Uno è cresciuto nel Pesaro Rugby fin da bambino, l’altro ci è arrivato dopo aver iniziato a Lecco: si sono ritrovati quasi per caso e sono arrivati insieme fino alla Nazionale under 20, dopo un percorso che li ha visti passare dalle giovanili e dall’Accademia fino all’azzurro. Sono Luca Rossi e Luca De Novellis, trequarti dell’Italia che sta disputando il Mondiale di categoria in Georgia.
I primi passi nel rugby
Per Rossi il rugby è arrivato prestissimo, anche grazie a un fratello maggiore che aveva già scelto questo sport: “Ho iniziato a giocare a 5 anni e l’ho scoperto tramite mio fratello, che lo praticava già. Poi ha smesso quando è diventato più grande, però gli è sempre piaciuto il rugby, soprattutto per i valori che trasmette, e mi ha indirizzato verso questa scelta. Ho iniziato a Pesaro, nelle Formiche Rugby, e ho sempre giocato lì fino a quando sono stato selezionato per il percorso di formazione a Roma, ormai tre anni fa”. Il punto di partenza di De Novellis, invece, è stato Lecco: “Le mie radici sono legate al Rugby Lecco, perché prima di trasferirmi a Pesaro giocavo lì. Ho iniziato nel primo anno di Under 8 grazie a mio fratello. Ho capito subito che era qualcosa di diverso dagli altri sport, poi nel 2018 ci siamo trasferiti per motivi di famiglia, perché mio padre prima lavorava vicino a Lecco e poi ha avuto un’opportunità di trasferirsi a Pesaro, e lì ho conosciuto Luca”.
Il percorso
Nel percorso di Rossi ci sono state diverse figure importanti, in particolare due: Alex Grieve e Diego Antonelli. “Tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno trasmesso qualcosa e mi hanno fatto crescere. Se dovessi scegliere direi Alex Grieve e Diego Antonelli, che sono state le figure più importanti dal punto di vista non solo tecnico ma umano. Grieve è stato il mio allenatore per due anni in Under 18. È un allenatore inglese, arrivato a Pesaro dall’Inghilterra, e mi ha trasmesso tanto dal punto di vista tecnico. Con Diego Antonelli invece il rapporto è stato diverso: mi ha fatto appassionare ancora di più a questo sport, perché è sempre stata una figura in cui un giorno avrei voluto riconoscermi. È l’attuale capitano della prima squadra del Pesaro e per me è un grande esempio, per il giocatore che è ma soprattutto per la persona che è fuori dal campo. Queste due figure sono state fondamentali soprattutto dopo la delusione di non essere stato selezionato inizialmente per il percorso di formazione federale a Roma: loro mi spinsero a lavorare ancora più duramente, mi fecero capire che lavorando duro avrei potuto farcela, Alex principalmente dal punto di vista tecnico, facendomi crescere ulteriormente come giocatore, Diego soprattutto a livello caratteriale: è riuscito a inculcarmi la mentalità giusta che dovevo avere per poter fare questo salto. E alla fine la chiamata dell’Accademia è arrivata, anche grazie al loro lavoro”.
Anche De Novellis lega il suo percorso a diverse persone, a partire da Massimiliano Gabucci: “A Pesaro avrei diversi nomi da fare. Inizialmente ho legato molto con Massimiliano Gabucci, l’allenatore che mi ha accompagnato nelle annate dell’Under 14 e anche dell’Under 16. Con lui ho stretto tanto anche fuori dal campo, perché mi ha sempre preso sotto la sua ala e mi ha insegnato tante cose, non solo sugli aspetti tecnici del rugby. Ho un bellissimo rapporto con lui, ha conosciuto anche la mia famiglia e spesso viene a cena da noi”. E poi, anche De Novellis deve tanto alle capacità di insegnamento di Alex Grieve: “Anche se l’ho avuto per un solo anno, in poco tempo è riuscito a trasmettermi tantissime cose. Le sue correzioni mi sono servite molto dal punto di vista tecnico per diventare un trequarti migliore, e ancora oggi siamo in contatto”.
