Categoria: dalla base
ClubHouse – Rugby Livorno 1931
Ci sono luoghi che non sono semplici spazi: sono identità. Per il Livorno Rugby 1931, questo luogo ha un nome preciso: è la Club House. È qui che il rugby smette di essere solo sport e diventa comunità, racconto, famiglia. La società ha scelto di riportare la Club House al centro della propria vita quotidiana, restituendole il ruolo che da sempre appartiene alla tradizione della palla ovale: quello di focolare, di terreno fertile per relazioni autentiche. Una scelta culturale prima che organizzativa, perché – come ricorda la vicepresidente Francesca Lusini – «la Club House non è un locale da affidare a terzi, ma il fulcro dell’aggregazione». È qui che il club racconta se stesso senza bisogno di parole, attraverso i gesti, i riti, la condivisione. Lo dimostra un episodio che nelle ultime settimane ha fatto vibrare le mura della Club House: un gruppo di ragazzi sudafricani, arrivati a Livorno per lavoro, ha chiesto di poter vedere Italia–Sudafrica proprio lì. Non conoscevano il club, non conoscevano la città. Eppure, in pochi minuti, si sono sentiti parte di qualcosa. «Ci hanno detto che qui avevano ritrovato lo stesso spirito delle loro club house» ha spiegato Lusini. Sono poi tornati per ogni partita dei test match, e alla fine sono rimasti: amici nuovi, ma perfettamente in sintonia con il clima del Livorno Rugby. Un segnale potente di quanto certe atmosfere parlino una lingua universale. Questo spirito lo vivono ogni giorno soprattutto i giocatori. Per il capitano della prima squadra, Giacomo Gragnani, la Club House è il luogo in cui la squadra “si costruisce davvero”.«Prima delle partite mangiamo sempre allo stesso tavolo: è un rito che ci unisce. Allena l’identità, non il fisico», spiega. È anche lo spazio dove generazioni e ruoli si mescolano naturalmente: prima squadra, cadetti, Under, famiglie. «È uno dei pochi posti in cui senti che il rugby è davvero una comunità». E quando persino chi viene da lontano lo riconosce immediatamente, tutto diventa più chiaro. Lo spirito che vive nella Club House del Livorno, quello autentico, non appartiene a un territorio: appartiene alla cultura del rugby. Lusini lo definisce così: «Qui costruiamo un modo di stare insieme, ed è il valore più alto che possiamo trasmettere». In un mondo che corre, la Club House rimane un porto sicuro. Un luogo in cui fermarsi, riconoscersi, ritrovarsi. Un luogo in cui il rugby non si gioca soltanto: si vive.
dalla base | 15/12/2025
Il Rugby palermitano trova una casa presso l’impianto Ten. Carmelo Onorato grazie alla partnership FIR-Esercito
Grazie al recente accordo siglato tra la Federazione Italiana Rugby e l’Esercito Italiano, finalizzato alla promozione e allo sviluppo del rugby sul territorio nazionale – con un’attenzione particolare alle regioni del Sud, storicamente penalizzate dalla carenza di impianti dedicati – il Rugby Palermo potrà disputare le proprie gare interne presso l’impianto sportivo “Ten. Carmelo Onorato”.Un risultato di grande rilevanza, reso possibile dal confronto avvenuto lo scorso settembre a Palermo tra il Vicepresidente vicario della FIR, Paolo Vaccari, il Presidente del Comitato Regionale Siciliano, Orazio Arancio, il Comandante dell’Esercito in Sicilia, Generale Francesco Principe, e il rappresentante dell’Esercito, Generale Greco.La piena sintonia instaurata sin dall’inizio tra le parti ha consentito di accelerare l’iter autorizzativo e di giungere rapidamente alla concessione dell’impianto. Il Rugby Palermo ha così disputato la sua seconda partita sul campo, perfettamente inerbato, alla presenza del Generale Principe, accolto con entusiasmo dai tanti giovani atleti impegnati nel torneo di minirugby che ha preceduto l’incontro della prima squadra contro la Nissa Rugby.Una giornata importante, che