Categoria: dalla base
Club House – Modena Rugby 1965
Al Modena Rugby 1965, la club house è quel posto dove le esperienze di campo, si fondono con la comunità del rugby, per far vivere il club oltre il momento sportivo. Un luogo dove generazioni diverse si incontrano e dove la passione per la palla ovale trova una dimensione collettiva: questo spirito affonda le radici in una storia lunga decenni. Giovanni Malagoli, consigliere e veterano del club, ricorda bene quando una vera club house ancora non esisteva. «Sono nel Modena Rugby dal 1973, quando avevo dieci anni e giocavo negli Aquilotti. All’epoca non c’era una clubhouse vera e propria.» Il club si trovava allora nel campo di via Gasparini, dove il rugby si viveva con mezzi semplici ma con grande spirito di comunità. «La clubhouse la facevamo noi», racconta Malagoli. «Alla fine degli allenamenti o delle partite usavamo una stanza dietro gli spogliatoi come magazzino e poi tiravamo fuori tavoli e panche. Quando il tempo lo permetteva apparecchiavamo davanti agli spogliatoi. Era tutto molto semplice, quasi rurale, ma era bellissimo.» Il salto arrivò quando il presidente storico Luciano Zanetti annunciò la costruzione di una vera club house sopra gli spogliatoi. «Una domenica eravamo fuori come sempre a chiacchierare dopo la partita. A un certo punto sentiamo un fischio, si apre la finestra del primo piano e Zanetti urla: “Ragazzi, abbiamo la clubhouse! Potete salire, oggi si festeggia qui”. Quello è stato l’inizio.» Da allora quello spazio è diventato il cuore sociale del club. Un luogo dove, come dice Malagoli, «se vuoi trovare qualcuno del Modena Rugby, vieni qui e lo trovi». Ed è proprio qui che il rugby locale si collega a quello internazionale. Quando sugli schermi scorrono le partite del Sei Nazioni, la club house si riempie e la dimensione del club si unisce a quella della Nazionale. Davanti alle partite della Nazionale italiana di rugby, dirigenti, giocatori, ex giocatori, genitori e ragazzi del settore giovanile si ritrovano nello stesso posto, trasformando la visione della partita in un vero rito collettivo. Per Luca Venturelli, giocatore della prima squadra e allenatore dell’Under 18, è proprio questo il valore della club house. «È il posto in cui si festeggiano le vittorie e dove ci si ritrova anche quando la domenica non è andata bene. Qui si parla con i compagni, con i tifosi, con tutte le persone che fanno parte del club.» Uno dei suoi ricordi più forti è legato proprio a una partita della Nazionale. «Ricordo l’ultima partita dei gironi del Mondiale 2007, Italia-Scozia. La club house non era ancora finita, era ancora in costruzione, ma avevamo montato un maxi schermo e ci siamo trovati tutti lì: dai ragazzini ai veterani. Prima l’emozione, poi purtroppo la delusione della sconfitta. Ma è uno dei primi ricordi che ho di questo posto pieno di persone.» Momenti come questi trasformano la club house in qualcosa di più di un semplice spazio del club: diventano occasioni in cui il rugby si vive insieme, come comunità. Lo sottolinea anche Cinzia Rosselli, accompagnatrice dell’Under 18 e mamma di un giocatore. «Sono qui da quattordici anni. Mio figlio aveva quattro anni quando ha iniziato e la maglia gli faceva quasi da accappatoio», racconta sorridendo. Nel tempo ha iniziato a dare una mano nell’organizzazione della squadra e ha visto crescere intere generazioni di ragazzi dentro e fuori dal campo. «La club house è il cuore della società», spiega. «È lo spazio dove si condividono successi e difficoltà e dove si creano legami tra giocatori, allenatori, famiglie e appassionati.» E quando gioca l’Italia, quel legame si allarga ancora di più. «È un po’ come nell’antica Grecia: la nostra agorà», dice. «Il posto dove la comunità si ritrova prima e dopo le partite.» In quei momenti il confine tra club e Nazionale si assottiglia: i più giovani guardano la partita accanto ai più grandi, si commentano le azioni, si rivivono le esperienze di campo e si trasmettono valori e storie. È così che la club house diventa il ponte tra il rugby giocato ogni settimana e quello della maglia azzurra: un luogo dove la passione per il club incontra quella per l’Italia e dove ogni partita, soprattutto durante il Sei Nazioni, si trasforma in un rito condiviso.
