È stato un Sei Nazioni lungo, per certi versi anche complesso, ma comunque soddisfacente per l’Italia, che arriva alla sfida finale di Cardiff contro il Galles (domenica 17 maggio alle 13.15, diretta Sky/NOW) con l’opportunità di cogliere la seconda vittoria stagionale dopo il successo con la Scozia e i due punti di bonus conquistati contro Irlanda e Inghilterra. Proprio il match contro le inglesi, nonostante la sconfitta, ha dato ulteriore fiducia al gruppo, come racconta la tallonatrice Chiara Cheli, una delle tante giovani che hanno esordito in questo Sei Nazioni: “Credo che la chiave sia stata la possibilità di lavorare tanto insieme in queste settimane. Abbiamo trovato la giusta armonia e siamo migliorate giorno dopo giorno. Con l’Inghilterra, anche se abbiamo avuto delle fasi di partita difficili, ci sentivamo bene e alla fine siamo riuscite a ottenere un risultato che in qualche modo era anche oltre le nostre aspettative”.
Qual è secondo te la chiave della crescita di questa Italia, che ha saputo riprendersi alla grande dopo un inizio difficile?
“La capacità di voltare subito pagina, sia quando le cose vanno bene sia quando vanno male, e di pensare sempre alla prossima sfida. Lo abbiamo fatto dopo partite difficili come quelle contro l’Irlanda e lo faremo anche adesso. Sicuramente il bonus con l’Inghilterra ci dà ulteriore fiducia, perché ci ha fatto capire che possiamo ottenere risultati concreti anche contro le più forti del mondo. Dall’altra parte, siamo sempre brave a ripartire dopo ogni partita – positiva o negativa – e sappiamo che a Cardiff ci aspetta una battaglia, una partita tosta e fisicamente impegnativa”.
Sei arrivata in Nazionale dopo due anni di Summer Series under 20 (adesso diventate Sei Nazioni under 21). Com’è stato l’adattamento al rugby internazionale Seniores?
“Sicuramente è stata una bella sfida, un’esperienza bella e stimolante. Ma credo che in realtà non ci si ‘adatti’ mai del tutto a questo livello: c’è sempre qualcosa da migliorare, un aspetto a cui fare più attenzione, un’opportunità di crescita. E credo che alla fine sia questa la chiave per essere sempre performanti. Per quanto riguarda il passaggio dell’under 20 e ora under 21 credo sia molto importante, e per me lo è stato. E con questa nuova formula che ripercorre ancora di più il Sei Nazioni Seniores diventa un tassello ancora più importante per arrivare più preparate in un contesto in cui si affrontano le migliori giocatrici al mondo ed è chiaramente diverso da tutto il resto. Personalmente sto continuando a lavorare sotto tutti gli aspetti: tecnico, fisico e mentale. So di essere ancora ‘alle prime armi’ e di avere bisogno di un lavoro costante su tanti fondamentali, come il lancio. Sicuramente in questo mese – giocando con avversarie di altissimo livello e allenandomi ogni giorno con compagne fortissime – mi sento migliorata tanto, ma è frutto di un lavoro costante che dura da anni”.
Cosa hai provato quando hai saputo della convocazione in azzurro? E quando ti hanno detto che avresti giocato?
“Ho saputo della convocazione mentre ero al sushi con le mie amiche (ride, ndr). Non me l’aspettavo, è stata una sorpresa. In generale tendo a non aspettarmi mai niente, ma quando ho ricevuto la notizia è stato davvero emozionante, una gioia incredibile. Sapere che sarei entrata in lista gara nella prima partita contro la Francia è stato altrettanto bello, ma è un’emozione diversa, anche più profonda in un certo senso perché subentrano tanti pensieri. È un’emozione ancora più forte, perché sai che potresti scendere in campo per la prima volta con la maglia azzurra, e allo stesso tempo percepisci la tensione e la paura di un qualcosa di nuovo, perché la prima volta magari hai paura di non essere all’altezza. Non saprei descrivere questo mix di sensazioni, perché è una cosa che non avevo mai provato prima”.
Quando hai iniziato a giocare a rugby? Come l’hai scoperto?
“Prima di arrivare a Colorno ho iniziato a giocare al Rugby Rufus San Vincenzo, un paesino vicino a dove vivevo io, a Venturina Terme. Un giorno, quando andavo alle medie, vennero in classe per farci provare durante l’ora di educazione fisica. Praticavo altri sport ma non mi entusiasmavano così tanto, e così chiesi ai miei genitori di portarmi al campo e farmi provare. E da lì non ho più smesso. Ho iniziato a 11 anni, poi dopo i 12 – quando non si gioca più con le squadre miste – abbiamo iniziato a viaggiare un po’ per le varie società: Puma Bisenzio, Livorno, e c’erano tutte le ragazze della regione come Sara Mannini e Alice Antonazzo.
Ora si chiude in Galles, una partita difficile ma che l’Italia può vincere. Come la state preparando?
“Come detto, anche se i risultati positivi che abbiamo ottenuto sicuramente ci danno ancora più fiducia ogni partita è a sé. E soprattutto sappiamo che andare a Cardiff è sempre difficilissimo, anche perché non avremo i quasi 5000 del Lanfranchi che ci hanno sostenute tantissimo contro Scozia e Inghilterra. Siamo consapevoli di affrontare una squadra tosta e che giocherà per ottenere un grande risultato, e che proverà a metterci in difficoltà soprattutto a livello fisico. Dati alla mano hanno una mischia molto performante, così come il drive. Ci aspettiamo una partita combattuta fino all’ultimo, dove bisognerà essere brave a gestire anche la stanchezza di un torneo così lungo”.

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