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Sei Nazioni U20: la presentazione di Irlanda-Italia

Irlanda-Italia è la sfida del riscatto. Entrambe le squadre vengono da una sconfitta e vogliono ricominciare nel migliore dei modi. L’Irlanda è stata battuta 50-21 dalla Francia, mentre l’Italia viene da una sconfitta per 36-10 contro la Scozia: sono due squadre che non sono ancora riuscite a mostrare il loro potenziale, esprimendo solo a tratti il proprio gioco. Gli Azzurrini, nel secondo tempo di Treviso, hanno dimostrato di poter essere pericolosi attaccando gli spazi, mentre gli irlandesi sono riusciti a portare a casa punti quando hanno avuto tanto possesso. Si gioca al Virgin Media Park di Cork, calcio d’inizio alle 20.45. Come arriva l’Irlanda Contro la Francia gli irlandesi sono andati subito in difficoltà, subendo 4 mete nei primi 33 minuti. Poi quando il ritmo si è abbassato l’Irlanda è riuscita ad avere più possesso e a quel punto è diventata più pericolosa, andando a marcare e rimanendo attaccata alla partita fino all’ultimo quarto, quando i Bleus hanno dilagato per il 50-21 finale. La squadra di Browne ha comunque dimostrato di avere degli avanti solidi e pericolosi, e una struttura di gioco che può portare a dei risultati importanti. Come arriva l’Italia Gli Azzurrini sono riusciti ad esprimere il loro gioco solo a tratti, contro una Scozia apparsa molto solida e brava a mettere pressione alla squadra di Di Giandomenico. Il gioco dell’Italia ha grandi potenzialità, ma per essere applicato va eseguito con grande precisione, e sicuramente una settimana in più di lavoro garantirà agli Azzurrini maggiore sicurezza nell’esecuzione del piano di gioco. Sarà importante sfruttare i momenti chiave della partita: contro la Scozia, nonostante le difficoltà iniziali, l’Italia aveva dato l’impressione di poter riaprire la partita, e dopo la meta di Coluzzi ha avuto diverse occasioni per tornare sotto break. Non aver capitalizzato quel momento favorevole alla fine ha permesso alla Scozia di riprendere il largo: contro l’Irlanda servirà la massima concentrazione per finalizzare ogni opportunità. Tutte le informazioni per seguire Irlanda-Italia under 20 La sfida tra Irlanda e Italia under 20 si giocherà venerdì 13 febbraio alle 20.45 e sarà trasmessa in diretta tv su Sky Sport Arena e in streaming su NOW e SkyGo. L’arbitro del match sarà lo statunitense Luke Rogan, con il connazionale Mike Lawrenson e il canadese Robin Kaluzniak assistenti. Al TMO l’inglese Dan Jones. Le formazioni di Irlanda-Italia under 20 Irlanda U20: 15 Noah Byrne, 14 Derry Moloney, 13 Rob Carney, 12 James O’Leary, 11 Daniel Ryan, 10 Tom Wood, 9 Christopher Barrett, 8 Diarmaid O’Connell, 7 Josh Neill, 6 Joe Finn, 5 Donnacha McGuire, 4 Dylan McNeice, 3 Sami Bishti (C), 2 Lee Fitzpatrick, 1 Max Doyle A disposizione: 16 Rian Handley, 17 Christian Foley, 18 Blake McClean, 19 Ben Blaney, 20 Billy Hayes, 21 James O’Dwyer, 22 Charlie O’Shea, 23 Johnny O’Sullivan Italia U20: 15 Edoardo Vitale, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Francesco Braga, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Luca Trevisan, 2 Valerio Pelli, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Jacopo De Rossi, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Thomas Del Sureto, 23 Alessio Scaramazza

Italia U20 | 13/02/2026

Cork, Lille e Newport: tre storie per tre stadi. Le sedi delle trasferte dell’Italia under 20