dalla base | 18/03/2026
Il Pesaro Rugby in visita al 28° reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”
Si è svolta nei giorni scorsi la visita dell’ASD Pesaro Rugby alla caserma “Aldo Del Monte”, sede del 28° reggimento Comunicazioni Operative “Pavia”. La delegazione guidata dal presidente Simone Mattioli, è stata accolta dal Comandante del 28° reggimento, Colonnello Marco Ferrara. L’iniziativa mira a consolidare un dialogo già strutturato tra il mondo sportivo e quello militare, entrambi fondati su principi comuni come lealtà, disciplina, spirito di squadra e senso di appartenenza. Dopo il tradizionale scambio di doni e un momento di saluto al personale del “Pavia”, la visita è proseguita con un passaggio al Sacrario, luogo simbolico di memoria e identità e successivamente al 1° Battaglione dove hanno potuto osservare da vicino gli assetti e le capacità operative che il reggimento è in grado di esprimere. Particolare interesse hanno suscitato gli studi di Radio Esercito, l’emittente web della Forza Armata, il plotone internet e la sala di produzione video, ambienti nei quali vengono ideati e realizzati prodotti audiovisivi e contenuti digitali destinati sia alla comunicazione istituzionale sia a quella operativa. L’evento, inserito nel Protocollo d’Intesa tra la Federazione Italiana Rugby e lo Stato Maggiore dell’Esercito, ha rappresentato un momento di confronto tra due realtà che, pur operando in ambiti differenti, condividono un patrimonio valoriale comune.
dalla base | 05/03/2026
Club House – Rugby Carpi
La club house del Rugby Carpi è il luogo dove il terzo tempo continua anche quando non si è appena scesi dal campo. È lo spazio in cui generazioni diverse si siedono allo stesso tavolo: chi ha iniziato quando ancora non c’era un campo vero e proprio, chi oggi veste la maglia dell’U18, chi accompagna i figli e finisce per sentirsi parte integrante della squadra. Ed è qui che il rugby si vive insieme, soprattutto quando gioca la Nazionale. Per Gianfranco Mazzi, genitore, consigliere e anima della club house del Rugby Carpi il significato è chiarissimo: «La club house è fondamentale per la vita di una società rugbistica. È il luogo del terzo tempo, ma può diventare molto di più: uno spazio di ritrovo, di amicizia, di unione». Durante l’anno è il cuore della vita sociale del club. Ma c’è un momento in cui tutto si amplifica: quando sugli schermi scorrono le partite del Sei Nazioni. In quei pomeriggi la club house si trasforma. Le sedie si avvicinano, i tavoli si riempiono, qualcuno controlla che dalla cucina esca qualcosa di caldo. Poi, all’improvviso: «Ragazzi, inizia l’inno!» E il brusio lascia spazio a un silenzio carico di emozione. Quando scende in campo la Nazionale italiana di rugby, non esistono categorie o ruoli: dirigenti, giocatori di Serie C, ragazzi dell’U18, genitori, volontari. Tutti insieme, una sola voce. Tommaso Zanni, giocatore del Rugby Carpi, lo racconta così: «Il terzo tempo è quello che tutti aspettano dopo una partita. È il momento vivo, dove si parla, ci si scambiano opinioni. Se il rugby vive di placcaggio, la club house è l’anima del terzo tempo.» E quando il Sei Nazioni si guarda insieme, quello spirito si rinnova. Si soffre per un placcaggio mancato, si esplode per una meta, si applaude anche nella sconfitta. I più piccoli osservano i grandi, imparano quando cantare, quando alzarsi in piedi, quando rispettare il silenzio dell’avversario. Gianfranco Mazzi sorride ricordando un episodio: «Una volta, durante una partita dell’Italia particolarmente combattuta, alla meta decisiva si è rovesciato un tavolo per l’esultanza. Bicchieri ovunque, sedie spostate… ma nessuno si è lamentato. Ci siamo messi a ridere e abbiamo sistemato tutto insieme. È questo lo spirito.» E poi aggiunge: «All’inizio non avevamo una vera club house. Dovevamo portare tutto da casa: griglie, cibo, tavoli. Ma la voglia di stare insieme non è mai mancata.» Tommaso Zanni completa il pensiero: «Quando non c’era una club house fisica, la club house eravamo noi. Ovunque ci riunivamo diventava la nostra casa. Guardare il Sei Nazioni in club house non è solo seguire una competizione internazionale. È un rito che viviamo insieme. È trasmettere valori, raccontare storie, sentirsi parte di qualcosa che va oltre il campo. Perché se il rugby è fatto di mischie e placcaggi, la club house è fatta di condivisione". Ed è lì, davanti alla Nazionale, che la passione diventa davvero famiglia.
