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Italia, Marin: “Il primo tempo con gli All Blacks ci dà fiducia, ma dobbiamo migliorare tanto”

Italia Nazionali News |

L’Italia arriva a Perth per l’ultima sfida della sessione estiva del Nations Championship: gli Azzurri sfideranno l’Australia in un match chiave, sia perché entrambe le squadre hanno perso le prime due partite e sono in cerca di riscatto, sia perché la squadra di Joe Schmidt è in cerca di rivincita dopo la sconfitta di Udine dello scorso novembre. “Anche se dal punto dei risultati finora non è andata benissimo il primo tempo con gli All Blacks ci da tanta fiducia verso la prossima partita. Sappiamo che il passo avanti che abbiamo fatto ancora non basta, ma sappiamo anche che possiamo ancora crescere in questa settimana” ha raccontato Leonardo Marin, centro e utility back dell’Italia e del Benetton.

Leo, che Australia ti aspetti di trovare a Perth?

“Mi aspetto una squadra che punterà tanto sulle sue individualità, perché hanno giocatori davvero forti sia fra gli avanti sia fra i trequarti. L’Australia muove tanto il pallone al largo, quindi sarà un match impegnativo anche dal punto di vista atletico perché bisognerà correre tanto. Dal canto nostro, anche noi vogliamo giocare molto il pallone e provare ad evidenziare i loro punti deboli. Sono fortissimi ma non sono sempre costanti, e dobbiamo approfittarne. Entrambi arriviamo da due sconfitte in questo tour e di conseguenza ci saranno tante motivazioni da una parte e dall’altra. Rispetto alla partita di Udine chiaramente la situazione è un po’ diversa, perché adesso giochiamo in casa loro e siamo noi a venire da una stagione lunga, ma sappiamo di avere le carte in regola per giocarcela”.

Quali sensazioni vi ha lasciato la partita con gli All Blacks? Cosa è successo in quei 15’ del secondo tempo che hanno deciso il match?

“Abbiamo fatto fatica a gestire l’accelerazione dei neozelandesi all’inizio del secondo tempo: questo ha aumentato il numero di errori in difesa e alla fine non siamo più riusciti a star loro dietro e a rientrare nel nostro piano di gioco. Peccato perché dopo quel primo tempo volevamo continuare a restare attaccati alla partita, ma come detto è comunque una prestazione che ci dà fiducia in vista dell’Australia”.

Dopo tanti anni hai trovato la tua dimensione nel ruolo di centro, pur giocando anche in altri ruoli. Come ti senti?

“Mi sento molto bene, penso di aver trovato la mia dimensione e ogni partita va sempre meglio. Penso solo a lavorare per crescere di settimana in settimana, e so che lavorando bene il resto poi verrà di conseguenza, e sono sempre a disposizione quando si tratta di coprire qualsiasi ruolo, com’è accaduto anche sabato scorso (ha giocato prima ala e poi estremo, ndr)”.

Sei sempre stato un utility back fin dai tempi di Mogliano o questo ruolo è arrivato col tempo?

“In questo senso il lavoro a Mogliano è stato molto utile perché crescendo, com’è giusto che facciano tutti secondo me, ho fatto praticamente tutti i ruoli. È una cosa che ti fa crescere, ti aiuta a vedere il rugby da punti di vista diversi e secondo me è fondamentale per la crescita dei ragazzi. Poi sì, nel mio caso anche quando ero molto giovane il mio essere un utility veniva già accentuato, quindi se gli altri ragazzi ‘giravano’ un po’ tutti i ruoli io lo facevo ancora di più: inizialmente ho fatto l’estremo e il centro, poi in under 16 ho iniziato a giocare anche apertura. In Accademia mi sono allenato principalmente da numero 10 ma giocavo anche estremo e centro, e stessa cosa a Treviso dove ho fatto l’apertura all’inizio per poi spostarmi anche in altri ruoli, prima del mio passaggio definitivo a centro”.

A Mogliano hai condiviso il percorso con tanti giovani che poi sono arrivati ad alti livelli. Che ricordi hai?

“Bellissimi. Mogliano è stato l’inizio di tutto, era davvero casa mia. E poi eravamo una squadra forte, abbiamo vinto tanto, ho dei ricordi meravigliosi e da quell’esperienza mi porto dietro tante persone che ancora oggi mi sono amiche. Ho nel cuore tutte le persone che ho conosciuto lì. Per quanto riguarda i giocatori, sono praticamente cresciuto insieme a Giulio Marini e sono felicissimo del suo esordio sabato scorso. Poi c’era Alessandro Garbisi con cui ho vissuto tanti momenti belli in campo: non ho giocato col fratello Paolo perché era più grande, ma l’ho frequentato comunque tanto fuori dal campo, è una persona a cui tengo molto. E poi anche se non è nel giro della Nazionale ci tengo a ricordare il rapporto che ho con Filippo Drago, e sicuramente mi dimenticherò qualcuno”.