Cork, Lille e Newport: tre città completamente diverse, tre stadi completamente diversi, ma che a loro modo hanno scritto un pezzo di storia dello sport, e non solo. Come da tradizione, gli anni pari sono quelli delle tre partite in trasferta per l’Italia under 20, che affronterà l’Irlanda a Virgin Media Park di Cork (conosciuto da sempre come Musgrave Park), la Francia allo Stadium Lille Metropole di Lille (ex Stadium Nord) e il Galles al Rodney Parade di Newport. Tre stadi che racchiudono un’infinità di storie, che a volte vanno ben oltre il rugby. Cork: la torba in tempi di guerra, le sedie di Lansdowne Road e gli All Blacks La prima idea di Musgrave Park (oggi Virgin Media Park) nasce nel 1938, quando il Munster Branch acquistò questo pezzo di terra a Ballyphehane, un sobborgo di Cork. Soffiavano già venti di guerra, ma nel giro di due anni la Federazione Irlandese (IRFU) riuscì comunque a mettere insieme un piccolo padiglione con due campi. E su quei campi si giocò fin da subito, con l’inaugurazione del 10 novembre 1940 con il match tra il “Munster Branch President’s XV” e il “Branch Honorary Secretary XV”. Chiaramente, però, in quei tempi di rugby non se ne poteva parlare più di tanto, e infatti durante la Seconda Guerra Mondiale il campo posteriore di Musgrave Park fu utilizzato come deposito di torba, un combustibile fondamentale in quegli anni durissimi. Terminata la guerra, arrivò il momento di rendere Musgrave Park uno stadio vero e proprio, e per farlo furono utilizzate le vecchie sedie in legno del West Stand di Lansdowne Road. Una sorta di “passaggio di consegne”, considerando che in questo stadio – così piccolo e così ricco di storia – sarebbero state scritte pagine indelebili di questo sport. Proprio a Musgrave Park Munster divenne la prima provincia irlandese a battere una grande squadra dell’Emisfero Sud, superando 11-8 l’Australia il 25 gennaio 1967. Il capitano di quel Munster non era uno qualunque: era Tom Kiernan, che 11 anni dopo, da allenatore, si tolse una soddisfazione ancora più grande, battere gli All Blacks nell’altra “casa” della Red Army, Thomond Park. Gli stessi All Blacks che 5 anni prima, nel 1973, si erano salvati per il rotto della cuffia proprio a Musgrave Park, in una partita incredibile pareggiata 3-3 e ripresa per i capelli soltanto con un piazzato a tempo scaduto. Oggi il Virgin Media Park (per un periodo anche Irish Independent Park) è la casa di Munster, dei Dolphin, del Sundays Well e dell’Irlanda under 20, che affronterà proprio a Cork l’Italia, in uno stadio dal fascino unico. Lille: rugby, calcio, atletica e… Pavarotti e i Pink Floyd Da Lille è passato davvero il mondo, e non è un’iperbole. Dal rugby al calcio passando per l’atletica, fino a un pezzo di storia della musica mondiale, da Luciano Pavarotti ai Pink Floyd. Del resto, il Lille Metropole (o Stadium Nord, agli inizi) nasce come impianto multifunzionale nel 1976. Il rugby ci arriva dopo, ma lo fa nel modo più rappresentativo: con la Rugby World Cup e con gli All Blacks, che in quello stadio eliminarono il Canada nei quarti di finale del 1991. Da lì in poi, il Lille Metropole ha sempre accolto il grande rugby: nel 1992 arrivarono gli Springboks a sfidare i French Barbarians, e lo Stade Français ci ha giocato alcune partite di grande peso, come la semifinale di Heineken Cup del 2001 contro Munster. Dal 2004 e fino al completamento dello Stade Pierre-Mauroy, nel 2012, è stato anche casa del LOSC Lille di calcio. Dal Lille Metropole non sono passati solo i grandi campioni dello sport, ma hanno suonato e cantato anche delle leggende della musica: nel 1988 i Pink Floyd riempirono l’allora Stadium Nord durante il tour di A Momentary Lapse of Reason Tour, per certi versi uno dei più particolari, visto che fu il primo dopo l’addio del bassista e cantante Roger Waters, ma fu anche la prima tournee dopo ben 7 anni. Era infatti dal tour di “The Wall” (1981) che i Pink Floyd non facevano concerti. Al Lille Metropole hanno cantato anche il cantante e attore francese Johnny Hallyday, tra gli artisti più amati di sempre in Francia, e il leggendario Luciano Pavarotti nel 2002. Rodney Parade: la prima in notturna, il memoriale ai caduti e i 31.000 per gli Springboks Rodney Parade, storico impianto dei Dragons a Newport, entrò nella storia già nel 1879 (era nato solo 2 anni prima) quando fu il primo stadio del Galles a ospitare una partita in notturna, grazie a un sistema di illuminazione a gas. Sotto queste luci così particolari, e un po’ tremolanti, si sfidarono Newport e Cardiff in un contesto che ai tempi sembrava quasi fantascienza. Rodney Parade era nato nel 1877 su un terreno concesso dal visconte di Tredegar al Newport Athletic Club: si giocava a rugby, ma anche a cricket, in una Newport che stava crescendo come città industriale e portuale. E arrivò anche la Nazionale Gallese, che tra il 1884 e il 1912 giocò sei volte a Rodney Parade, prima di prendere come riferimento principale l’Arms Park di Cardiff. A Newport, comunque, sono passati anche gli Springboks (con un’affluenza record di 31.000 spettatori nel 1952, col Sudafrica che vinse 12-6 contro Newport) e gli All Blacks, battuti proprio dalla squadra di casa per 3-0 nel 1963, una delle vittorie più incredibili e indimenticabili della storia del rugby gallese. Rodney Parade, però, non è solo sport. Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Newport Athletic Club volle lasciare un segno permanente dei propri caduti: tra il 1923 e il 1924 vennero inaugurati i Memorial Gates, all’ingresso dello stadio. Un vero e proprio portale attraverso cui tifosi e giocatori continuano a passare da oltre un secolo. Nel 2020 questi cancelli sono stati ufficialmente riconosciuti come edificio tutelato (Grade II), a conferma del valore storico e civile del luogo. Oggi Rodney Parade è più compatto e piccolo, ma continua a rimanere un luogo in cui si può percepire ad ogni passo un pezzo di storia del rugby, e forse del mondo.

Italia U20 | 13/02/2026

Sei Nazioni U20: l’Italia lancia Braga e Vitale, tre cambi nell’Irlanda. L’analisi delle formazioni

