continuare ad inseguire i propri sogni. Non deve essere un ostacolo: si tratta di una piccola difficoltà in più da affrontare e con le giuste precauzioni si può oltrepassare. Suggerisco di vederla, pian piano con il tempo, come una “nuova normalità”. Sono sempre stato aperto a parlare di questo argomento e sono contento, eventualmente, di poter aiutare con la mia esperienza chiunque si trovi nella mia situazione. Non si tratta di nulla di sbagliato: va affrontato nel miglior modo possibile”. Sulla sua prima esperienza nei raduni della Nazionale Italiana ha dichiarato: “E’ un ambiente bellissimo, in primis dal punto di vista umano. A parte alcuni compagni delle Zebre, che già conoscevo, ho trovato persone super disponibili che ti mettono a tuo agio e cercano di farti lavorare serenamente. La cura del dettaglio mi ha impressionato in ogni settore: dal punto di vista tecnico, la preparazione fisica, il supporto del nutrizionista e dello staff medico per i miei bisogni e tutto quello che riguarda l’extra campo con una programmazione minuziosa che tiene conto anche di supporto, consigli e una attenzione costante al giocatore a 360 gradi”. Il tutto, senza dimenticare le sue passioni come la musica: “Ascolto un po’ di tutto, non riesco a stare senza. Di recente mi sono appassionato anche alla cucina. Sono onesto, non ho molta manualità. E’ una passione tramandata da mia madre: ci sto provando” ha concluso Samuele.

Italia | 04/02/2026

Sliding Doors Azzurre: l’esordio, la prima vittoria, un nuovo capitolo. Alessandro Troncon racconta Italia-Scozia del 2000

