Categoria: dalla base
“Club Anniversary”, a Roma la seconda edizione della cerimonia che celebra storia e passione delle Società italiane
Diciassette Club hanno festeggiato sabato 7, allo Stadio Olimpico, non solo il successo degli Azzurri sulla Scozia nella prima giornata del Guinness Sei Nazioni ma anche l’anniversario di affiliazione alla FIR.Dopo la cerimonia inaugurale di Genova del novembre scorso, il turno inaugurale del Torneo è coinciso con il secondo appuntamento con “Club Anniversary”, l’appuntamento varato dal Consiglio Federale presieduto da Andrea Duodo per celebrare il legame tra base e vertice riconoscendo uno speciale cap tricolore ai Club che abbiano raggiunto il traguardo di un’attività continuativa che si sia protratta dai quaranta ai cento anni.Nel Salone Autorità dell’Olimpico, prima della sfida agli Highlanders, il Centurione azzurro Mauro Bergamasco ha ricordato il proprio percorso che, dalle giovanili del Selvazzano, lo ha portato a partecipare a cinque edizioni della Rugby World Cup prima di lasciare il palco al Presidente Duodo ed ai Vicepresidenti Vaccari e Gualandri per la consegna dei caps. “Insieme ai colleghi del Consiglio Federale, sin dalla nostra elezione ormai un anno e mezzo fa, abbiamo voluto rendere ancor più saldo il legame tra il vertice del nostro movimento, la Nazionale, e le nostre società” ha detto il Presidente della FIR, Andrea Duodo. “Club Anniversary” nasce dal desiderio della Federazione non solo di essere vicina, ma anche di riconosce e celebrare il cammino dei nostri Club all’interno della storia quasi centenaria del rugby italiano.Sono le nostre Società che ogni giorno, lavorando molto spesso nell’ombra e molto spesso con mezzi ridotti, contribuiscono alla crescita del Gioco nel nostro Paese con entusiasmo e passione, impegnando anno dopo anno tempo e risorse per avvicinare al nostro splendido sport bambine, bambini e famiglie” ha aggiunto il massimo dirigente nazionale. Queste le Società che hanno partecipato alla Club Anniversary “Roma 2026”:40 anniVenezia Rugby - Antonio SamboGussago RC - Alberto FacchiRugby San Mauro - Luca Grazian 50 anniMontebelluna Rugby - Mauro VettorettiRugby Bassano - Antonio FilippucciAmatori Capoterra - Andrea CogoniRugby Rovato - Giuseppe PaganiRugby Varese - Giovanni BarbieriBotticino Rugby - Maurizio FazioVII Rugby Torino - Salvo Lo GrecoRugby Rende - Salvatore PezzanoPrimavera Rugby - Fabrizio Roscioli 60 anniColleferro Rugby - Giuseppe TorreRugby Benevento - Rosario Palumbo 70 anniChicken Rugby Milano - Giuseppe Petrini80 anniValorugby Emilia - Valeria PrampoliniAlessandria Rugby - Diego Baldovino
dalla base | 08/02/2026
La Famiglia Azzurra incontra il territorio toscano, Fabio Roselli: “Creare entusiasmo e dare un contributo alla crescita del movimento”
Si è tenuto venerdì 30 e sabato 31 gennaio l’appuntamento La Famiglia Azzurra incontra il territorio, il ciclo di eventi con cui la Federazione Italiana Rugby mette in collegamento l’alto livello con il rugby di base. In questa occasione si è tenuta una due giorni che si è concentrata in particolar modo sul rugby femminile. Venerdì una trentina di allenatori e allenatrici della regione hanno avuto modo di assistere, a Scandicci, a un corso di aggiornamento tenuto dal capo allenatore della Nazionale femminile Fabio Roselli, che ha poi condotto un allenamento con la squadra di Serie A dello Scandicci Rugby. “Credo sia molto importante avere un contatto diretto con il territorio – ha detto Roselli – Era molto tempo che non venivo in Toscana, ho avuto l’opportunità di rivedere alcuni tecnici e conoscerne di nuovi.” “Soprattutto, poi, ho avuto l’occasione di visitare Scandicci, club dove non ero mai stato prima. È importante conoscere le atlete e le necessità del territorio, cercare di creare entusiasmo e dare un contributo alla crescita del movimento.” Sabato a Lucca giornata dedicata ad atlete delle categorie minirugby e juniores e alle loro famiglie. Plinio Sciamanna, assistente allenatore della Nazionale maggiore femminile, e Sara Mannini, Azzurra toscana, hanno condotto le danze in campo assistiti dai tecnici regionali. Fuori dal rettangolo di gioco famiglie e club hanno partecipato numerosi all’incontro con la consigliera federale Erika Morri e la responsabile dell’attività femminile Maria Cristina Tonna: un’occasione di scambio e di disseminazione del lavoro che FIR si propone di fare per sviluppare il gioco di bambine, ragazze e donne.
