Categoria: dalla base
Al via i Giochi della Gioventù, tra le discipline c’è il rugby
Roma - La grande festa dello sport scolastico fa il suo attesissimo ritorno nella Capitale. Da oggi, martedì 26, a venerdì 29 maggio, Roma ospita la Fase Nazionale dei Nuovi Giochi della Gioventù, la più importante manifestazione sportiva scolastica del Paese. Un appuntamento storico, rilanciato con un format inedito che vede coinvolti oltre 6.500 tra studentesse, studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, insegnanti e accompagnatori provenienti da tutte le regioni d'Italia. Tra le 11 discipline protagoniste di questa straordinaria quattro giorni di sport, cerimonie e attività educative, la Federazione Italiana Rugby scende in campo in prima linea con il Rugby Tag, la versione inclusiva, veloce e senza contatto della palla ovale, ideale per promuovere i valori del gioco di squadra e del rispetto reciproco all'interno del mondo scolastico. Il QG della Palla Ovale: Sapienza Sport a Tor di Quinto Il quartier generale del rugby scolastico per le giornate di mercoledì 27 e giovedì 28 maggio (dalle 9:30 alle 18:00) sarà lo splendido impianto di Sapienza Sport, a Tor di Quinto. Sui campi del centro romano, le delegazioni scolastiche regionali si sfideranno in un fitto calendario di gare e competizioni. Accanto all'agonismo e al divertimento sul rettangolo di gioco, i giovani atleti avranno l'opportunità di partecipare a laboratori educativi e a speciali "Incontri con il Campione", pensati per trasmettere lo spirito e i sani stili di vita che il rugby incarna da sempre. A presidiare e supportare le attività sul campo per l'intera durata dei tornei sarà presente lo staff tecnico e federale FIR. Testimonial del torneo di rugby sarà Lucia Gai, centuriona azzurra. “E’ per me un onore poter trascorrere del tempo insieme ai bambini che iniziano a praticare il rugby – le parole di Lucia Gai – credo che il ruolo della scuola sia fondamentale per la trasmissione dei valori propri dello sport e del rugby in particolare e i Giochi della Gioventù sono una grande festa che i bimbi ricorderanno per tanto tempo”. “E’ un’importante occasione di promozione per il nostro sport – la riflessione di Giuseppe Giovannetti, Responsabile del progetto scuola della Fir – le varianti del gioco senza contatto o con contatto attenuato, permettono un approccio graduale al rugby e sono uno strumento strategico per la diffusione della disciplina” Il Programma dell'Evento Il cammino dei Nuovi Giochi della Gioventù si articolerà attraverso momenti di grande condivisione istituzionale e sportiva: Martedì 26 maggio (Pomeriggio): Il via ufficiale a Piazza del Popolo (dalle 17:30 alle 20:00) con la sfilata delle delegazioni regionali, i saluti delle istituzioni e lo show d'apertura Mercoledì 27 e Giovedì 28 maggio (Giornata Intera): Il cuore delle competizioni. A Sapienza Sport si giocano i titoli nazionali scolastici di Rugby Tag. Venerdì 29 maggio (Mattina): La suggestiva cornice dello Stadio Olimpico ospiterà la cerimonia di chiusura e le premiazioni ufficiali di tutte le categorie e discipline sportive. Un momento in cui la FIR e le altre Federazioni celebreranno i vincitori e assegneranno i prestigiosi premi Fair Play, prima dei saluti finali. Il viaggio dei tantissimi studenti-atleti, iniziato mesi fa tra le fasi d'istituto, provinciali e regionali, trova a Roma la sua meta più bella, confermando lo sport della scuola come il primo, fondamentale mattone per la crescita dei rugbisti di domani.