dalla base | 27/02/2026
Club House – Rugby Rovato 1976
Le Club House sono quel luogo dove una partita di rugby diventa rito collettivo, gioia o delusione condivisa. Un tempo sospeso che riparte a cadenzare l’esistenza dopo ottanta minuti in cui un gruppo di persone s’identifica in una maglia, quella azzurra, e spinge con il pensiero quindici ragazzi, molti dei quali in quei luoghi sono cresciuti con il pane e salamella tra le mani. La Club House del Rugby Rovato non fa eccezione: tutti insieme soffrono, esultano e a fine partita analizzano la sconfitta o celebrano la vittoria dell'Italia. Sempre insieme. Perché nel rugby, da queste parti, anche il tifo è un fatto di squadra e quando gioca la Nazionale è l'occasione per ricordare e ricordarsi che tutto ha un senso nel vedere 'i gnari' giocare ai più alti livelli. A raccontarlo è Sandro Frassine, responsabile della club house e coordinatore dei volontari: «Sono legato al Rugby Rovato da circa trent’anni. Non sono un ex giocatore, sono un genitore. Mi sono affezionato al club e ho iniziato a dare una mano, rimanendo affascinato da questo ambiente familiare».Un ambiente che vive grazie a un gruppo di volontari che anima quotidianamente la club house, con il supporto crescente anche dei giocatori stessi. «I giocatori fanno gruppo in campo – spiega Frassine – dirigenti, volontari e genitori lo fanno fuori dal campo. Ed è qui che si costruiscono i legami e l’identità del club». La storia della Club House accompagna la crescita della società. Lo ricorda Giuseppe Lanzi, dirigente del Rugby Rovato: «Un punto di ritrovo e di aggregazione. Nel rugby significa avere una marcia in più. Noi siamo fortunati perché abbiamo volontari che la fanno funzionare».Dalle prime strutture con un solo campo in erba, fino all’ampliamento con il secondo campo e il sintetico, la Club House è stata una naturale prosecuzione di questo percorso. «Ho vissuto tutte le fasi della crescita – racconta Lanzi – prima da giocatore e poi da dirigente. Questa club house è stata testimone di momenti importanti: è qui che ci si ritrova dopo le sconfitte ed è qui che si festeggiano le vittorie». Momenti che restano nella memoria collettiva del club, come la storica festa promozione ai tempi della Leonessa, culminata con l’ingresso nel Top Ten: «Qualcosa di indimenticabile», sottolinea Lanzi. E poi c’è chi la Club House la vive anche attraverso i profumi e i sapori. Come Adriano Campana, cuoco “per passione”, anzi cuciniere, come ama definirsi: «Ho iniziato a giocare a rugby al liceo, poi mi sono allontanato per lavoro. Sono tornato dopo vent’anni con i miei figli e, quasi per caso, mi sono ritrovato a cucinare qui».Non un professionista, ma un volontario che mette passione in ogni piatto. «La club house è il luogo dove nascono e si cementano amicizie. La vita può portarti lontano, puoi farti perdere di vista, ma poi ci si ritrova qui e sembra che il tempo non sia mai passato». Tra un piatto che cambia menu e un aneddoto che fa ancora ridere – come quella volta in cui un genitore rimase chiuso in bagno proprio alla vigilia di una trasferta – la Club House del Rugby Rovato continua a essere un rito collettivo. Un luogo dove il rugby non si gioca soltanto, ma si condivide. Dentro e fuori dal campo.