dalla base | 01/02/2026
La Famiglia Azzurra incontra il territorio: il 30 e 31 gennaio Roselli e Sciamanna in visita a Scandicci e Lucca
Il 30 e 31 gennaio prossimi il Capo allenatore della Nazionale maggiore femminile Fabio Roselli, l’assistente allenatore Plinio Sciamanna e l’Azzurra Sara Mannini saranno i protagonisti di una due giorni dedicata a tutti gli attori e tutte le attrici della palla ovale. Venerdì 30 gennaio, presso gli impianti dello Scandicci Rugby a Scandicci (FI), Fabio Roselli terrà un corso di aggiornamento di livello 3 per tutti gli allenatori e le allenatrici del territorio a partire dalle ore 19.00. Il titolo è “Rugby strutturato vs rugby de-strutturato (dallo studio degli scenari nelle partite alle metodologie di allenamento)” e la possibilità di iscrizione per i tecnici è già attiva sul sito settoretecnico.federugby.it. Seguirà, alle 20.30, la parte pratica dell’aggiornamento in campo con le atlete delle Chimere, la squadra toscana che milita nel campionato di Serie A femminile. La serata si concluderà con un terzo tempo condiviso da tutti e da tutte presso gli impianti del club. Sabato 31 gennaio sarà il terreno di gioco del Rugby Lucca ad ospitare un allenamento aperto a tutte le atlete delle categorie minirugby e juniores della Toscana. Le atlete juniores affronteranno una seduta agli ordini del tecnico della Nazionale maggiore femminile Plinio Sciamanna. Le giocatrici del minirugby condivideranno invece un’attività di campo con l’Azzurra Sara Mannini, una delle prime toscane ad essere convocata per una Rugby World Cup. L’allenamento aperto si terrà alle ore 15.00, mentre dalle 15.30 la Consigliera federale Erika Morri, la Coordinatrice dell’attività femminile Maria Cristina Tonna e il Responsabile sviluppo di Area Andrea de Marchi incontreranno le famiglie e i club del territorio per un momento di condivisione legato allo sviluppo del gioco femminile. L’evento è la seconda tappa del ciclo di incontri La Famiglia Azzurra incontra il Territorio, dopo l’ottimo successo del primo appuntamento in Abruzzo. Lo staff della Nazionale maggior femminile incontra il rugby di base nelle regioni con l’obiettivo di accompagnare e sostenere il percorso di crescita dei club, delle giovani atlete e delle comunità rugbistiche che rappresentano il cuore dell’attività quotidiana sul territorio. Il Presidente di FIR Toscana Edoardo Barcaglioni ha dichiarato: “La visita del Commissario Tecnico della Nazionale Femminile Fabio Roselli a Scandicci il 30 gennaio rappresenta un momento di grande valore per tutto il movimento toscano: un segnale concreto di attenzione verso il lavoro quotidiano delle nostre atlete seniores e dei club che investono con continuità nel rugby femminile.” “Allo stesso modo, il raduno minirugby e juniores del 31 gennaio a Lucca, guidato da Plinio Sciamanna e con la partecipazione di Sara Mannini, conferma il percorso che stiamo costruendo sul territorio. Sono occasioni preziose di confronto tecnico e umano, che rafforzano il legame tra livello regionale e nazionale e danno alle ragazze un messaggio chiaro: l’impegno, la passione e il lavoro nei club trovano riconoscimento e prospettive concrete.” Tutto il pubblico, i protagonisti e le protagoniste del rugby toscano sono invitati a prendere parte alla due giorni e a pubblicizzarla attraverso i propri canali di comunicazione, rispondendo con lo stesso entusiasmo che ha contraddistinto i precedenti appuntamenti di questa ricca stagione nella nostra regione.