dalla base | 26/05/2026
L’Eni Tour nel fine settimana approda a Caltanissetta e Ravenna
Roma - Prosegue il viaggio dell’ENI Rugby Tour 2026, il progetto promosso dai Comitati Regionali FIR ed Eni dedicato alla diffusione dei valori del rugby, dell’inclusione e della partecipazione sui territori. Nel secondo weekend del tour nazionale, saranno Caltanissetta e Ravenna ad accogliere giovani atleti, famiglie e società sportive in due appuntamenti che dedicati al rugby di base. Sabato 23 maggio, a partire dalle ore 9:30, lo Stadio “Marco Tomaselli” di Caltanissetta ospiterà la tappa nazionale dell’ENI Rugby Tour inserita nel calendario ufficiale della quarta edizione del circuito, insieme agli appuntamenti di Roma, Brindisi, Ravenna e Livorno. La manifestazione, coordinata dal Comitato Regionale FIR Sicilia insieme al Nissa Rugby, coinvolgerà centinaia di bambini e bambine provenienti da tutta l’isola nelle attività di minirugby Under 6, Under 8, Under 10 e Under 12, trasformando il “Marco Tomaselli” in una grande cittadella dello sport, dell’aggregazione e della condivisione. Nel corso della giornata si svolgeranno inoltre le finali regionali di TAG Rugby valide per il Trofeo CONI 2026 e sarà presentato il progetto “Sport di tutti carceri – Insieme alla meta”, iniziativa dedicata al valore educativo e sociale dello sport. Nel fine settimana ci sarà anche la tappa di Ravenna presso il Campo Sportivo di Via Isonzo 22/A, con l’organizzazione del Ravenna Rugby FC. Anche la tappa romagnola sarà una giornata all’insegna del rugby giovanile, della partecipazione e della crescita sportiva, coinvolgendo società, famiglie e appassionati all’interno di un percorso che attraversa il territorio nazionale promuovendo cultura sportiva, formazione e inclusione. L’ENI Rugby Tour rappresenta oggi uno strumento rilevante per la promozione del rugby di base in Italia attraverso i Comitati regionali, capace di valorizzare il ruolo educativo dello sport e il legame tra comunità e nuove generazioni.
dalla base | 21/05/2026
Stefano Casertano: dagli spot per FIR alla meta più vecchia della Serie C
La statistica non è ufficiale, quindi ci scusiamo in anticipo con altri potenziali recordman e li invitiamo a scriverci per esprimere le proprie lagnanze.Ma la storia merita comunque di essere raccontata.Stefano Casertano è un volto noto del rugby, che bazzica sin dall’adolescenza, ed è un volto noto della comunicazione rugbistica: regista e sceneggiatore, ha realizzato per la Federazione e per alcuni dei partner istituzionali e commerciali alcuni spot andanti in onda a livello nazionale negli ultimi anni.Trovare un regista già non è facile. Trovarlo appassionato di rugby può essere complicato. Andare a scovarne uno che del rugby ha fatto, se non la propria ragione di vita, quantomeno un pilastro del proprio percorso umano e sportivo è, oggettivamente, più impossibile che improbabile.Quando ci siamo ritrovati Stefano per le mani, abbiamo capito subito che era uno di quelli con il fuoco ovale dentro. Abbiamo lavorato bene insieme, i partner sono stati contenti, siamo rimasti in contatto come accade sempre tra persone dell’ambiente.Sapevamo che Stefano aveva giocato, che era stato alla Primavera da quando aveva 10 anni e al CUS Roma, prima di andare a studiare e fare cinema in giro per il mondo: del resto, il nostro gli anni se li porta bene, ma era abbastanza evidente che le scarpe da flanker fossero ormai riposte da qualche tempo nell’armadio, o appese al fantomatico chiodo.Insomma, non è che avessimo approfondito troppo, ecco.Stefano, tra un set e l’altro (sue produzioni sono state in selezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia, alla Berlinale e alla Festa del Cinema di Roma), ha fatto qualche apparizione sugli spalti dell’Olimpico per le partite del Sei Nazioni da spettatore interessato, ci ha mandato qualche messaggio entusiasta quando non poteva essere allo Stadio, è - come si suol dire - rimasto nel giro.Domenica scorsa, il 17 maggio, ha mandato un messaggio alle 17.59: “E niente, ho fatto meta in Serie C a 48 anni”: merito dell’aggiornamento delle tabelle anagrafiche che il Ministero della Salute ha approvato lo scorso dicembre, innalzando a 48 anni il limite per la pratica agonistica.Ovviamente, Stefano non ci aveva detto nulla della sua volontà di tirare fuori le scarpe chiodate dallo sgabuzzino. Zitto zitto, da buon sceneggiatore, si è costruito la sua storia perfetta: ha ripreso ad allenarsi - in effetti, sembra molto più magro dell’ultima volta che ci siamo visti su un set - è andato dalla squadra della sua vecchia università, la Luiss Avio di Roma, ha convinto l’allenatore che meritava un posto in squadra per la giornata finale della Serie C, girone laziale-abruzzese.E, una manciata di giorni prima di compiere 48 anni, è tornato in campo ancora una volta nella vittoria della Luiss contro il Tuscia Rugby: ci ha anche mandato un video, a testimonianza della sua impresa.Il video è un po’ ballerino, ma del resto Stefano era in campo per la sua ultima partita e la sua ultima meta, con il possibile e discutibile record di metaman più vecchio nella storia dei campionati FIR.Adesso, lo rimettiamo dietro la telecamera.
