Autore: Claudia Parola
25 anni di Sei Nazioni – Incontri nella Storia: Scozia v Italia
I quattro minuti e mezzo che sconvolsero il rugby vennero a Murrayfield il 24 febbraio 2007: 0-21 quando il cronometro segnava il 6’ e in tribuna, dopo le mete di Mauro Bergamasco padovano, di Andrea Scanavacca rodigino e di Kaine Robertson neozelandese che aveva imparato il rugby in Italia, tutti erano finiti in quella che è banale definire una dimensione di sogno: era un’ubriacatura, una passeggiata nel delirio più dolce, subito sostituito da una legittima apprensione. Era finita una brevissima partita e ne cominciava un’altra, lunga 74’, di assalti dei blu, di punizioni che Paterson avrebbe potuto calciare in mezzo ai pali e che finirono per essere all’origine di tentativi di sbarchi oltre la linea. Solo Di Rollo e Paterson varcarono quel confine ma il distacco era sempre ampio e la sabbia scorreva nella clessidra. Quando a tempo scaduto, con il risultato in mano, Alessandro Troncon detto Tronky, segnò la quarta meta e Scanavacca la trasformò con il gesto dolce dell’altra sua personalità, quella del giocatore di golf, sul prato comparvero gentiluomini veneziani in mantello e tricorno che tributarono il più elegante degli omaggi alla prima vittoria italiana fuori dalle mura. Venne naturale accostarli a certe figure, due secoli e mezzo prima dipinte da Pietro Longhi. Tra i cavalieri che fecero l’impresa, un tardivo e meritato premio da uomo del match da assegnare a Santiago Dellapè: se gli scozzesi non riuscirono a irrompere, a diventare padroni della touche, il merito deve esser riconosciuto al lock arrivato nel mondo – sarà un caso? – nello stesso luogo, La Plata, che ha visto venire alla luce Sergio Parisse, un altro protagonista della gloriosa giornata che la stampa scozzese avrebbe marchiato a fuoco con un titolo memorabile e spietato: Triple Clowns. Il giorno dopo, all’aeroporto, quella prima pagina correva di mano in mano dando la scossa a chi aveva dormito poco o non aveva dormito affatto. Meglio di un bricco di caffè forte. Gli scozzesi si sarebbero presi una bruciante rivincita sette mesi dopo, a St Etienne quando il piede di Paterson sarebbe stato spietato: sei calci a segno, in fondo a un match che avrebbe prodotto una sola meta, di Troncon, prima del fischiare del pallone che Bortolussi spedì a un palmo dal palo, la distanza che separò gli azzurri dai quarti di finale di Coppa del Mondo. A Murrayfield Pierre Berbizier, detto le petit general, aveva avuto la sua Austerlitz e gli aveva dato seguito, due settimane dopo, battendo il Galles. L’addio fu una sconfitta stretta, non una Waterloo.
News | 28/01/2025
Linee di meta: Niccolò Cannone e Paolo Ghelardi
La linea di meta è dritta, quella della vita no: come, grazie a qualcuno, la traiettoria personale di atlete e atleti è cambiata. “L’allenatore che sicuramente mi ha dato qualcosa di unico, soprattutto a livello emotivo, è stato Paolo Ghelardi detto ‘Il Ciafo’, leggenda del calcio storico e del rugby fiorentino. Ho avuto la fortuna di passare un anno e mezzo con lui. Tutti le volte che ci penso mi vengono i brividi per il modo in cui affrontava le partite, per come viveva i derby toscani. Lui aveva fatto tutta la carriera a Firenze per poi unirsi al Florentia Rugby, dove giocavo io. Prima dei derby piangeva, sentiva la partita come se dovesse giocarla anche lui insieme a noi. Non ho mai visto una persona vivere così tanto emotivamente una partita, e questa cosa ci caricava tantissimo, e ancora oggi credo che mi accomuni a lui la passione, l’emotività e la cattiveria agonistica che mettiamo in campo, oltre ovviamente all’amore smisurato che abbiamo per Firenze” – Niccolò Cannone Il rugby è amore, passione, emotività. Niccolò Cannone è la furia agonistica di fronte ai miti del rugby moderno, affrontati con rispetto ma con la consapevolezza di poter stare a quel livello. Niccolò Cannone però è anche l’emozione prima del