dalla base | 27/01/2026
Club House – Artena Rugby Red Blu
La Club House dell’Artena Rugby Red Blu ASD non è uno spazio definito da muri o coordinate precise, ma un’idea che prende forma ogni volta che il club diventa luogo di incontro, servizio e condivisione. Un modello di socialità che il 5 gennaio 2026 ha trovato una delle sue espressioni più significative nella cena organizzata presso il Museo del Rugby, a margine del raduno romano della Nazionale Femminile e della Nazionale Femminile Under 21. Un’iniziativa che rientra a pieno titolo nelle attività della Club House, da sempre mobile e flessibile, e che contribuisce in maniera sostanziale anche al sostentamento del Museo stesso, trasformato per l’occasione in uno spazio di accoglienza e convivialità, immerso nella memoria e nella cultura del rugby. Per chi vive quotidianamente la società, la Club House è prima di tutto una casa. «Collaboro al progetto Club House dell’Artena Rugby Red Blu da otto anni», racconta Giulia Pironi: «Ho iniziato dopo una separazione, sono approdata alla società con i miei ragazzi. Ho conosciuto Corrado Mattoccia (Presidente del club) e tutto lo staff, praticamente è stata la mia rinascita: mi hanno fatto sentire subito a casa, una di loro nonostante fossi appena arrivata». Un senso di appartenenza che si riflette anche nell’esperienza dei figli: «I miei figli, quando vanno al campo o al Museo, sanno di stare a casa, si trovano bene. Anche nei momenti di crisi, dove si va? Andiamo al campo a ricaricarci, a giocare, a sfogarci, a ritrovare le persone con cui stiamo bene». Dal 2019 i ragazzi praticano rugby - attualmente nelle categorie Under 14, Under 12 e Under 10 - inseriti in una realtà che vive grazie alla partecipazione attiva delle famiglie. «Quando ci sono degli eventi siamo sempre i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarcene, perché ci piace stare insieme», spiega Giulia, che al club ricopre un ruolo trasversale: «Sono un po’ una tuttofare: mi occupo di lavare i piatti, pulire gli spogliatoi, servire a tavola, preparare le maglie quando è ora di consegnarle, compilare la lista gara. La nostra associazione si basa su di noi, quindi sui genitori che danno la propria disponibilità, in base a quello che sanno fare». Con una nota di leggerezza che restituisce il clima che si respira: «Cosa mi piace fare? Stappare le bottiglie». All’interno di questo sistema, la cucina rappresenta uno degli elementi centrali della vita del club. Ubaldo Mattozzi collabora con l’Artena Rugby Red Blu dagli albori della società, e ha attraversato diverse fasi della sua storia. «Io e parte delle persone che collaborano con il club ci conosciamo da circa quarant’anni», racconta. «Ho fatto un po’ di tutto: ho costruito i tavoli dove stiamo mangiando, ad esempio. Sono un falegname, ma la mia specialità è la cucina, di cui mi occupo quasi da sempre». Un percorso iniziato proprio con il terzo tempo: «Ero entrato nel gruppo per quello, l’organizzazione del terzo tempo». Nel 2014 nasce l’idea della “cucina mobile”: «Io andavo in giro cucinando con il mio furgone e ci fermavamo ai campi per seguire la nostra squadra; con il tempo, il furgone si è trasformato in un container, è diventato sempre più attrezzato e possiamo continuare a seguire la squadra quando gioca in trasferta». Da qui il passaggio al Museo del Rugby: «In un secondo momento abbiamo immaginato di trasferire il servizio che offrivamo nella club house al Museo del Rugby, per garantire il sostentamento della struttura. All’interno delle stanze del Museo, che è aperto a tutte le persone che desiderino pranzarvi o cenare, abbiamo inserito tavoli e panche: un’immersione nella tradizione del rugby e una possibilità per sponsorizzare e garantire il sostentamento del luogo». Un’esperienza arricchita anche dall’aspetto culturale: «Garantiamo anche delle visite guidate gratuite, per chiunque lo desideri». La filosofia resta invariata: «Selezioniamo solo prodotti locali, cuciniamo come se lo facessimo per noi, appoggiandoci a chi lavora sul territorio per scegliere verdure, formaggio e carne». Con una specialità dichiarata: «Il mio piatto forte è l’amatriciana». Il progetto della Club House e del Museo è profondamente legato al territorio di Artena. «Sono artenese da sette generazioni, da sempre», spiega Americo Talone. «Amo la mia realtà e sono consapevole che possa crescere solo se ci sono persone che si danno da fare». Il rugby diventa uno strumento di valorizzazione e apertura: «Trovo nel rugby, e nel Museo, la possibilità di far conoscere Artena fuori dai suoi confini, mi ricorda quanto mi ha insegnato mio nonno». Un impegno portato avanti in maniera volontaria: «Lo faccio volentieri, in maniera disinteressata. Lo si fa per il terzo tempo, ci dà la possibilità di riscattare un paese che geograficamente è il fanalino di coda dei Castelli Romani e fanalino anteriore della Ciociaria, un comune cuscinetto ma con molte risorse e potenzialità». Artena è anche una realtà unica dal punto di vista