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Italrugby, Da Re tra l’inizio del Nations Championship e le sessioni skills extra allenamento: “Sono fondamentali”

Italia Nazionali News |

Immaginate di avere un mazzo di carte francesi tra le mani. Pescate un Jack di cuori. Cambiereste la carta? Pensate di sentirvi fortunati?

E’ chiaro che tutto dipende dal contesto. Dal gioco che si sta seguendo. Può essere una carta buona o anche no.

Ma quale significato ha il Jack di cuori? Una spiegazione univoca è complicata da trovare. Ci sono varie interpretazioni. Una, forse quella più verosimile, è: il cuore che identifica le relazioni, l’empatia, la casa; il fante che può significare coraggio e lealtà.

Tutte queste sfaccettature possono essere ricondotte ad un altro Jack, volto più familiare nel mondo della palla ovale italiana: Giacomo Da Re.

Classe 1999, 27 anni compiuti lo scorso 29 marzo, Giacomo è cresciuto rugbisticamente nel Benetton Rugby. Nel 2017 inizia la sua avventura a Mogliano, nel massimo campionato rugbistico italiano, per poi tornare a Treviso nel 2021 – dopo una parentesi a Rovigo – per giocare in URC.

Con la maglia della franchigia biancoverde conquista il suo primo cap in Nazionale a Lisbona nel Test Match contro il Portogallo vinto dagli Azzurri, in rimonta, nel giugno 2022. Viene convocato nella rosa dell’Italia, sotto la gestione Kieran Crowley, per il Mondiale 2023. Con una particolarità: unico giocatore a non scendere in campo nella rassegna iridata.

Nel 2024 passa alle Zebre – suo attuale club – per proseguire il percorso di crescita e trovare una maggiore continuità in campo. Le sue qualità vengono notate dallo staff azzurro guidato da Gonzalo Quesada e gioca da titolare nel tour estivo contro Namibia e Sudafrica e il Test Match contro il Cile – primo giocato in Italia per Giacomo – con l’Italia che chiude con una vittoria il 2025.

Nel 2026 arriva la prima convocazione in lista gara nel Guinness Sei Nazioni, contro la Scozia a Roma. L’Italia vince e Jack è l’unico giocatore a non entrare. Da Re continua a lavorare sempre sul campo insieme a suoi compagni: sorridente, disponibile, mai una parola fuori posto e una etica del lavoro da cui poter prendere spunto. Uno degli ultimi a lasciare il campo dando spazio a sedute extra di lavoro con focus su skills specifiche, così come fanno tanti dei suoi compagni di squadra che puntano sempre a migliorarsi. C’è un concetto che tutti non dimenticano mai: la squadra viene sempre prima dell’interesse del singolo giocatore. Adesso, per tutto il gruppo, c’è una nuova sfida da vivere: la preparazione al Nations Championship.

“Le sessioni skills extra campo sono un parte fondamentale per un giocatore – ha sottolineato il mediano di apertura della Nazionale e delle Zebre – ti permettono di focalizzarti su un aspetto che durante l’allenamento non riesci a lavorare e ti permettono di perfezionare la tecnica del gesto e, soprattutto, puoi creare fiducia e consapevolezza per poi poter riportare quel gesto durante la partita per far sì che diventi tutto più naturale ed istintivo”.

Un legame molto forte con le sue origini che lo ha portato poi a incontrare la palla ovale, senza dimenticare mai gli occhi sognanti del bambino che si è avvicinato allo sport: “Avendo iniziato a 6 anni, di tornei ne ho fatti molti durante la mia crescita ma non sono state tante le occasioni di incontrate giocatori della nazionale. Il più delle volte sono stati dei giocatori del Benetton, dove capitavano anche atleti della Nazionale talvolta. Ogni volta provavo tanta gioia e felicità nel poter fare anche solo fare una foto o battere un cinque ad uno dei quei giocatori”.

“Uno dei ricordi più belli? Il trofeo topolino. Era il torneo più atteso della stagione, il più bello e il più grande che un bambino che gioca a rugby possa fare. Tanti ricordi belli e altri un po’ meno per aver perso delle partite che ci avrebbero portato a giocare la finale a Monigo. Ma sono ricordi indelebili ed esperienze significative che porterò sempre con me: mi sono divertito tanto” ha sottolineato Da Re.

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