dalla base | 19/05/2026
A Brindisi la seconda tappa dell’Eni Tour
Venerdì 8 maggio 2026 il Campo da rugby Sant’Elia, all’interno del Parco Buscicchio di Brindisi, sarà sede della tappa pugliese dell’Eni Rugby Tour, iniziativa inserita nel circuito nazionale delle Feste del Rugby e giunta alla sua quarta edizione. Il progetto, promosso da Federazione Italiana Rugby e da Eni, sarà realizzato sul territorio con il coinvolgimento di Appia Rugby Puglia ASD e vedrà la partecipazione attiva degli studenti degli istituti scolastici locali. L’Eni Rugby Tour si conferma un appuntamento centrale nelle attività promozionali federali, con l’obiettivo di avvicinare i più giovani alla pratica del rugby e favorire occasioni di incontro tra atleti, tecnici, famiglie e comunità. Ogni tappa si configura come una vera e propria Festa del Rugby, in cui gioco, socialità e condivisione rappresentano strumenti educativi fondamentali, coerenti con i valori della disciplina. La giornata di Brindisi sarà caratterizzata da un forte coinvolgimento del mondo scolastico. Le attività saranno rivolte alle classi IV e V della scuola primaria e agli studenti della scuola secondaria di primo grado, secondo categorie ispirate ai format dei Giochi della Gioventù 2026. I partecipanti saranno impegnati in attività di TAG Rugby, disciplina propedeutica che consente un primo approccio al gioco in forma sicura, inclusiva e partecipativa. Bambine, bambini, ragazze e ragazzi saranno accolti dai tecnici e dagli educatori del club ospitante, che li accompagneranno nel corso della giornata, offrendo loro un’esperienza diretta del rugby e delle opportunità sportive ed educative presenti sul territorio. Accanto alle attività rugbistiche, il programma prevede anche momenti multidisciplinari con la possibilità di praticare basket, pallavolo, tennis e ciclismo, grazie alla collaborazione con Legami di Comunità, rafforzando il valore inclusivo dell’iniziativa. Programma – 8 maggio 2026, Brindisi Ore 9.00 – Accoglienza dei partecipanti Ore 9.30 – Apertura ufficiale della tappa e saluto delle istituzioni A seguire – Attività di TAG Rugby e giochi per le categorie scolastiche Ore 12.30 – Consegna dei gadget e terzo tempo
dalla base | 06/05/2026
Novant’anni di Rugby a Siena: il bilancio di un’istituzione sportiva e sociale
La storia del rugby nella città di Siena rappresenta un caso esemplare di resilienza sportiva, le cui origini risalgono alla metà degli anni '30. La disciplina nacque inizialmente per dare seguito alle direttive nazionali che promuovevano l'attività atletica nei poli accademici. Nonostante l'entusiasmo iniziale, il movimento dovette scontrarsi con le limitazioni demografiche dell'epoca; l'Università di Siena contava infatti solo poche centinaia di iscritti, rendendo estremamente complesso il reclutamento dei quindici titolari e delle riserve necessarie per garantire la continuità agonistica. Con l'avvento della Seconda Guerra Mondiale, la pratica della palla ovale subì una brusca interruzione, scomparendo dal panorama cittadino prima ancora di essersi consolidata nel tessuto sociale. La rinascita del movimento si verificò solo decenni dopo, grazie all'iniziativa di Gianfranco Brombin, docente di educazione fisica ed ex atleta del Petrarca Padova. Il suo trasferimento a Siena permise di avviare un nuovo ciclo formativo presso la Mens Sana, culminato nella partecipazione ai Giochi della Gioventù del 1970. Tale slancio ha trovato la sua naturale evoluzione nella creazione della sezione rugby all'interno del CUS Siena, legando indissolubilmente lo sport al Centro Universitario Sportivo. Questa struttura ha permesso di coordinare non solo l'attività agonistica, ma anche la collaborazione con le realtà limitrofe della Valdelsa e delle Crete Senesi, creando un polo d'attrazione per l'intero territorio. Le recenti celebrazioni presso l'impianto Tommaso Rizzi, precedentemente noto come Sabbione, hanno segnato il traguardo dei novant'anni di storia. La prospettiva per i prossimi decenni si concentra sul mantenimento dello spirito identitario che ha permesso a questa disciplina di superare le crisi storiche, confermando l'impegno dell'istituzione nel promuovere i principi più autentici della cultura sportiva. https://www.youtube.com/watch?v=rcLk11d02EI&list=PLvE7_2p4iKLKaH6RRSFcH6jcV1dwOa83E