storico e culturale: «È il centro storico pedonale non carrabile più grande d’Europa e nel periodo natalizio si svolge l’iniziativa “Artena città presepe”, con i presepi esposti nei locali abbandonati del centro storico, un’opportunità per tenere vivo un luogo dove non è sempre facile vivere e che non vogliamo far morire». Le iniziative del Museo del Rugby superano i confini locali: «Abbiamo ospiti dall’Argentina, dall’Inghilterra, ed è passata anche Portia Woodman-Wickliffe delle Black Ferns». Allo stesso tempo, le ricadute sul territorio sono concrete: «L’Artena Rugby Red Blu consente a circa 300 giovani di allenarsi e stare al campo a costo zero». Un modello che si regge sulla partecipazione: «Cosa chiediamo in cambio? Sostegno da parte dei genitori e della cittadinanza. Quanto avvenuto stasera ne è l’esempio: si cucina, si organizza il servizio e si pulisce quando l’evento è finito per garantire a chiunque, il giorno dopo, di visitare il Museo che la sera prima ha ospitato 80 persone». Per molte famiglie, il rugby è stato un percorso di scoperta graduale. Tiziana Fedeli racconta di non collaborare con il club da molto tempo, ma di essere entrata in questo mondo attraverso il figlio. «Gioca da circa dieci anni, ha conosciuto il rugby tramite la scuola e se n’è innamorato. Io devo ammettere che prima di entrare nella visione del rugby ci ho messo un po’: inizialmente non comprendevo la familiarità, l’unione che si crea tra le persone». Una visione maturata nel tempo: «Corrado Mattoccia ha cercato più volte di farci capire che, in fin dei conti, il rugby è proprio questo: è famiglia, stare insieme». Con la crescita dei ragazzi, cresce anche la rete tra i genitori: «Ora che è più grande e ogni domenica si gioca, siamo diventati una famiglia 'allargata' anche con gli altri genitori: ci si aiuta nella quotidianità, anche solo per la gestione degli spostamenti o per il supporto reciproco quando i ragazzi passano momenti di crisi». Un’esperienza che Tiziana consiglia anche a chi non conosce questo sport: «Consiglierei a chiunque di avvicinarsi allo sport, qualunque tipo di sport. Nel caso del rugby, anche semplicemente venendo allo stadio per vedere una partita, c’è un clima fantastico». Un’impressione confermata da chi si avvicina per la prima volta: «L’anno scorso siamo venuti all’Olimpico con degli amici: uno di loro mi ha detto “è lo sport che mi piace e che spero facciano i miei figli”». «Il rugby è questo – conclude – unisce, ed è una realtà che capisci davvero solo quando ci stai dentro».
dalla base | 20/01/2026
ClubHouse – Rugby Livorno 1931
Ci sono luoghi che non sono semplici spazi: sono identità. Per il Livorno Rugby 1931, questo luogo ha un nome preciso: è la Club House. È qui che il rugby smette di essere solo sport e diventa comunità, racconto, famiglia. La società ha scelto di riportare la Club House al centro della propria vita quotidiana, restituendole il ruolo che da sempre appartiene alla tradizione della palla ovale: quello di focolare, di terreno fertile per relazioni autentiche. Una scelta culturale prima che organizzativa, perché – come ricorda la vicepresidente Francesca Lusini – «la Club House non è un locale da affidare a terzi, ma il fulcro dell’aggregazione». È qui che il club racconta se stesso senza bisogno di parole, attraverso i gesti, i riti, la condivisione. Lo dimostra un episodio che nelle ultime settimane ha fatto vibrare le mura della Club House: un gruppo di ragazzi sudafricani, arrivati a Livorno per lavoro, ha chiesto di poter vedere Italia–Sudafrica proprio lì. Non conoscevano il club, non conoscevano la città. Eppure, in pochi minuti, si sono sentiti parte di qualcosa. «Ci hanno detto che qui avevano ritrovato lo stesso spirito delle loro club house» ha spiegato Lusini. Sono poi tornati per ogni partita dei test match, e alla fine sono rimasti: amici nuovi, ma perfettamente in sintonia con il clima del Livorno Rugby. Un segnale potente di quanto certe atmosfere parlino una lingua universale. Questo spirito lo vivono ogni giorno soprattutto i giocatori. Per il capitano della prima squadra, Giacomo Gragnani, la Club House è il luogo in cui la squadra “si costruisce davvero”.«Prima delle partite mangiamo sempre allo stesso tavolo: è un rito che ci unisce. Allena l’identità, non il fisico», spiega. È anche lo spazio dove generazioni e ruoli si mescolano naturalmente: prima squadra, cadetti, Under, famiglie. «È uno dei pochi posti in cui senti che il rugby è davvero una comunità». E quando persino chi viene da lontano lo riconosce immediatamente, tutto diventa più chiaro. Lo spirito che vive nella Club House del Livorno, quello autentico, non appartiene a un territorio: appartiene alla cultura del rugby. Lusini lo definisce così: «Qui costruiamo un modo di stare insieme, ed è il valore più alto che possiamo trasmettere». In un mondo che corre, la Club House rimane un porto sicuro. Un luogo in cui fermarsi, riconoscersi, ritrovarsi. Un luogo in cui il rugby non si gioca soltanto: si vive.