dalla base | 18/02/2026
Lunedì 16 febbraio al via il corso online “Restiamo in gioco – Educazione, leadership e benessere nel rugby giovanile”
Finanziato da Sport e Salute, prende il via il programma formativo online “Restiamo in gioco – Educazione, leadership e benessere nel rugby giovanile”, un percorso dedicato allo sviluppo educativo dello sport giovanile. Educare attraverso lo sport, prevenire l’abbandono precoce e promuovere il benessere psicofisico dei giovani atleti: sono questi gli obiettivi al centro del progetto, che avrà inizio il 16 febbraio 2026 e si svilupperà lungo quattro mesi di attività formative, per un totale di 40 ore. Come è strutturato il webinar? Le attività, a cui sarà possibile partecipare a seguito di iscrizione qui e si svolgeranno interamente online, alterneranno lezioni teoriche, laboratori esperienziali e momenti di riflessione applicativa, valorizzando un approccio multidisciplinare e scientificamente fondato. Il programma è articolato in 4 moduli tematici, che affrontano in modo progressivo e integrato i principali snodi dello sviluppo sportivo giovanile: Rugby giovanile come contesto educativo, con riferimento ai modelli di sviluppo a lungo termine e ai benefici psicosociali della pratica sportiva; Leadership e gestione dei gruppi, con particolare attenzione alla leadership trasformazionale e alla prevenzione dei conflitti; Competenze comunicative, relazionali e di safeguarding, includendo salute mentale, prevenzione del bullismo e inclusione; Prevenzione dell’abbandono precoce, attraverso l’analisi di dati, ricerche e ricadute operative per allenatori, dirigenti e famiglie. Il progetto nasce dalla consapevolezza che il rugby giovanile rappresenti un potente contesto educativo, capace di incidere in modo significativo sullo sviluppo personale, sociale ed emotivo dei giovani. “Restiamo in gioco” intende rafforzare questo ruolo, promuovendo: la centralità del benessere dell’atleta, oltre la sola prestazione sportiva; la prevenzione dell’abbandono precoce, fenomeno sempre più rilevante nello sport giovanile; la costruzione di ambienti sportivi sicuri, inclusivi e motivanti lo sviluppo di competenze educative, relazionali e di leadership negli adulti di riferimento. Come partecipare? Il percorso online, pienamente coerente con le finalità del Bando Rugby per Tutti, è rivolto ad allenatori, dirigenti sportivi, educatori e operatori del rugby giovanile, e propone un modello di formazione avanzata che integra evidenze scientifiche, approccio educativo e applicazioni operative nel contesto sportivo. Per partecipare al corso è necessario compilare il seguente modulo Google: https://forms.gle/5yfpqHUsDjhodXs87 Al termine del percorso, a coloro che avranno frequentato almeno il 70% delle ore previste, sarà rilasciato un attestato di partecipazione ufficiale dalla Federazione Italiana Rugby. SCARICA IL PROGRAMMA DEL CORSO QUI
dalla base | 09/02/2026
Quarant’anni al servizio del rugby italiano: la FIR celebra il Prof. Donatiello
“Credo che l’unico ruolo che Gino non ha ricoperto sia stato quello di Commissario Tecnico. Ma non è mai tardi, ci stiamo lavorando”. Con l’ironia istituzionale che lo contraddistingue, il Presidente della FIR Andrea Duodo ha voluto celebrare la quarantennale carriera del Prof. Luigi Donatiello - per tutta la Federazione, più semplicemente, Gino - nel prepartita di Italia v Scozia, prima giornata del Guinness Sei Nazioni 2026 che, allo Stadio Olimpico di Roma, ha visto gli Azzurri di Gonzalo Quesada superare la Scozia. Per oltre quarant’anni il tecnico beneventano, classe 1947, ha collaborato con la Federazione Italiana Rugby: una carriera che ha abbracciato generazioni di atleti e che, tra i vari ruoli, lo ha visto Coordinatore delle Squadre Nazionali Juniores FIR, Manager dell’Accademia Nazionale “Ivan Francescato” e assistente allenatore di Massimo Mascioletti alla Rugby World Cup del 1999. “Gino è stato un punto di riferimento per il settore tecnico nazionale, un gentiluomo e un rugbista” ha aggiunto Duodo accogliendo sul palco del Salone Autorità dell’Olimpico il Prof. Donatiello “e gli siamo grati per il fondamentale contributo che ha garantito a FIR in questo affascinante percorso, caratterizzato da un amore e una passione per il Gioco che in pochi possono vantare”.