match, le lacrime durante l’inno, l’abbraccio con i compagni, l’urlo di gioia dopo una vittoria. Non sono cose che spuntano all’improvviso, sono cose che vengono da dentro, e che vengono tirate fuori da allenatori capaci di far esprimere i bambini e i ragazzi nel modo migliore. Così ha fatto Paolo Ghelardi, detto “Il Ciafo” – 67 anni, allenatore fino al 2017 e insegnante di educazione fisica fino a quest’anno (“ora sono andato in pensione, largo ai giovani”) – che ha allenato Niccolò Cannone prima in Under 16 e poi nella Prima Squadra del Florentia Rugby, una società legata soprattutto al quartiere 4 di Firenze e nata nel 2013 dalla fusione tra il Bombo Rugby – che operava nel settore giovanile dal 1998 – e il Firenze Rugby, nato nel 2003 e storicamente legato all’attività seniores. Un club che ha sempre schierato almeno una squadra in ogni categoria, dall’Under 6 fino alla Serie C e alla Serie B, oltre alle squadre old composte da ex giocatori, genitori dei ragazzi e tanti appassionati di rugby, e che nel 2023 si è unito al Firenze Rugby 1931 formando l’Unione Rugby Firenze. Dal Florentia, oltre a Niccolò, è uscito fuori anche il fratello più piccolo, Lorenzo. Proprio Ghelardi ha raccontato la bellissima esperienza vissuta con Niccolò Cannone, oggi seconda linea del Benetton e della Nazionale, e in generale nel rugby giovanile con il Florentia, dove ha giocato e dove – seguendo un percorso simile – ha giocato anche il fratello Lorenzo: “Niccolò era il più grande e grosso di tutti già a quei tempi, ma è un ragazzo d’oro. Lui e il fratello sono di un’umiltà incredibile. Quando tornano a Firenze spesso vengono a vedere le partite, stanno insieme a noi, è una cosa molto bella. Con Niccolò ho lavorato un paio d’anni in Under 16, ancora si doveva formare del tutto rugbisticamente, ma in campo era sempre attivo, giocava sempre con il sorriso e si vedeva tutto il suo amore per il rugby e la voglia di imparare” spiega Ghelardi, che poi racconta un aneddoto curioso: “Aveva tanta fame, non solo in campo. Ricordo che la mamma gli portava delle schiacciatone grandissime da mangiare (ride, ndr). E poi c’è un’altra cosa da sottolineare, che per me è fondamentale avendo lavorato tanto con i ragazzi e avendo lavorato anche come insegnante di educazione fisica: l’educazione e il rispetto, qualità che Niccolò ha sempre avuto e che questo sport ci insegna”. E sulla sua filosofia di insegnamento, “Il Ciafo” spiega: “Un buon allenatore deve riuscire a intuire le capacità tecniche e fisiche del ragazzo per farlo esprimere e soprattutto divertire, quando è giovane. Bisogna restare allenatori e non diventare ‘addestratori’ facendo diventare i ragazzi tutti uguali, ognuno ha caratteristiche diverse e il nostro ruolo – il più difficile – è tirarle fuori lasciando che restino sempre loro stessi. Niccolò è ‘figlio’ di questa filosofia”. Proprio su questo aspetto, Ghelardi approfondisce il modo in cui ha sempre lavorato con i giovani, e con lui il Florentia: “Va fatto prima di tutto un lavoro di crescita umana. L’obiettivo che mi sono sempre posto è lasciar ‘giocare’ i ragazzi, soprattutto i più piccoli. E poi credo che fino ai 12-14 anni ai ragazzi vada insegnata soprattutto la tecnica e vadano fatti divertire, senza lasciarsi troppo condizionare dalla tattica, dai risultati immediati e dalla troppa voglia di vincere le partite a tutti i costi. Poi è chiaro, il rugby è uno sport tatticamente complicato ed è giusto che a una certa età si introduca anche quella parte, ma i ragazzi devono prima di tutto divertirsi e devono cambiare tanti ruoli. Anche perché a quell’età i bambini e i ragazzi sono delle spugne: imparano tutto. Ad esempio, anche se non l’ho allenato in prima persona, ricordo quando il fratello di Niccolò, Lorenzo Cannone, da ragazzino al Florentia giocava apertura in under 12, poi è diventato centro e poi crescendo si è trasformato in terza linea, ma è un percorso che va fatto con