«La nostra Club House è il cuore pulsante e la memoria storica del rugby messinese», sentenzia Pino Del Lorenzo, decano del rugby peloritano, «non c’è club senza una casa».
E la Club House è proprio questo: casa. Un luogo che negli anni è cresciuto insieme al club, grazie soprattutto all’impegno e alla passione dei volontari degli Old, arricchendosi di oggetti, immagini e ricordi che raccontano la storia dello sport.
Alcuni pannelli che ne impreziosiscono l’arredo sono stati realizzati grazie a un progetto portato avanti con il liceo artistico cittadino. I vecchi giocatori hanno donato le loro maglie, i cimeli, le fotografie in bianco e nero. Ogni parete racconta una storia, ogni oggetto custodisce un pezzo della nostra identità.
Ma la Club House non è soltanto memoria. È soprattutto un luogo di incontro, aperto a tutti: atleti, genitori, Oldies, dirigenti, sostenitori e sostenitrici.
«La cosa più bella è vedere che qui le persone si incontrano e si sentono subito parte di qualcosa – racconta Orazio Musumesci, chef di casa –. Che sia un Terzo Tempo dopo una partita, la festa di compleanno di un Under 8 o la nostra rituale “mangiata” del giovedì dopo l’allenamento degli Oldies, alla fine ci ritroviamo sempre intorno a un tavolo. Il rugby è anche questo: genuinità, ospitalità e condivisione».
E questo spirito diventa ancora più evidente durante il Mese del Rugby e gli Open Day, quando le porte del club si aprono a bambini e famiglie che spesso si avvicinano per la prima volta al nostro mondo.
I bambini entrano in campo, provano il rugby, corrono, giocano e scoprono un nuovo sport. Ma mentre loro sono impegnati sul terreno di gioco, anche i genitori iniziano a conoscere il club. Si fermano in Club House, parlano con altri genitori, incontrano le persone che la frequentano.
Fanno domande, ascoltano storie e, magari, scoprono che dietro a quel pallone ovale c’è una comunità molto più grande di quanto immaginassero.
«Durante gli Open Day capita spesso che un genitore arrivi pensando semplicemente di accompagnare il proprio figlio a provare uno sport – spiega Giovanni Rizzo, capitano della prima squadra –. Poi entra in Club House, vede le maglie, le fotografie, incontra le persone e comincia a capire che non sta semplicemente scegliendo un’attività per suo figlio: sta entrando in una famiglia sportiva. È questo che ci piacerebbe trasmettere a chi viene a conoscerci».
La Club House diventa così una sorta di porta d’ingresso al club. Un posto dove chi arriva per la prima volta può sentirsi accolto, conoscere la storia della società e comprendere quei valori che sul campo prendono forma attraverso il gioco: rispetto, amicizia, inclusione e condivisione.
Ma è anche il teatro delle mille attività del club: dal Cineforum organizzato in estate ai tornei di biliardo e tennistavolo tra atleti e dirigenti. Offre un insostituibile supporto logistico per la realizzazione dei camp — da “Messina chiama Ucraina” all’Haka Camp, fino ai camp regionali — ed è il naturale punto di riferimento per tutta la vita della società.
“La Club House è, soprattutto, il luogo in cui chi arriva da fuori può capire immediatamente che tipo di club siamo – spiega Pino De l Lorenzo – durante un Open Day, mentre sul campo un bambino scopre per la prima volta cosa significa passarsi una palla ovale, magari in Club House un genitore scopre qualcosa di altrettanto importante: un ambiente nel quale ci si conosce, ci si aiuta e si condivide. Il rugby, in fondo, comincia sul campo. Ma spesso è in Club House che nasce il senso di appartenenza. E la nostra casa continua a crescere. Stiamo lavorando per creare uno spazio dedicato ai giovani atleti dove possano svolgere i compiti scolastici nei pomeriggi di allenamento: una vera e propria Aula-Studio, per ottimizzare il tempo e rendere la Club House ancora più parte della quotidianità dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze”

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