dalla base | 08/02/2026
“Club Anniversary”, a Roma la seconda edizione della cerimonia che celebra storia e passione delle Società italiane
Diciassette Club hanno festeggiato sabato 7, allo Stadio Olimpico, non solo il successo degli Azzurri sulla Scozia nella prima giornata del Guinness Sei Nazioni ma anche l’anniversario di affiliazione alla FIR.Dopo la cerimonia inaugurale di Genova del novembre scorso, il turno inaugurale del Torneo è coinciso con il secondo appuntamento con “Club Anniversary”, l’appuntamento varato dal Consiglio Federale presieduto da Andrea Duodo per celebrare il legame tra base e vertice riconoscendo uno speciale cap tricolore ai Club che abbiano raggiunto il traguardo di un’attività continuativa che si sia protratta dai quaranta ai cento anni.Nel Salone Autorità dell’Olimpico, prima della sfida agli Highlanders, il Centurione azzurro Mauro Bergamasco ha ricordato il proprio percorso che, dalle giovanili del Selvazzano, lo ha portato a partecipare a cinque edizioni della Rugby World Cup prima di lasciare il palco al Presidente Duodo ed ai Vicepresidenti Vaccari e Gualandri per la consegna dei caps. “Insieme ai colleghi del Consiglio Federale, sin dalla nostra elezione ormai un anno e mezzo fa, abbiamo voluto rendere ancor più saldo il legame tra il vertice del nostro movimento, la Nazionale, e le nostre società” ha detto il Presidente della FIR, Andrea Duodo. “Club Anniversary” nasce dal desiderio della Federazione non solo di essere vicina, ma anche di riconosce e celebrare il cammino dei nostri Club all’interno della storia quasi centenaria del rugby italiano.Sono le nostre Società che ogni giorno, lavorando molto spesso nell’ombra e molto spesso con mezzi ridotti, contribuiscono alla crescita del Gioco nel nostro Paese con entusiasmo e passione, impegnando anno dopo anno tempo e risorse per avvicinare al nostro splendido sport bambine, bambini e famiglie” ha aggiunto il massimo dirigente nazionale. Queste le Società che hanno partecipato alla Club Anniversary “Roma 2026”:40 anniVenezia Rugby - Antonio SamboGussago RC - Alberto FacchiRugby San Mauro - Luca Grazian 50 anniMontebelluna Rugby - Mauro VettorettiRugby Bassano - Antonio FilippucciAmatori Capoterra - Andrea CogoniRugby Rovato - Giuseppe PaganiRugby Varese - Giovanni BarbieriBotticino Rugby - Maurizio FazioVII Rugby Torino - Salvo Lo GrecoRugby Rende - Salvatore PezzanoPrimavera Rugby - Fabrizio Roscioli 60 anniColleferro Rugby - Giuseppe TorreRugby Benevento - Rosario Palumbo 70 anniChicken Rugby Milano - Giuseppe Petrini80 anniValorugby Emilia - Valeria PrampoliniAlessandria Rugby - Diego Baldovino
dalla base | 08/02/2026
La Famiglia Azzurra incontra il territorio toscano, Fabio Roselli: “Creare entusiasmo e dare un contributo alla crescita del movimento”
Si è tenuto venerdì 30 e sabato 31 gennaio l’appuntamento La Famiglia Azzurra incontra il territorio, il ciclo di eventi con cui la Federazione Italiana Rugby mette in collegamento l’alto livello con il rugby di base. In questa occasione si è tenuta una due giorni che si è concentrata in particolar modo sul rugby femminile. Venerdì una trentina di allenatori e allenatrici della regione hanno avuto modo di assistere, a Scandicci, a un corso di aggiornamento tenuto dal capo allenatore della Nazionale femminile Fabio Roselli, che ha poi condotto un allenamento con la squadra di Serie A dello Scandicci Rugby. “Credo sia molto importante avere un contatto diretto con il territorio – ha detto Roselli – Era molto tempo che non venivo in Toscana, ho avuto l’opportunità di rivedere alcuni tecnici e conoscerne di nuovi.” “Soprattutto, poi, ho avuto l’occasione di visitare Scandicci, club dove non ero mai stato prima. È importante conoscere le atlete e le necessità del territorio, cercare di creare entusiasmo e dare un contributo alla crescita del movimento.” Sabato a Lucca giornata dedicata ad atlete delle categorie minirugby e juniores e alle loro famiglie. Plinio Sciamanna, assistente allenatore della Nazionale maggiore femminile, e Sara Mannini, Azzurra toscana, hanno condotto le danze in campo assistiti dai tecnici regionali. Fuori dal rettangolo di gioco famiglie e club hanno partecipato numerosi all’incontro con la consigliera federale Erika Morri e la responsabile dell’attività femminile Maria Cristina Tonna: un’occasione di scambio e di disseminazione del lavoro che FIR si propone di fare per sviluppare il gioco di bambine, ragazze e donne.
