Uno ha iniziato quasi per caso, spinto da chi vedeva nel suo fisico un motivo più che valido per portarlo su un campo da rugby. L’altro ci è arrivato grazie al padre, e alla Rugby Experience L’Aquila ha trovato subito un posto in cui sentirsi a casa. Davide Sette e Alessio Scaramazza, rispettivamente terza linea e centro/ala degli Azzurrini, sono cresciuti insieme, dalle giovanili aquilane all’Accademia fino alla Nazionale under 20, e oggi condividono anche il Mondiale di categoria in Georgia.
I primi passi nel rugby
Per Davide Sette tutto è cominciato prima ancora della scuola elementare: “C’era questo mio amico il cui padre diceva continuamente a mia madre che, vista la mia stazza, avrei dovuto iniziare a giocare a rugby. Dopo vari tentativi mia madre mi portò alla Polisportiva L’Aquila Rugby: lì feci il mio primo allenamento ed è stato subito bellissimo, un amore a prima vista. Mi innamorai immediatamente di questo sport”. Dopo i primi anni alla Polisportiva, il passaggio alla Rugby Experience L’Aquila ha segnato l’inizio del percorso più importante: “Ho fatto tre anni alla Polisportiva L’Aquila Rugby e poi sono passato alla Rugby Experience, dove c’è stata la mia vera crescita rugbistica. Ho fatto l’Under 10, l’Under 12 e poi tutto il percorso fino all’Under 18. Sono stati anni bellissimi”. Anche per Scaramazza l’inizio è stato legato alla famiglia: “Ho iniziato grazie a mio padre, che mi ha fatto scoprire il rugby, e sono entrato subito alla Rugby Experience, la società in cui ho giocato fino ad oggi. Mi sono sentito subito a casa, perché si era creato un bel gruppo, una bella famiglia”.
Il percorso e le persone più importanti
La finale scudetto Under 18 di due anni fa resta uno dei ricordi più forti per Sette: “Quello è stato forse l’anno più bello. Siamo arrivati fino alla finale scudetto con l’annata 2005-2006-2007, ed eravamo veramente una famiglia, non solo una squadra. Eravamo legatissimi, tra compagni e allenatori, e abbiamo vissuto esperienze bellissime. Poi sono arrivate l’Accademia Federale di Roma e l’Accademia Ivan Francescato. A Roma ho iniziato a capire come funziona il rugby vero, quello professionistico. Quest’anno sono arrivato all’Accademia Ivan Francescato, con l’Under 20, lavorando con Andrea Di Giandomenico e Michele Rizzo. Mi stanno dando moltissime conoscenze, mi stanno facendo crescere e sto imparando tanto”. Nel percorso azzurro c’è anche la Nazionale Under 18, con un ricordo speciale legato alla sua città: “Ho avuto l’onore di essere capitano al Sei Nazioni di Vichy e anche nelle partite giocate in Italia, tra cui quella all’Aquila contro il Galles. Giocare allo stadio Tommaso Fattori, davanti a tanta gente, agli amici, alla mia famiglia e soprattutto ai miei nonni, è stato uno dei momenti più emozionanti. Vederli orgogliosi di me è qualcosa che non dimenticherò. Anche perché ho sempre avuto un grandissimo appoggio da parte di mia madre, di mio padre e dei miei nonni. Tutto questo lo devo soprattutto a loro, anche per l’impegno che hanno messo nel permettermi di allenarmi e arrivare fino a qui”.
Nell’identificare una persona in particolare che a L’Aquila è stata fondamentale, Sette ricorda Marco Molina: “Ogni allenatore mi ha dato qualcosa, ma devo tanto soprattutto a Marco Molina, che ci ha allenato all’inizio ma che poi ci ha sempre seguiti come dirigente. Ci ha sempre accompagnati nelle trasferte, comprese le finali scudetto, è sempre stato vicino al gruppo ed è stata una figura di supporto fondamentale. Mi ha trasmesso la voglia e la costanza che servono per continuare in questo sport, quella forza che ancora oggi mi serve per andare avanti”.
Il percorso di Scaramazza è passato invece anche da un momento particolare: “All’inizio mi sono trovato sempre meglio, anche se in un primo periodo non ero convinto di continuare. Pensavo di non essere portato per questo sport, che magari non facesse per me. In quel momento ci sono state diverse persone importanti che mi hanno spinto a proseguire: prima di tutto i miei amici e i miei compagni, sono stati i primi a chiedermi di continuare, di riprovarci e di non lasciare così il rugby, e lo hanno fatto anche i miei allenatori. E tra gli allenatori c’è una delle persone più importanti per il mio percorso: Marco Rotilio, il mio primo coach. È stato lui a farmi appassionare a questo sport. Oltre che un grande allenatore è stato una grande persona: è riuscito a unire un gruppo di ragazzi di 7-8 anni e a farli appassionare al rugby senza creare competizione interna, pensando soltanto a farci divertire”.
L’amicizia
Sette e Scaramazza si sono conosciuti a L’Aquila, quando il primo è arrivato nel club e il secondo stava iniziando il suo percorso. Da lì hanno condiviso quasi tutto. “Con Alessio siamo come fratelli” racconta Sette: “Ci siamo incontrati quando sono arrivato alla Rugby Experience L’Aquila e da lì abbiamo condiviso di tutto. Adesso siamo arrivati insieme al Mondiale ed è bello poter stare qui con un amico di una vita. Ci siamo sempre aiutati a vicenda, nei viaggi e in tutto il resto. Il rapporto è molto stretto, abbiamo condiviso veramente tutto”. Scaramazza usa parole molto simili: “Con Davide ho sempre avuto un grandissimo rapporto. Quando ho iniziato io è arrivato anche lui e siamo diventati subito grandi amici. Poi abbiamo condiviso anche il percorso dell’Accademia e della Nazionale. Vedo più lui che i miei genitori (ride, ndr) quindi direi che è una persona molto importante”.
Il lavoro della Rugby Experience con i giovani
La Rugby Experience L’Aquila, per entrambi, è stata soprattutto un luogo di crescita. Scaramazza ne sottolinea il lavoro fatto fin dal minirugby: “Credo che l’importanza del lavoro del club parta dalle basi. Parte dal minirugby, senza mettere pressione ai ragazzi ma facendoli divertire. Il messaggio era: ‘venite al campo e pensate soltanto a divertirvi’. Da lì, con un clima sereno e di amicizia, è nato quello che siamo stati negli ultimi anni”. Per Sette salutare quel mondo non è stato semplice: “Lasciare L’Aquila, soprattutto quest’anno che era l’ultimo, e salutare tutti gli allenatori è stato un momento difficile. È lì che sono cresciuto davvero come giocatore, ed è un posto che mi ha dato tanto”.

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