dalla base | 29/04/2026
Club House – Juvenilia Rugby
Nel cuore del Friuli Venezia Giulia, lontano dai riflettori delle grandi città ma vicino all’essenza del rugby, la club house della Juvenilia Rugby a Bagnaria Arsa rappresenta molto più di una semplice struttura di servizio. È un punto di riferimento, un luogo di incontro e condivisione per le atlete del Forum Iulii Rugby, realtà che unisce diverse società del territorio: Pordenone Rugby, Venjulia Trieste, Black Ducks Gemona, Gorizia Rugby, Juvenilia Rugby e Montebelluna 1977. Qui, tra un allenamento e una partita, si costruiscono relazioni, si condividono esperienze e si rafforza quel senso di appartenenza che è alla base di ogni squadra. La club house diventa così uno spazio sociale prima ancora che sportivo, capace di accogliere atlete provenienti da percorsi e città diverse, creando un’identità comune. Non è raro vedere gruppi di ragazze fermarsi oltre la fine delle attività sul campo: chi ripassa appunti universitari, chi si confronta su una partita appena giocata, chi si rilassa, magari davanti a un pasto condiviso. «Per me che arrivo da fuori regione, questo posto è diventato subito una seconda casa», racconta Camilla Linarello, seconda linea padovana che studia in Friuli Venezia Giulia. «Dopo gli allenamenti ci fermiamo qui, parliamo, studiamo, ridiamo. È un modo per conoscersi davvero, oltre il campo. Il gruppo cresce anche così». Le sue parole riassumono perfettamente lo spirito del luogo: un ambiente accogliente, informale, ma profondamente significativo, in cui ogni atleta può sentirsi parte di qualcosa di più grande. La club house svolge inoltre un ruolo fondamentale anche nei momenti lontani dal campo. Durante il Sei Nazioni Femminile, infatti, diventa il punto di ritrovo per seguire insieme le partite e sostenere le Azzurre, vivendo ogni azione come una squadra nella squadra. Tra cori, commenti e condivisione, le ragazze del Forum Iulii rafforzano il proprio legame, alimentando quella passione che le unisce dentro e fuori dal terreno di gioco. In quelle occasioni, l’atmosfera si accende: ogni meta viene celebrata, ogni placcaggio discusso, ogni azione vissuta con partecipazione autentica. Un valore condiviso da chi la club house la vive e la gestisce quotidianamente. «Non è solo un luogo fisico, ma uno spazio di comunità», spiega Marzia Bianchini, una delle responsabili della Club House Juvenilia. «Qui si incontrano generazioni diverse, si organizzano momenti conviviali e si costruiscono legami che vanno oltre il rugby. È un presidio sociale importante per il territorio». E in effetti, la club house non è frequentata solo dalle atlete: famiglie, volontari e sostenitori contribuiscono a renderla un luogo vivo, dinamico, sempre aperto al confronto e alla partecipazione. In un progetto come quello del Forum Iulii femminile, che unisce realtà differenti sotto un’unica maglia, la club house assume un ruolo ancora più centrale: è il punto in cui le distanze si annullano e il gruppo prende forma. Qui si sviluppa una cultura condivisa fatta di rispetto, collaborazione e crescita reciproca. È anche uno spazio in cui si trasmettono valori fondamentali alle più giovani, che trovano nelle compagne più esperte un esempio e un sostegno. Perché il rugby si gioca in campo, ma si costruisce ogni giorno anche fuori, attorno a un tavolo, in uno spazio che sa di casa. Ed è proprio in luoghi come questo che nascono le squadre più solide: quelle che non si limitano a giocare insieme, ma imparano a vivere insieme, dentro e fuori dal campo.