dalla base | 01/02/2026
La Famiglia Azzurra incontra il territorio: il 30 e 31 gennaio Roselli e Sciamanna in visita a Scandicci e Lucca
Il 30 e 31 gennaio prossimi il Capo allenatore della Nazionale maggiore femminile Fabio Roselli, l’assistente allenatore Plinio Sciamanna e l’Azzurra Sara Mannini saranno i protagonisti di una due giorni dedicata a tutti gli attori e tutte le attrici della palla ovale. Venerdì 30 gennaio, presso gli impianti dello Scandicci Rugby a Scandicci (FI), Fabio Roselli terrà un corso di aggiornamento di livello 3 per tutti gli allenatori e le allenatrici del territorio a partire dalle ore 19.00. Il titolo è “Rugby strutturato vs rugby de-strutturato (dallo studio degli scenari nelle partite alle metodologie di allenamento)” e la possibilità di iscrizione per i tecnici è già attiva sul sito settoretecnico.federugby.it. Seguirà, alle 20.30, la parte pratica dell’aggiornamento in campo con le atlete delle Chimere, la squadra toscana che milita nel campionato di Serie A femminile. La serata si concluderà con un terzo tempo condiviso da tutti e da tutte presso gli impianti del club. Sabato 31 gennaio sarà il terreno di gioco del Rugby Lucca ad ospitare un allenamento aperto a tutte le atlete delle categorie minirugby e juniores della Toscana. Le atlete juniores affronteranno una seduta agli ordini del tecnico della Nazionale maggiore femminile Plinio Sciamanna. Le giocatrici del minirugby condivideranno invece un’attività di campo con l’Azzurra Sara Mannini, una delle prime toscane ad essere convocata per una Rugby World Cup. L’allenamento aperto si terrà alle ore 15.00, mentre dalle 15.30 la Consigliera federale Erika Morri, la Coordinatrice dell’attività femminile Maria Cristina Tonna e il Responsabile sviluppo di Area Andrea de Marchi incontreranno le famiglie e i club del territorio per un momento di condivisione legato allo sviluppo del gioco femminile. L’evento è la seconda tappa del ciclo di incontri La Famiglia Azzurra incontra il Territorio, dopo l’ottimo successo del primo appuntamento in Abruzzo. Lo staff della Nazionale maggior femminile incontra il rugby di base nelle regioni con l’obiettivo di accompagnare e sostenere il percorso di crescita dei club, delle giovani atlete e delle comunità rugbistiche che rappresentano il cuore dell’attività quotidiana sul territorio. Il Presidente di FIR Toscana Edoardo Barcaglioni ha dichiarato: “La visita del Commissario Tecnico della Nazionale Femminile Fabio Roselli a Scandicci il 30 gennaio rappresenta un momento di grande valore per tutto il movimento toscano: un segnale concreto di attenzione verso il lavoro quotidiano delle nostre atlete seniores e dei club che investono con continuità nel rugby femminile.” “Allo stesso modo, il raduno minirugby e juniores del 31 gennaio a Lucca, guidato da Plinio Sciamanna e con la partecipazione di Sara Mannini, conferma il percorso che stiamo costruendo sul territorio. Sono occasioni preziose di confronto tecnico e umano, che rafforzano il legame tra livello regionale e nazionale e danno alle ragazze un messaggio chiaro: l’impegno, la passione e il lavoro nei club trovano riconoscimento e prospettive concrete.” Tutto il pubblico, i protagonisti e le protagoniste del rugby toscano sono invitati a prendere parte alla due giorni e a pubblicizzarla attraverso i propri canali di comunicazione, rispondendo con lo stesso entusiasmo che ha contraddistinto i precedenti appuntamenti di questa ricca stagione nella nostra regione.
