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“Raccontaci il tuo rugby”: i nostri club, la nostra storia

I Club e tutta la comunità del rugby italiano avranno l’opportunità di raccontare le storie, i personaggi, la passione e tutto quanto di meglio il movimento ogni giorno vede nascere sui campi dell’intera penisola, contribuendo alla narrazione dei canali social della FIR. “I nostri Club, la nostra storia” è l’iniziativa lanciata sul sito della FIR con cui ogni atleta, dirigente o semplice appassionato potrà, dal 19 maggio, condividere con l’Area Comunicazione della FIR video, fotografie, attimi di gioco, momenti di coesione, espressioni di gioia, sacrificio e amicizia. Che si tratti di una meta indimenticabile, di un abbraccio collettivo, di un gesto simbolico o di una frase che racchiude lo spirito di squadra, ogni contributo potrà essere selezionato per diventare parte del grande racconto corale del rugby italiano, trovando spazio su uno o più canali istituzionali. Le più belle mete dei campionati, l’atmosfera degli spogliatoi, momenti di sostegno e rispetto tra avversari sono solo alcuni degli esempi del rugby rugby raccontato dagli occhi e dalle emozioni di chi lo vive davvero, da far andare a braccetto con la spettacolarità e le emozioni del grande spettacolo internazionale, per una narrazione olistica del movimento. Un’opportunità per dare al rugby della passione lo spazio per raccontarsi, per far conoscere i gesti semplici e lo spirito che fanno vivere il nostro sport ogni giorno, su tutti i campi d’Italia, ispirando e rafforzando il senso d’appartenenza di tutta una comunità. Per partecipare da subito attivamente, accedi alla pagina dedicata su federugby.it

dalla base | 19/05/2025

Feste del Rugby, FIR e ISMEA insieme domenica a Rozzano, testimonial della tappa l’Azzurra Alyssa D’Incà

La collaborazione tra la Federazione Italiana Rugby e ISMEA – l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo e Alimentare – continua e si rafforza con la seconda tappa delle Feste del Rugby, in programma il 18 maggio a Rozzano. Anche in questa occasione, la FIR sarà al fianco di ISMEA per promuovere la frutta in guscio coltivata in Italia e valorizzare la filiera nazionale. Il progetto, nato nel 2024 grazie al supporto del MASAF, ha preso il via con una campagna di comunicazione dedicata proprio alla frutta in guscio italiana. Oggi prende forma sul territorio, soprattutto nelle periferie, con iniziative pensate per far conoscere il rugby e i suoi valori e, allo stesso tempo, per sensibilizzare i più giovani su buone abitudini alimentari. A fare da ponte tra sport e alimentazione ci sono i ragazzi delle categorie junior, che si sono già sfidati in campo il 10 maggio a Scampia e che torneranno protagonisti il 18 maggio a Rozzano e il 24 maggio a Palermo. Testimonial per la tappa di Rozzano sarà l’Azzurra numero 199 e fresca vincitrice del campionato italiano di Serie A Elite Femminile con Villorba (il secondo consecutivo) Alyssa D’Incà, che ha dichiarato: “Le feste del rugby sono un’ottima occasione per accrescere l’esperienza dei giovani atleti attraverso giornate colorate, divertenti e piene di attività. Inoltre, la consapevolezza e l’educazione a una buona alimentazione sono fattori molto importanti, specie se si affiancano all’attività sportiva: sono davvero felice che al rugby si possano affiancare, grazie alla collaborazione tra FIR, ISMEA e MASAF, messaggi che portino a una maggior conoscenza della materia e dell’importanza della frutta in guscio italiana in questo contesto. Non vedo l’ora di essere a Rozzano per passare una bella giornata di rugby e di divertimento!”

