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Linee di meta: Margherita e Andrea Tonellotto – Piazzola Rugby e Rugby Valsugana

Italia Femminile News |

Al di là del fatto che sia mio padre, l’ho sempre visto anche come allenatore.

Sono praticamente cresciuta su un campo da rugby. All’inizio, a Mirano, guardavo lui; poi ho iniziato a giocare al Piazzola Rugby e abbiamo giocato insieme. Successivamente sono andata al Valsugana, dove mi ha anche allenata, e l’ho ritrovato poi nelle selezioni giovanili, fino ad arrivare a oggi. Quindi, oltre al rapporto da padre, è sempre stato una figura importante nel mio percorso rugbistico.

L’insegnamento di cui sono più debitrice è sicuramente quello di iniziare ad allenarsi prima, non quando arriva una convocazione o quando sai di avere un appuntamento importante. Fin da piccola ho cercato di allenarmi con questo obiettivo: già in Under 14, durante l’estate, mi mettevo a fare esercizi e a lavorare per conto mio. Avere in casa un allenatore mi ha fatto crescere con questa mentalità, come se fossi sempre dentro il campo. All’inizio era soprattutto lui a bacchettarmi su certe cose, perché sapeva quanto ci tenessi. Se avessi detto che del rugby non mi importava nulla, probabilmente mi avrebbe lasciata stare. Ma ero io la prima a chiedergli consigli e pareri, quindi lui me li dava, anche quando erano critici.

Nei primi anni era lui a farmi notare quando mi comportavo in un modo che non rispettava quella che avrebbe potuto essere la vita futura di un’atleta. Poi, piano piano, ho interiorizzato questa mentalità. Oggi il nostro rapporto è diverso: magari dopo una partita gli chiedo come sono andata, ma non ha più bisogno di dirmi come prepararmi per quella successiva. Quelle cose ormai fanno parte di me.

Sicuramente mi ha indirizzata verso quella che è la vita di un’atleta di alto livello, lasciandomi però sempre la libertà di scegliere se intraprenderla oppure no.

L’altro insegnamento che mi ha sempre dato, anche al di là del rugby, è che quando scegli di fare una cosa, devi farla bene. Se vuoi giocare a rugby, non significa che devi farlo bene solo quando ne hai voglia o quando ti conviene: devi cercare di farlo bene sempre.

All’epoca avevo quattordici anni e magari era una cosa difficile da accettare, ma sicuramente è un insegnamento che, nel tempo, mi ha ripagato e che porto sempre con me”.

Le linee di meta che hanno caratterizzato le origini ovali di Margherita Tonellotto, Azzurra numero 226, terza linea del Valsugana Rugby Padova, si incrociano con le origini più propriamente dette. Per “Tone” la persona che ha inciso di più nel suo percorso da atleta – e da essere umano – è suo padre, Andrea. Ex giocatore del Rugby Mirano, ancora in attività quando la piccola Margherita iniziava a calcare i campi da rugby, l’ha seguita e supportata in ogni singolo aspetto, senza mai diventare pressante o giudicante. Come nel 2011: Margherita ha sei anni ancora da compiere e, mentre la Nuova Zelanda Maschile vince la Coppa del Mondo in casa con il risultato di 8-7 in finale con la Francia, con la prima e unica meta internazionale della carriera di Tony Woodcock, va a provare un allenamento. Le chiedono di rotolare per terra: lei, per chissà quale motivo, si spaventa terribilmente, lascia l’allenamento e il rugby per tre anni, fino a quando non decide di dare una seconda chance a questo sport.

Racconta suo padre Andrea: “Il suo primo tesseramento è stato con il Piazzola Rugby, nel 2014, quando aveva nove anni. Da lì è iniziato tutto. A essere onesti, a portare Margherita a giocare a rugby è stata sua mamma. Io, all’epoca, ero ancora impegnato in campo come giocatore e quindi l’iniziativa di portarla a provare è stata di mia moglie. È giusto che sia così, anche perché altrimenti poi mi rimprovera di prendermi tutti i meriti. 

