Il ricordo di Adelina Corbanese, tra le pioniere del rugby femminile italiano, continuerà a vivere nel movimento attraverso il premio di MVP del campionato di Serie A Elite Femminile, che il Consiglio Federale della Federazione Italiana Rugby, riunitosi il 27 luglio, ha deliberato di intitolarle.
Azzurra numero 19 con 39 caps, Corbanese è stata una delle protagoniste dei primi anni della Nazionale Italiana, contribuendo alla crescita del movimento sin dalle sue origini. Esordì nel 1986 contro la Francia, nella seconda partita della storia della Nazionale femminile italiana, entrando così a far parte della generazione che ha aperto la strada allo sviluppo del rugby femminile nel nostro Paese. Con la maglia Azzurra ha inoltre conquistato il Campionato Europeo nel 2002, aggiungendo un titolo internazionale a una carriera che ha attraversato e contribuito a costruire la storia del rugby femminile italiano.
Scomparsa prematuramente nel 2021 all’età di 55 anni, era originaria di San Biagio di Callalta e ha legato indissolubilmente la propria carriera sportiva alle Red Panthers di Treviso. Proprio con la maglia biancoverde ha conquistato diciannove Campionati Italiani consecutivi tra il 1985 e il 2003: sette sotto la gestione UISP e dodici dopo il passaggio del campionato alla giurisdizione FIR.
“L’amore di Adelina per il Gioco e il suo impegno per il movimento rugbistico rivive nei numeri della sua carriera, ed ancor più nelle sue azioni», ha dichiarato il Presidente della FIR, Andrea Duodo.
“Il Consiglio Federale, con l’intitolazione del premio di MVP del massimo campionato nazionale, rende omaggio alla memoria di una delle pioniere del nostro sport. Corbanese è stata un esempio dentro e fuori dal campo: leghiamo il suo ricordo a un riconoscimento concreto, il miglior lascito possibile dell’impegno, sportivo e umano, che ha caratterizzato la vita di Adelina” ha aggiunto il massimo dirigente federale.
Oltre ai successi sui campi da rugby, la storia di Adelina Corbanese ha assunto un significato importante anche al di fuori dello sport. Per anni ha lavorato in De’Longhi, dove ha condotto negoziazioni sindacali che hanno contribuito al raggiungimento di importanti traguardi per i diritti delle lavoratrici, tra cui l’introduzione di pause fisiologiche più lunghe per le dipendenti.
“Ricordo Adelina come una giocatrice di altissimo livello, una donna coraggiosa e dotata di una straordinaria generosità, dotata di un’ironia che arricchiva il nostro ambiente”, dichiara la Consigliera Federale con delega al Rugby Femminile Erika Morri, che ha condiviso con Corbanese gli anni in maglia Azzurra. “Terminata la carriera agonistica, ha contribuito aI nostro movimento mettendosi a disposizione come allenatrice del Minirugby alla Benetton Treviso, il club a cui ha legato il suo percorso da atleta. Il suo ultimo gesto, la donazione degli organi, ha salvato la vita a molte persone ed è stato solo l’ennesima testimonianza della grande caratura morale ed etica che la contraddistingueva. Ricordo ancora con piacere i giorni trascorsi insieme in Nazionale, in particolare durante la prima Coppa del Mondo del 1991, quando un Mondiale femminile era ancora considerato un tabù. In quell’anno fu scritta una pagina di storia dello sport mondiale e sono felice che Adelina ne abbia fatto parte, all’interno di una squadra unita e solidale. Ricordarla attraverso questo premio è un atto dovuto, che oggi abbiamo ratificato con orgoglio, rendendo omaggio a un nome che appartiene a pieno titolo al patrimonio culturale del nostro rugby”.
Il marito di Corbanese, Luigi Zanatta, ha accolto così la notizia dell’intitolazione del premio di MVP della Serie A Elite Femminile alla memoria di sua moglie: “Adelina è stata una grande donna e una grande atleta. Ha sempre messo al primo posto l’amore per il rugby e l’attenzione verso le persone in difficoltà. Per lei il rugby è stato una scuola di vita, fatta di valori, amicizia, condivisione e divertimento. Mi auguro che continui a essere ricordata così: per ciò che è stata e per tutto quello che ha saputo lasciare alle persone che hanno avuto la fortuna di conoscerla, dentro e fuori dal campo”.

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