È il 5 febbraio del 2000, ed è una data storica per il rugby italiano e non solo: l’Italia esordisce ufficialmente al Sei Nazioni. Il torneo di rugby più antico del mondo chiude un capitolo di storia durato 90 anni (il Cinque Nazioni si è giocato dal 1910 al 1999) per aprirne uno nuovo, con gli Azzurri protagonisti. L’appuntamento con la storia è in un Flaminio gremito, e di fronte c’è la Scozia, che l’ultimo Cinque Nazioni l’ha vinto: “Per noi era un appuntamento con la storia, ma lo abbiamo vissuto sapendo che lo avevamo conquistato con i risultati, nessuno ci aveva regalato nulla. Sapevamo di dover dimostrare di poter stare a quel livello. Sono quelle cose che desideri per tanto tempo e che dopo Grenoble ’97 ci siamo resi conto di poter realmente ottenere, sono cose che percepisci, che ascolti, ma poi capisci di averle ottenute solo quando ce le hai davvero in mano. E quel giorno a Roma ci siamo resi conto di essere arrivati lì, dove volevamo” racconta Alessandro Troncon, mediano di mischia dell’Italia che in quella partita fu anche il capitano, dopo “l’investitura” da parte di Massimo Giovanelli: “Fu un’emozione nell’emozione stessa della partita, un onore ma anche una grande responsabilità, che mi ha portato a trasmettere ancora più energia agli altri. Anche se in realtà quel gruppo era talmente motivato che tutti trasmettevano qualcosa agli altri, con il loro esempio o con le loro parole, e questa secondo me è stata una delle chiavi di quella vittoria”. L’ingresso nel rugby che conta Per la Scozia, l’obiettivo era mettere subito le cose in chiaro: erano i campioni in carica e arrivarono al Flaminio con l’intenzione di dimostrare ai nuovi arrivati come funzionava il torneo. La realtà, però, fu ben diversa: “Loro avevano vinto il Cinque Nazioni, mentre noi venivamo da un periodo complicato dopo il Mondiale 1999, dove non avevamo ottenuto risultati. Probabilmente la Scozia non si aspettava quel tipo di impatto da parte nostra: il comportamento, l’atteggiamento, la volontà, la determinazione nel voler dimostrare che c’era un motivo se eravamo entrati nel Sei Nazioni. Lo abbiamo fatto facendo una partita cinica, quadrata, senza troppi fronzoli, come voleva il nostro allenatore Brad Johnstone, che aveva portato un gioco molto essenziale, basato sui principi e sulla battaglia davanti. Siamo stati molto bravi a difendere e a battagliare nel punto d’incontro, per poi finalizzare tutto grazie alla qualità di Diego che ci ha permesso di portare sempre a casa qualcosa quando attaccavamo, tra calci di punizione, drop e trasformazioni”. Il match è combattuto soprattutto in mezzo al campo. L’Italia mette anima e corpo nel contrastare una Scozia tanto rapida quanto imprecisa, che al di là delle accelerazioni fulminee di Metcalfe si ritrova imbrigliata nella ragnatela sapientemente tessuta dai padroni di casa, con Diego Dominguez (che alla fine metterà a segno 29 punti su 34 nel 34-20 finale) che risponde colpo su colpo ai calci di Townsend e alla meta di Bulloch, tanto che all’intervallo sono gli Azzurri a chiudere davanti 12-10. L’impressione è che la Scozia abbia forse più qualità, ma che l’Italia possa andare avanti così fino alla fine, lottando punto a punto. Il secondo tempo, invece, dice addirittura un’altra cosa: l’Italia domina, prende il largo e stravince la partita. L’intervallo Negli spogliatoi, racconta Troncon, non c’è stato bisogno di dirsi molte parole. È bastato che la consapevolezza di potercela fare entrasse naturalmente in un ambiente sempre più carico. Lì è arrivato il punto di rottura della partita, in quello spogliatoio: “Non ci siamo detti nulla di particolare, non è ‘scattato’ realmente qualcosa, più che altro abbiamo acquisito davvero la consapevolezza di potercela fare, di poter lottare alla pari con i campioni in carica, di poter vincere la partita. Ognuno di noi voleva dimostrare che eravamo lì per un motivo, non solo perché avevamo vinto delle partite negli anni precedenti o perché serviva una squadra in più per motivi economici: noi eravamo lì perché lo meritavamo, e dopo quel primo tempo avevamo capito di poter andare fino in fondo a quella partita”. E così fu, perché nella ripresa l’Italia costruisce punto su punto un vantaggio che toccherà i 19 punti, con un Diego Dominguez scatenato, un Troncon che alimenta le fiammate azzurre e degli avanti in grado di rispondere colpo su colpo a degli scozzesi sempre più impotenti di fronte a una squadra così combattiva: “Non eravamo solo aggressivi. Eravamo anche e soprattutto lucidi, perché nonostante fosse un match molto ruvido siamo sempre rimasti solidi, anche quando facevamo degli errori. Abbiamo gestito bene il vantaggio, senza fronzoli ma senza mai cedere nulla”. Quel calcetto L’ultimo e definitivo punto di rottura della partita vede protagonista ancora Alessandro Troncon: calcetto dalla base che manda nel pallone Logan, che regala una rimessa laterale agli Azzurri, in vantaggio 27-13 a 4 minuti dalla fine. Ne nasce un vero e proprio assalto, con l’Italia che pianta le tende nei cinque metri avversari e la Scozia cede di schianto, fino alla meta di De Carli che chiude definitivamente la questione. Finì 34-20, fu un trionfo: “Forse prima di iniziare il Sei Nazioni, al di fuori di noi, in pochi avrebbero creduto che avremmo potuto battere i campioni in carica, ma noi ci credevamo e lo abbiamo dimostrato nell’arco di tutta la partita. Sapevamo quali erano i nostri punti forti e su cosa avremmo potuto fare leva per portare la partita dalla nostra parte. Volevamo vincere e lo abbiamo fatto: nel primo tempo ci siamo resi conto che potevamo farcela, e nel secondo lo abbiamo fatto davvero” racconta Troncon.