dalla base | 15/12/2025
Il Rugby palermitano trova una casa presso l’impianto Ten. Carmelo Onorato grazie alla partnership FIR-Esercito
Grazie al recente accordo siglato tra la Federazione Italiana Rugby e l’Esercito Italiano, finalizzato alla promozione e allo sviluppo del rugby sul territorio nazionale – con un’attenzione particolare alle regioni del Sud, storicamente penalizzate dalla carenza di impianti dedicati – il Rugby Palermo potrà disputare le proprie gare interne presso l’impianto sportivo “Ten. Carmelo Onorato”.Un risultato di grande rilevanza, reso possibile dal confronto avvenuto lo scorso settembre a Palermo tra il Vicepresidente vicario della FIR, Paolo Vaccari, il Presidente del Comitato Regionale Siciliano, Orazio Arancio, il Comandante dell’Esercito in Sicilia, Generale Francesco Principe, e il rappresentante dell’Esercito, Generale Greco.La piena sintonia instaurata sin dall’inizio tra le parti ha consentito di accelerare l’iter autorizzativo e di giungere rapidamente alla concessione dell’impianto. Il Rugby Palermo ha così disputato la sua seconda partita sul campo, perfettamente inerbato, alla presenza del Generale Principe, accolto con entusiasmo dai tanti giovani atleti impegnati nel torneo di minirugby che ha preceduto l’incontro della prima squadra contro la Nissa Rugby.Una giornata importante, che segna un nuovo inizio per il club palermitano e restituisce fiducia dopo anni di attesa, come sottolineato anche dal presidente del Rugby Palermo, Stefano Massari.Il Presidente del Comitato Siciliano FIR, Orazio Arancio, ha dichiarato:«A nome del Comitato Siciliano desidero ringraziare l’Esercito Italiano e la FIR per la sensibilità e l’impegno profuso nella ricerca di una soluzione che permettesse al rugby palermitano di avere finalmente un campo di gioco. Siamo consapevoli che si tratta di una soluzione temporanea, in attesa che il Comune di Palermo dia seguito agli annunci e assegni al rugby una casa definitiva. Questo resta il nostro obiettivo finale».«Poter giocare le nostre partite interne al “Ten. Onorato” è per noi motivo di orgoglio e ci rasserena per affrontare al meglio la stagione – le parole del presidente del Rugby Palermo Stefano Massari - In attesa di una soluzione definitiva a cui stiamo lavorando insieme alle Fir, non possiamo che ringraziare la Federazione e i vertici dell’Esercito per aver compreso le nostre esigenze”L’accordo con l’Esercito rappresenta dunque un passo fondamentale che consente al Rugby Palermo di affrontare con maggiore serenità la stagione sportiva e rafforza il percorso di crescita del movimento rugbistico in Sicilia.
dalla base | 09/12/2025
“La Famiglia Azzurra incontra il Territorio”, un ciclo di visite territoriali per il movimento femminile del rugby: prima tappa in Abruzzo
La Federazione Italiana Rugby avvia un programma di visite nelle regioni da parte dello staff della Nazionale Femminile, con l’obiettivo di accompagnare e sostenere il percorso di crescita dei club, delle giovani atlete e delle comunità rugbistiche che rappresentano il cuore dell’attività quotidiana sul territorio.La regione Abruzzo e la città dell’Aquila apriranno il ciclo di appuntamenti, dal titolo “La Famiglia Azzurra incontra il Territorio”, in un fine settimana costruito per favorire confronto tecnico, formazione condivisa e momenti di ispirazione per le nuove generazioni. L’iniziativa si inserisce in un progetto di sviluppo volto a rafforzare competenze, cultura sportiva e partecipazione, promuovendo un dialogo diretto tra la Nazionale Femminile e le realtà che alimentano la crescita del movimento. Il calendario prevede attività collegate al convegno“La valorizzazione e lo sviluppo del rugby giocato dalle donne: prospettive in Italia e in Abruzzo”, realizzato in collaborazione con il Comitato Regionale e i responsabili tecnici locali e cui prenderanno parte la Vicepresidente FIR Gualandri, la Consigliera Federale Morri, il Direttore Tecnico Pacini, il CT Roselli, l’Assistant Coach Iannucci e la Coordinatrice Attività Femminile Tonna. Il Commissario Tecnico della Nazionale Femminile guiderà le attività di campo insieme ai membri del suo staff.Roselli ha