dalla base | 28/04/2026
Al via l’Eni Rugby Tour con la tappa di Roma
Roma - Domenica 26 aprile torna il grande evento dell’Eni Rugby Tour con la tappa di Roma, primo appuntamento del circuito nazionale delle Feste del Rugby targate Eni, iniziativa arrivata alla quarta edizione. L’evento si terrà presso il Villa Pamphili Rugby, punto di riferimento per il rugby nella capitale.Dopo il successo delle precedenti edizioni, Eni rinnova il proprio impegno nella promozione del rugby giovanile, confermando anche quest’anno un calendario ricco di tappe su tutto il territorio nazionale. Quella di Roma rappresenta un momento centrale del tour, coinvolgendo club locali, famiglie e giovani atleti in una giornata all’insegna dello sport e della condivisione.Il progetto ENI Rugby Tour, realizzato in collaborazione con la Federazione Italiana Rugby, propone giornate di incontri, giochi e attività dedicate a bambine e bambini. Ogni tappa riunisce diversi club del territorio, ciascuno con le proprie squadre, creando un ambiente inclusivo e partecipativo.Le giovani e i giovani partecipanti, insieme alle loro famiglie, saranno accolti dagli educatori del club ospitante, che li accompagneranno durante tutta la giornata, facendo conoscere loro i valori e le opportunità offerte dal rugby. Programma della giornata – 26 aprile 2026, Roma• Ore 10.00Benvenute e benvenuti alla Festa del Rugby, ospiti del Villa Pamphili Rugby• Ore 10.30Apertura ufficiale della tappa di Roma dell’Eni Rugby Tour e saluto delle istituzioni• Ore 10.45Inizio attività UNDER 12Giochi e attività rivolti a bambine e bambini, ragazze e ragazzi e alle loro famiglie• Ore 12.30Consegna dei gadget• Ore 12.45 – 13.30Terzo TempoUna giornata pensata per unire sport, divertimento e valori educativi, nel pieno spirito del rugby.
dalla base | 24/04/2026
Eni Rugby Tour 2026: al via la quarta edizione
Roma - I Comitati Regionali della Federazione Italiana Rugby ed Eni tornano a collaborare, per il quarto anno consecutivo, affiancando Società e territori in un appuntamento, quello dell’Eni Rugby Tour, dedicato alla promozione del rugby e dei suoi valori educativi tra i più giovani. Con cinque tappe che originano dalla Capitale, con l’appuntamento inaugurale di Roma del 26 aprile, L’ Eni Rugby Tour attraverserà anche nel 2026 tutta la Penisola, dalla Toscana alla Sicilia passando per la Puglia e l’Emilia-Romagna, portando sul campo centinaia di giovani atleti e atleti delle categorie comprese tra l’U6 e l’U12. Un mese di festa e condivisione, con la tappa finale di Livorno il 31 maggio a suggellare un’esperienza che unisce il divertimento del gioco all’opportunità, per le giovani ed i giovani praticanti, di vivere giornate dove spirito di squadra, fair-play, rispetto e socializzazione con l’avversario sono alla base del progetto, in linea con l’approccio al Gioco di FIR e dei propri partner. Ogni Festa vedrà la partecipazione di un numero variabile di club, uno dei quali nel ruolo di società ospitante, con il coinvolgimento di tecnici regionali FIR per coordinare l’attività sul campo. Maurizio Amedei, Presidente del Comitato Regionale Lazio della FIR, che darà fuoco alle polveri all’ Eni Rugby Tour con la tappa di Roma organizzata dal Villa Pamphili Rugby, presso lo stadio del Corviale ha dichiarato: “Siamo entusiasti di poter ospitare la prima tappa dell’Eni Rugby Tour a Roma, rinnovando grazie alla collaborazione con Eni un percorso fatto di divertimento, socialità e tanto divertimento per i più giovani tra i nostri partecipanti al Gioco. L’ Eni Rugby Tour è evoluto, negli anni, diventando un momento di partecipazione che i Club dei nostri territori attendono con entusiasmo, un’occasione per concludere le proprie stagioni insieme, all’insegna della socialità e della condivisione, nel più puro spirito del rugby ed in linea con la visione di FIR che mette partecipazione e fair-play al cuore dell’esperienza di ragazze e ragazzi”. Per Eni il supporto all’Eni Rugby Tour riflette l’importanza che la compagnia energetica attribuisce allo sport, contribuendo a creare forti legami tra le persone di