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Rugby oltre le sbarre
Rugby oltre le sbarre

 

Il Rugby è proposto e praticato, con il coordinamento di FIR, da Società tutor o singoli allenatori, all’interno di circa 15 Istituti di Pena sul territorio nazionale con l’obiettivo di contribuire, attraverso l’applicazione concreta dei valori educativi del rugby – il rispetto delle regole, dell’avversario, dell’arbitro, il sostegno del compagno - alla risocializzazione del detenuto.

I risultati delle esperienze, dimostrano indubbi effetti benefici sul consolidamento dei rapporti umani all’interno del Carcere, attraverso una nuova percezione dell’altro, offrendo anche una nuova rete che può risultare preziosa in vista del loro reinserimento nella società civile.

Due squadre (La Drola di Torino, Giallo Dozza di Bologna) composte da detenuti, partecipano al Campionato Italiano di Serie C, grazie alla disponibilità delle restanti squadre partecipanti di disputare tutti gli incontri all’interno dei rispettivi istituti. Un’ulteriore opportunità di formazione che definiamo IN&OUT.

CLICCA QUI per il protocollo d’intesa tra Federazione Italiana Rugby e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria

 

 



GROSSETO-PECORE NERE: UNA BELLA GIORNATA DI SPORT ED AMICIZIA PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Tuesday, 11 December 2018 10:41
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grossetoll Grosseto si è imposto per cinque mete a zero, ma ben più del dato tecnico e delle marcature realizzate nell’arco della partita (un ‘test-match’, visto che nel gioco del rugby non si può mai parlare di ‘amichevole’), quello vissuto in questa ventosa seconda domenica del mese di dicembre è stato un momento di grande partecipazione emotiva.

L’evento, reso possibile grazie alla sensibilità delle direzione e del personale della casa circondariale ‘Le Sughere’ di Livorno, si è consumato sul campo sportivo dello stesso istituto di massima sicurezza. Ad assistere alla partita l’assessore al turismo della Regione Toscana (ex rugbista) Stefano Cioffo, l’assessore allo sport del Comune di Livorno Andrea Morini, il vicepresidente della FIR Nino Saccà, il responsabile FIR per i progetti di responsabilità sociale, Stefano Cantoni, il segretario della stessa Federazione Claudio Perruzza, il referente di FIR per la strategia e responsabilità sociale, Daniela De Angelis, i consiglieri del comitato toscano della FIR Luca Sardelli e Marco Bertotti, in rappresentanza dell’Associazione Amatori Rugby Toscana Arienno Marconi, il garante dei detenuti Giovanni De Peppo, il funzionario dell’area giuridica pedagogica del carcere labronico Patrizia Citti, e, in rappresentanza dei Lions Amaranto Livorno – la società che da quattro anni rende possibile il progetto di una palla ovale da far rotolare all’interno del carcere – il presidente Mauro Fraddanni e l’addetto stampa Fabio Giorgi.

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Bisonti Rugby a Frassinelle per celebrare l'amicizia e l'impegno sociale PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Tuesday, 25 September 2018 13:39
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bisonti

 

Sabato 22 settembre i Bisonti Rugby, progetto rieducativo per i detenuti del carcere prima di Frosinone e oggi di base a Roma, sono stati ospiti del Rugby Frassinelle. Una giornata cominciata nella migliore delle tradizioni ovali del nostro paese, nella splendida cornice dello Stadio Maci Battaglini di Rovigo, Tempio del Rugby italiano.

Un fine settimana entusiasmante che ha permesso ai Bisonti di far esordire Jimmy, il primo detenuto di Rebibbia ad indossare la maglia in una gara ufficiale. Questo è stato possibile soprattutto grazie all'impegno dell'amministrazione del carcere e al DAP, che nonostante il momento grave che vive il penitenziario romano per altre vicissitudini, si conferma una istituzione lungimirante e vicina ai progetti rieducativi promossi della Federazione Italiana Rugby.

Giornate come questa consolidano la convinzione già forte che per funzionare un carcere debba essere una comunità. Senza il gioco di squadra non si ottengono risultati, esattamente come nel Rugby. E consolidano la fiducia nel movimento ovale italiano, su tutto il territorio, che permette di incontrare persone sempre felici di aiutare.

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AMATORI RUGBY TARANTO: RUGBY OLTRE LE SBARRE PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Thursday, 12 July 2018 12:45
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tarantoIl progetto fra una società tarantina di prestigio, l’Amatori Rugby Taranto, e una rappresentativa di detenuti si concretizza, “terzo tempo” compreso, in un classico delle sfide con la palla ovale, sport nel quale spiccano lealtà, rispetto per l’avversario e delle regole.

Quella disputatasi sul rettangolo di gioco dello stadio Iacovone è una gara combattuta. In campo, per la partita conclusiva di un ciclo di allenamenti all’interno della Casa circondariale di Taranto, due formazioni miste fra giocatori dell’Amatori rugby e detenuti. Per la cronaca finisce con la vittoria della formazione nella quale i detenuti sono in numero superiore. Un dettaglio, ma che spiega come gli “allievi” abbiano imparato la lezione dei “maestri” sul come meglio amministrare la palla ovale. Per andare oltre una vittoria, un dettaglio, appunto. Oltre una partita di rugby, come ricorda il progetto conclusosi con un “arrivederci”. Al di qua delle sbarre.

L’iniziativa messa in campo è stata promossa dall’Amatori rugby Taranto d’intesa con la Direzione della Casa circondariale di Taranto, insieme con Delegazione provinciale Coni, Comitato pugliese Federugby, delegato provinciale FIR e il patrocinio della Presidenza della Federazione italiana rugby. Referente del progetto, la dottoressa Maria Roggero.

C’è anche una mascotte all’interno della sfida, il piccolo Matteo, appassionato di rugby e della lealtà che circola in questo sport, dentro e fuori il rettangolo di gioco.

Il corso svoltosi all’interno della Casa circondariale tarantina, è stato ideato e realizzato dall'Amatori Rugby Taranto, club presieduto da Ivan Zaccaria. Primo progetto in Puglia, secondo al sud solo a quello svoltosi a Napoli. C’è subito una curiosità che trapela a bordo campo: i detenuti inizialmente interessati a lezioni e allenamenti, non molto leggeri, perché coach e tecnici pare non abbiano fatto sconti a nessuno, erano sedici, in regime di semilibertà. Con il passare dei giorni e di un convincente “passa parola” gli allievi, nel complesso, sono diventati ventidue.

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