dichiarato: “Sono molto felice e orgoglioso di poter incontrare le giovani ragazze del rugby abruzzese; sono sicuro di incontrare tanto entusiasmo e tanta energia, caratteristiche autentiche di questo territorio; il coraggio, l’impegno e la voglia di crescere di ragazze come loro è di ispirazione per lo sviluppo di tutto il movimento femminile italiano. Spero che questo incontro possa aiutarle a mantenere vivi i loro sogni nel rugby, a credere in loro stesse e a dare nuova vitalità alla passione per questo sport meraviglioso.” Il programma comprende aggiornamento tecnico per gli allenatori, sessioni di campo con le atlete dei club, un incontro dedicato ai genitori nell’ambito del progetto federale “Rugby è educazione emotiva”, oltre a momenti di confronto strutturato con le società.L’obiettivo è instaurare un modello di lavoro condiviso, utile a rafforzare il percorso delle ragazze e delle realtà che le accompagnano nella loro crescita. Qui di seguito il programma: Giovedì 27 novembre – ore 18.00 – CUS L’AquilaCorso di aggiornamento livello 2 con Francesco Iannucci, assistant coach Nazionale Femminile. Venerdì 28 novembre – ore 20.00 – CUS L’AquilaL’Azzurro incontra il territorio: Fabio Roselli partecipa all’allenamento della prima squadra femminile del CUS L’Aquila (Serie A – girone territoriale). Sabato 29 novembre – ore 09.30 – Centro Congressi Zordan, San BasilioConvegno: “La valorizzazione e lo sviluppo del rugby giocato dalle donne: prospettive in Italia e in Abruzzo”. Sabato 29 novembre – ore 14.00 – CUS L’AquilaRUGBY È EDUCAZIONE EMOTIVA: “Nei panni di nostra figlia"Incontro con i genitori delle giovani rugbiste, con Erika Morri, ex azzurra e consigliera federale FIR con delega al rugby femminile. Sabato 29 novembre – ore 14.00 – CUS L’AquilaRiunione tecnica con gli allenatori dei club del territorio Sabato 29 novembre – ore 15.00 – CUS L’AquilaL’Azzurro incontra il territorio: allenamento in campo con le atlete juniores dei club abruzzesi e incontro con le atlete del minirugby.
dalla base | 27/11/2025
Radici Ovali – Gli 80 anni dell’Asr Milano tra futuro e tradizione
L’A.S. Rugby Milano affonda le sue radici nel GUF, gli universitari che già prima della guerra seppero competere con la dominante Amatori. Il club rinasce nel 1945 e ricostruisce il Giuriati insieme agli Alleati. Negli anni Cinquanta una nuova generazione porta l’A.S..R ai vertici: finale scudetto, sfide memorabili con Petrarca e Rovigo, trasferte internazionali e l’arrivo del leggendario Yan Simpson. Gli anni Sessanta segnano fusioni e difficoltà, fino alla rifondazione del 1969, quando un gruppo di ex giocatori riporta in vita il club e ricomincia dal basso, tra maglie di tela e spirito studentesco. Negli anni Settanta e Ottanta l’A.S.R. ritrova ambizioni e identità: nuovi tecnici, stranieri di qualità, una comunità solida e, nel 1980, il ritorno nella massima serie. L’avvento del professionismo cambia lo scenario. Il club attraversa stagioni complesse, ma resta in piedi grazie alla fedeltà dei suoi dirigenti e all’impegno delle giovanili. Con gli anni Duemila l’A.S.R. investe su formazione, inclusione e progetti sociali, dal carcere Beccaria alle scuole. Nel 2015 nasce la nuova casa all’Idroscalo, il centro “G.B. Curioni”, che accompagna la crescita della società. Oggi l’A.S. Rugby Milano conta oltre 650 tesserati, che coprono tutta la filiera federale, decine di tecnici e volontari. Ha formato giocatori arrivati in Nazionale maggiore e U20, e sviluppa progetti educativi e sociali unici in Italia. Ottant’anni dopo, il club continua a crescere, fedele ai propri valori: comunità, lealtà, inclusione e l’idea che il rugby, prima di tutto, sia un modo di costruire relazioni e futuro. Lele Cabrio: “Al centro del progetto di questa società c’è sempre e soprattutto il ragazzo, da sempre. Io nel 1985 portai un gruppo di ragazzini con dei caratteri un po’ difficili, Azzolari in pochi giorni li tesserò tutti”. https://youtu.be/pj-RhmOGZ14
dalla base | 25/11/2025
FIR celebra gli anniversari dei Club, a Genova consegnati i primi caps