Per la sfida di Cork gli allenatori Andrea di Giandomenico e Andrew Browne cambiano: Italia e Irlanda sono in cerca di riscatto dopo aver perso la prima partita (Azzurrini sconfitti 36-10 dalla Scozia, irlandesi battuti 50-21 dalla Francia) ed entrambe hanno modificato la formazione in vista del secondo match del torneo. L’Italia deve rinunciare a Celi, che ha preso un brutto colpo contro la Scozia, e lancia Edoardo Vitale ad estremo, mentre all’aperura tocca a Francesco Braga, già titolare al Mondiale contro Australia e Galles. Di Giandomenico ritrova anche il pilone destro Luca Trevisan mentre parte titolare il tallonatore Valerio Pelli, subentrato dalla panchina la scorsa settimana. Confermate le ali Faissal e Rossi e la coppia di centri Casarin-Coluzzi, forse una delle note migliori della difficile partita di venerdì scorso, così come viene confermata in blocco la seconda e la terza linea. Di Giandomenico, quindi, dà grande fiducia al suo gruppo nonostante la sconfitta all’esordio, e ha operato solo degli aggiustamenti per sfidare l’Irlanda venerdì 13 febbraio alle 20.45. Anche coach Browne cambia poco nonostante la sconfitta di sabato contro la Francia e opera solo tre sostituzioni: dentro il centro Rob Carney, il flanker Joe Finn (con Neill che si sposta da 6 a 7) e il tallonatore Lee Fitzpatrick. Gioco aperto Contro la Scozia si è visto solo a sprazzi il gioco che l’Italia vuole proporre: molto aperto, più destrutturato e incentrato sulla ricerca degli spazi. Nel secondo tempo gli Azzurrini sono riusciti a rendersi pericolosi fino a riaprire la partita, ma contro l’Irlanda servirà maggiore continuità. Anche perché gli irlandesi contro la Francia hanno sofferto nelle situazioni di gioco rotto e non sono riusciti a contrastare le imbucate dei trequarti Blues. Gli Azzurrini, quando riescono a trovare il primo avanzamento palla in mano, riescono poi a rendersi pericolosi: la chiave sarà vincere la collisione, affidandosi soprattutto a Opoku e ai centri Casarin e Coluzzi, per poi provare a innescare Faissal e Rossi, con il primo che contro la Scozia è stato molto impegnato anche nel gioco aereo. Essere precisi e veloci sarà una delle chiavi del match, anche perché l’Irlanda è la squadra che ha sbagliato più placcaggi nel primo turno: ben 34, con solo il 68% dei placcaggi riusciti. È una squadra quindi molto forte davanti, ma attaccabile nel gioco aperto. Sarà molto importante l’apporto di Braga, che con il suo piede può punire l’indisciplina irlandese ma può anche cercare degli spazi in mezzo al campo e mettere in difficoltà l’Irlanda nel gioco tattico. Battaglia All’Italia servirà grande compattezza difensiva per rispondere ai lunghi multifase irlandesi, che hanno nel numero 8 O’Connell il loro giocatore più avanzante. Nella battaglia davanti l’Italia dovrà difendersi bene, anche perché sono tanti gli irlandesi fisicamente prestanti e capace di fare metri a contatto: oltre al già citato O’Connell, attenzione anche al seconda linea McNeice e al pilone destro e capitano Bishti, ma in generale l’Irlanda è una squadra capace di essere pericolosa attaccando per linee dirette, guidata dal mediano di mischia Barrett capace anche di trovare il guizzo personale (una doppietta contro la Francia) e di alzare il ritmo quando necessario. La fisicità di Opoku e il dinamismo di Miranda e Bianchi saranno fondamentali per rispondere colpo su colpo alle cariche irlandesi. L’Italia può difendere bene: già contro la Scozia, nonostante le difficoltà, gli Azzurrini sono stati i più efficaci nel placcaggio di tutto il primo turno, con l’83% di placcaggi riusciti. Sarà fondamentale anche avere possessi di qualità, considerando che entrambe le squadre hanno sofferto nelle fasi statiche. Le formazioni di Irlanda-Italia under 20 Irlanda U20: 15 Noah Byrne, 14 Derry Moloney, 13 Rob Carney, 12 James O’Leary, 11 Daniel Ryan, 10 Tom Wood, 9 Christopher Barrett, 8 Diarmaid O’Connell, 7 Josh Neill, 6 Joe Finn, 5 Donnacha McGuire, 4 Dylan McNeice, 3 Sami Bishti (C), 2 Lee Fitzpatrick, 1 Max Doyle A disposizione: 16 Rian Handley, 17 Christian Foley, 18 Blake McClean, 19 Ben Blaney, 20 Billy Hayes, 21 James O’Dwyer, 22 Charlie O’Shea, 23 Johnny O’Sullivan Italia U20: 15 Edoardo Vitale, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Francesco Braga, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Luca Trevisan, 2 Valerio Pelli, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Jacopo De Rossi, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Thomas Del Sureto, 23 Alessio Scaramazza

Italia U20 | 11/02/2026

Sei Nazioni U20, la formazione dell’Italia per la sfida di Cork con l’Irlanda 

La Nazionale Italiana U20 Maschile sarà di scena venerdì alle 20.45 italiane a Cork. Dopo un esordio amaro con la Scozia, gli Azzurrini sono di scena in trasferta, in uno stadio che nei prossimi mesi ospiterà anche le Nazionali U21 Femminile e Femminile Maggiore, nei rispettivi Sei Nazioni. Nel commentare le scelte e nell’analizzare la partita di venerdì, coach Di Giandomenico ha fatto il punto: “Abbiamo analizzato profondamente la scorsa partita e condiviso gli errori fatti e le aree di miglioramento. Sta a noi innalzare l’esigenza che questa competizione richiede, individualmente e collettivamente. Sappiamo che ci aspetta una sfida impegnativa con una squadra che metterà ancora più pressione difensivamente; abbiamo lavorato per questo e ci aspettiamo una risposta adeguata”. Irlanda U20 v Italia U20 sarà trasmessa venerdì 13 febbraio alle 20.45 italiane Su Sky Sport La Formazione dell’Italia U20 per la sfida con l’Irlanda:  15. Edoardo VITALE (CUS Milano Rugby)14. Malik FAISSAL (Rugby Parma FC)13. Daniele COLUZZI (Old Colleferro Rugby)12. Riccardo CASARIN (Capitano, Amatori&Union Rugby Milano)11. Luca ROSSI (Pesaro Rugby)10. Francesco BRAGA (Valpolicella Rugby)9. Alessandro TEODOSIO (Fiamme Oro Rugby Roma)8. Davide SETTE (Rugby Experience L’Aquila)7. Carlo Antonio BIANCHI (Unione Rugby Firenze)6. Antony Italo MIRANDA (Mogliano Veneto Rugby)5. Enoch OPOKU-GYAMFI (Bath Rugby)4. Simone FARDIN (Rugby Casale)3. Luca TREVISAN (Golden Lions)2. Valerio PELLI (Mogliano Veneto Rugby)1. Christian BRASINI (Livorno Rugby)A disposizione 16. Jacopo DE ROSSI (Livorno Rugby)17. Giacomo MESSORI (Rugby Petrarca)18. Leonardo TOSI (Livorno Rugby)19. Jaheim Noel WILSON (Rugby Club Pasian di Prato)20. Marco SPREAFICHI (Benetton Rugby Treviso)21. Nikolaj VAROTTO (Benetton Rugby Treviso)22. Thomas DEL SURETO (Fiamme Oro Rugby Roma)23. Alessio SCARAMAZZA (Rugby Experience L’Aquila)Capo Allenatore: Andrea DI GIANDOMENICO

Italia U20 | 11/02/2026

Italia U20, Coluzzi: “Delusi per non aver espresso il nostro potenziale. Con l’Irlanda sarà una battaglia”