i tempi giusti, senza riempire la testa ai ragazzi”. Tornando a Niccolò Cannone, “Il Ciafo” racconta un altro particolare: “C’è una cosa che di lui mi ha sempre colpito - prosegue Ghelardi - ed è la sua capacità di fare sempre uno scalino in più, di crescere anno dopo anno e di migliorarsi continuamente. L’ho fatto esordire in Serie B a 17 anni, poi è andato in Accademia e ha cominciato a giocare sempre di più, così ha fatto al Petrarca, al Benetton e fino alla Nazionale. Questo fa capire la sua grande attitudine e la sua capacità di imparare”. Pensando all’emotività con cui Niccolò Cannone vive le partite, dimostrata dalle lacrime che spesso solcano il suo viso durante l’inno Nazionale, non si può non tornare ai tempi dei derby toscani con coach Ghelardi in panchina: “Anch’io vivevo le partite così, ero molto emotivo e spero di averglielo trasmesso perché è una cosa bella, fa trasparire tutto l’amore che abbiamo per il rugby”. E a proposito di emozione, ancora oggi quando gioca la Nazionale “Il Ciafo” prova delle sensazioni molto particolari: “Prima delle partite ci sentiamo sempre, e non è una cosa scontata perché giustamente potrebbe sentirsi disturbato, e invece mi ringrazia sempre e io gli faccio sempre un ‘in bocca al lupo’ prima di giocare. Ciò dimostra ancora una volta la sua umiltà e la sua riconoscenza verso gli altri. Credo sia arrivato così in alto anche per il suo carattere” ha concluso Ghelardi.
dalla base | 24/01/2025
FIR rinnova l’accordo con Gilbert
Partnership rinnovata per tutte le squadre e campionati FIR. Una collaborazione che dura da più di 10 anni. East Sussex, Inghilterra, Ottobre 2024 – Gilbert ha annunciato il rinnovo della collaborazione con la Federazione Italiana Rugby, in qualità di fornitore ufficiale di palloni per ogni livello di gioco. Il rinnovo consolida la posizione di Gilbert come marchio numero 1 di palloni in Italia e nel panorama del rugby mondiale. Secondo quanto stabilito nel nuovo accordo, Gilbert continuerà a fornire i suoi palloni, noti a livello globale per le loro eccellenti prestazioni, alla Federazione Italiana Rugby ed ai campionati nazionali, e continuerà a proporre i propri innovativi e brevettati articoli agli atleti e tifosi italiani in tutto il mondo. Fondata nel 1823, Gilbert ha festeggiato il suo primo bicentenario nell’anno appena trascorso. La sua storia si fonde con quella del rugby: infatti fu William Gilbert a fornire i primi palloni alla Rugby School quando William Webb Ellis prese la palla in mano ed iniziò a correre. Tutt’oggi, il pallone da gara Gilbert iNNOVO è la prima scelta delle grandi nazionali ed è stato il pallone ufficiale della Coppa del Mondo per otto edizioni consecutive. Il Direttore Commerciale della Federazione Italiana Rugby, Carlo Checchinato, ha dichiarato: “Il rapporto con Gilbert costituisce una delle partnership più durature della nostra Federazione, e siamo entusiasti di poter continuare a mettere a disposizione delle nostre Nazionali e del movimento lo strumento maggiormente caratterizzante del nostro Gioco garantendo standard qualitativi di livello assoluto in tutte le categorie, dal minirugby all’attività internazionale”. Il CEO di Gilbert Rugby, Richard Gray, ha aggiunto: "Siamo davvero lieti di continuare la nostra partnership con la Federazione Italiana Rugby. Come sosteniamo ed investiamo nel rugby in tutto il mondo siamo lieti di poter contribuire alla crescita del rugby in Italia. Questo grazie al successo ed alla continuità della collaborazione con la FIR. Durante la prossima stagione proporremo una gamma di palloni FIR innovativa e totalmente inedita". "Siamo molto lieti di annunciare la continuazione della nostra lunga collaborazione con la Federazione Italiana Rugby", ha dichiarato Francesco Pellizzari, Direttore di Gilbert Italia. "Questo accordo è la testimonianza del nostro impegno e della nostra passione per il rugby italiano. Siamo orgogliosi che una federazione