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Elisa Cucchiella, azzurra numero 105: “Il mondiale del 2017? Un passaggio importante. Bello vedere come il rugby femminile si è evoluto”

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Il Mondiale 2017 ha rappresentato il grande ritorno dell’Italia sul palcoscenico più importante, dopo 15 anni di assenza, e per Elisa Cucchiella – pilone e azzurra numero 105 – ha rappresentato anche il coronamento di 13 anni di carriera internazionale, a partire dall’esordio del 2004 contro l’Inghilterra. Cucchiella ha quindi vissuto i diversi periodi del rugby femminile italiano: da quello pre-Sei Nazioni (e l’esordio infatti arrivò in Coppa FIRA) alle prime grandi vittorie, fino al Mondiale 2017 che lanciò tante ragazze che avrebbero poi scritto la storia dell’Italia femminile. “Il rugby era di casa perché ci giocava mio padre, anche se in realtà ho cominciato tardi. All’inizio non mi interessava, poi a 19 anni una mia compagna di scuola insistette affinché provassi, ho fatto il primo allenamento ed è scattato qualcosa, mi è piaciuto e ho deciso di continuare. All’inizio non capivo le regole, però ero tosta e questo piaceva agli allenatori. Piano piano sono cresciuta, ho cominciato a fare i raduni con la Nazionale e nel 2004 sono arrivata in azzurro” racconta Cucchiella.

Il Sei Nazioni e il lavoro

Nel 2007 l’Italia entra nel Sei Nazioni femminile, scrivendo un altro pezzo di storia di questo sport. Elisa Cucchiella è parte integrante del gruppo, e lo sarà per i 10 anni successivi, pur con qualche stop forzato: “Ci sono stati un paio d’anni di stop, ho dovuto saltare anche alcuni Sei Nazioni come quelli del 2013 e del 2014 perché lavoravo. Ho avuto molti datori di lavoro che mi permettevano di conciliare le due cose, ma in quel periodo invece trovai un titolare che mi disse ‘o lavori o giochi’, e a quel punto sono stata costretta a stare fuori dal giro. Nonostante questo ho dei bellissimi ricordi degli anni in Nazionale: ricordo i primi europei FIRA, in cui ho esordito in azzurro prima del Sei Nazioni, e poi l’impegno maggiore richiesto dopo l’ingresso nel torneo. Anche perché, come detto, ogni ragazza di quella squadra o studiava o lavorava, eppure eravamo sempre lì pronte a dare il meglio di noi stesse. Ricordo i tanti allenamenti in palestra, mi piacevano, e in generale vedevo tanta voglia di crescere, di diventare sempre più forti, soprattutto tra le più giovani, quelle che poi sono entrate nel gruppo in ottica Mondiale 2017”.

Il Mondiale 2017 e le differenze con il mondo di oggi

Nel 2017, infatti, l’Italia femminile ritorna ai Mondiali dopo 15 anni di assenza, ed Elisa Cucchiella è tra le convocate di coach Andrea Di Giandomenico: “Quel Mondiale fu già un passaggio importante per il rugby italiano, vedevo già un approccio diverso rispetto a quando avevo iniziato. Quando ho cominciato ci seguivano davvero in pochi, stampavamo noi le magliette, era un mondo ancora poco seguito e lo vivevamo come un divertimento, anche se chiaramente abbiamo sempre dato tutto. Nella generazione successiva, anche grazie all’avvento dei social che hanno consentito al rugby femminile di avere più visibilità, c’è stato un ulteriore cambiamento: più seguito voleva dire maggiore considerazione, e questo portava a darsi da fare ancora di più. Con il tempo sono cambiate tante cose: ci sono i contratti, le dirette televisive di tutte le partite, e questa evoluzione mi rende felice. Adesso le ragazze che si avvicinano al rugby trovano una realtà diversa: non c’è solo la passione, che ovviamente non deve mai mancare, ma c’è anche qualcosa dietro, delle garanzie diverse, delle possibilità in più rispetto alla nostra generazione. È bello vedere anche tante ragazze che a fine partite cercano le giocatrici, chiedono foto, autografi, è il sintomo di un lavoro fatto dalle società che vanno nelle scuole, che lavorano per portare in giro questo sport e per far capire che il rugby non è uno sport soltanto per uomini. Anzi, direi proprio che non è uno sport né da femmine né da maschi, è uno sport e basta che come tutti può essere praticato da entrambi e che ha lo stesso valore”.