Le WXV Global Series dell’Italia sono iniziate nel modo migliore, con una bella vittoria per 55-21 contro il Giappone. Risultato e prestazione sono stati convincenti, pur con delle cose ancora da migliorare, e adesso le Azzurre stanno preparando il secondo impegno sempre a Fontanafredda contro il Sudafrica, prima della doppia sfida in trasferta con gli Stati Uniti. La prestazione con le Sakura XV è un ottimo trampolino di lancio verso le altre sfide, ma è importante mantenere alta la concentrazione e continuare a migliorare, come spiega Francesca Granzotto, trequarti della Nazionale Italiana e di Exeter: “L’obiettivo era portare a casa il risultato con una prestazione soddisfacente. All’inizio non è stato facile, perché abbiamo preso due mete in pochi minuti e per un periodo il Giappone è stato anche in vantaggio, ma credo che comunque abbiamo sempre avuto la partita abbastanza sotto controllo. Ora testa al Sudafrica, senza dimenticare quello che è successo al Mondiale ma senza nemmeno farci condizionare da una partita ormai passata”.
Era un’Italia con diversi cambi, con un nuovo allenatore e alla prima partita dopo 4 mesi: qual è stata la prima impressione?
“Sicuramente l’aver segnato subito, e con una sequenza così lunga, ci ha dato grande fiducia. E poi è stato bello ritornare in campo. C’erano dei nuovi innesti, ragazze giovani, un nuovo allenatore, delle cose nuove: sicuramente ci sono delle cose da migliorare, ma penso che il bilancio sia assolutamente positivo, data la larghezza del risultato e la prestazione che abbiamo portato in campo e che possiamo portarci dietro anche per le prossime partite. Dobbiamo continuare a lavorare come abbiamo fatto finora”.
Il risultato è arrivato anche con un’Italia non in formazione “tipo”. È un ulteriore passo avanti verso l’allargamento del gruppo?
“Sicuramente è molto positivo che ci siano state prestazioni di livello da parte di tutte le ragazze scese in campo. Non era facile perché bisognava comunque trovare un connubio tra le giocatrici più giovani e quelle più esperte, con alcune ragazze che sono rientrate dopo tanto tempo come Giulia (Cavina, ndr) e anche due esordienti. Ma tutte hanno dimostrato di essere all’altezza, quindi non vorrei essere nei panni dell’allenatore quando dovrà scegliere la formazione (ride, ndr). Ma l’obiettivo è proprio questo: allargare la rosa in modo che lo staff possa scegliere la squadra migliore in base alla partita che vuole fare, senza essere obbligato a puntare sempre sulle stesse 15 o 23 giocatrici”.
A un anno di distanza c’è di nuovo il Sudafrica. Il ricordo della sconfitta del Mondiale è ancora presente? Come affronterete la settimana?
“Sicuramente chi era in campo al Mondiale sente la voglia di prendersi la rivincita, ma non dobbiamo concentrarci solo su questo e non deve diventare qualcosa che ci condiziona. Il nostro obiettivo è continuare col lavoro che stiamo facendo e in campo dobbiamo dimostrare di essere all’altezza di questa partita, utilizzando al meglio i nuovi innesti e continuando a sviluppare il nostro gioco. Poi è chiaro che la ferita brucia e chi scenderà in campo sarà consapevole del ricordo della partita del Mondiale, ma dobbiamo rimanere focalizzati sul futuro senza farci condizionare: lo sguardo deve essere sempre avanti”.
A livello tattico Giappone e Sudafrica sono due squadre praticamente opposte: come si preparano due partite così diverse in sette giorni?
“Credo che la cosa importante sia concentrarci sul nostro gioco e sul nostro lavoro, ovviamente tenendo conto del tipo di avversario che abbiamo davanti e lavorando di conseguenza. Stiamo studiando il Sudafrica e abbiamo guardato le loro partite, così come loro avranno guardato le nostre. Dovremo sfruttare ed esaltare i nostri punti di forza e la nostra velocità, evitando che la partita finisca nei terreni preferiti dal Sudafrica”.
Contro il Giappone sei stata anche tra le piazzatrici. Stai lavorando su questo fondamentale? In questo momento come avviene la scelta della calciatrice?
“In generale, il gioco al piede è un’area nella quale stiamo tutte cercando di migliorare, anche perché il rugby femminile sta andando in quella direzione. Per quanto riguarda i piazzati ci sto lavorando sia in Nazionale sia personalmente a Exeter, anche se lì ci sono tante piazzatrici, ma è un discorso che riguarda sia il miglioramento personale sia la volontà di avere più alternative possibili. Per quanto riguarda le gerarchie, quando c’è Michela Sillari non ci sono dubbi ovviamente su chi va per i pali. Contro il Giappone, sapendo che Michi non ci sarebbe stata, abbiamo cominciato con Alyssa che però ha sentito un fastidio alla gamba e quindi ho proseguito io. Poi quando è entrata Beatrice Rigoni, che ha grande esperienza, ho lasciato a lei il compito. Ma è stata una cosa molto tranquilla e lineare, gestita in base a chi se la sentiva in quel momento: credo sia importante costruirsi più opzioni possibili, considerando che – come detto – il piede e di conseguenza anche i piazzati stanno diventando fondamentali nel rugby femminile”.
Quanto ti senti cresciuta in questi anni in Nazionale? Cosa ti ha dato anche l’esperienza in Inghilterra?
“So di avere ancora tanto da imparare e mi dico sempre che non ho ancora fatto niente, ma mi sento cresciuta sia rugbisticamente che umanamente in questo gruppo, e questo mi ha portato ad acquisire più confidenza sia dentro che fuori dal campo. Anche l’esperienza in Inghilterra a Exeter ha contribuito e mi ha permesso di acquisire ulteriore consapevolezza delle mie abilità, e sto cercando di portare tutto questo anche in Nazionale”.
Quando sei arrivata in azzurro si pensava potessi giocare principalmente mediana di mischia, poi col tempo ti sei stabilizzata nel triangolo allargato. Che percorso è stato?
“Guardandomi indietro è stato inaspettato, perché fin da piccola ho lavorato soprattutto come numero 9, ma essendo veloce e rapida mi consideravano adatta anche per giocare all’ala, anche perché quando sono arrivata in Nazionale c’era già Sofia Stefan che faceva entrambi i ruoli, quindi non era qualcosa di nuovo. E anche con la Capitolina negli ultimi anni non avevo giocato 9 con continuità. È stata una cosa graduale, perché venivo utilizzata sempre più spesso nel triangolo allargato e di conseguenza sia io che gli allenatori ci siamo regolati di conseguenza, andando sempre più verso questa direzione. Chiaramente è stato un percorso particolare, essendo cresciuta principalmente come 9, ma sono tutte qualità che mi porto dietro e che sono utili in qualsiasi ruolo, oltre ad avere la consapevolezza che – in caso di necessità – potrò comunque giocare anche in mediana. Anche l’esperienza in Inghilterra mi ha permesso di mettere ulteriormente in chiaro dove voglio focalizzarmi, perché anche ad Exeter gioco quasi sempre nel triangolo allargato, e questo mi porta ad avere degli obiettivi più chiari a livello personale”.

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