così prestigiosa abbia scelto di continuare a collaborare con noi". I palloni ufficiali Gilbert FIR sono disponibili online su gilbertrugby.com e nei principali negozi di articoli sportivi. Informazioni su Gilbert Gilbert Rugby è un marchio leggendario con 200 anni di esperienza nella realizzazione di palloni da rugby di elevatissima qualità. Dai suoi lontani inizi negli anni ’20 dell’800, Gilbert Rugby è diventato il pallone ufficiale delle più importanti competizioni mondiali di rugby. Conosciuta per l’innovazione, l’affidabilità e la qualità, Gilbert Rugby è simbolo di eccellenza nel mondo della palla ovale. Dal 1995 in poi è il pallone ufficiale di ogni Coppa del Mondo ed il fornitore ufficiale delle più importanti competizioni mondiali come Guinness Six Nations, HSBC World Rugby Sevens Series, European Professional Club Rugby. Oltre ai palloni, Gilbert produce e distribuisce con successo calzature, abbigliamento ed accessori per il rugby.
News | 05/12/2024
On-line la versione revisionata del Comunicato Federale n.1 2024/25
La Federazione Italiana Rugby ha pubblicato il Comunicato Federale n.1 2024/25, consultabile QUI, revisionato in data 26.11.2024, successivamente alle determinazioni assunte dal Consiglio Federale nella riunione del 16 novembre scorso a Genova.
FIR Informa | 28/11/2024
Sergio Parisse – da 8 a ∞
Sergio Parisse nella Hall of Fame, la sala della fama, la casa della gloria. E’ il primo italiano ad avere accesso alla confraternita che comprende eroi e centauri, profeti e bucanieri. Sergio è come un vestito tagliato da un bravo sarto, uscito da Savile Row si diceva una volta pensando a quella stradina londinese meta dei vecchi gentlemen: più va avanti il tempo, meglio lo si indossa. E lui lo ha sempre indossato con disinvoltura, onestà, trasparenza, rigore, calore, passione nel ruolo che gli è spettato, capitano coraggioso e responsabile che ha sempre preferito non nascondere le difficoltà dietro cortine di parole vuote, che non ha saputo mimetizzare le rare gioie – e per questo, violente, quasi telluriche – che sono piovute addosso a lui a quelli che gli sono stati attorno. I suoi uomini. Per anni Parisse è stato giudicato un buon talento e, dialetticamente, uno non sensazionale. Dipende dal fatto che sul palcoscenico è arrivato molto giovane, un ragazzo o poco più: a Canberra, nel 2003, aveva vent’anni e si era fatto tagliare i capelli con strane volute che potevano ricordare l’arte aborigena. Un bel giovane che, non avesse avuto un incontro fatale con il rugby, avrebbe avuto una carriera assicurata nel cinema: gladiatore, eroe mitologico. Il ruolo di Ercole (impegnato in innumerevoli fatiche) ha finito per interpretarlo sul campo, a Treviso, a Parigi a Tolone e 142 volte con l’azzurro addosso, unendo forza a sagacia a numeri di alta scuola che uno può non aspettarsi da chi fa parte di quella spina dorsale che è la terza linea. Sergio riciclava la palla come sapeva fare Sonny Bill Williams, sapeva usare le mani come una ricamatrice, inventava discese sull’ala, improvvisava un fulmineo passaggio dietro la schiena (la Parissina) come certi australiani bizzarri e balzani, conosceva persino l’arte del drop, il gesto più calligrafico consentito dal gioco e concesso un paio di volte anche in azzurro: una volta gli è andata bene, una male, contro la Francia. Parigi val bene un drop se può essere decisivo, disegnare una svolta. Bello e buono, dicevano i greci di fronte a chi avesse raggiunto l’equilibrio delle doti morali. Ma spesso questo vasto repertorio ha finito per attirargli contro gli strali di una critica superficiale, non lontana dal confine dell’ingratitudine: “Ma cosa crede di fare? ma chi crede di essere?”