più territori, e promuovendo valori fondamentali, come il rispetto per il prossimo e per l’ambiente. Per Eni lo sport costituisce un veicolo per collegare lo spirito di squadra ai valori fondamentali per l’azienda, come il rispetto della salute personale, l’integrazione sociale e il senso di appartenenza, valori su cui si basa l’Eni Rugby Tour. Eni è una global energy tech company presente in 62 Paesi, con oltre 32.000 dipendenti, è una società integrata dell’energia che ricopre un ruolo di primo piano nel garantire la sicurezza energetica e gioca un ruolo centrale nella transizione energetica. Le tappe del 2026 Il tour si snoderà tra aprile e maggio, attraversando diverse aree del Paese: 26 aprile – Comitato Regionale Lazio - Roma 8 maggio – Comitato Regionale Puglia - Brindisi 23 maggio – Comitato Regionale Sicilia - Gela/Caltanissetta 24 maggio – Comitato Regionale Emilia Romagna - Ravenna 31 maggio – Comitato Regionale Toscana - Livorno
dalla base | 21/04/2026
Club House – Neapolis Rugby Femminile
La clubhouse del Neapolis, squadra femminile nata da una costola della società Amatori Napoli Rugby, nasce nel 2015 in concomitanza con l’acquisizione dell’attuale struttura situata all’interno dell’ex Base NATO di Bagnoli. Un luogo che, nel giro di pochi anni, ha assunto un significato che va ben oltre la sua funzione originaria: non soltanto uno spazio logistico, ma un ambiente vivo, capace di incarnare lo spirito più autentico del rugby. Fin dalla sua fondazione, la clubhouse si è affermata come punto di riferimento imprescindibile per atlete, staff e famiglie. È qui che le giornate di gara iniziano e si concludono, è qui che si costruisce quella continuità tra campo e vita quotidiana che rappresenta uno degli elementi distintivi della cultura rugbistica. Prima del fischio d’inizio, tra concentrazione e rituali condivisi; dopo la partita, tra analisi, racconti e momenti di convivialità: ogni passaggio trova nella clubhouse il suo naturale spazio di espressione. Col tempo, questo ambiente ha saputo trasformarsi in un crocevia di storie, esperienze e generazioni. Dalle più piccole che muovono i primi passi con il pallone ovale alle atlete della prima squadra, passando per allenatori, dirigenti e volontari: ognuno contribuisce a rendere la clubhouse un luogo dinamico, in cui il senso di appartenenza si costruisce giorno dopo giorno. Non è soltanto un punto di ritrovo, ma un vero e proprio laboratorio umano, dove si trasmettono valori, si consolidano relazioni e si alimenta una visione comune. E’ il lugo dove il Sei Nazioni, che stanno disputando le ragazze di Roselli, diventa l’occasione per rendere vivi i valori e i principi attono a cui si costruisce giorno dopo giorno l’identità del club. In questo contesto, la dimensione dell’accoglienza assume un ruolo centrale. La testimonianza di Valentina Alvarez, atleta colombiana arrivata a Napoli per vivere da vicino l’esperienza del rugby italiano, restituisce con immediatezza la forza di questo ambiente:“Qui a Napoli ho trovato una famiglia, nessuno mi ha mai fatto sentire sola. Fin dal primo giorno sono stata accolta con calore e affetto. Quando ero in Colombia le squadre nazionali europee mi sembravano estremamente lontane, oggi non posso dire lo stesso. Ogni azione sento di viverla sulla mia pelle, contribuire allo sviluppo di questo movimento mi fa rendere conto sempre di più che stiamo costruendo qualcosa di veramente grande. Non vedo l’ora di vedere una loro partita allo stadio.” Le sue parole raccontano un aspetto fondamentale: la clubhouse non è soltanto uno spazio interno al club, ma anche una porta aperta verso l’esterno, capace di attrarre, includere e mettere in relazione realtà diverse. È un luogo in cui il rugby si fa linguaggio universale, capace di superare confini geografici e culturali. A completare questo quadro è il contributo silenzioso ma essenziale di chi, lontano dai riflettori del campo, rende possibile tutto il resto. Nicola Campoccio, storico collaboratore della cucina, rappresenta una di queste figure:“È da vent’anni che sono legato a questo club, da