dalla base | 27/01/2026
Club House – Artena Rugby Red Blu
La Club House dell’Artena Rugby Red Blu ASD non è uno spazio definito da muri o coordinate precise, ma un’idea che prende forma ogni volta che il club diventa luogo di incontro, servizio e condivisione. Un modello di socialità che il 5 gennaio 2026 ha trovato una delle sue espressioni più significative nella cena organizzata presso il Museo del Rugby, a margine del raduno romano della Nazionale Femminile e della Nazionale Femminile Under 21. Un’iniziativa che rientra a pieno titolo nelle attività della Club House, da sempre mobile e flessibile, e che contribuisce in maniera sostanziale anche al sostentamento del Museo stesso, trasformato per l’occasione in uno spazio di accoglienza e convivialità, immerso nella memoria e nella cultura del rugby. Per chi vive quotidianamente la società, la Club House è prima di tutto una casa. «Collaboro al progetto Club House dell’Artena Rugby Red Blu da otto anni», racconta Giulia Pironi: «Ho iniziato dopo una separazione, sono approdata alla società con i miei ragazzi. Ho conosciuto Corrado Mattoccia (Presidente del club) e tutto lo staff, praticamente è stata la mia rinascita: mi hanno fatto sentire subito a casa, una di loro nonostante fossi appena arrivata». Un senso di appartenenza che si riflette anche nell’esperienza dei figli: «I miei figli, quando vanno al campo o al Museo, sanno di stare a casa, si trovano bene. Anche nei momenti di crisi, dove si va? Andiamo al campo a ricaricarci, a giocare, a sfogarci, a ritrovare le persone con cui stiamo bene». Dal 2019 i ragazzi praticano rugby - attualmente nelle categorie Under 14, Under 12 e Under 10 - inseriti in una realtà che vive grazie alla partecipazione attiva delle famiglie. «Quando ci sono degli eventi siamo sempre i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarcene, perché ci piace stare insieme», spiega Giulia, che al club ricopre un ruolo trasversale: «Sono un po’ una tuttofare: mi occupo di lavare i piatti, pulire gli spogliatoi, servire a tavola, preparare le maglie quando è ora di consegnarle, compilare la lista gara. La nostra associazione si basa su di noi, quindi sui genitori che danno la propria disponibilità, in base a quello che sanno fare». Con una nota di leggerezza che restituisce il clima che si respira: «Cosa mi piace fare? Stappare le bottiglie». All’interno di questo sistema, la cucina rappresenta uno degli elementi centrali della vita del club. Ubaldo Mattozzi collabora con l’Artena Rugby Red Blu dagli albori della società, e ha attraversato diverse fasi della sua storia. «Io e parte delle persone che collaborano con il club ci conosciamo da circa quarant’anni», racconta. «Ho fatto un po’ di tutto: ho costruito i tavoli dove stiamo mangiando, ad esempio. Sono un falegname, ma la mia specialità è la cucina, di cui mi occupo quasi da sempre». Un percorso iniziato proprio con il terzo tempo: «Ero entrato nel gruppo per quello, l’organizzazione del terzo tempo». Nel 2014 nasce l’idea della “cucina mobile”: «Io andavo in giro cucinando con il mio furgone e ci fermavamo ai campi per seguire la nostra squadra; con il tempo, il furgone si è trasformato in un container, è diventato sempre più attrezzato e possiamo continuare a seguire la squadra quando gioca in trasferta». Da qui il passaggio al Museo del Rugby: «In un secondo momento abbiamo immaginato di trasferire il servizio che offrivamo nella club house al Museo del Rugby, per garantire il sostentamento della struttura. All’interno delle stanze del Museo, che è aperto a tutte le persone che desiderino pranzarvi o cenare, abbiamo inserito tavoli e panche: un’immersione nella tradizione del rugby e una possibilità per sponsorizzare e garantire il sostentamento del luogo». Un’esperienza arricchita anche