segna un nuovo inizio per il club palermitano e restituisce fiducia dopo anni di attesa, come sottolineato anche dal presidente del Rugby Palermo, Stefano Massari.Il Presidente del Comitato Siciliano FIR, Orazio Arancio, ha dichiarato:«A nome del Comitato Siciliano desidero ringraziare l’Esercito Italiano e la FIR per la sensibilità e l’impegno profuso nella ricerca di una soluzione che permettesse al rugby palermitano di avere finalmente un campo di gioco. Siamo consapevoli che si tratta di una soluzione temporanea, in attesa che il Comune di Palermo dia seguito agli annunci e assegni al rugby una casa definitiva. Questo resta il nostro obiettivo finale».«Poter giocare le nostre partite interne al “Ten. Onorato” è per noi motivo di orgoglio e ci rasserena per affrontare al meglio la stagione – le parole del presidente del Rugby Palermo Stefano Massari - In attesa di una soluzione definitiva a cui stiamo lavorando insieme alle Fir, non possiamo che ringraziare la Federazione e i vertici dell’Esercito per aver compreso le nostre esigenze”L’accordo con l’Esercito rappresenta dunque un passo fondamentale che consente al Rugby Palermo di affrontare con maggiore serenità la stagione sportiva e rafforza il percorso di crescita del movimento rugbistico in Sicilia.
dalla base | 09/12/2025
“La Famiglia Azzurra incontra il Territorio”, un ciclo di visite territoriali per il movimento femminile del rugby: prima tappa in Abruzzo
La Federazione Italiana Rugby avvia un programma di visite nelle regioni da parte dello staff della Nazionale Femminile, con l’obiettivo di accompagnare e sostenere il percorso di crescita dei club, delle giovani atlete e delle comunità rugbistiche che rappresentano il cuore dell’attività quotidiana sul territorio.La regione Abruzzo e la città dell’Aquila apriranno il ciclo di appuntamenti, dal titolo “La Famiglia Azzurra incontra il Territorio”, in un fine settimana costruito per favorire confronto tecnico, formazione condivisa e momenti di ispirazione per le nuove generazioni. L’iniziativa si inserisce in un progetto di sviluppo volto a rafforzare competenze, cultura sportiva e partecipazione, promuovendo un dialogo diretto tra la Nazionale Femminile e le realtà che alimentano la crescita del movimento. Il calendario prevede attività collegate al convegno“La valorizzazione e lo sviluppo del rugby giocato dalle donne: prospettive in Italia e in Abruzzo”, realizzato in collaborazione con il Comitato Regionale e i responsabili tecnici locali e cui prenderanno parte la Vicepresidente FIR Gualandri, la Consigliera Federale Morri, il Direttore Tecnico Pacini, il CT Roselli, l’Assistant Coach Iannucci e la Coordinatrice Attività Femminile Tonna. Il Commissario Tecnico della Nazionale Femminile guiderà le attività di campo insieme ai membri del suo staff.Roselli ha dichiarato: “Sono molto felice e orgoglioso di poter incontrare le giovani ragazze del rugby abruzzese; sono sicuro di incontrare tanto entusiasmo e tanta energia, caratteristiche autentiche di questo territorio; il coraggio, l’impegno e la voglia di crescere di ragazze come loro è di ispirazione per lo sviluppo di tutto il movimento femminile italiano. Spero che questo incontro possa aiutarle a mantenere vivi i loro sogni nel rugby, a credere in loro stesse e a dare nuova vitalità alla passione per questo sport meraviglioso.” Il programma comprende aggiornamento tecnico per gli allenatori, sessioni di campo con le atlete dei club, un incontro dedicato ai genitori nell’ambito del progetto federale “Rugby è educazione emotiva”, oltre a momenti di confronto strutturato con le società.L’obiettivo è instaurare un modello di lavoro condiviso, utile a rafforzare il percorso delle ragazze e delle realtà che le accompagnano nella loro crescita. Qui di seguito il programma: Giovedì 27 novembre – ore 18.00 – CUS L’AquilaCorso di aggiornamento livello 2 con Francesco Iannucci, assistant coach Nazionale Femminile. Venerdì 28 novembre – ore 20.00 – CUS L’AquilaL’Azzurro incontra il territorio: Fabio Roselli partecipa all’allenamento della prima squadra femminile del CUS L’Aquila (Serie A – girone territoriale). Sabato 29 novembre – ore 09.30 – Centro Congressi Zordan, San BasilioConvegno: “La valorizzazione e lo sviluppo del rugby giocato dalle donne: prospettive in Italia e in Abruzzo”. Sabato 29 novembre – ore 14.00 – CUS L’AquilaRUGBY È EDUCAZIONE EMOTIVA: “Nei panni di nostra figlia"Incontro con i genitori delle giovani rugbiste, con Erika Morri, ex azzurra e consigliera federale FIR con delega al rugby femminile. Sabato 29 novembre – ore 14.00 – CUS L’AquilaRiunione tecnica con gli allenatori dei club del territorio Sabato 29 novembre – ore 15.00 – CUS L’AquilaL’Azzurro incontra il territorio: allenamento in campo con le atlete juniores dei club abruzzesi e incontro con le atlete del minirugby.
dalla base | 27/11/2025
Radici Ovali – Gli 80 anni dell’Asr Milano tra futuro e tradizione
L’A.S. Rugby Milano affonda le sue radici nel GUF, gli universitari che già prima della guerra seppero competere con la dominante Amatori. Il club rinasce nel 1945 e ricostruisce il Giuriati insieme agli Alleati. Negli anni Cinquanta una nuova generazione porta l’A.S..R ai vertici: finale scudetto, sfide memorabili con Petrarca e Rovigo, trasferte internazionali e l’arrivo del leggendario Yan Simpson. Gli anni Sessanta segnano fusioni e difficoltà, fino alla rifondazione del 1969, quando un gruppo di ex giocatori riporta in vita il club e ricomincia dal basso, tra maglie di tela e spirito studentesco. Negli anni Settanta e Ottanta l’A.S.R. ritrova ambizioni e identità: nuovi tecnici, stranieri di qualità, una comunità solida e, nel 1980, il ritorno nella massima serie. L’avvento del professionismo cambia lo scenario. Il club attraversa stagioni complesse, ma resta in piedi grazie alla fedeltà dei suoi dirigenti e all’impegno delle giovanili. Con gli anni Duemila l’A.S.R. investe su formazione, inclusione e progetti sociali, dal carcere Beccaria alle scuole. Nel 2015 nasce la nuova casa all’Idroscalo, il centro “G.B. Curioni”, che accompagna la crescita della società. Oggi l’A.S. Rugby Milano conta oltre 650 tesserati, che coprono tutta la filiera federale, decine di tecnici e volontari. Ha formato giocatori arrivati in Nazionale maggiore e U20, e sviluppa progetti educativi e sociali unici in Italia. Ottant’anni dopo, il club continua a crescere, fedele ai propri valori: comunità, lealtà, inclusione e l’idea che il rugby, prima di tutto, sia un modo di costruire relazioni e futuro. Lele Cabrio: “Al centro del progetto di questa società c’è sempre e soprattutto il ragazzo, da sempre. Io nel 1985 portai un gruppo di ragazzini con dei caratteri un po’ difficili, Azzolari in pochi giorni li tesserò tutti”. https://youtu.be/pj-RhmOGZ14
dalla base | 25/11/2025
FIR celebra gli anniversari dei Club, a Genova consegnati i primi caps
I muri carichi di storia di Palazzo Interiano Pallavicino, dimora nobiliare del Principe Domenico Pallavicino, nel cuore di Genova, hanno ospitato la prima edizione di “Club Anniversary”, la cerimonia istituita dal Consiglio Federale FIR per celebrare, anno dopo anno, quelle società che abbiano raggiunto il traguardo di un’attività continuativa che si sia protratta dai quaranta ai novant’anni. Nello storico palazzo del centro storico del capoluogo ligure, i Presidenti dei Clubche hanno celebrato tra il 2024 ed il 2025 l’anniversario di affiliazione hanno ricevuto uno speciale cap tricolore dal Presidente federale Andrea Duodo, dal Vicepresidente Vicario Paolo Vaccari e dalla Vicepresidente Antonella Gualandri nel corso del Committee Lunch che