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Andrea Zambonin: “Voglio confermarmi con l’Italia. La touche? Parisse sta portando tante idee”

Italia Nazionali News |

L’Italia chiude la stagione 2025-26 con le prime tre partite del Nations Championship contro Giappone, Nuova Zelanda e Australia: tre sfide lontano da casa per aprire la nuova competizione internazionale che sostituisce i “canonici” tre match. Per Andrea Zambonin saranno anche le ultime tre gare di una stagione lunga e positiva, vissuta tra la crescita con Exeter e un ruolo sempre più stabile in Nazionale. Il seconda linea azzurro arriva da mesi importanti, ma ha tanta voglia di confermarsi anche in queste ultime tre partite: “Vogliamo davvero chiudere nel modo migliore. Non possiamo adagiarci adesso, pensare che sia stata una buona stagione e vivere questa tournée in maniera rilassata. Sono tre partite importantissime per continuare il processo positivo che abbiamo fatto vedere quest’anno, e personalmente voglio migliorare ancora e far vedere le mie potenzialità”.

È stata una stagione molto positiva per te, sia in Nazionale che con Exeter. Quali sono stati i momenti più importanti?

“Con la Nazionale è stata una stagione molto positiva. Abbiamo colto risultati importantissimi battendo l’Australia, la Scozia e l’Inghilterra, anche se rimane il rammarico per la sconfitta in Galles, che però ci ha insegnato tante cose: dobbiamo raggiungere una solidità tale da poter avere una continuità vera, costante, in tutte le partite, in modo da poter mettere in difficoltà ogni avversario e toglierci soddisfazioni ancora più grande. Anche ad Exeter è andata molto bene: la squadra veniva da una stagione molto deludente, quindi in questo senso la soddisfazione è stata amplificata anche da questo. Anche in questo caso il finale è stato un po’ amaro, con la sconfitta in finale, ma la cosa fondamentale è continuare a lavorare duro per migliorare, senza trovare scuse o adagiarsi. Andare in Inghilterra è stata una scommessa, una sfida: venivo da un periodo difficili a causa di un infortunio e di problemi familiari, ma sono felice della scelta fatta”.

La sconfitta contro il Galles arrivò in modo un po’ sorprendente, considerando che l’Italia partiva favorita. Anche col Giappone gli Azzurri arrivano col favore del pronostico: come cambia l’approccio alla partita?

“Il nostro passo successivo deve essere proprio questo. Anche se da fuori può cambiare la percezione tra favoriti e sfavoriti, per noi non deve cambiare niente. Dobbiamo affrontare ogni partita come se fosse la più importante, ed è quello che facciamo. Ogni partita ha le proprie opportunità e le proprie sfide. Noi dobbiamo essere noi stessi, cercare di essere la migliore Italia possibile, poi ogni squadra metterà in campo le proprie qualità e noi faremo lo stesso. Sappiamo che il Giappone è una squadra molto rapida e dinamica, quindi dovremo cercare di imporre il nostro gioco e il nostro ritmo, anche perché siamo una squadra dinamica e possiamo affrontare ogni tipo di situazione”.

Da Vicenza a Exeter, passando per l’Accademia, Calvisano e le Zebre: che percorso è stato il tuo? Quando hai capito di poter fare il grande salto?

“Non credo ci sia stato un momento esatto. Sicuramente ho sempre sognato tutto questo, ma ho avuto una crescita molto progressiva. Sono molto legato a Vicenza perché è la squadra in cui sono nato e cresciuto, poi l’Accademia mi ha dato un tipo di mentalità e di cultura del lavoro che mi porterò dietro per sempre, poi c’è stato l’anno a Calvisano e il trasferimento alle Zebre, un passaggio fondamentale. A Parma ho avuto l’occasione di crescere molto in un ambiente che mi dava la possibilità di sbagliare. Non è una cosa scontata, soprattutto in un contesto professionistico e competitivo. Le Zebre mi hanno dato questa possibilità, come la danno a molti giocatori italiani giovani: crescere, mettersi in mostra, fare errori sapendo che quegli errori ti aiuteranno a migliorare”.

In questo senso quanto è stato importante Massimo Brunello?

“Massimo ha una grande competenza tecnica, ma soprattutto ha una grande capacità di gestione del gruppo dal punto di vista non solo rugbistico ma anche umano. E in questo senso è molto simile a Baxter, che ho trovato a Exeter: entrambi lavorano per mettere i giocatori nelle condizioni di dare il meglio, e quando sono arrivato ai Chiefs ho trovato un ambiente abbastanza ‘familiare’ da questo punto di vista, perché venivo dal lavoro già fatto con Brunello. Personalmente cerco di assorbire il più possibile da ogni allenatore, perché ognuno ha una propria storia, una propria idea di rugby e una propria idea di lavoro. Tutti hanno vissuto esperienze diverse e io cerco di prendere il più possibile da ciascuno. È così anche con Gonzalo Quesada, per il quale provo una grandissima stima: è concentratissimo sui dettagli, lo ammiro molto ed è uno che non si risparmia mai. Quando si pensa a un allenatore si parla spesso della preparazione delle partite, delle formazioni, ma voglio sottolineare il grandissimo lavoro che fa Gonzalo a partire dai raduni di preparazione, perché è da lì che si fa la differenza”.

E da quest’anno nello staff tecnico c’è anche Sergio Parisse, con il quale lavorerai a stretto contatto essendo la touche una delle tue specialità…

“Poter lavorare con lui è un grande privilegio, perché sono cresciuto negli anni in cui lui era in campo con l’Italia ed era il mio idolo, quindi avere la possibilità di lavorarci insieme mi stimola tantissimo. Chiaramente in quest’ultima parte di stagione – essendo io a Exeter e lui ancora a Tolone – abbiamo parlato tanto soprattutto al telefono, facendo diversi meeting in videochiamata. Però si vede già che ha delle ottime idee e le condivido: sarà molto metterle in pratica in partita e vedere come faranno evolvere il nostro gioco. Sono molto fiducioso, condivido pienamente le novità che porta e finora mi sembra siano state accolte in maniera molto positiva dalla squadra. Sono entusiasta di poterle mettere in pratica”.