Il rapporto con Gabucci, racconta De Novellis, è stato importante anche nei momenti più difficili: “È un allenatore che ti sprona sempre a fare meglio, e proprio per questo all’inizio sei portato a pensare che ce l’abbia con te. In realtà col tempo ho capito che lo faceva perché ci teneva tanto: all’inizio mi richiamava sempre, ma poi mi ha spiegato che lo faceva perché aveva visto del potenziale e ha sempre cercato di farmi migliorare, soprattutto dal punto di vista mentale. Ero uno che in campo si innervosiva molto, con se stesso e anche con gli altri: lui è riuscito a trasmettermi la mentalità giusta, a capire come dovevo gestire la pressione e il nervosismo, e questo è un insegnamento che poi vale anche fuori dal campo”.
L’amicizia
Il primo incrocio tra Rossi e De Novellis risale a quando erano ancora bambini. “Il primo incontro è stato un po’ casuale” racconta Rossi: “Lui non è di Pesaro, viene da Lecco, e ci eravamo già incrociati in un torneo da piccoli. Quando poi è venuto ad abitare a Pesaro l’ho subito riconosciuto. Siamo diventati molto amici e ancora oggi capita spesso di uscire insieme quando siamo in città o di sentirci anche quando siamo lontani: lui a Roma e io quest’anno a Parma. Abbiamo legato tanto, non solo in campo ma anche fuori. È stato un percorso graduale, adesso siamo molto amici e ci lega questa grande passione per il rugby”.
De Novellis ricorda l’arrivo a Pesaro e il rapporto nato quasi subito: “Ci siamo conosciuti appena sono arrivato, nel 2018. Io ero al secondo anno di Under 12, lui un anno più grande, ma dalla stagione successiva abbiamo giocato insieme e siamo andati d’accordo fin da subito. Abbiamo fatto insieme anche il primo anno di Accademia a Roma. Viaggiavamo spesso insieme per andare nella Capitale e quindi passavamo tantissimo tempo insieme, e alla fine si è creato un rapporto che va oltre il rugby, con tante amicizie in comune. Essere arrivati insieme fino al Mondiale è qualcosa di fantastico, siamo anche in camera insieme”.
Il lavoro di Pesaro con i giovani
Per Rossi, Pesaro ha sempre avuto una linea chiara nel lavoro con i ragazzi: farli giocare, farli crescere e farli appassionare: “Pesaro ha sempre creduto molto nella formazione dei ragazzi. Ci sono stati tecnici e allenatori di grande importanza che hanno influito tanto, come quelli che ho citato, e tuttora Pesaro è una società che punta sulla crescita dei ragazzi. Da piccolo ho vissuto questa cosa fin da quando giocavo nelle Formiche Rugby: c’è sempre stata la volontà di portare i bambini a fare tornei in tutta Italia, anche quando ci svegliavamo alle 5 del mattino per prendere il bus e andare a giocare. La società ha sempre voluto far giocare tanto i ragazzi, farli divertire e poi farli appassionare”.
Nel caso di De Novellis il discorso parte da Lecco e arriva poi a Pesaro: “Lecco è la società che mi ha dato le basi per appassionarmi a questo sport, e ci è riuscita. Anche lì, come a Pesaro, c’era molta attenzione all’aspetto giovanile. Abbiamo fatto tanti viaggi, anche all’estero, e c’era il classico torneo della città di Lecco, con tanti ragazzi”. A Pesaro, racconta De Novellis, l’inserimento è stato immediato: “Quando mi sono spostato mi sono trovato subito bene con la squadra, con i ragazzi e con gli allenatori. Anche lì c’è tantissima attenzione verso i giovani. Ci sono le Formiche Rugby Pesaro, che sono le giovanili, e poi il Pesaro Rugby per i più grandi. Però non le ho mai vissute come due società diverse: è un’unica grande famiglia. Mi sono trovato bene fin dall’inizio e, con il passare degli anni, anche quando ho fatto il percorso fino alla Serie A, mi sono sempre stati vicini”.

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