ha preceduto la sfida conclusiva delle Quilter Nations Series vinta dall’Italia sul Cile.Dai 90 anni del Cus Siena ai quaranta del Gubbio, passando per il cinquantennale delle Vespe di Cogoleto, unica squadra ligure presente nella cerimonia inaugurale e per le tre Società Campioni d’Italia presenti ieri, la cerimonia ha visto sfilare sul palco genovese presidenti e, in alcuni casi, storici soci fondatori, celebrando l’impegno quotidiano di chi, ogni giorno, contribuisce allo sviluppo del Gioco in Italia mettendo la propria passione al servizio del movimento.In serata, con il cap ricevuto poche ore prima, i vertici dei Club premiati sono scesi sul prato del “Ferraris” nel prepartita, schierandosi di fronte alla Nazionale durante l’Inno di Mameli, per un momento di comunione tra base e vertice che si ripeterà in occasione delle future finestre internazionali negli anni a venire. Il Presidente federale Andrea Duodo ha dichiarato: “La cerimonia di consegna dei cap ai nostri Club di Genova ha inaugurato una tradizione a cui, insieme a tutto il Consiglio, teniamo in modo particolare. Ogni giorno, migliaia di volontari in tutta Italia lavorano al servizio del nostro movimento, coltivandolo con amore e dedizione, lontani dai riflettori e dall’allure della scena dei test-match. Eppure, è grazie al lavoro di tutte le nostre Società se il rugby in Italia continua, pur tra le inevitabili difficoltà, a crescere, ad attrarre giovani praticanti, a ispirare le future generazioni con i propri valori, ad accrescere la propria competitività e il rispetto internazionale: le cerimonie che, a Genova come in futuro, vedranno le nostre Società celebrare i loro anniversari vogliono essere non solo un ringraziamento, quanto una valorizzazione e un riconoscimento all’operato di tutti coloro che quotidianamente rendono questo sport un meraviglioso aggregatore sociale. Abbiamo vissuto un momento emozionante con la consegna dei cap e con la presenza a bordocampo delle nostre Società durante l’Inno, istanti che non vediamo l’ora di rivivere l’anno prossimo, quando al Sei Nazioni e nel Nations Championship festeggeremo le Società che hanno avviato il proprio cammino tra il 1936 e il 1986".I Club celebrati a Genova e fondati tra il 1935 e il 1985:40 anni di attivitàRugby Fiumicello Rugby GubbioRugby PiaveIvrea Rugby 50 anni di attivitàLecco RugbyCus CataniaCus PaviaReno Rugby BolognaRugby CodognoEtruria PiombinoMonti Rovigo JuniorRugby ConeglianoManiago RugbyCogoleto Rugby Rugby VicenzaRugby ThieneValpolicella RugbyRugby MantovaRugby Riviera 1975Rugby ColornoAmatori Alghero 60 anni di attivitàRugby BeneventoCenturioni RugbyCus Padova Modena Rugby 1965 Colleferro Rugby 70 anni di attivitàRugby PaeseMogliano Veneto RugbyFiamme Oro Rugby 80 anniASR Milano 90 anni Cus SienaRugby Rovigo
dalla base | 23/11/2025
ClubHouse – Vespe Cogoleto Rugby
Il Vespe Cogoleto Rugby non è solo un club sportivo: è una vera e propria comunità ovale, a trenta chilometri a ponente di Genova.Il suo cuore, i suoi polmoni pulsano nella Club House del Molinetto, luogo simbolo di una passione rugbistica autentica per intensità e spirito. La Club House è l’anima del Cogoleto Rugby, il frutto di sacrificio, volontariato e amicizia: valori che da sempre sostengono la sua storia. Come il campo, anche questa nasce dalla follia e dal coraggio di un gruppo di splendidi “matti” degli anni Settanta: Crukko, Giuliano, Furio, Gabe, Anto, Ivan, Marco, Oscar e Didin. Oscar Tabor, oggi dirigente emerito del club e già presidente del Comitato Regionale Liguria della FIR, è uno di quei ragazzi. Insieme a Giuliano Ibba racconta la nascita del campo e della Club House:«Il Campo delle Vespe e la sua Club House sono una conquista fatta di carriole, volontà e amicizia. All’inizio dividiamo il terreno con i calciatori, e i rapporti non sono certo idilliaci», sorride.