dalla base | 16/05/2025

Umbria: 176 studenti per le finali regionali scolastiche di tag rugby

Grande successo della prima edizione delle finali regionali delle competizioni sportive scolastiche, dedicate al tag rugby ed ospitate dalla Ternana Rugby presso gli impianti sportivi di via Sabotino della Ternana Calcio. L’evento, che si è tenuto martedì 6 giugno, ha visto la partecipazione di 176 studenti in rappresentata di 11 istituti della regione. Quattro le categorie in gara: Allieve ed Allievi (a cui hanno partecipato gli alunni del biennio della scuola secondaria di secondo grado), Cadette e Cadetti (che frequentano il secondo e terzo anno della scuola secondaria di primo grado). Tra le Allieve il successo è andato al Liceo "Guglielmo Marconi" di Foligno mentre per gli Allievi all’ITT "Leonardo Da Vinci" di Foligno. Nelle categorie Cadetti si sono imposti l’IC "G. Ferraris" di Spello, nel femminile, e l’IC Todi - Massa Martana, nel maschile. Le partite sono state dirette dagli arbitri umbri Alessandro Ruta ed Elia Maffucci. Erano presenti alle premiazioni Mauro Esposito, in rappresentanza dell’Ufficio scolastico regionale dell’Umbria, Cristina Finistauri, per Sport & Salute, ed Egiziano Polenzani, recentemente riconfermato alla guida della delegazione umbra per il quadriennio olimpico 2025/28.  La fase finale delle competizioni sportive studentesche è stata preceduta da una fase distrettuale, che si è tenuta lo scorso 18 marzo, ed una interdistrettuale, disputata lo scorso 15 aprile. Tutta l’attività è stata coordinata da Stefano Cardinali, coordinatore promozione e partecipazione Fir per la regione Umbria, e Lorenzo Bertinelli, responsabile dell’ufficio educazione fisica dell'Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria. “Sono stati 260 gli studenti e le studentesse che, in rappresentanza di 21 istituti, hanno partecipato a tutta l’attività, cominciata circa quattro mesi fa. Questi numeri danno riscontro del grande lavoro svolto dai Club umbri di rugby – in primis Corciano, Foligno, Ternana Rugby, Massa Martana e Gubbio – che hanno dato il loro apporto, dalle scuole, dal gruppo tecnico della delegazione umbra, guidato da Alessandro Speziali, e dal successo del tag rugby quale disciplina sportiva. Tutti insieme abbiamo fatto crescere un progetto nato solo 3 anni fa”, ha commentato Stefano Cardinali a margine della manifestazione. CLASSIFICHE FINALI Allieve: 1° Liceo "Guglielmo Marconi" di Foligno, 2° IIS "Leonardo Da Vinci" di Umbertide, 3° Ann. Conv. Naz. "Principe di Napoli" di Assisi. Allievi: 1° ITT "Leonardo Da Vinci" di Foligno, 2° ITT "Allievi - Sangallo" di Terni, 3° IIS "Leonardo Da Vinci" di Umbertide. Cadette: 1° IC "G. Ferraris" di Spello, 2° IC "B. Bonfigli" di Corciano, 3° IC "G. Marconi" di Terni. Cadetti: 1° IC Todi - Massa Martana, 2° IC "G. Marconi" di Terni, 3° IC Foligno 1.

dalla base | 08/05/2025

Grande entusiasmo per Quesada in Campania

Entusiasmo e apprezzamento hanno contraddistinto il tour istituzionale di due giorni in Campania del Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di Rugby, Gonzalo Quesada. Ad accompagnarlo nel percorso tra Napoli e Benevento c'erano la Vicepresidente della Federazione Italiana Rugby, Antonella Gualandri, il Consigliere Federale Gabriele Gargano e il Presidente del Comitato Regionale Campano, Giancarlo Melillo. Il 24 aprile, Quesada ha fatto visita all’Amatori Napoli Rugby, dove ha incontrato i tecnici dei club della regione per un proficuo confronto formativo. A seguire, è sceso in campo con un gruppo di giovani atleti delle categorie Under 17 e Under 18, guidando una sessione di allenamento osservata dai tecnici a bordo campo. Il giorno successivo, il Commissario Tecnico ha preso parte al “XV Torneo Filomena Ricci”, organizzato dalla società Rugby IV Circolo di Benevento, rivestendo il ruolo di testimonial dell’evento. Alla manifestazione ha partecipato anche il Sindaco della città, Clemente Mastella, che ha dato il benvenuto alla delegazione federale. Nel corso della giornata, Quesada ha salutato gli atleti e ringraziato le famiglie presenti, sottolineando: “Senza di voi, nulla di questo potrebbe esistere”. L’allenatore ha condiviso momenti di grande vicinanza con i partecipanti, firmando autografi e scattando fotografie con giovani e adulti, dimostrando la consueta disponibilità e l’entusiasmo che caratterizzano il suo approccio umano e professionale. https://www.youtube.com/watch?v=C0k6otupaDM&list=PLvE7_2p4iKLKaH6RRSFcH6jcV1dwOa83E

dalla base | 06/05/2025

Anche Viadana celebra la Coppa del Mondiale U20 al “Leonero”