. Non è mai stato il tipo del San Sebastiano e così non ha mai dato molto peso alle frecce che gli venivano scagliate contro. Primo, perché conosce il suo valore e sa che i lunghi anni francesi sono diventati un corso di perfezionamento che lo hanno portato alla laurea, al master, alla libera docenza, e che lo hanno messo a nudo, e non solo per i calendari dello Stade Francais che facevano rumore. Mario Del Monaco, uno che di acuti se ne intendeva, un giorno disse: “Quando uno arriva troppo in alto, può cominciare ad essere antipatico”. Lui no. In questi di anni di pellegrinaggi, di facili esaltazioni, di delusioni profonde, di sprofondi, di difficili risalite, non tutti hanno colto che Parisse continuava a progredire, a guadagnare posizioni impensabili. Qualche anno fa, alla vigilia di un 6 Nazioni, gli esperti del Guardian hanno votato i venti più grandi giocatori nella storia del Torneo. Sergio è finito quarto, dietro Brian O’Driscoll, Martin Johnson e Paul O’Connell, davanti a Jonny Wilkinson, agli altri inglesi del 2003, ai migliori gallesi, francesi e scozzesi espressi dal nuovo formato del Championship. La collocazione aprì un dibattito: esiste una nazionale del globo che potrebbe fare a meno di lui? Risposta: nessuna. Qualche problemino con gli All Blacks, ma risolvibile. Si è sempre detto che una delle doti di un capitano sia anche la capacità oratoria. Martin Johnson non era un condottiero che ogni volta inventava un discorso buono per il giorno dei santi Crispino e Crispiano e si limitava a un eloquente “diamogli sotto”. Quando concedeva la sua presenza meno di 24 ore prima del calcio d’inizio, Sergio non dispiegava teli mimetici su quanto avrebbe detto– a una squadra che sapeva di dover sempre affrontare flutti più o meno irati, mai navigazioni su mari calmi. Lui sapeva tenere saldo il timone e all’occorrenza, manovrare le vele. Benvenuto tra gli eletti.
News | 20/11/2024
Remo Zanatta, il ‘Grande Vecchio’
Domenica, al Ferraris, un invitato molto speciale che viene da vicino (via Montenero è a 6’ a piedi dallo stadio) e da un tempo molto lontano: Remo Zanatta, 93 anni, il più anziano internazionale in vita, due volte azzurro nel ’54 nel breve volgere di pochi giorni, al fianco di Paolo Rosi, trevigiano, genovese da quasi ottant’anni quando la famiglia, originaria di Preganziol, seguì una lunga onda migratoria alla fine della seconda guerra mondiale. La scelta non cadde sull’Australia o sull’America, ma su Genova.Andrea Duodo, neopresidente della Fir, consegnerà a Zanatta il cap – un berretto azzurro con una nappina dorata e il numero 141 - che Remo, che non era stato rintracciato, non aveva avuto nel 2013 nella cerimonia che a Roma aveva riunito generazioni di giocatori.L’età è molto tarda, la sua capacità di attenzione ancora viva. Dentro, un mare di ricordi. Il trasferimento a Genova, la scuola interrotta alla seconda media, il lavoro inseguito per dare una mano in casa sino all’arruolamento in Marina. Remo finisce sul dragamine Fiordaliso e quando viene trasferito a terra, all’Autocentro di Roma, incrocia la sua strada con quella del rugby. Gioca, da centro, con la Roma e al termine del servizio militare torna a casa e va al Cus Genova, in quelle stagioni in serie B.La primavera del 1954 è il suo momento più alto. Gioca nella seconda serie ma viene selezionato in Nazionale (primo trevigiano) per il doppio impegno contro la Spagna e la Francia. Il 19 aprile, a Napoli, stadio del Vomero, Paolo Rosi indossa la maglia n. 14, Zanatta la n. 12. In terza linea, Sergio Lanfranchi, uno degli “italien” che in Francia, a Grenoble, si sono fatti stimare. Finisce 16-6 e il via alle segnature è di chi diventerà la “voce” del rugby, dell’atletica e del pugilato.Appena cinque giorni dopo, all’Olimpico di Roma, l’Italia affronta nella finale di Coppa Fira la Francia che nel 5 Nazioni ha ceduto soltanto al Galles, finendo appaiata in classifica ai gallesi e all’Inghilterra. E’ una Francia leggendaria, la squadra dei fratelli Prat, di Boniface, di Albaladejo. Quel 12-39, ultima partita di Rosi, segna la fine della breve stagione felice di Remo Zanatta, che domenica, 70 anni dopo, tornerà in scena.