«Ma lì accanto si estende l’area dell’ex cantiere del raddoppio autostradale: un terreno che, con un po’ di fantasia, ha quasi le misure giuste per un campo da rugby. È la nostra occasione. Firmiamo un accordo con il Comune e iniziamo, da volontari, a costruirlo con le nostre mani.» Nella primavera del 1976 parte quella che sembra un’impresa impossibile: realizzare un campo da rugby dal nulla.Il Comune fornisce camionate di terra di riporto, la squadra – armata di carriole, pale e rastrelli – si occupa di stenderla, livellarla, togliere pietre e macigni. «C’è più sasso che terra», ricordano. «Ma la volontà è più dura della fatica».Giorno dopo giorno, sera dopo sera, il sogno prende forma. Ogni pietra grande viene raccolta a mano e gettata verso il torrente, le più piccole ammassate e portate via con le carriole. La “schiena d’asino” del campo cresce metro dopo metro, con la testardaggine tipica di chi sa che sta costruendo qualcosa che resterà. Per tre anni, tra pomeriggi invernali e serate estive, quella fatica diventa la vita stessa del gruppo. Insieme, affrontano le difficoltà, gli imprevisti e persino gli intrusi: accampamenti improvvisati, fuoristradisti in cerca di spazio, coppie in cerca di riservatezza. E anche qualche visita della polizia, tra burocrazia e goliardia. «Senza campo, la Club House è solo un sogno», raccontano. «È come pensare a una dispensa senza la cucina».Ma quel sogno, a poco a poco, si fa realtà. Tra tragedie e gioie, il campo diventa il simbolo stesso della vita.Nel novembre 1977 arriva un dolore immenso: Marco Calcagno, detto “Testun”, giocatore e amico, perde la vita a Napoli in un incidente mentre presta servizio militare. Ha solo diciannove anni. Due anni dopo, nel settembre 1979, il campo viene inaugurato e dedicato a lui, con una partita contro i suoi compagni dell’Interforze Napoli.«Quel giorno – ricordano – ci sentiamo adulti. Abbiamo costruito il nostro Twickenham.» Ma i lavori non finiscono mai. Ogni stagione porta nuove migliorie: drenaggi, riporti di terra, concimazioni, impianti di irrigazione sempre più moderni. Poi arriva la Club House, dopo anni di terzi tempi improvvisati: pasti all’autogrill, cene nelle case, locali dell’entroterra o nei sotterranei di Villa Nasturzio – ribattezzati “Il Ghetto” – e poi nella Casa del Popolo, tra birre e risate infinite. La svolta arriva all’inizio degli anni ’90: il recupero degli spogliatoi dismessi del PalaPricone di Sciarborasca, destinati alla demolizione. Soci e genitori li rimontano al Molinetto, e da lì nasce la nuova Club House, più bella del Ritz o dell’Hilton – anche se la pasta, a volte, viene o scotta o cruda. Perché la bellezza non sta nei muri, ma nello spirito: nello stesso spirito che unisce chiunque abbia indossato la maglia del Cogoleto Rugby, anche chi oggi vive lontano. È il legame invisibile che trasforma ragazzi in uomini e compagni in amici per la vita. Non è un caso se chiunque entri alla Club House – da Diego Dominguez a Tommaso Castello, da Paul Griffen al più piccolo minirugbista – la sente come casa.È un luogo caldo, familiare, popolare, pieno di storie e di volti: i ragazzi degli anni Settanta, Maria “la nonna del rugby”, cuoca burbera e generosa, e le nuove generazioni che corrono sul prato del Molinetto. Marco, piccola Vespa bionda dell’Under 6, lo racconta così, con un sorriso:«Per me la Club House del Cogoleto non è solo un posto dove si gioca a rugby, è la mia cameretta quando non sono a casa. Ci sono sempre un sacco di giochi, e a volte possiamo anche mangiare le caramelle, poche però. Quando fa freddo c’è la stufa accesa: mi siedo, bevo il tè al limone e gioco coi Lego. Mio papà si beve una birra – una sola! – con gli altri genitori. E quando li sento ridere e scherzare, mi sembra proprio di essere a casa.»
