IL SALENTO RUGBY VINCE IL CONTEST #IOGIOCODAVVERO PER DIRE NO AL GIOCO D’AZZARDO. PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Friday, 02 August 2019 09:07
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io gioco davvero SUL PODIO ANCHE I PUMA BISENZIO RUGBY CHE SI AGGIUDICANO IL TERZO POSTO

La giuria del Contest #IOGIOCODAVVERO ha proclamato vincitore il video del Salento Rugby, confermando la propensione del pubblico che lo aveva già riempito di like sulla pagina FB indicata per le votazioni il 12 giugno scorso, preferendolo tra i video delle 23 ASD partecipanti al Contest.

I club di Rugby che si sono sfidati per avere un posto sul podio erano ben sette (Salento Rugby, Amatori Rugby Genova, Bassa Bresciana Rugby, ASD Rugby Sacro Cuore Pompei, Puma Bisenzio Rugby, Ragusa Rugby, CUS Roma Tor Vergata), due dei quali sono risultati vincitori: il Salento Rugby ha vinto il primo premio, aggiudicandosi un contributo di 8000 €; mentre i Puma Bisenzio Rugby sono arrivati terzi ottenendo un premio di 2000 €.

Il video del Salento Rugby ha come protagoniste le ragazze della squadra femminile che prendono letteralmente a calci il gioco d’azzardo (per visualizzare il filmato clicca qui  http://tiny.cc/giocadavvero).

I Puma Bisenzio Rugby abbandonano il tavolo da gioco e puntano tutto su loro stessi (per visualizzare il filmato clicca qui https://www.facebook.com/watch/?v=595772597576737).

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NÉ SPORCA, NÉ ULTIMA PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Friday, 26 July 2019 10:01
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dozza con copertina 2di Enea Zoli (https://www.gagarin-magazine.it/)

Lo scorso 11 maggio il Faenza Rugby ha giocato un’amichevole «in casa» del Rugby Giallo Dozza, squadra formata dai detenuti della Casa circondariale della Dozza a Bologna. Entrambe le formazioni sono allenate da Edgardo
Eddy Venturi (già giocatore della Nazionale italiana negli anni ’90). Una partita dal grande significato sociale e spirito di inclusione e partecipazione.

Lo posso candidamente ammettere. L’idea di giocare una partita di rugby - ancorché amichevole - contro una squadra di detenuti e all’interno di un carcere mi fa cagare addosso. E poi questi giocano sempre in casa loro, chissà cosa nascondono in giro per il campo… Trascorro diversi giorni speculando su luoghi comuni cinematografico-escapologici di basso livello ma alla fine il giorno della gara arriva e quando ci ritroviamo per partire con gli altri compagni del Faenza Rugby siamo tutti piuttosto presi bene.

Tuttavia è sufficiente l’arrivo a Bologna, davanti al penitenziario della Dozza, per far cambiare il clima. Diventiamo stranamente silenziosi: tutti quei cancelli, quei muri, quei controlli prima di entrare ce la mettono un po’ d’ansia. Sono un promemoria omnidirezionale. Non stiamo andando a giocare in uno dei soliti campi.

Oltre il cancello perimetrale l’unica cosa che vediamo è cemento. Cemento in tutte le direzioni, se si eccettua una serie di fessure. Sono finestre, sbarrate da strati di grate. Dentro qualcuna si intravedono cose appese ad asciugare e ogni tanto qualche sguardo, di cemento pure quelli.

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MCKINLEY, FAVARO E CASTROGIOVANNI A "GIOCHI SENZA BARRIERE" PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Thursday, 27 June 2019 06:18
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barriere 2Una calda atmosfera avvolge lo Stadio dei Marmi il 12 giugno; l’estate è alle porte, ma in realtà il calore giunge dall’entusiasmo e dalla numerosa partecipazione a Giochi Senza Barriere, molto di più di un semplice evento sportivo.

Un ragazzone bello e grosso corre dentro ad una struttura rotonda che costituisce una parte di quello che è un grande bruco di cartone, e rischia di romperla per portare la sua squadra alla vittoria. Ad un occhio molto attento potrebbe sembrare che alcuni dei suoi compagni di squadra non abbiano un arto, ma nessuno ci fa caso. Nel gioco precedente un altro ragazzo bello e grosso corre spingendo una carrozzina con dentro una ragazzina dai bei capelli biondi, Beatrice Vio, con la voglia di vincere a tutti i costi.