Il Sei Nazioni under 20 dell’Italia non è iniziato come sperato. La sconfitta per 36-10 con la Scozia ha lasciato l’amaro in bocca, soprattutto perché gli Azzurrini non sono riusciti a tirare fuori tutto il loro potenziale, come spiega il centro dell’Italia U20, dell’Accademia Ivan Francescato e del Colleferro Daniele Coluzzi, autore della meta azzurra che a un certo punto aveva riaperto il match: “Abbiamo avuto difficoltà nell’imporre il nostro gioco, ne abbiamo parlato anche con il nostro capo allenatore Andrea di Giandomenico. Dopo la partita c’era tanta delusione, soprattutto per aver sprecato un’opportunità, perché sapevamo di potercela giocare e di poter lottare per vincere, ma non siamo riusciti ad esprimere il nostro potenziale: abbiamo qualità, lo sappiamo perché sono mesi che lavoriamo insieme, conosciamo i nostri punti di forza, ma non siamo riusciti a riportarli in partita”. Qual è stata secondo te la chiave del match? “Sapevamo benissimo che la Scozia sarebbe venuta a Treviso per fare il tipo di partita che ha fatto, per dettare il suo gioco, e ci è riuscita in maniera perfetta. Non siamo riusciti a rispondere nel modo giusto e abbiamo permesso alla Scozia di sfruttare i nostri punti deboli. Abbiamo commesso tanti errori anche in fase di possesso, non sfruttando le occasioni che comunque eravamo riusciti a creare”. Dopo la tua meta, infatti, la sensazione è che l’Italia potesse riaprire la partita… “In quel frangente siamo riusciti a fare il nostro gioco e a mettere in atto tutto quello che alleniamo da mesi, e i risultati si sono visti. Potevamo assolutamente riaprire la partita, ma abbiamo buttato via davvero tante occasioni: ne abbiamo già parlato durante la revisione della partita e ci stiamo lavorando, anche perché in quella fase della partita tutto dipendeva da noi, abbiamo avuto l’opportunità di tornare sotto e non l’abbiamo sfruttata”. Anche l’Irlanda viene da una brutta sconfitta (50-21 in Francia, ndr), che tipo di partita sarà? “Sicuramente vedremo in campo due squadre affamate di riscatto, e questo renderà la partita ancora più combattuta. La chiave principale sarà il punto d’incontro: loro hanno giocatori fenomenali nel breakdown, e poi ci aspettiamo grande pressione sulla nostra touche, che purtroppo non è andata molto bene contro la Scozia. Starà a noi lavorare per migliorare e presentarci pronti alla partita di venerdì sera”. Quale sarà la chiave per mostrare quel potenziale che non siete riusciti a far vedere contro la Scozia? “Sarà molto importante l’impatto fisico, l’aspetto sul quale gli irlandesi hanno sempre strutturato il loro gioco. Non ci tireremo di certo indietro e sarà una bella battaglia, partendo da lì potremo poi fare il resto. È l’avversario che conosciamo meglio, avendolo già affrontato in un’amichevole a gennaio, quindi sappiamo quale lavoro dobbiamo fare per arrivare pronti e quali sono i dettagli che dobbiamo sistemare”.

Italia U20 | 10/02/2026

Sei Nazioni U20: la Scozia batte l’Italia 36-10

Comincia con una sconfitta il Sei Nazioni under 20 dell'Italia, battuta 36-10 dalla Scozia a Monigo nella prima giornata del torneo. Ospiti subito in vantaggio con Moncrieff, gli Azzurrini ritornano sotto con il piede di Fasti ma la Scozia va a segno ancora con Roberts, Dalziel (player of the match), Kesterton, McHaffie e Preston. Non basta all'Italia la meta di Coluzzi. La squadra di Andrea di Giandomenico tornerà in campo venerdì prossimo alla 20.45 contro l'Irlanda. La cronaca di Italia-Scozia under 20 L'Italia rimane temporaneamente in 14 dopo poco meno di due minuti, per un placcaggio pericoloso di Rossi su Widdowson. Dall'altra parte la Scozia usa il piede con Dalziel che mette sotto pressione Celi con un calcetto insidioso, e l'estremo azzurro è costretto a portarsi il pallone in area di meta. Sulla mischia successiva MacArthur gioca su Dalziel che usa ancora il piede e con un cross-kick sul lato destro trova Moncrieff per la prima meta del match: 0-5. Gli Azzurrini assorbono il colpo e non concedono altre occasioni alla Scozia, poi una volta recuperata la parità numerica creano la prima occasione della loro partita: rimessa vinta bene all'altezza dei 22 e pallone subito mosso al largo con la bella corsa di Celi che crea la superiorità numerica ma poi non si intende con Faissal, che controlla male il passaggio e perde l'ovale. L'ala delle Zebre si fa subito perdonare, conquistando il calcio di punizione che vale i primi punti dell'Italia con il piede di Fasti al 18'. Il match si fa più bloccato, con la Scozia che però sfrutta l'indisciplina azzurra per tornare in attacco: al 27' gli ospiti innescano una maul avanzante dopo il lancio di capitan Roberts, che attende il momento giusto per staccarsi e poi va a schiacciare per il 3-12 con trasformazione di MacArthur. La Scozia continua a spingere e Widdowson con un calcio insidioso mette in difficoltà Faissal, che perde l'ovale in avanti e concede un'altra occasione agli avversari, che dalla successiva penaltouche trovano la terza meta: sponda interna di MacArthur per la corsa di Kesterton, che trova l'imbucata e firma il 3-17 con cui si chiude il primo tempo. A inizio ripresa la Scozia sfiora la quarta meta: altro calcetto di Dalziel che trova al largo Moncrieff, ma l'ala scozzese perde l'ovale in avanti al momento di schiacciare e grazia gli Azzurrini. Al 46' Casarin compie un mezzo miracolo su MacArthur lanciato verso la meta, ma la Scozia insiste e Dalziel con un calcetto per se stesso supera la prima linea di difesa e con l'aiuto del palo schiaccia in mezzo ai pali per il 3-24. Al 50' il gioco si ferma per un brutto infortunio a Celi, portato fuori dal campo in barella tra gli applausi di Monigo: al suo posto Vitale. Nel momento più complicato l'Italia trova una bella reazione. Una bella mischia avanzante recupera palla dopo l'introduzione scozzese, poi Opoku trova il break e porta i compagni nei 22. La squadra di Di Giandomenico guadagna un calcio di punizione e va in rimessa laterale, ma il pallone viene recuperato dalla Scozia e l'azione sfuma. Al 58' però è ancora Opoku a ispirare l'azione degli Azzurri, con un offload stupendo per la corsa al largo di Coluzzi che salta tre avversari e schiaccia in bandierina. Fasti trasforma per il 10-24. L'Italia continua a spingere ma spreca un paio di possessi importanti, e al 72' la Scozia trova la meta che chiude la partita, con McHaffie che sfrutta un errore in ricezione di Vitale e trova la difesa azzurra scoperta. L'ala scozzese schiaccia in mezzo ai pali per il 10-31. Al 77' arriva l'ultima meta del match con Preston che schiaccia sugli sviluppi di una maul e firma il 10-36 finale. Treviso, Stadio Monigo, 6 febbraio 2026U20 Six Nations - I turnoItalia U20 v Scozia U20 10-36 (3-17)Marcatori: p.t 3’ m. Moncrieff (0-5); 18’ cp. Fasti (3-5); 28’ m. Roberts tr. MacArthur (3-12); 34’m. Kesterton (3-17); s.t 8’m. Dalziel tr, MacArthur (3-24); 20’ m. Coluzzi tr. Fasti (10-24); 33’ m. McHaffie tr. MacArthur (10-31); 38’ m. Preston (10-36)Italia U20: Celi (12’st Vitale); Faissal, Coluzzi (36’st Roda), Casarin (Cap), Rossi; Fasti, Teodosio (28’st Varotto); Sette, Bianchi (28’ st Wilson), Miranda; Opoku-Gyamfi, Fardin (36’st Spreafichi); Meroi (11’st Tosi), Dinarte (27’pt. Pelli), Brasini (12’st Messori)all. Andrea Di GiandomenicoScozia U20: Widdowson; Moncrieff, Waughm Kesterton (35’pt. Jessop), McHaffie; Dalziel, MacArthur (37’st McKenzie); Purvis (29’st Russell), Utterson (24’ st Preston), Byrd; Blackett (14’st Ronnie), Lindsay; Blyth-Lafferty (11’st Stewart), Roberts (Cap, 37’st McAughtrie), Mckenna (11’st Pearce)all. Fergus Pringlearb: Kevin Bralley (FFR)AA: Evan Urruzmendi (FFR); Damien Dauvissat (FFR)TMO: Julien CastaignedeCartellini:  1’pt. Giallo a Rossi (Italia)Calciatori:  MacArthur (3/5); Fasti (2/2); Dalziel (0/1)Player of the Match: Dalziel (Scozia)Note: serata fresca, 3136 spettatoriPunti in classifica: Italia U20 0; Scozia U20 5