I muri carichi di storia di Palazzo Interiano Pallavicino, dimora nobiliare del Principe Domenico Pallavicino, nel cuore di Genova, hanno ospitato la prima edizione di “Club Anniversary”, la cerimonia istituita dal Consiglio Federale FIR per celebrare, anno dopo anno, quelle società che abbiano raggiunto il traguardo di un’attività continuativa che si sia protratta dai quaranta ai novant’anni. Nello storico palazzo del centro storico del capoluogo ligure, i Presidenti dei Clubche hanno celebrato tra il 2024 ed il 2025 l’anniversario di affiliazione hanno ricevuto uno speciale cap tricolore dal Presidente federale Andrea Duodo, dal Vicepresidente Vicario Paolo Vaccari e dalla Vicepresidente Antonella Gualandri nel corso del Committee Lunch che ha preceduto la sfida conclusiva delle Quilter Nations Series vinta dall’Italia sul Cile.Dai 90 anni del Cus Siena ai quaranta del Gubbio, passando per il cinquantennale delle Vespe di Cogoleto, unica squadra ligure presente nella cerimonia inaugurale e per le tre Società Campioni d’Italia presenti ieri, la cerimonia ha visto sfilare sul palco genovese presidenti e, in alcuni casi, storici soci fondatori, celebrando l’impegno quotidiano di chi, ogni giorno, contribuisce allo sviluppo del Gioco in Italia mettendo la propria passione al servizio del movimento.In serata, con il cap ricevuto poche ore prima, i vertici dei Club premiati sono scesi sul prato del “Ferraris” nel prepartita, schierandosi di fronte alla Nazionale durante l’Inno di Mameli, per un momento di comunione tra base e vertice che si ripeterà in occasione delle future finestre internazionali negli anni a venire. Il Presidente federale Andrea Duodo ha dichiarato: “La cerimonia di consegna dei cap ai nostri Club di Genova ha inaugurato una tradizione a cui, insieme a tutto il Consiglio, teniamo in modo particolare. Ogni giorno, migliaia di volontari in tutta Italia lavorano al servizio del nostro movimento, coltivandolo con amore e dedizione, lontani dai riflettori e dall’allure della scena dei test-match. Eppure, è grazie al lavoro di tutte le nostre Società se il rugby in Italia continua, pur tra le inevitabili difficoltà, a crescere, ad attrarre giovani praticanti, a ispirare le future generazioni con i propri valori, ad accrescere la propria competitività e il rispetto internazionale: le cerimonie che, a Genova come in futuro, vedranno le nostre Società celebrare i loro anniversari vogliono essere non solo un ringraziamento, quanto una valorizzazione e un riconoscimento all’operato di tutti coloro che quotidianamente rendono questo sport un meraviglioso aggregatore sociale. Abbiamo vissuto un momento emozionante con la consegna dei cap e con la presenza a bordocampo delle nostre Società durante l’Inno, istanti che non vediamo l’ora di rivivere l’anno prossimo, quando al Sei Nazioni e nel Nations Championship festeggeremo le Società che hanno avviato il proprio cammino tra il 1936 e il 1986".I Club celebrati a Genova e fondati tra il 1935 e il 1985:40 anni di attivitàRugby Fiumicello Rugby GubbioRugby PiaveIvrea Rugby 50 anni di attivitàLecco RugbyCus CataniaCus PaviaReno Rugby BolognaRugby CodognoEtruria PiombinoMonti Rovigo JuniorRugby ConeglianoManiago RugbyCogoleto Rugby Rugby VicenzaRugby ThieneValpolicella RugbyRugby MantovaRugby Riviera 1975Rugby ColornoAmatori Alghero 60 anni di attivitàRugby BeneventoCenturioni RugbyCus Padova Modena Rugby 1965 Colleferro Rugby 70 anni di attivitàRugby PaeseMogliano Veneto RugbyFiamme Oro Rugby 80 anniASR Milano 90 anni Cus SienaRugby Rovigo
dalla base | 23/11/2025
ClubHouse – Vespe Cogoleto Rugby
Il Vespe Cogoleto Rugby non è solo un club sportivo: è una vera e propria comunità ovale, a trenta chilometri a ponente di Genova.Il suo cuore, i suoi polmoni pulsano nella Club House del Molinetto, luogo simbolo di una passione rugbistica autentica per intensità e spirito. La Club House è l’anima del Cogoleto Rugby, il frutto di sacrificio, volontariato e amicizia: valori che da sempre sostengono la sua storia. Come il campo, anche questa nasce dalla follia e dal coraggio di un gruppo di splendidi “matti” degli anni Settanta: Crukko, Giuliano, Furio, Gabe, Anto, Ivan, Marco, Oscar e Didin. Oscar Tabor, oggi dirigente emerito del club e già presidente del Comitato Regionale Liguria della FIR, è uno di quei ragazzi. Insieme a Giuliano Ibba racconta la nascita del campo e della Club House:«Il Campo delle Vespe e la sua Club House sono una conquista fatta di carriole, volontà e amicizia. All’inizio dividiamo il terreno con i calciatori, e i rapporti non sono certo idilliaci», sorride.