dall’aspetto culturale: «Garantiamo anche delle visite guidate gratuite, per chiunque lo desideri». La filosofia resta invariata: «Selezioniamo solo prodotti locali, cuciniamo come se lo facessimo per noi, appoggiandoci a chi lavora sul territorio per scegliere verdure, formaggio e carne». Con una specialità dichiarata: «Il mio piatto forte è l’amatriciana». Il progetto della Club House e del Museo è profondamente legato al territorio di Artena. «Sono artenese da sette generazioni, da sempre», spiega Americo Talone. «Amo la mia realtà e sono consapevole che possa crescere solo se ci sono persone che si danno da fare». Il rugby diventa uno strumento di valorizzazione e apertura: «Trovo nel rugby, e nel Museo, la possibilità di far conoscere Artena fuori dai suoi confini, mi ricorda quanto mi ha insegnato mio nonno». Un impegno portato avanti in maniera volontaria: «Lo faccio volentieri, in maniera disinteressata. Lo si fa per il terzo tempo, ci dà la possibilità di riscattare un paese che geograficamente è il fanalino di coda dei Castelli Romani e fanalino anteriore della Ciociaria, un comune cuscinetto ma con molte risorse e potenzialità». Artena è anche una realtà unica dal punto di vista storico e culturale: «È il centro storico pedonale non carrabile più grande d’Europa e nel periodo natalizio si svolge l’iniziativa “Artena città presepe”, con i presepi esposti nei locali abbandonati del centro storico, un’opportunità per tenere vivo un luogo dove non è sempre facile vivere e che non vogliamo far morire». Le iniziative del Museo del Rugby superano i confini locali: «Abbiamo ospiti dall’Argentina, dall’Inghilterra, ed è passata anche Portia Woodman-Wickliffe delle Black Ferns». Allo stesso tempo, le ricadute sul territorio sono concrete: «L’Artena Rugby Red Blu consente a circa 300 giovani di allenarsi e stare al campo a costo zero». Un modello che si regge sulla partecipazione: «Cosa chiediamo in cambio? Sostegno da parte dei genitori e della cittadinanza. Quanto avvenuto stasera ne è l’esempio: si cucina, si organizza il servizio e si pulisce quando l’evento è finito per garantire a chiunque, il giorno dopo, di visitare il Museo che la sera prima ha ospitato 80 persone». Per molte famiglie, il rugby è stato un percorso di scoperta graduale. Tiziana Fedeli racconta di non collaborare con il club da molto tempo, ma di essere entrata in questo mondo attraverso il figlio. «Gioca da circa dieci anni, ha conosciuto il rugby tramite la scuola e se n’è innamorato. Io devo ammettere che prima di entrare nella visione del rugby ci ho messo un po’: inizialmente non comprendevo la familiarità, l’unione che si crea tra le persone». Una visione maturata nel tempo: «Corrado Mattoccia ha cercato più volte di farci capire che, in fin dei conti, il rugby è proprio questo: è famiglia, stare insieme». Con la crescita dei ragazzi, cresce anche la rete tra i genitori: «Ora che è più grande e ogni domenica si gioca, siamo diventati una famiglia 'allargata' anche con gli altri genitori: ci si aiuta nella quotidianità, anche solo per la gestione degli spostamenti o per il supporto reciproco quando i ragazzi passano momenti di crisi». Un’esperienza che Tiziana consiglia anche a chi non conosce questo sport: «Consiglierei a chiunque di avvicinarsi allo sport, qualunque tipo di sport. Nel caso del rugby, anche semplicemente venendo allo stadio per vedere una partita, c’è un clima fantastico». Un’impressione confermata da chi si avvicina per la prima volta: «L’anno scorso siamo venuti all’Olimpico con degli amici: uno di loro mi ha detto “è lo sport che mi piace e che spero facciano i miei figli”». «Il rugby è questo – conclude – unisce, ed è una realtà che capisci davvero solo quando ci stai dentro».
dalla base | 20/01/2026

Completa la registrazione