Anche Viadana, dopo Rovigo e Calvisano, ha salutato con entusiasmo l’arrivo in città della Coppa del World Rugby U20 Championship che dal 29 giugno al 19 luglio tornerà a disputarsi in Italia dopo le fortunate edizioni del 2011 e del 2015. Domenica 4 maggio il trofeo giovanile organizzato dal Club mantovano ed ispirato a Leonero, la popolare mascotte viadanese, ha portato oltre mille giovani praticanti sul prato dello “Zaffanella” e del “Dante Bacchi”, casa del Rugby Casalmaggiore: dall’U6 all’U12, tantissime e tantissimi rugbisti si sfidati per l’intera giornata, a cui sono intervenuti anche i francesi del Rugby Club Rillieux ed i cechi del Rugby Club Ricany, in un’anticipazione di internazionalità in attesa di accogliere le future stelle del rugby internazionale.  La Coppa del Mondo U20, che farà tappa a Viadana in due occasioni - il 4 luglio per la seconda giornata della fase a gironi ed il 14 luglio per il turno di semifinale - è stata esposta durante le premiazioni del “Leonero”, attirando come sempre la curiosità e l’attenzione dei giovani partecipanti, accompagnata dagli Azzurrini Simone Brisighella e Bruno Vallesi. 

dalla base | 05/05/2025

Linee di meta: Giada Franco e Cristian Prestera

Cristian ha sempre creduto in me, come allenatore e come persona. Di lui non scorderò mai la passione che metteva in ogni singola partita, approcciandola come se fosse sempre una finale. Con lui ho vinto una finale scudetto, ma soprattutto grazie a lui ho imparato a gestire la pressione, l’emotività e a lavorare sempre più duramente. Gli devo tanto – Giada Franco La squadra non è solo un insieme di giocatori o giocatrici: la squadra è un gruppo, ha vita propria e assorbe tutto ciò che c’è intorno, fino a diventare – come in questo caso – un’idea, un simbolo di una passione e di un movimento. È ciò che è successo al Colorno femminile – da sempre una delle squadre più rappresentative – negli anni delle due finali scudetto consecutive: Cristian Prestera – giocatore e poi allenatore del club dal 2009 in poi e adesso direttore tecnico al Rugby Parma – ha guidato la squadra dello storico scudetto delle Furie Rosse nel 2018, e soprattutto ha cresciuto (anche dal punto di vista umano) un gruppo di ragazze che non solo ha vinto, ma ha dato nuova linfa alla Nazionale e a tutto il movimento. “Quello era un gruppo fantastico che si è formato anno dopo anno. Quando sono arrivato io l’unica azzurra era Michela Sillari, poi sono arrivate Giada Franco, Francesca Sgorbini, Irene Campanini, Michela Merlo, Sara Tounesi, Veronica Madia, Silvia Turani, Gaia Giacomoli. Nel giro di un anno sono migliorate tutte tantissimo, fino a creare un gruppo splendido che ha vinto il campionato e ha dato anche tante giocatrici alla Nazionale” ha spiegato Prestera. Il segreto di questa crescita e di questi successi? Secondo Prestera “Colorno, ancora adesso, è una società che punta tantissimo sul rugby femminile ed è diventata un punto di riferimento nel territorio. Danno alle ragazze le stesse possibilità dei ragazzi, con una grande organizzazione e grandissima serietà. Il Presidente Ivano Iemmi ha fatto davvero tanto per il rugby femminile. In campo, poi, si è creato un gruppo molto unito e molte delle ragazze sono rimaste nell’ambiente: chi fisioterapista, chi allenatrice, chi manager. Si è creata non solo una squadra, ma un gruppo di persone legato a doppio filo con Colorno e con il movimento del rugby femminile”. Tra le tante ragazze rimaste nel cuore di Prestera, ce n’è una in particolare con cui si è creato un legame ancora più profondo: Giada Franco. Arrivata a Colorno giovanissima (nel 2016 a 20 anni) la terza linea azzurra ha fatto un grandissimo percorso di crescita, anche grazie al suo allenatore: “Giada è arrivata molto giovane, aveva 20 anni e veniva dal Benevento insieme a Maria Grazia Cioffi, per lei era come una figlia. Aveva un potenziale enorme del quale nemmeno lei era ancora del tutto consapevole, aveva tantissima voglia di fare, anche se andava ancora ‘indirizzata’: l’essere arrivata alla sua prima finale di campionato probabilmente le ha fatto scattare la molla per diventare la giocatrice che è adesso”. Il percorso non è stato tutto rose e fiori, soprattutto all’inizio, ma Giada Franco non ha mai mollato: “Faceva un po’ fatica a gestire la pressione lungo tutto il campionato, perché preparare la singola partita è un conto, preparare un intero campionato con tutte le problematiche che ci possono essere – pensiamo agli infortuni – è diverso, soprattutto per le ragazze più giovani. Quell’anno Giada ha fatto un cambiamento incredibile. Chiedeva continuamente cosa potesse fare per migliorare. Ha sempre avuto un carattere forte, che a volte la portava a non accettare le critiche, ma proprio grazie a questa forza caratteriale poi rifletteva sulle cose e si impegnava ancora di più per superare ogni ostacolo. Anche le prime delusioni, ad esempio qualche mancata convocazione in Nazionale agli inizi, l’hanno aiutata a crescere fino a diventare un punto di riferimento per l’Italia”.