News | 17/11/2024
WXV 2024: i precedenti di Sudafrica-Italia
Per il secondo anno consecutivo l’Italia scenderà in campo in casa del Sudafrica, in quella che sarà la terza sfida assoluta tra le Azzurre e le Springbok Women, che anche quest’anno ospitano la divisione 2 del Torneo WXV. Il match è previsto sabato 12 ottobre alle ore 14 all’Athlone Sports Stadium di Città del Capo. I precedenti tra Sudafrica e Italia femminile Il bilancio, nelle 2 partite disputate finora, è un netto 2-0 per l’Italia, che ha stravinto 35-10 in un test match a Prato nel 2018 e si è ripetuta lo scorso anno nella prima edizione del WXV, vincendo 36-18 a Città del Capo. In totale, quindi, l’Italia ha messo a segno 71 punti contro i 28 del Sudafrica. Tante giocatrici che ancora oggi fanno parte del gruppo della Nazionale erano presenti a Prato nel primo successo contro il Sudafrica, sancito infatti dalle mete di Stefan (doppietta), Giordano, Arrighetti, una meta tecnica e i piazzati di Sillari. L’ultima sfida A Città del Capo, nel 2023, l’Italia si impose nettamente con una formazione che univa parte del blocco delle titolari ad alcuni esperimenti ben riusciti nel corso di quel Torneo, chiuso poi al secondo posto solo per differenza punti con la Scozia. Dopo un primo botta e risposta con Latsha a rispondere alla meta di Ostuni Minuzzi dopo 5’ (entrambe trasformate da Capomaggi e Van Rensburg) l’Italia prende il largo già nel primo tempo. Al 13’ segna Aura Muzzo che finalizza in bandierina un gran passaggio di Rigoni, poi 10 minuti dopo Ranuccini marca dopo una bella giocata di Turani. Van Rensburg accorcia dalla piazzola ma nel finale di primo tempo Capomaggi risponde per il 22-10 dell’intervallo. Nella ripresa, dopo un altro piazzato di Van Rensburg, l’Italia chiude la questione con la meta di Vittoria Vecchini. Dolf accorcia le distanze, ma nel finale l’intercetto di Alyssa D’Incà sancisce il definitivo 36-18.
Italia | 11/10/2024
WXV 2024: i precedenti tra Galles e Italia
La seconda sfida del WXV 2024 vede l’Italia di fronte al Galles all’Athlone Sports Stadium di Città del Capo, in una replica in campo neutro del match dell’ultimo Sei Nazioni, vinto a Cardiff dalle gallesi. La sfida è prevista venerdì 4 ottobre alle ore 16. I precedenti tra Galles e Italia Quello di Città del Capo sarà l’incontro ufficiale numero 24 tra Galles e Italia. Il bilancio delle 23 partite disputate finora vede 8 successi azzurri, un pareggio e 14 vittorie gallesi. L’Italia ha segnato 285 punti in totale contro i 441 del Galles. Le due squadre si sono incontrate per la prima volta al Mondiale 1998, con vittoria del Galles ad Amsterdam per 12-10. In campo neutro, invece, finora ha sempre prevalso il Galles nelle 3 volte in cui le formazioni si sono affrontate: detto del successo del 1998, le gallesi hanno vinto anche nel match di Coppa Europa del 2000 (25-24 a El Ejido, Spagna) e alla Coppa del Mondo 2002 (35-3 a Sant Boi de Llobregat), che è anche la vittoria gallese più larga negli incontri tra le due formazioni. Il miglior successo dell’Italia è invece il 22-5 di Padova nel 2015. L’unico pareggio tra le due formazioni risale al 2019: a Lecce finì 3-3 con calci di Wilkins e Sillari, e quei 2 punti alla fine si rivelarono decisivi per conquistare il secondo posto nel Sei Nazioni di quell’anno. L’ultima sfida Italia bella e