Io, però, sia come atleta sia come allenatore, sono sempre stato molto preciso e rigoroso. Non ho mai saltato un allenamento: per me è sempre stata una cosa importantissima. Anche quando giocavo nelle categorie più basse, se ero in condizioni di andare al campo, ci andavo. L’allenamento, semplicemente, non si saltava. Quando Margherita ha iniziato a giocare e ho visto che si divertiva e che il rugby le piaceva, ho cominciato a dirle: “Marghe, se vuoi fare questa cosa, falla seriamente”. Anche se sei una bambina e giochi con altri bambini e altre bambine, bisogna imparare ad affrontare lo sport con impegno. La mia paura era che, facendolo tanto per fare, non riuscisse ad apprezzarne fino in fondo il valore. Da questo punto di vista invece , è sempre stata molto assennata. Ha cominciato ad allenarsi seriamente e non ha praticamente mai saltato un allenamento. Questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere.

Già quando era piccola avevo capito che aveva qualcosa in più rispetto agli altri bambini, ma soprattutto avevo colto in lei una vera cultura del lavoro: quella voglia di fare le cose seriamente, di non fermarsi, di non dire “oggi non vado perché ho una festa” o perché c’è qualcos’altro da fare. Non ha mai saltato un allenamento e, da questo punto di vista, ha assimilato perfettamente lo spirito dello sport. Io ho una grandissima ammirazione per lo sport in generale e per tutto quello che rappresenta. Vedere che Margherita ha fatto suo questo approccio mi ha fatto davvero piacere. E lo ha portato avanti negli anni, fino a oggi, allenandosi praticamente ogni giorno”.

La carriera sportiva di Margherita, che nel mentre si affianca a quella universitaria da studentessa di filosofia, ha avuto fin qui il suo punto di acme con l’esordio con la Nazionale Maggiore, nel corso del Guinness Sei Nazioni Femminile 2026. 

“Da papà – dice Andrea –  vedere mia figlia scendere in campo al Sei Nazioni è un’emozione difficile da spiegare. Già averla vista giocare le nazionali giovanili era stata una grande emozione. Ma il giorno del suo esordio con la Nazionale maggiore a Parma (il 24 aprile 2026 nella gara vinta dalle Azzurre con la Scozia) è stato qualcosa di diverso. Quando è entrata in campo, io e Chiara, mia moglie, ci siamo guardati e ci siamo detti: “Ce l’ha fatta”. Perché so, sinceramente, quanto lavoro ci sia dietro a quell’esordio. Dietro ci sono anni di allenamenti, sacrifici, partite e tutto quello che ha fatto per arrivare fin lì. Da allenatore, invece, l’ho guardata con un occhio diverso. Sono molto critico, anche con lei. Non sono quello che dice semplicemente “bravissima,” e basta. Se c’è qualcosa che secondo me poteva essere fatto diversamente, glielo dico. In occasione dell’esordio, naturalmente speravo tantissimo che facesse tutto bene. E, oggettivamente, ha fatto una buona partita. C’è stata quella salita difensiva sull’azione della meta subita contro la Scozia, sulla quale ha avuto una parte di responsabilità, ma per il resto secondo me è stata davvero brava. Soprattutto, l’ho vista giocare con personalità”.

Personalità, caparbietà, interessi variegati (dal piano alla lettura, dal cinema all’arte e alla fotografia, ndr.), contribuiscono nella definizione della persona-Margherita Tonellotto, ma sono anche la base di sviluppo della sua abilità in campo e in palestra. 

“Credo che questa sicurezza – conclude Andrea, allenatore-padre orgoglioso e felice – l’abbia acquisita molto negli ultimi anni. Da quando ha iniziato il percorso con le Nazionali Juniores, secondo me ha fatto un salto importante sotto questo punto di vista. Anche quando è arrivata a confrontarsi con la Nazionale maggiore, l’ho vista tranquilla, consapevole e capace di stare in campo senza farsi condizionare dal contesto. Sono felice dell’atleta e della persona che sta diventando”.