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Linee di meta: Riccardo Casarin ed Emiliano Mastropasqua – Amatori Union Rugby Milano

dalla base News |

Uno ha scoperto il rugby quasi per caso, durante un evento in un parco, dopo averlo visto da lontano attraverso lo zio. L’altro ha iniziato a Sesto San Giovanni, dopo aver provato tanti sport diversi, e poi ha trovato nell’Amatori Union il posto in cui crescere. Riccardo Casarin (capitano e centro dell’Italia under 20) ed Emiliano Mastropasqua (pilone dell’Italia under 20) hanno condiviso gran parte del percorso nelle giovanili milanesi, poi l’Accademia e infine la Nazionale under 20. Un’amicizia nata in campo e diventata negli anni un rapporto sempre più importante anche fuori.

I primi passi nel rugby

Per Casarin il rugby è arrivato attraverso due strade diverse: “L’ho scoperto in due modi. Mio zio ha sempre giocato a rugby, ma non l’avevo mai provato perché il campo era lontano da casa. Poi un giorno stavo facendo un giro in bici e c’era un evento per promuovere il rugby, si chiamava “Rugby nei Parchi”. Ho provato, mi è piaciuto subito e poco dopo l’Amatori Junior Milano ha iniziato a fare gli allenamenti in un campo ad Affori. Ho cominciato lì, poi ho fatto tutto il minirugby con l’Amatori Junior. Successivamente, dall’Under 12, ci siamo uniti alla Union, un’altra squadra di Milano, ed è nata l’Amatori Union. Da lì ho fatto tutto il percorso, dall’Under 12 fino ai Seniores”. Mastropasqua ha iniziato invece al GS Rugby Sesto, vicino a casa: “Sono di Sesto San Giovanni, vicino Milano, e ho cominciato a giocare lì. Da piccolo avevo provato tanti sport: nuoto, calcio e altri ancora, ma quando ho provato il rugby ho visto subito qualcosa di diverso. Dal secondo anno di Under 10 mi sono spostato all’Amatori Union insieme ad altri due o tre compagni”.

Il percorso

Nel percorso di Casarin una figura centrale è stata Simone Merlo, allenatore avuto in Under 14: “È stato un allenatore molto rigido, però grazie a lui ho capito l’importanza della disciplina, del sacrificio e di tutti quegli aspetti che contano sia in campo che fuori. Con lui ci siamo tolti anche tante soddisfazioni come squadra. Ci ha fatto appassionare a questo sport, ci ha insegnato ad allenarci e a lasciare tutto in campo, e secondo me quella è stata anche la forza del gruppo che poi in Under 17 è arrivato quarto in Italia. Grazie a lui abbiamo creato legami che portiamo avanti ancora oggi, dentro e fuori dal campo. C’è un episodio che ricordo in particolare: a inizio anno Simone ci faceva scrivere un foglietto, quasi un contratto, in cui ci impegnavamo a evitare bevande gassate e zuccherate, a non andare al fast food, a non mangiare cibo spazzatura, a dormire tanto e a mantenere una dieta bilanciata. Sembrano cose banali per un ragazzo di 14 anni, però alla lunga ti aiutano, sono degli insegnamenti per vivere in maniera sana a prescindere dal rugby. E poi quando il rugby comincia a diventare più serio, più professionale, sono abitudini che ti porti dietro e che ti permettono di crescere. A me è servito tanto”.

Mastropasqua racconta invece di Federico Riva, allenatore avuto per diversi anni e poi anche compagno di squadra: “Ce ne sono state diverse di persone importanti, però quella con cui mi sono sempre ritrovato di più è Federico Riva. È stato il mio allenatore per diversi anni, fino alla stagione precedente a questa, poi nell’ultima stagione abbiamo anche giocato insieme in prima squadra. È stato bellissimo ritrovarmi in campo fianco a fianco con una persona che era stata il mio allenatore per così tanto tempo. Lui mi ha sempre sostenuto, mi ha insegnato tante cose sul campo e mi ha dato una mano non solo da allenatore, ma anche da amico. Il suo insegnamento è passato soprattutto dal modo di vivere il gruppo, mi ha insegnato a divertirmi e a godermi non solo il piacere del gioco, ma anche l’unità del gruppo, il rapporto con i compagni”.

L’amicizia

Casarin e Mastropasqua si sono conosciuti in Under 12, pur avendo un anno di differenza. “Era di un anno più piccolo ma solo anagraficamente (ride, ndr) – racconta Casarin – perché fisicamente era già molto grande. Anche questo è stato un aspetto su cui abbiamo legato. Io ero più piccolo fisicamente e ogni volta andare contro di lui, giocarmi il placcaggio anche in allenamento, è stato un motivo di crescita per entrambi. Da lì abbiamo costruito un legame. Ci conosciamo da quasi dieci anni e vedersi ogni giorno per tutto questo tempo è bellissimo. Poi con lui ho passato anche un anno in Accademia e si crea un rapporto a 360 gradi: se c’è qualcosa che non va gli scrivo, se c’è qualcosa che non va a lui mi scrive. È un bellissimo rapporto nato grazie a questo sport”. Il percorso comune è arrivato fino alla maglia azzurra: “È un grande orgoglio per entrambi. Pensare al primo allenamento fatto insieme, quando eravamo semplicemente Emiliano e Riccardo che si presentavano, e poi ritrovarci magari uno accanto all’altro durante l’inno, è una cosa bellissima” conclude il capitano degli Azzurrini.

Anche Mastropasqua racconta un rapporto nato presto e diventato sempre più forte: “Ho conosciuto Riccardo nel mio primo anno di Under 12, il primo anno in cui ho giocato con quelli più grandi all’Amatori. Ormai siamo davvero tanto amici, quasi fratelli. Il gruppo dell’Amatori, anche nelle giovanili, è sempre stato molto affiatato e io e lui abbiamo sempre condiviso la passione per questo sport e la voglia di dare il massimo in campo. Per questo abbiamo un’amicizia molto stretta. Ritrovarsi insieme in Nazionale è veramente una grande emozione. Essendo Riccardo di un anno più grande, per me è sempre stato un punto di riferimento per la voglia e per l’attitudine che metteva in campo”.

Il lavoro dell’Amatori con i giovani

Per Casarin, il percorso fatto all’Amatori è stato decisivo anche per le persone incontrate negli anni: “Senza l’Amatori, senza le persone che ci hanno allenato, nel mio caso non solo Simone Merlo ma anche i ragazzi più grandi con cui abbiamo giocato in Seniores negli ultimi due anni, io ed Emi non saremmo arrivati qui. I rapporti costruiti, la loro esperienza e anche solo il divertimento che ci hanno trasmesso sono stati un motivo di crescita. Tutte le esperienze fatte grazie a loro ci hanno portato dove siamo adesso”. Mastropasqua lega il lavoro dell’Amatori soprattutto ai valori trasmessi al gruppo: “Al di là dell’aspetto tecnico, che è sicuramente importante, i valori principali di quella società sono quelli che poi ritrovi anche in campo: il sostegno, l’appartenenza al gruppo, la collaborazione e il legame forte tra i giocatori della squadra. Sono cose che ti restano e che ti aiutano a crescere”.