Italia U20 | 06/02/2026

Sei Nazioni under 20: la presentazione di Italia-Scozia

Come l’anno scorso il Sei Nazioni under 20 dell’Italia comincia contro la Scozia: a Edimburgo nel 2025 finì 22-10 per gli Azzurrini, chiamati a confermarsi in una partita difficile che inaugura il nuovo ciclo con il capo allenatore Andrea di Giandomenico. Nell’ultimo Sei Nazioni gli Azzurrini si sono classificati al quarto posto, sfiorando il podio, con due vittorie, per poi chiudere il Mondiale al settimo posto. Gli scozzesi invece hanno chiuso quinti l’ultimo Sei Nazioni di categoria e decimi il Mondiale. Italia e Scozia si affronteranno venerdì 6 febbraio a Monigo alle 20.15, diretta Sky Sport Max. Come arriva l’Italia C’è tanta curiosità su come l’Italia scenderà in campo contro la Scozia. Gli ultimi precedenti sono stati sempre a favore degli Azzurrini, che non perdono dal 2020, ma ogni anno a livello under 20 le cose cambiano rapidamente, e la squadra di Andrea di Giandomenico dovrà farsi trovare pronta. La prima partita, poi, è sempre la più ricca di incognite, perché si conosce pochissimo della squadra avversarie ed è necessario non farsi mai trovare impreparati. Certamente gli Azzurrini possono basarsi a un gruppo in cui sono presenti diversi giocatori già rodati in under 20: Casarin, Faissal, Opoku (che ha esordito anche in Nazionale Maggiore), Brasini, Bianchi, Miranda, Celi, Fasti, Fardin. I risultati del 2025 sono stati convincenti, con il settimo posto Mondiale miglior risultato di sempre nella storia azzurra: adesso però c’è bisogno di confermarsi. Come arriva la Scozia La Scozia è uscita da una fase di crisi a livello under 20, culminata con la retrocessione nel Trophy del Mondiale e il mancato ritorno al primo colpo nel Championship, il massimo livello del torneo giovanile. Gli scozzesi però sono tornati competitivi nel 2025, battendo il Galles al Sei Nazioni e chiudendo il Mondiale al decimo posto dopo aver superato l’Irlanda. Si prospetta quindi una sfida difficile per l’Italia, soprattutto perché la Scozia può contare sulla stessa prima linea che già nel 2025 aveva messo in difficoltà tante squadre. Tutte le informazioni per seguire Italia-Scozia under 20 Italia e Scozia si affronteranno venerdì 6 febbraio alle 20.15 allo Stadio Monigo di Treviso: diretta tv su Sky Sport Max e diretta streaming su NOW. Quaterna arbitrale tutta francese: l’arbitro del match sarà Kevin Bralley, con Evan Urruzmendi e Damien Dauvissat assistenti. Al TMO Julien Castaignede. Le formazioni di Italia-Scozia under 20 Italia U20: 15 Pietro Celi, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Roberto Fasti, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Erik Meroi, 2 Ettore Dinarte, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Valerio Pelli, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Edoardo Vitale, 23 Tommaso Roda Scozia U20: 15 Henry Widdowson, 14 Nairn Moncrieff (VC), 13 Campbell Waugh, 12 Henry Kesterton, 11 Rory McHaffie, 10 Jake Dalziel, 9 Hamish MacArthur, 8 Rory Purvis, 7 Jack Utterson, 6 Sam Byrd, 5 Alfie Blackett, 4 Christian Lindsay, 3 Ollie Blyth-Lafferty, 2 Joe Roberts (C), 1 Oliver McKenna A disposizione: 16 Jamie McAughtrie, 17 Will Pearce, 18 Jamie Stewart, 19 Fin Ronnie, 20 Harvey Preston, 21 Oliver Finlayson-Russell, 22 Adam McKenzie, 23 Calum Jessop