dalla base | 23/04/2025

Linee di meta: Giordana Duca e Gino Rossetti

Gino Rossetti è stato fondamentale nel corso della mia carriera: era il mio allenatore quando giocavo alle Red Blu Rugby Artena. La sua passione e il suo entusiasmo erano contagiosi, è sempre stato una persona disponibile, stimolante e pronta ad aiutare. E soprattutto mi ha incoraggiata sempre a fare del mio meglio, facendomi capire che solo lavorando duramente si ottengono risultati importanti. Gino non ha formato solo l’atleta che sono oggi, ma mi ha permesso di crescere come persona, facendomi capire l’importanza di valori come il rispetto, l’impegno e la dedizione non solo nel rugby ma nella vita di tutti i giorni. Anche se le nostre strade si sono divise e sono passati tanti anni il bene e la gratitudine che provo nei suoi confronti non sono cambiati di una virgola – Giordana Duca Il gruppo, l’unità e lo spogliatoio: queste sono le vere chiavi di ogni squadra che – al di là dei successi – ha la possibilità di crescere, migliorare e anche di lanciare dei talenti. È successo all’Artena Rugby Red Blu, dalla cui squadra femminile sono venute fuori due simboli della Nazionale Italiana: Melissa Bettoni e Giordana Duca, quest’ultima ancora in attività. Del resto, il fatto che sulle pagine ufficiali del club appaia come prima cosa un invito al rispetto dei valori del rugby fa capire già quali sono le intenzioni: “Nel rugby si gioca con un avversario, non contro un avversario” e “Un rugbista lo riconosci dal sudore, dal fango sulla faccia e poi dal cuore” sono le due frasi chiave che si leggono al primo impatto con le pagine dell’Artena Red Blu. L’allenatore di quella squadra era Gino Rossetti, oggi tecnico degli Arieti Rugby, arrivato alle Red Blu proprio quando il club muoveva i primi passi nel mondo del rugby (la squadra nasce nel 2012 con presidente Corrado Mattoccia, che dirige anche il Museo del Rugby) e alla sua prima esperienza nel rugby femminile, dopo aver girato tante panchine prestigiose del territorio a livello maschile: “Avevo allenato Fiamme Oro, Cus Roma, Colleferro, Segni, Primavera. Quando dal presidente Mattoccia mi è stata prospettata la possibilità di seguire la squadra femminile dell’Artena Red Blu all’inizio ero titubante, non avendo mai allenato le ragazze si trattava di un mondo nuovo per me. Invece devo dire che il primo impatto è stato subito ottimo, e insieme ci siamo tolti tante soddisfazioni, anche perché le differenze sono meno di quello che si pensa: non ho dovuto cambiare il mio approccio e il mio modo di allenare. Ho continuato a lavorare secondo i miei principi e con un gruppo veramente unito, una bellissima esperienza”. Parlando di Giordana Duca, Rossetti ricorda: “Fisicamente era già molto dotata, pur essendo ancora acerba sotto alcuni punti di vista. Doveva migliorare soprattutto dal punto di vista tecnico e lo ha fatto, acquisendo con il tempo la mentalità giusta per lavorare su se stessa fino a diventare una delle colonne portanti della Nazionale, è una cosa che ricordo sempre con tanta soddisfazione. Siamo stati veramente bene in quegli anni, poi lei viene da una famiglia di rugbisti quindi conoscevo anche la mamma e il papà e si vedeva dal punto di vista dell’attitudine, magari all’inizio era un po’ ‘pigra’, ma si è evoluta molto velocemente”. Il lavoro di Rossetti, sia dal punto di vista rugbistico sia a livello umano, si basava su delle chiavi ben identificate: “Lavoravo molto sulla tecnica individuale e sui principi di gioco collettivi, anche perché era una squadra molto giovane che aveva bisogno di migliorare da questo punto di vista. Avere delle ottime giocatrici dal punto di vista tecnico e fisico mi ha aiutato molto. Oltre a Duca c’era Melissa Bettoni, anche lei punto fermo dell’Italia per tanti anni, ma anche tante ragazze di livello come Anna Mariani, Claudia Tedeschi, Cristina Sanfilippo. E poi c’era Giuliana Campanella, che pur abitando a Messina veniva a giocare con noi la domenica, faceva tanti sacrifici. Era un gruppo non numerosissimo ma che aveva un’ottima attitudine e una grande voglia di allenarsi e migliorare. Sono cose che fanno la differenza. Umanamente ho sempre cercato di lavorare sull’importanza dello spogliatoio, dell’attitudine, del sostegno dentro e fuori dal campo. Poi sicuramente il club ha contribuito molto: voleva che rappresentassimo un gruppo unito, e il presidente Mattoccia ha sempre dato importanza al movimento femminile”.