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DA PONTEDERA A CORK: FIR RACCOGLIE LA SFIDA DEL RUGBY INTEGRATO. PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Wednesday, 19 June 2019 17:12
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MixarLe parole dell’interlocutore di questa mattina si aggirano per il piazzale dell’Unione Rugby Capitolina. È un luogo caro a molti per l’armonia che sa evocare tra suoni, luc­e e natura: mai un calo di espressività, mai un elemento che prevalga sull’altro: proporzioni perfette per ricordare o dimenticare chi siamo, a seconda della giornata.  Un’identità che cambia solo in apparenza col passare delle stagioni: che si giochi a maggio con i tigli nelle narici, a gennaio, infagottati nei kway in una bolla di vapore acqueo, o a metà giugno, nel campo rarefatto dall’aria incandescente.

Daniele Pacini, Responsabile Tecnico del Rugby di Base e del progetto Mixar, introduce gli argomenti seduto ad un tavolo di fronte al campo, perfettamente a proprio agio con la nuvola chiassosa di urla dei bambini che giocano a rugby. Con lo sguardo traverso, un misto di timidezza e rappresentazione appassionata delle proprie convinzioni, sintetizza una breve lectio sulla storia di uno sport che trasuda fascino solo dalla forma del pallone, sulle sue radici storiche, la sua diffusione e suoi scopi. 

Esordisce col racconto di Pontedera, manifestazione di sport integrato svoltasi lo scorso maggio in tre giornate dedicate alle varie discipline. Un’occasione per i ragazzi del Mixar di dire la loro divertendosi e un momento d’incontro per le società coinvolte provenienti da otto regioni d’Italia, da Bari e Treviso, passando per Roma, Sieci, Colorno e Cremona. Considerate le distanze non è frequente giocare in maniera continuativa, ecco perché un torneo a cinque squadre, con ben quattro partite ciascuna.

Per Fir un’ottima opportunità per riunire la maggioranza dei club italiani che fanno rugby integrato e indire una riunione di progetto. L’assegnazione del bando Erasmus di partenariato europeo nel 2017 con altre quattro nazioni, Irlanda, Spagna, Inghilterra e Belgio, ha schiuso la prima fase di disseminazione prevista dal progetto Mixar: lo scopo, favorire il contatto del maggior numero di società che fanno rugby integrato e creare una rete e un sistema di confronto per lo sviluppo di tale attività e il miglioramento della pratica.

Ottimo l’esito del torneo sotto il profilo della partecipazione, bellissimo il terzo tempo con musica dal vivo fino a tarda notte. Positivi i feedback di approvazione di tutte le componenti: giocatori, facilitatori di rugby integrato, allenatori ed educatori che portano avanti in maniera specialistica il progetto. 

La vision di FIR e il “manuale condiviso”

Si arriva al punto: Fir ha assunto un tratto distintivo, una tesi di fondo sul rugby integrato, che porta avanti con consapevolezza e aderenza agli scopi.

“La visione di Fir del rugby integrato è una filosofia molto particolare in cui ogni club segue un percorso specifico: chi ha un approccio scientifico, legato alla psichiatria, e quindi lavora in contatto con università e centri ospedalieri per il recupero e il sostegno dei ragazzi, chi un approccio soltanto inclusivo e non ha la possibilità o non vuole operare in maniera così approfondita. Fir non sposa l’uno o l’altro di questi approcci: porta avanti la propria visione del rugby quale strumento di inclusività: le famiglie e chi ne fa parte, sono sostenuti nella crescita personale attraverso questo sport”.

Nel cuore del rugby integrato risiede l’opportunità di andare ben oltre le scelte dei club e la pratica sportiva, consentendo ai cosiddetti normodotati di crescere come persone.

A genitori e allenatori, la sfida a migliorare fuori e dentro il campo: affinare la sensibilità, approfondire gli strumenti di conoscenza dell’altro, sono alcuni degli elementi su cui questa pratica induce a riflettere. Se in squadra ad esempio è presente un ragazzo sordomuto, ci si relazionerà con lui in campo trovando forme comunicative adatte alle sue caratteristiche. 

Fir si ripromette di approfondire la sensibilità del movimento, migliorando le competenze specifiche dello sport; l’evento di Pontedera riflette al meglio questa filosofia comune, lasciando alla pratica il compito di mostrare come il rugby integrato mitighi gli eccessi di agonismo presenti nella cultura sportiva:

“A un certo punto una squadra non riteneva di poter giocare una partita con placcaggio e i due allenatori hanno deciso di giocare a rugby al tocco: tutti si sono adeguati”.

Durante una recente riunione, si è parlato dell’idea di un “manuale condiviso”, frutto di tutte le esperienze delle varie organizzazioni: La premessa è che a unire sia proprio il nostro sport: nella diversità di approccio, ognuno interpreta la partita adeguandosi alle esigenze dell’altro. Non vogliamo arrivare alla definizione di un regolamento rigido (ad esempio sulla percentuale di facilitatori che deve essere presente). La sua funzione è rendere consapevoli i club che intraprendono questo percorso, delle opportunità e competenze base relative alla pratica, per minimizzarne i rischi.