quando mio figlio mi portò a vedere la sua prima partita. Da allora non me ne sono più andato. Ho visto passare intere generazioni: tante bambine e tanti bambini muovere i primi passi rugbistici su questo campo e crescere, fino ad arrivare a giocare in prima squadra. È sempre un enorme piacere dar loro da mangiare, è un modo per prendermi cura di loro anche fuori dal campo.” Il suo racconto mette in luce un altro elemento distintivo: la cura. Non solo quella tecnica o atletica, ma quella quotidiana, fatta di gesti concreti e attenzioni che contribuiscono a creare un ambiente familiare. Anche nei momenti più complessi, come durante i grandi tornei, questo spirito non viene meno:“La fatica non manca, soprattutto nei momenti più intensi, come durante i tornei. Ricordo ancora quando mi trovai a preparare il pasto per 800 bambini: una giornata impegnativa, ma anche piena di soddisfazione. Alla fine, però, quello che conta davvero è altro. La mia soddisfazione più grande è vederli tornare sempre qui, in clubhouse, anche dopo tanti anni, con le loro radici ben salde. Questo vuol dire che abbiamo fatto qualcosa di buono, che abbiamo costruito non solo una squadra, ma una vera comunità.” Ed è proprio questo il punto: la clubhouse del Neapolis non è soltanto il cuore pulsante della struttura, ma il simbolo di un’identità condivisa. Un luogo in cui il tempo non cancella i legami, ma li rafforza; in cui ogni ritorno rappresenta una conferma del lavoro svolto; in cui il rugby smette di essere soltanto uno sport per diventare esperienza, memoria e futuro. Guardando avanti, la clubhouse continua a rappresentare una base solida su cui costruire. Non solo per sostenere l’attività sportiva, ma per alimentare quel tessuto umano che rende unico ogni club. Perché, al di là dei risultati, ciò che resta davvero sono le relazioni, le storie e il senso di appartenenza che luoghi come questo riescono a generare e custodire nel tempo.
dalla base | 17/04/2026
La piccola Eva ospite della Nazionale Femminile in raduno, l’incontro con Turani, l’abbraccio delle Azzurre
C’è un filo diretto che lega la Nazionale Femminile al suo movimento, ed è fatto di gesti semplici, accesso, condivisione. Durante il raduno al Centro di Preparazione Olimpica Giulio Onesti, in preparazione alle prime due gare del Guinness Sei Nazioni 2026, questo legame ha preso una forma concreta nella storia di Eva. Undici anni, atleta dell’Under 12 della Lazio Rugby, Eva è una presenza abituale a bordo campo insieme al fratello Ettore. Seguono la Nazionale ogni volta che possono, aspettano la fine degli allenamenti, cercano un contatto, un autografo. Un’attitudine che racconta più di tante parole la crescita e l’attrattività del movimento. Mercoledì 15 aprile, sotto una pioggia insistente, Eva ha assistito all’allenamento senza mai allontanarsi dal campo. Poi, nella parte finale della seduta, ha avuto modo di avvicinarsi alle giocatrici, osservare da vicino le fasi di lavoro e partecipare in maniera spontanea alla raccolta dei palloni, fino a scambiare qualche passaggio con Sara Mannini e Alia Bitonci. Al termine dell’allenamento, come spesso accade, le Azzurre si sono fermate a bordocampo. In questo contesto si inserisce anche l’incontro con Silvia Turani, legato a un episodio nato nei mesi precedenti: Eva si allena abitualmente con una maglia degli Harlequins, lo stesso club di appartenenza della giocatrice azzurra. Da qui l’idea di creare un momento dedicato, che si è concretizzato proprio al termine della seduta. Turani ha incontrato Eva, condividendo con lei del tempo fuori dal campo e consegnandole una maglia del club londinese in cui milita dal 2023. Una giornata che, nonostante la pioggia, la piccola Eva non dimenticherà mai: le Azzurre ancora una volta sono state promotrici di un'iniziativa che ha avvicinato le piccole praticanti al gruppo della Nazionale, in uno scambio di emozioni e di buone vibrazioni che sarà utile tanto alla giovane atleta, quanto al gruppo squadra in vista delle prossime sfide.
dalla base | 17/04/2026

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