Italia | 04/02/2026

Italia, Lynagh ritrova la Scozia dopo due anni: “Quella vittoria fu un’emozione incredibile”

Due anni fa Louis Lynagh faceva il suo esordio in una delle partite più importanti della storia recente dell’Italia, che superò la Scozia 31-29 in un Olimpico strapieno. Due anni dopo Italia e Scozia sono di nuovo lì, a Roma, in uno stadio sold out. Nel mezzo sono successe tante cose, ma gli Azzurri sono pronti a giocarsi un’altra partita importante all’esordio nel Sei Nazioni 2026. L’ala del Benetton e dell’Italia ha ricordato quella giornata memorabile, ma anche analizzato come le due squadre arriveranno al match di sabato 7 febbraio. Louis, cosa ricordi di quel giorno a Roma? “Ricordo lo stadio Olimpico pieno, come lo sarà quest’anno, contro una Scozia veramente forte che si stava giocando il Sei Nazioni. Fu una partita particolare per me, l’emozione del primo cap, la vittoria, non ricordo tantissimo di quegli 80 minuti: ricordo molto bene invece la sensazione che ho provato negli spogliatoi dopo la vittoria, davvero incredibile, difficile da descrivere. È stata una bellissima sensazione e spero di riuscire a riprovarla sabato. E poi tornare a vincere in casa dopo 9 anni, in quel clima e in quello stadio è stata una sensazione unica”. Primo cap e anche prima meta in azzurro, ed era una meta pesante… “Sì, Paolo Garbisi ha visto lo spazio in profondità, l’ho chiamato e lui ha fatto un grandissimo calcio. A quel punto dovevo solo raccoglierlo e correre, non è stato molto difficile (ride, ndr), c’è molto merito di Paolo in quella meta. Era una giocata preparata? No, è stata un’idea venuta al momento, abbiamo visto lo spazio e Paolo ha messo la palla lì”. C’era anche la tua famiglia lì. Cosa ti hanno detto alla fine della partita? “È stato bello vederli così orgogliosi e felici dopo la partita. Mi hanno detto di continuare a divertirmi e che erano orgogliosi di me, ma anche di prepararmi per la partita successiva. Mio padre guarda sempre molto avanti, è sempre proiettato alla prossima partita, e ha ragione perché vincere è molto bello ma poi sei chiamato sempre a ripeterti la settimana dopo”. Con tuo padre parli molto di rugby e delle tue prestazioni? “Parliamo molto di rugby ma non è mai intervenuto nella mia carriera, mi ha sempre lasciato libero di seguire la mia strada, senza mai essere insistente e senza influenzarmi. Quando gli chiedo qualcosa ovviamente parliamo molto, così come se lui vuole farmi notare qualcosa me lo dice senza problemi, ma mi ha sempre lasciato molto libero: è stato molto importante”. In cosa pensi di essere particolarmente migliorato in questi due anni? “Sicuramente il gioco aereo, un’abilità fondamentale per giocare nel triangolo allargato. Penso che ora sia una delle mie abilità migliori ed è quella in cui sono migliorato di più. E poi ho lavorato molto sulla mia velocità: lo scorso anno ho dovuto saltare il Sei Nazioni per un infortunio, e ho approfittato di questo tempo per lavorare ulteriormente su questo aspetto, e ora mi sento molto più forte e più veloce. A 25 anni credo di essere arrivato a un buon punto, ma sento di poter anche fare un ulteriore salto in avanti nella mia carriera, e spero di riuscire a ottenere sempre più presenze con l’Italia”. Questa Scozia è diversa da quella di due anni fa? Quali sono gli aspetti a cui dovrete fare più attenzione? “Credo non sia cambiato molto. Rimaniamo due squadre molto simili, anche se magari esprimiamo il nostro gioco in forme diverse, ma entrambi vogliamo attaccare gli spazi e abbiamo un pacchetto di mischia molto fisico e combattivo e dei trequarti talentuosi e veloci. Ovviamente loro hanno Finn Russell che è fenomenale, e poi ci sono Tuipulotu e Kinghorn: hanno tanti giocatori pericolosi, dobbiamo esserne consapevoli e regolarci di conseguenza. Però anche noi siamo molto forti e pericolosi dietro: Nacho Brex e Tommy Menoncello formano una grande coppia di centri, e poi abbiamo Monty Ioane che è molto forte. È importante far arrivare loro palloni veloci e di qualità per renderci pericolosi in attacco”. Cosa serve all’Italia per vincere questa partita? “Dobbiamo impedire a Finn Russell di giocare la sua partita, mettergli pressione, togliergli opzioni. Russell è il fulcro del loro gioco, se glielo portiamo via porteremo via un elemento importante dell’attacco scozzese. Allo stesso tempo, però, non dobbiamo focalizzarci solo su di lui, ma dobbiamo essere pronti su ogni iniziativa dei loro giocatori. Quando abbiamo la palla, come detto, dobbiamo essere in grado di creare azioni veloci, con un lavoro nel breakdown che ci permetta di avere possessi di qualità. Allo stesso tempo, però, dobbiamo avere anche un gioco al piede efficace che ci permetta di avere altre opzioni nei momenti in cui non riusciamo ad avanzare: sicuramente il gioco aereo sarà fondamentale in questo senso”.