dalla base | 20/11/2025
A Biella il primo Memorial Grazio Menga
La prima edizione del Memorial Grazio Menga è andata in scena domenica 16 novembre a Biella. Il quadrangolare è stato il risultato concreto della collaborazione tra il Comitato Regionale FIR Puglia e il Comitato Regionale FIR Piemonte, che insieme hanno promosso un’iniziativa mirata a rafforzare il percorso di crescita tecnica del rugby giovanile italiano. Un progetto condiviso, sostenuto dal consigliere federale Vittorio Musso, che ha voluto creare un’occasione di incontro tra realtà distanti geograficamente ma unite dalla stessa visione educativa e sportiva.L’evento ha ricordato Grazio Menga, già presidente del Comitato Regionale Pugliese e consigliere federale, figura di riferimento per tutto il movimento meridionale. Il torneo ha inteso celebrare la sua eredità: un rugby aperto, inclusivo, capace di superare le distanze territoriali attraverso lo spirito di collaborazione e la volontà di offrire ai giovani opportunità concrete di crescita.In questo quadro si inserisce la presenza della Selezione Under 16 della Puglia, ospite del Biella Rugby per l’intero fine settimana. La rappresentativa pugliese ha potuto vivere un’esperienza formativa che va oltre la semplice partecipazione a un torneo: la possibilità di confrontarsi sul campo con Biella Rugby, Novega e Urpa ha offerto ai suoi giovani atleti un livello di competizione altrimenti difficilmente raggiungibile nel normale contesto stagionale. Un’occasione preziosa per misurarsi con realtà strutturate del nord Italia, confrontandosi con stili di gioco e ritmi differenti, elementi fondamentali per consolidare il percorso tecnico dei ragazzi.L’ospitalità del Biella Rugby ha reso l’esperienza ancora più significativa, trasformando la Club House in un luogo di accoglienza, dialogo e condivisione tra dirigenti, tecnici e atleti. Un clima che ha rispecchiato appieno lo spirito del progetto, fondato sulla collaborazione e sulla volontà di creare una rete nazionale di opportunità per i giovani rugbisti.Soddisfazione è stata espressa dal presidente FIR Puglia, Leo Amoruso: «È stata un’esperienza preziosa per i nostri ragazzi e per tutto lo staff. Ringraziamo il Biella Rugby per l’ospitalità e la disponibilità dimostrate. Un ringraziamento particolare va al consigliere federale Vittorio Musso, che ha creduto in questo progetto condiviso con il Comitato Regionale Piemonte. Saremo lieti di ricambiare presto l’invito: aspettiamo con piacere le selezioni piemontesi in Puglia».Il quadrangolare di Biella rappresenta dunque un passo significativo verso un modello di collaborazione che favorisca la crescita del movimento giovanile su tutto il territorio nazionale. Dare continuità a iniziative di questo tipo significa proseguire nel solco tracciato da Grazio Menga e valorizzare il potenziale dei giovani atleti, offrendo loro esperienze tecniche e umane di alto profilo.