Fir pensa a una struttura nazionale di supporto alla formazione di responsabili all’interno dei club: alle singole realtà poi il compito di approfondire tematiche comuni”

La vision firmata Fir tratteggia un’etica nuova che è insieme umile e ambiziosa: umile per la scelta di mediazione e di accettazione di tutti i diversi approcci che contiene, ambiziosa perché da questa accoglienza ritiene di poter far nascere un percorso coerente e importante per chi lo intraprende e per la società.

Chi scende in campo per un allenamento Mixar compie allo stesso modo un gesto di umiltà e coraggio: considera essenziale l’attenzione e l’ascolto dell’altro e ne fa un prezioso strumento di avanzamento individuale nel gioco e nella vita. I limiti propri e altrui, la paura, il senso di inefficacia e il tentativo di integrare questi stati d’animo, diventano risorse: contano quanto la forza, l’agonismo e il raggiungimento dell’obiettivo.

Iniziative nazionali e internazionali

Il progetto europeo prevede un ultimo meeting che si terrà a Roma, i primi di novembre, alla presenza dei quattro partner europei: includerà un torneo e un convegno, a suggellare la fase finale del bando, con l’avvio all’incremento e sviluppo del rugby integrato.

“Allo stato attuale dieci società in Italia praticano il rugby integrato. Tre sono nate proprio in questo anno e mezzo in cui abbiamo avviato il progetto europeo: il nostro obiettivo è raddoppiare il numero delle squadre e aumentarne la densità nelle aree finora meno coinvolte”.

Aumentare la competizione riduce il rischio della disaffezione “se io gioco 5 volte l’anno, il rischio di abbandonare lo sport perché non mi diverto o perché trovo qualcosa che mi appassioni di più è più alto che se riesco a giocare dodici quindici competizioni l’anno.”

Attraverso quali forme (campionati, circuiti di tornei, eccetera) dare continuità al percorso sportivo integrato, si delineerà in corso d’opera, cercando un compromesso tra autogestione dei club e centralizzazione: la struttura di Fir servirà ad assicurarsi che gli eventi abbiano luogo regolarmente, lasciando alle esigenze di ogni singolo club la definizione dei calendari.

Un appuntamento di respiro internazionale è previsto a Cork nel 2020, organizzato da Imas, la prima organizzazione con sede in Inghilterra, impegnata a creare un sistema di rugby integrato, partner della rosa europea di cui si è detto. L’evento durerà una settimana e accoglierà club da tutto il mondo, i più distanti dalla Nuova Zelanda, che ha visto finaliste la squadra irlandese del Sunday’s Well Rebels e quella argentina dei Pumpas XV.

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#IOGIOCODAVVERO: SALENTO RUGBY PIU' VOTATO DAL POPOLO DI FACEBOOK PDF Print E-mail
Impegno Sociale
Thursday, 13 June 2019 14:37
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salento femminile 2Si è conclusa nella serata di ieri, 12 giugno, il primo step del contest #IoGiocoDavvero promosso dall’Opera Sociale Avventisti (pagina Facebook “Otto per mille Avventisti” - www.facebook.com/ottopermilleavventisti/ [1]).

Il progetto é nato allo scopo di contrastare i fenomeni di dipendenza dal gioco d’azzardo lecito e ridurre l’impatto e le ricadute sulla collettività, in termini di costi, sicurezza e legalità. Con il coinvolgimento delle Associazioni Sportive Dilettantistiche di tutto il territorio italiano #IoGiocoDavvero intende non solo sostenere queste ultime ma soprattutto incentivare le azioni di prevenzione sociale nei confronti dei giovani e dei giovanissimi, soggetti fragili a rischio GAP (gioco d’azzardo patologico) e usura, in particolare partendo dalla valorizzazione del gioco sano, di cui lo sport ne è principale esempio

Anche questa stagione, Salento Rugby, ha preso parte al contest promuovendo il video “Vinci solo se giochi davvero” che ha visto l’impegno della squadra prima nelle scuole poi nella realizzazione del filmato:«Abbiamo deciso di prendere parte al video mettendoci in gioco e puntando tutto su noi stesse, in un momento in cui le categorie sportive femminili stanno ottenendo grossi risultati - dichiara la Vice Presidente Letizia De Riccardis - ci facciamo portavoce di un movimento che vede le donne giocatrici (per davvero) e combattenti, mettendo in risalto un gioco pulito e di squadra, ottima via di fuga dall'azzardo».

Dopo la giornata di ieri, al termine della “consultazione popolare” che si è tenuta a suon di reaction su Facebook, il video dei #Tarantati (che potete visualizzare qui http://tiny.cc/giocadavvero) è risultato primo nella speciale graduatoria. Ora si resta in attesa del giudizio della Giuria di esperti che decreterà chi delle 23 Associazioni partecipanti potrà fregiarsi di aver realizzato il filmato migliore nel 2019.

 


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