Italia | 03/02/2026

Campionati

Test match internazionale – Italia XV v Scozia A – venerdì 6 febbraio, ore 18.30

FIR Informa

Altri articoli

Esercito Italiano e Federazione Italiana Rugby rinnovano il Protocollo d’Intesa


Valori condivisi, sport e formazione al centro della collaborazione
Lo Stato Maggiore dell’Esercito e la Federazione Italiana Rugby hanno rinnovato il Protocollo d’Intesa volto a rafforzare la collaborazione tra le due istituzioni, fondata su valori condivisi quali coraggio, disciplina, spirito di squadra, rispetto delle regole e impegno al servizio della collettività.
L’accordo è stato finalizzato dal Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Cuoci, e dal Vice Presidente Vicario della Federazione Italiana Rugby Paolo Vaccari, con l’obiettivo di proseguire e consolidare le attività di cooperazione già avviate con il precedente protocollo del 16 gennaio 2023.
Il rinnovo dell’intesa riconosce il valore dello sport, e in particolare del rugby, quale strumento formativo ed educativo, parte integrante dell’addestramento militare e della crescita personale dei giovani. Le caratteristiche proprie del rugby, basate su lealtà, sacrificio e lavoro di squadra, trovano infatti una naturale convergenza con i principi e le pratiche della professione militare.
Nell’ambito dell’accordo, la Federazione Italiana Rugby si impegna, tra l’altro, a dedicare all’Esercito Italiano una delle partite del Torneo “Sei Nazioni”, assicurando una significativa visibilità internazionale alla Forza Armata attraverso specifiche iniziative, tra cui il cerimoniale prepartita, la presenza all’interno del “Villaggio Terzo Tempo” e attività di rappresentanza istituzionale. È inoltre prevista la realizzazione di operazioni di comunicazione congiunte per valorizzare le attività condivise.
L’Esercito Italiano, compatibilmente con le prioritarie esigenze istituzionali, fornirà il proprio concorso mediante assetti promozionali in occasione degli eventi sportivi, il supporto di unità della Forza Armata per attività addestrative e di team building a favore degli atleti delle Nazionali di rugby, nonché la messa a disposizione di sedi militari per seminari, workshop e iniziative formative. L’accordo prevede inoltre il sostegno allo sviluppo del rugby dilettantistico di base attraverso l’utilizzo di idonee strutture militari, regolato da specifici accordi dedicati.
Il Protocollo, della durata di tre anni, non comporta nuovi o imprevisti oneri economici per le parti e si inserisce nel quadro delle iniziative volte a promuovere la cultura dei valori, dello sport e del servizio al Paese, rafforzando il legame tra Forze Armate e società civile.

FIR Informa | 23/01/2026

Documenti

Vedi di più

Scopri la collezione 25/26

Visita il nostro store

Newsletter FIR

Iscriviti