Italia U20 | 06/02/2026

Paolo Garbisi: “L’Under 20 è un passaggio fondamentale, ma è importante non sentirsi ‘arrivati’. Godetevela col sorriso”

Per molti ragazzi l’under 20 è un passaggio fondamentale, la prima vera “finestra” sul mondo del rugby internazionale. Tanti ragazzi che oggi fanno parte del nucleo della Nazionale maggiore sono passati dal Sei Nazioni under 20, come Paolo Garbisi, che ricorda con grande piacere quei due anni di crescita e di formazione: “È un’esperienza bellissima, perché è comunque la prima volta che fai un po’ le stesse cose che fanno i grandi. Giochi il Sei Nazioni negli stessi weekend della Maggiore, giochi un vero Mondiale, è un po’ il momento in cui anche le cose cominciano a diventare davvero serie. L’under 20 è un primo assaggio di quello che sarà poi l’alto livello, ed è una cosa molto stimolante e divertente. Ho avuto la fortuna di vivere due anni con due gruppi fantastici, con risultati magari altalenanti, ma siamo sempre stati competitivi: questo porta anche ad apprezzare di più il percorso”. La tua annata visse un periodo particolare, visto che nel 2020 il Sei Nazioni U20 si fermò a metà a causa del Covid… “Fu un enorme dispiacere, non solo per il torneo in sé ma per tutte le opportunità perdute. Ricordo che eravamo in raduno a Roma e ci avevano già detto che avremmo dovuto fare un allenamento congiunto con la Nazionale Maggiore in vista della quarta giornata contro l’Irlanda, quindi eravamo tutti felicissimi, non vedevamo l’ora di stare in campo insieme ai grandi. L’allenamento credo fosse previsto giovedì, ma già a inizio settimana ci mandarono a casa a causa del Covid: fu un periodo strano, tra il dispiacere di non poter giocare il Sei Nazioni e il dubbio di non sapere cosa sarebbe successo”. Ti è dispiaciuto non finire lì in modo lineare quel percorso? “Chiaramente sì, perché avrei voluto concludere il percorso con i ragazzi con cui l’avevo iniziato. Col senno di poi, è anche vero che non finire il Sei Nazioni mi ha permesso di concluderlo poi con la Nazionale Maggiore, esordendo a ottobre con l’Italia seniores contro l’Irlanda. Diciamo che nella sfortuna alla fine sono stato fortunato, ma chiaramente all’inizio il dispiacere è stato tanto, anche perché ovviamente non avevo la minima idea che pochi mesi dopo avrei esordito in Nazionale”. Il tuo è stato un salto rapidissimo: titolare nella prima uscita del Benetton della stagione 20-21, e poi titolare anche in Nazionale. Come l’hai vissuto? “È stato davvero tutto velocissimo. A giugno ho saputo che non avrei ricominciato con il Petrarca ma che mi sarei trasferito al Benetton, ma sapevo di essere la terza apertura dietro Tommy Allan e Ian Keatley, quindi sicuramente non mi aspettavo di giocare la prima partita. È stato tutto un insieme di fattori: Allan si fece male, Keatley stava per diventare padre ed è tornato in Irlanda, e sono rimasto solo io. È stato subito un primo balzo importante, ma pur avendo esordito col Benetton non mi aspettavo di essere chiamato in Nazionale, tantomeno di giocare subito. È stato un susseguirsi di eventi inaspettati. Alla fine mi hanno portato tanta gioia, tanto onore, perché alla fine il mio obiettivo è sempre stato arrivare in Nazionale”. Quanto ha inciso il tuo percorso in under 20 in questo “salto” così rapido? “Penso sia stata una tappa molto importante, perché come detto è il primo vero assaggio dell’alto livello, anche per il tipo di tornei che si giocano e per i contesti che si vivono, sia al Sei Nazioni sia al Mondiale. Dall’altro lato è comunque importante ricordare che c’è un divario grande tra l’under 20 e la Nazionale Seniores, per cui è un passaggio che deve essere trattato con la massima accuratezza e con la coscienza – da parte di noi ragazzi – che si tratta di una fase di passaggio comunque ancora lontana dall’altissimo livello. L’under 20 è importantissima ma deve essere considerata un punto di partenza dal quale continuare a migliorarsi sempre di più per cercare di arrivare al livello successivo. È importante non sentirsi mai “arrivati”, perché si rischia poi di subire l’impatto con quello che è il mondo professionistico. È un consiglio che mi permetto di dare ai ragazzi, ma principalmente per evitare che poi possano rimanerci male: non bisogna pensare che tutto poi arriverà in automatico solo perché si è arrivati in under 20, non bisogna pensare che sia sufficiente. Comunque tutte le nazionali precedenti impongono che ci sia un cambio di generazione di anno in anno, cosa che ovviamente non c’è in Nazionale Maggiore. Quindi è ovviamente a livello numerico più facile far parte di quelle nazionali dove ogni anno cambiano i giocatori, mentre invece a livello Seniores c’è un gruppo già consolidato nel quale devi provare ad entrare”. Che cosa ti disse Franco Smith quando ti disse che avresti giocato titolare contro l’Irlanda? “Mi disse una cosa che mi rimarrà sempre, fu un messaggio molto speciale. Mi disse che in Sudafrica c’è un detto: “If you are good enough, you are old enough”, se sei abbastanza bravo sei anche abbastanza grande. Era un modo per dirmi di non preoccuparmi, perché se ero arrivato fin lì me lo meritavo: è stato un modo per darmi fiducia e togliermi pressione. E poi mi ha detto di stare tranquillo e cercare di divertirmi”. Qual è stato invece il momento più bello della tua esperienza in under 20? “Il Mondiale in Argentina. Ne ho parlato più volte anche con mio fratello Alessandro, che purtroppo ha avuto la sfortuna di capitare nelle annate in cui a causa del Covid non si è giocato, è davvero un peccato per lui e per tutta la sua generazione aver perso questa esperienza. Ho avuto la fortuna di giocarlo in Argentina, un Paese che non avevo mai visitato prima, e fu un’esperienza incredibile: ti rendi conto che stai facendo qualcosa di bello, di importante, ci sono tutte le migliori nazioni del mondo, gli All Blacks, il Sudafrica, tutte quelle delle Sei Nazioni. Poi al tempo – non so se sia ancora così – c’erano due o tre squadre nello stesso hotel, quindi dopo tre o quattro settimane insieme finivi per creare legami importanti anche con ragazzi di altre Nazionali”. Quali altri consigli daresti a un ragazzo alla prima esperienza in under 20? “Come detto, oltre a stare attenti a non sentirsi mai “arrivati” perché il percorso è ancora lungo, credo che quella dell’under 20 sia un’esperienza da affrontare con l’idea di dare veramente tutto, ma bisogna anche godersela appieno. Può durare un anno, per i più fortunati al massimo due, quindi è breve ma molto intensa, ed è una cosa che a prescindere dalla carriera che si farà ci si porterà dietro per tutta la vita. Bisogna sempre avere in testa il fatto che ci sono tantissimi ragazzi che aspirano a giocare nell’Italia under 20, quindi è giusto spingere ogni giorno per dimostrare di meritare questa opportunità. Allo stesso tempo, però, è importante affrontare tutto col sorriso e con impegno allo stesso tempo: per dirla in modo semplice, l’under 20 è veramente una figata”.