dalla base | 19/11/2025
ClubHouse – il rugby oltre il rugby, Biella Rugby
Appena entri, sei avvolto da un profumo familiare: birra, hamburger, spaghetti al ragù e patatine. Odori che si mescolano a quelli del sudore, dello shampoo, del bagnoschiuma. Tante voci si rincorrono: quelle di un gruppo di amici, di giocatori, di bimbi con il borsone più grande di loro, mano nella mano con i genitori. È un connubio di suoni e odori che ti fa sentire a casa. Una casa diversa, ma sempre una casa di famiglia, solo un po’ più grande: è la Clubhouse del Biella Rugby. È la casa del club. A raccontare l’evoluzione della Clubhouse è Riccardo Paganoni, consigliere della società, tra coloro che custodiscono la memoria del Biella Rugby, che hanno affrontato negli anni ogni difficoltà e che hanno portato il club a diventare punto di riferimento per il territorio. Come inizia questa avventura per il Biella Rugby?“All’inizio la Clubhouse era stata messa in piedi alla meglio, con il lavoro dei soci stessi. Erano i tempi in cui la società si organizzava da sola per le cene, i terzi tempi e tutto il resto. Il locale, però, era piuttosto lontano dal campo. Dopo le partite, si chiedeva alle squadre di spostarsi con le proprie macchine per raggiungerlo.” Poi ci fu un primo passo in avanti?“Sì, una seconda Clubhouse, sempre non vicinissima, ma un po’ più comoda e soprattutto più capiente. La prima, infatti, era davvero minuscola. Questa nuova sede si trovava in centro a Biella e rappresentò un passo avanti importante.” La Cittadella, la nuova struttura, nuovi spazi e, finalmente, una Clubhouse attaccata al campo.“Oggi la Clubhouse è tutt’altra storia: una struttura vera e propria, accogliente e funzionale. Ma, soprattutto, è vicina al campo. È la terza Clubhouse nella storia del Biella Rugby, ma la più rappresentativa. È diventata un punto di riferimento per tutta la società: per i ragazzi, per i genitori, per chiunque viva il club. È bello vedere i genitori che accompagnano i figli agli allenamenti fermarsi a parlare, conoscersi, creare legami. È proprio questa vicinanza che cementa la comunità e dà forza alla società.” Massimo Tarello è invece colui che materialmente ha iniziato la costruzione della Clubhouse, aiutato dai tanti amici che lo hanno seguito. Ricordando i primi passi, ride e spiega:“È stata costruita partendo da due porte di una stazione ferroviaria francese, comprate in un mercatino da uno dei nostri soci. In buona sostanza, ho prima piazzato le porte, poi ho costruito i muri perimetrali.” La Clubhouse di oggi non ha nulla a che fare con quella degli albori.“No, all’inizio era solo un bar, con un bancone e una birra alla spina. Poi si è ampliato: una sala ristorazione, una cucina professionale, dispense e locali per i frigoriferi. È diventato un elemento fondamentale per la vita del club. A breve avremo il permesso per aprirlo al pubblico, non solo ai soci.” C’è un aneddoto particolare legato alla Clubhouse?“In alcuni casi, per realizzare certe cose ci vuole un pizzico di follia: a ripensarci, noi l’abbiamo avuta. Abbiamo iniziato la costruzione senza il permesso del Comune, arrivato solo successivamente. Il tempo ha sistemato tutto, ma non nascondo che la scelta, all’epoca, fu un azzardo.”