sfortunata a Cardiff nell’ultima giornata del Sei Nazioni 2024. Padrone di casa avanti con Phillips, che gioca una “furba” in touche con Butchers, riceve nuovamente il pallone e segna. Neanche il tempo di rimettere il pallone in gioco e l’Italia reagisce: D’Incà strappa il pallone dalle mani di Bluck e serve a Ostuni Minuzzi il passaggio del primo vantaggio con la trasformazione di Rigoni, che nel finale di frazione mette a segno anche il calcio del 5-10 con cui si va all’intervallo. Nella ripresa reazione veemente del Galles, che dopo una lunga serie di raccogli e vai segna con Prys per il sorpasso e poi allunga col piede di Bevan al 52’ per il 15-10. Ancora una volta il match è un bellissimo botta e risposta, con l’Italia che torna in attacco e ribalta tutto. Dopo una bella azione di Muzzo, al 55’ Stefan gioca dal lato chiuso su D’Incà che passa in mezzo a due avversarie e serve sulla corsa Granzotto, che batte Neumann e Callender in velocità e segna la meta del pareggio. Al 70’ le Azzurre tornano in vantaggio con un’azione in fotocopia: Muzzo semina il panico in mezzo a 3 avversarie, Stefan insiste dal lato chiuso e trova Stevanin che segna ancora in bandierina. Nel finale, però, il 50:22 di George riporta il Galles in avanti per l’ultima azione: ancora una lunga serie di cariche, poi Sisilia Tuipulotu va oltre e segna in mezzo ai pali, Georgia mette dentro la facile trasformazione che vale il 22-20 finale.
Italia | 03/10/2024
WXV 2024: i precedenti tra Italia e Scozia
Dopo tante sfide tra Sei Nazioni, test match e Mondiali, Italia e Scozia si affrontano per la prima volta nell’inedito scenario del WXV: le due formazioni, giunte alla 26esima partita ufficiale tra loro, scenderanno in campo sabato 28 settembre alle 15 al DHL Stadium di Città del Capo. I precedenti tra Italia e Scozia femminile Italia e Scozia si sono affrontate 25 volte: il bilancio è di 16 successi azzurri, un pareggio e 8 vittorie scozzesi, l’ultima a Parma nel Sei Nazioni 2024 per 17-10. In totale, l’Italia ha segnato 544 punti contro i 329 della Scozia. Nelle sfide in campo neutro, come sarà quella di Città del Capo, il bilancio invece è di 2-1 per la Scozia, che ha vinto nel 1997 a Nizza in Coppa Europa per 31-7 e nel 1998 ad Amsterdam alla Coppa del Mondo per 37-8, mentre le Azzurre hanno vinto nel 2013 a Madrid per 27-3 in un match delle qualificazioni mondiali. La prima partita tra le due formazioni risale al 1995, con l’Italia che vinse 12-10 a Edimburgo in un test match. Dopo l’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni femminile, nel 2007, il match è diventata una vera e propria “classica” del rugby europeo. La vittoria più larga dell’Italia è un 45-5 a Caserta nel Sei Nazioni 2014, mentre quella Scozzese è il già citato 8-37 del Mondiale 1998. L’ultima sfida Ad aprile la Scozia ha conquistato la seconda vittoria consecutiva contro l’Italia, vincendo 17-10 al Lanfranchi di Parma. Azzurre in vantaggio con D’Incà alla mezz’ora ma subito raggiunte dalla meta di Skeldon sugli sviluppi di una maul. Le trasformazioni di Rigoni e Nelson fissano il punteggio sul 7-7 all’intervallo. Nella ripresa la Scozia esce alla distanza e va a segno 2 volte con Orr al 62’ e Rollie al 69’. Rigoni accorcia dalla piazzola, ma l’Italia nonostante l’assalto finale non trova il pareggio e viene sconfitta 17-10.