Italia U20 | 05/02/2026

Sei Nazioni U20: Italia col doppio play. Scozia, occhio alla prima linea. L’analisi delle formazioni

Subito una scelta importante per il nuovo capo allenatore dell’Italia under 20 Andrea di Giandomenico, che per la sfida con la Scozia schiera due numeri 10: Roberto Fasti all’apertura e Pietro Celi ad estremo. I due si erano alternati in cabina di regia durante il Sei Nazioni 2025, poi Celi era stato costretto a rinunciare al Mondiale a causa di un infortunio. Al fianco di Fasti ci sarà il mediano di mischia Teodosio, già impiegato nel test con l’Irlanda, mentre oltre a capitan Casarin sono presenti anche i due vice-capitani Faissal e Opoku, che hanno già esordito anche a livello di club con Zebre e Bath. Dall’altra parte attenzione soprattutto alla prima linea, che è la stessa che ha già giocato da titolare lo scorso Sei Nazioni, con il tallonatore Joe Roberts e i piloni McKenna e Lafferty. La Scozia, però, perde il suo capitano e numero 10: Ross Wolfenden non ci sarà a causa di una concussion, con il ruolo di leader affidato proprio a Roberts. Opzioni offensive Sono tante le opzioni in attacco per l’Italia. Di Giandomenico si è sempre distinto per un gioco più destrutturato, e lo dimostra anche la formazione schierata con due numeri 10 (Fasti e Celi) e con Luca Rossi all’ala, che può giocare anche mediano di mischia. Tanta fantasia e tante opportunità per farsi vedere in attacco, dove c’è tanta aspettativa ovviamente su Malik Faissal, il giocatore con più esperienza avendo già esordito con le Zebre sia in URC sia in Challenge Cup andando in meta in entrambe le competizioni. L’Italia, comunque, avrà anche la possibilità di attaccare per linee dirette: capitan Casarin ha già dimostrato al Mondiale di poter fare la differenza a contatto, e davanti c’è Enoch Opoku (che ha esordito con l’Italia Seniores a novembre, contro il Cile) come ball-carrier principale e con due flanker già rodati a livello under 20: Bianchi e Miranda. Lato scozzese, attenzione soprattutto all’ala Nairn Moncrieff, già autore di una meta nel Sei Nazioni U20 nel match vinto l’anno scorso contro il Galles. Mischia Il pericolo principale è rappresentato dalla mischia scozzese: McKenna, Roberts e Lafferty avevano già messo in difficoltà l’Italia lo scorso anno a Edimburgo, e a Treviso troveranno nuovamente di fronte gli Azzurrini, con un ulteriore anno in più di esperienza. Per Brasini (che ha già giocato con l’Italia lo scorso anno), Dinarte e Meroi reggere in prima linea sarà un compito difficile ma fondamentale per non dare alla Scozia una piattaforma su cui basare il proprio gioco. Disinnescare la mischia significa avere un tempo di gioco in più per difendere e soprattutto non concedere calci di punizione che potrebbero valere punti preziosi. Dall’altra parte, la Scozia potrebbe maggiormente pagare in terza linea, dove ci sono tre giocatori al debutto: Utterson e Purvis erano nel gruppo allargato del 2025 ma non hanno mai esordito, mentre Sam Byrd arriva dalla Scozia under 19. Le panchine La volontà della Scozia di imporsi davanti è evidente anche dalle scelte di coach Fergus Pringle, che si affida a un 6+2 in panchina con i due piloni di riserva (Pearce e Stewart) già provati e rodati al Mondiale under 20. Panchina 5+3 invece per l’Italia, con Varotto mediano di mischia di riserva, Vitale che può coprire i ruoli di estremo, apertura e centro mentre Roda potrà subentrare all’ala. Le formazioni di Italia-Scozia under 20 Italia U20: 15 Pietro Celi, 14 Malik Faissal, 13 Daniele Coluzzi, 12 Riccardo Casarin (C), 11 Luca Rossi, 10 Roberto Fasti, 9 Alessandro Teodosio, 8 Davide Sette, 7 Carlo Antonio Bianchi, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Erik Meroi, 2 Ettore Dinarte, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Valerio Pelli, 17 Giacomo Messori, 18 Leonardo Tosi, 19 Jaheim Noel Wilson, 20 Marco Spreafichi, 21 Nikolaj Varotto, 22 Edoardo Vitale, 23 Tommaso Roda Scozia U20: 15 Henry Widdowson, 14 Nairn Moncrieff (VC), 13 Campbell Waugh, 12 Henry Kesterton, 11 Rory McHaffie, 10 Jake Dalziel, 9 Hamish MacArthur, 8 Rory Purvis, 7 Jack Utterson, 6 Sam Byrd, 5 Alfie Blackett, 4 Christian Lindsay, 3 Ollie Blyth-Lafferty, 2 Joe Roberts (C), 1 Oliver McKenna A disposizione: 16 Jamie McAughtrie, 17 Will Pearce, 18 Jamie Stewart, 19 Fin Ronnie, 20 Harvey Preston, 21 Oliver Finlayson-Russell, 22 Adam McKenzie, 23 Calum Jessop