dalla base | 13/11/2025
ClubHouse – il rugby oltre il rugby, ASD Pordenone Rugby
A Pordenone la Club House è il fulcro attorno al quale si è sviluppata tutta la società. Rappresenta un riferimento. Un luogo di incontro tra generazioni, dove è il terzo tempo a dettare tempi e relazioni pubbliche. Nel Rugby Pordenone se pensi al club pensi a due rugbisti che da oramai 50 anni rappresentano l'anima del club: stiamo parlando di Pietro Zilli, per tutti "Pierino" ed Onelio Bigatton; amici da una vita, Pierino è di due anni più grande di Onelio, ma la loro storia di vita si intreccia con la crescita della società pordenonese. Il primo è stato giocatore storico del Pordenone, il secondo ha gestito la Club House per tanto tempo, dagli albori diciamo ed entrambi, attualmente, si occupano di mantenere tutto a norma; dai campi da gioco alle piccole manutenzioni. "La nostra Club House esiste dal 1984 - commenta Onelio Bigatton - l'abbiamo, letteralmente, presa a Gemona del Friuli. Si tratta di una struttura ricettiva usata nel post terremoto del 1976. Un passo alla volta, poi, l'abbiamo sistemata. Ampliata. Rimodernata. Portata al passo dei tempi che cambiavano. Qualche tempistica? Direi che dagli inizi del 2000 è diventata il nostro primo, vero, sponsor. Il nostro luogo di ritrovo. L'anima del nostro club". La realtà pordenonese, quindi, è cresciuta di pari passo alla Club House. E quest'ultima ha sempre garantito un servizio diciamo di sostentamento ai tutti i rugbisti che sono passati sui campi di Via Mantegna. "Il nostro club è cresciuto grazie alla CLub House - continua Pierino Zilli - ricordo terzi tempi infiniti, dopo le vittorie e altrettante riflessioni ovali dopo le sconfitte. Sono stato giocatore del Rugby Pordenone e poi, rimanendo come supporto, ho visto crescere ed esordire in prima squadra generazioni di rugbisti. Fermo restando che tutti sono passati per un terzo tempo, una birra, uno spritz, un caffè per la nostra Club House". Come in ogni cosa, poi, c'è un passamano e, ad oggi, terzi tempi, pranzi, cene di squadra, cene improvvisate ed aperitivi sono garantiti da due giovani che hanno preso in gestione questo luogo magico, fatto di storia ovale, aneddoti epici e tanto rugby: stiamo parlando di Lorenzo Foltran e Mary D’Errico, coloro i quali rendono viva quotidianamente la Club House per tutti i nuovi, giovani e meno giovani, rugbisti, tifosi ed appassionati del Rugby Pordenone.
dalla base | 06/11/2025
Progetto “Rugby per tutti – Restiamo in gioco”: al via le Feste del Rugby
Prenderanno il via questo nel settimana del 25 ottobre 2025, le Feste del Rugby, nell’ambito del progetto “Rugby Per Tutti – Restiamo in Gioco!”, promosso con il supporto di Sport e Salute S.p.A. per favorire la diffusione e lo sviluppo del rugby come strumento di inclusione, partecipazione e formazione.Il progetto, coordinato dai Comitati Regionali FIR, si articola in tre linee di intervento: il contrasto al drop-out, lo sviluppo del Rugby Integrato e la promozione del Rugby Inclusivo.La prima mira a ridurre l’abbandono dell’attività sportiva, la seconda punta a incrementare il numero dei praticanti nelle diverse forme della disciplina, mentre la terza è dedicata alla valorizzazione e alla diffusione del rugby come esperienza di inclusione sociale.Nei giorni scorsi la Commissione Tecnica FIR ha pubblicato le graduatorie, elaborate sulla base dei criteri previsti dagli Avvisi Pubblici e attraverso un processo di valutazione trasparente ed equo.Ora la parola passa al campo, con l’organizzazione di 180 Feste del Rugby lungo tutta la penisola.L’obiettivo è coinvolgere migliaia di bambini e bambine e avvicinarli alla pratica del rugby. La riuscita degli eventi sarà certificata tramite l’utilizzo di un QR code univoco e geolocalizzato, che consentirà di monitorare in modo preciso la portata e la partecipazione alle manifestazioni.
dalla base | 24/10/2025

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