Italia | 27/09/2024
Summer Tour 2024: i precedenti tra Giappone e Italia
Sfida numero 10 tra Giappone e Italia, che a meno di un anno di distanza si ritrovano di fronte dopo il successo azzurro per 42-21 a Treviso la scorsa estate. Questa volta sono i giapponesi a ricambiare l’ospitalità in occasione dell’ultima partita del tour estivo della squadra di Quesada. Nonostante, storicamente, gli Azzurri abbiano quasi sempre prevalso, col passare degli anni e con la crescita esponenziale del rugby giapponese la sfida si è fatta sempre più equilibrata: l’ultima volta in Giappone, nel 2018, la serie tra le due formazioni terminò 1-1, con un successo per parte. I precedenti tra Italia e Giappone Le due formazioni si sono affrontate 9 volte fino a questo momento, con 7 vittorie dell’Italia e due del Giappone. Gli Azzurri hanno segnato nel complesso 283 punti, subendone 167. Il primo incontro risale al 21 ottobre del 1976, con vittoria degli Azzurri per 25-3 a Padova, ma per vedere nuovamente una sfida tra le due formazioni è stato necessario attendere 28 anni, con l’Italia che vinse anche in Giappone nel 2004 per 32-19. L’Italia ha vinto le prime 5 sfide consecutive, per poi cedere per la prima volta nel 2014 a Tokyo in una partita molto equilibrata: 13-13 all’intervallo, poi nella ripresa Goromaru mette dentro due calci di punizione in 5 minuti e scava il primo solco. Orquera accorcia dalla piazzola, ma al 60’ Sau apre nuovamente il divario. A 4 minuti dalla fine la meta di Barbieri riapre la partita, ma alla fine è il Giappone a vincere 26-23. Il tour del 2018 L’ultima volta in Giappone dell’Italia risale a 6 anni fa. Gli Azzurri, guidati da Conor O’Shea, giocarono prima un amichevole di preparazione contro lo Yamaha Jubilo (vinta 52-19) per poi sfidare due volte di fila i nipponici. Il primo match, a Oita, vede un sostanziale equilibrio nel primo tempo: due mete per parte (Mafi e Fukuoka per i padroni di casa, Pasquali e Steyn per gli Azzurri) e un calcio di Tamura a mettere davanti i giapponesi all’intervallo, nella ripresa l’Italia cambia marcia, pareggia con Allan e sfiora più volte la meta grazie a un grande ingresso di Jake Polledri, ma all’ora di gioco il Giappone viene fuori di forza. Ripassa in vantaggio con un altro piazzato di Tamura e poi con Lemeki e Matsushima chiude la partita per il 34-17 finale. La seconda sfida, a Kobe, è invece dominata dagli Azzurri, che segnano con Benvenuti e Ghiraldini nel primo tempo, allungano ancora con una gran meta di Polledri che si mangia 2 avversari in un colpo solo e sfiora il colpo del k.o. con una meta annullata a Minozzi. Il Giappone ne approfitta per tornare sotto con le mete di Tupou e Mafi, Allan riallunga dalla piazzola e quando segna Matsushima ormai è tardi. Finisce 25-22, con gli Azzurri che però avrebbero meritato un punteggio più largo. L’ultima sfida Le due formazioni si sono nuovamente affrontate nel 2023 nell’ultimo test di preparazione alla Rugby World Cup: anche a Treviso la partita è molto combattuta, con Naikabula che risponde all’iniziale meta di Varney, poi al 21’ Capuozzo si inventa una magia delle sue e manda in meta Ioane, e un calcio a testa tra Lee e Allan chiude il primo tempo sul 17-8 per gli Azzurri. Nella ripresa i due piazzatori portano a casa altri 3 punti per parte, poi al 52’ l’imbucata di Matsushima vale il 20-16 che riapre la partita. Passano 4 minuti e sale di nuovo in cattedra Monty Ioane, che finalizza con la sua fisicità una bella azione di Capuozzo e Brex. Allan allunga con un altro calcio di punizione, poi al 71’ Riley riporta sotto il Giappone dopo un lungo multifase. Negli ultimi 10 minuti però l’Italia viene prepotentemente fuori, segnando due volte con Ioane e Page-Relo e chiudendo il match sul 42-21.
Italia | 20/07/2024

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