Italia U20 | 04/02/2026

Riccardo Casarin, il nuovo capitano dell’Italia U20: “Un onore. Parisse era il mio idolo”

Anche l’Italia under 20 si avvicina all’esordio stagionale, previsto venerdì 6 febbraio a Monigo contro la Scozia. Il nuovo capitano degli Azzurrini sarà Riccardo Casarin, centro dell’Amatori Milano e dell’Accademia Ivan Francescato. Un onore ma anche una grande responsabilità, che l’azzurrino aveva già intuito negli ultimi tempi: “È stata una cosa graduale. Lavorando già in accademia con Andrea di Giandomenico e vedendoci tutti i giorni, un po’ me l’aveva fatto capire. Già in una partita di Coppa Italia mi aveva fatto fare il capitano, e poi mi chiedeva come andavano determinate dinamiche di squadra, quindi avevo già un po’ il ruolo di ‘tramite’ tra il gruppo e lo staff. Quando poi Andrea mi ha nominato capitano per il test con l’Irlanda avevo capito che avrei potuto svolgere questo ruolo anche durante il Sei Nazioni. È un onore e un privilegio, e voglio farlo al meglio”. Com’è nata la passione per il rugby? “È nata un po’ per caso e un po’ per passione familiare, visto che mio zio ha giocato e allenato e i miei cugini giocavano a rugby. Io però l’ho scoperto diversamente, a 7 anni, grazie a un’attività che facevano a Milano e si chiamava ‘Rugby nei parchi’. Un giorno ci sono andato, mi è piaciuto e ho deciso di continuare, e alla fine ho fatto tutto il percorso con l’Amatori Milano, da quando ho iniziato fino ad oggi”. Qual è stato il tuo primo punto di riferimento rugbistico? “Come per molti della mia generazione, Sergio Parisse. Alla fine quando ho ‘scoperto’ il rugby lui era all’apice della sua carriera, era il giocatore di riferimento per il rugby italiano, e quando ho iniziato è diventato subito il mio idolo. Poi crescendo è stato un’ispirazione anche dal punto di vista tecnico, perché comunque anche se sono un centro mi piace molto attaccare per linee dirette e cercare il contatto” Qual è stato il momento in cui ti sei reso conto che questa passione poteva diventare anche qualcosa di più? “Il primo momento in cui ho capito che stava diventando più di uno sport risale alle prime convocazioni per le selezioni regionali, e poi chiaramente quando sono entrato in Accademia. Da piccolo ovviamente un po’ lo speri, è il tuo sogno, ma quando sono entrato in Accademia e mi sono reso conto di quanto stavo migliorando sia dal punto di vista tecnico che fisico ho capito che potevo avere delle possibilità. E poi ovviamente c’è stato il Mondiale under 20, il mio esordio: ero molto teso perché prima di Italia-Nuova Zelanda non avevo mai giocato 80 minuti in Nazionale. Poi però quando sono entrato in campo è scomparso tutto, ho pensato solo a giocare e a dare il meglio”. Com’è arrivata la chiamata in azzurro? “Avevo già fatto il raduno per il Sei Nazioni under 20 dell’anno scorso, anche se poi non è arrivata la convocazione. Credo che quei mesi siano stati fondamentali per la mia crescita, perché ho giocato praticamente sempre tra juniores e prima squadra dell’Amatori Milano, e questo mi ha aiutato a progredire in fretta, e poi è arrivata la chiamata dell’Italia under 19 che è stata un altro importante passo avanti. Probabilmente in questi mesi sono riuscito a fare quel ‘salto’ che serviva per arrivare in Nazionale”. L’Italia under 20 è sempre accompagnata da tante aspettative, per via dei risultati che ottiene ogni anno. Come si gestisce questa pressione e – da capitano – come si aiuta il gruppo a gestirla? “Principalmente cerco di essere d’esempio e aiutare soprattutto chi è alle prime esperienze in Nazionale e magari non ha mai avuto tutte queste aspettative prima d’ora. Anche solo parlare in camera o dopo l’allenamento di quello che ci aspetta in campo aiuta a prepararsi alla pressione, perché giocare in stadi come Monigo o Lille davanti a tanti spettatori e davanti alle televisioni di tutta Europa chiaramente porta delle pressioni che dobbiamo essere bravi a gestire. Credo sia umano avere un po’ di pressione prima di eventi così importanti, ma la cosa fondamentale è poi trasformarla in energia positiva quando si va in campo. Ovviamente il rugby è uno sport di squadra e alla fine non c’è soltanto un capitano, ma un gruppo di leader che aiutano tutti: mi confronto molto ovviamente con Enoch e Malik, che sono i due vicecapitani, ma anche con Pietro Celi e Roberto Fasti che sono i numeri 10 e i leader tecnici del gruppo, e con Christian Brasili che è il leader della mischia ed è un po’ il nostro motivatore”. Cosa cambierà dal punto di vista del gioco rispetto all’anno scorso e cosa ti aspetti dalla Scozia? “Anche se le under 20 cambiano ogni anno, alla fine la Scozia è sempre una squadra che lascia tutto in campo e rende le partite difficili, è una loro caratteristica, e anche l’anno scorso è stato così, quindi sappiamo che non sarà una partita semplice. Dal nostro punto di vista, Andrea sta portando un gioco più destrutturato rispetto all’anno scorso: sfidiamo l’uomo più spesso e siamo più portati a provare la giocata, ma per contro dobbiamo stare molto attenti a non isolarci o sfilacciarci, perché è molto più facile che succeda se non facciamo attenzione. Ma anche in Accademia ci siamo resi conto che quando collettivamente facciamo le cose nel modo giusto vengono fuori delle azioni molto belle”. Vi siete posti un obiettivo? “In termini di risultati no. Chiaramente vogliamo sempre fare meglio e l’obiettivo principale è essere in qualche modo la migliore under 20 possibile: provare a fare di più, migliorarsi sempre di anno in anno. Noi cerchiamo di portare in campo quello che facciamo in allenamento, e se le cose vengono come devono venire sappiamo di avere la possibilità di giocarcela con tutti”.

Italia U20 | 03/02/2026