«Ma lì accanto si estende l’area dell’ex cantiere del raddoppio autostradale: un terreno che, con un po’ di fantasia, ha quasi le misure giuste per un campo da rugby. È la nostra occasione. Firmiamo un accordo con il Comune e iniziamo, da volontari, a costruirlo con le nostre mani.» Nella primavera del 1976 parte quella che sembra un’impresa impossibile: realizzare un campo da rugby dal nulla.Il Comune fornisce camionate di terra di riporto, la squadra – armata di carriole, pale e rastrelli – si occupa di stenderla, livellarla, togliere pietre e macigni. «C’è più sasso che terra», ricordano. «Ma la volontà è più dura della fatica».Giorno dopo giorno, sera dopo sera, il sogno prende forma. Ogni pietra grande viene raccolta a mano e gettata verso il torrente, le più piccole ammassate e portate via con le carriole. La “schiena d’asino” del campo cresce metro dopo metro, con la testardaggine tipica di chi sa che sta costruendo qualcosa che resterà. Per tre anni, tra pomeriggi invernali e serate estive, quella fatica diventa la vita stessa del gruppo. Insieme, affrontano le difficoltà, gli imprevisti e persino gli intrusi: accampamenti improvvisati, fuoristradisti in cerca di spazio, coppie in cerca di riservatezza. E anche qualche visita della polizia, tra burocrazia e goliardia. «Senza campo, la Club House è solo un sogno», raccontano. «È come pensare a una dispensa senza la cucina».Ma quel sogno, a poco a poco, si fa realtà. Tra tragedie e gioie, il campo diventa il simbolo stesso della vita.Nel novembre 1977 arriva un dolore immenso: Marco Calcagno, detto “Testun”, giocatore e amico, perde la vita a Napoli in un incidente mentre presta servizio militare. Ha solo diciannove anni. Due anni dopo, nel settembre 1979, il campo viene inaugurato e dedicato a lui, con una partita contro i suoi compagni dell’Interforze Napoli.«Quel giorno – ricordano – ci sentiamo adulti. Abbiamo costruito il nostro Twickenham.» Ma i lavori non finiscono mai. Ogni stagione porta nuove migliorie: drenaggi, riporti di terra, concimazioni, impianti di irrigazione sempre più moderni. Poi arriva la Club House, dopo anni di terzi tempi improvvisati: pasti all’autogrill, cene nelle case, locali dell’entroterra o nei sotterranei di Villa Nasturzio – ribattezzati “Il Ghetto” – e poi nella Casa del Popolo, tra birre e risate infinite. La svolta arriva all’inizio degli anni ’90: il recupero degli spogliatoi dismessi del PalaPricone di Sciarborasca, destinati alla demolizione. Soci e genitori li rimontano al Molinetto, e da lì nasce la nuova Club House, più bella del Ritz o dell’Hilton – anche se la pasta, a volte, viene o scotta o cruda. Perché la bellezza non sta nei muri, ma nello spirito: nello stesso spirito che unisce chiunque abbia indossato la maglia del Cogoleto Rugby, anche chi oggi vive lontano. È il legame invisibile che trasforma ragazzi in uomini e compagni in amici per la vita. Non è un caso se chiunque entri alla Club House – da Diego Dominguez a Tommaso Castello, da Paul Griffen al più piccolo minirugbista – la sente come casa.È un luogo caldo, familiare, popolare, pieno di storie e di volti: i ragazzi degli anni Settanta, Maria “la nonna del rugby”, cuoca burbera e generosa, e le nuove generazioni che corrono sul prato del Molinetto. Marco, piccola Vespa bionda dell’Under 6, lo racconta così, con un sorriso:«Per me la Club House del Cogoleto non è solo un posto dove si gioca a rugby, è la mia cameretta quando non sono a casa. Ci sono sempre un sacco di giochi, e a volte possiamo anche mangiare le caramelle, poche però. Quando fa freddo c’è la stufa accesa: mi siedo, bevo il tè al limone e gioco coi Lego. Mio papà si beve una birra – una sola! – con gli altri genitori. E quando li sento ridere e scherzare, mi sembra proprio di essere a casa.»
dalla base | 20/11/2025

Completa la registrazione