dalla base | 17/04/2025

Radici Ovali – Al ‘Colla – De Sensi’ i protagonisti sono i bambini

Radici Ovali: dove nasce il rugby. E' la nuova rubrica editoriale che intende raccontare la base, il rugby della passione, della partecipazione, ampliando l’offerta editoriale della Federugby. Il rugby di comunità, dei bambini, dei genitori, dei dirigenti e dei presidenti che hanno un solo fine: divertirsi e far divertire, contribuendo alla diffusione del Gioco sul territorio nazionale. La 'base' del movimento, dunque, come elemento portante per consolidare il vertice, dando al contempo spazio a tutti coloro che ogni giorno forniscono un contributo fondamentale per la sostenibilità e l’evoluzione del Gioco nel nostro Paese. Si parte da Noceto, in provincia di Parma, nel cuore dell’Emilia, per un viaggio che toccherà tutte le regioni d’Italia. Un percorso per riscoprire e far conoscere quel rugby che inizia all’alba per affrontare una nuova trasferta, o quello vissuto dai personaggi insostituibili che rappresentano l’anima dei club di base. E, dunque, domenica 30 marzo 2025, oltre 1000 atleti provenienti da 22 società di tutta Italia si sono sfidati sui 14 campi da gioco del Torneo Colla De Sensi che si è tenuto a Noceto domenica 30 marzo 2025, dando vita a più di 200 partite che hanno decretato i vincitori della 29ª edizione nelle categorie Under 6, Under 8, Under 10 e Under 12. Le gare hanno preso il via alle ore 9 in contemporanea su tutti i campi, e sono proseguite fino alle 12:30 con lo svolgimento dei gironi e delle finali per il terzo e quarto posto. Successivamente, tutti gli atleti si sono ritrovati nell’area ristoro gestita dai volontari dell’AVIS Noceto per il pranzo. Il pomeriggio è stato dedicato alle finali sul campo centrale dello Stadio Nando Capra, gremito di tifosi che hanno sostenuto i giovani protagonisti con entusiasmo e applausi. Il Torneo Colla De Sensi è uno dei più longevi e apprezzati eventi sportivi giovanili d’Italia. Merito dell’organizzazione impeccabile affidata da 15 anni a Mario Dall’Aglio e al prezioso contributo di oltre 100 volontari, impegnati in accoglienza, stand e logistica, oltre a più di 40 arbitri tra atleti di Serie A, Serie C, Under 18 e Under 16. https://www.youtube.com/watch?v=3As_K7VFL9M

dalla base | 08/04/2025

Linee di meta: Carlo Bianchi, Tommaso Redondi, Alberto Fantini, Mauro Porcellini

“Ho cominciato a giocare a rugby a Scandicci, dove il mio principale punto di riferimento è stato Alberto Fantini, il mio allenatore. Quando ho cominciato a giocare mi sentivo un po’ inferiore rispetto agli altri, lui invece mi ha sempre sostenuto, portandomi a dare il massimo. Le cose che mi ha trasmesso sono rimaste ancora oggi dentro di me” – Carlo Bianchi “Mauro Porcellini è stato il mio primo allenatore a Rozzano, mi ha fatto conoscere questo sport, mi ha insegnato dei valori fondamentali anche nella vita. Ancora oggi lo ritengo una persona importante, e anche se non ci sentiamo spesso tutto quello che mi ha insegnato me lo porterò dietro per sempre” – Tommaso Redondi A volte un percorso può prendere strade diverse da quelle prestabilite. Le cose non sempre vanno dovrebbero, e proprio per questo avere un allenatore in grado di toccare le corde giuste e seguire i bambini e i ragazzi in questo difficile percorso di crescita è fondamentale. È successo a Carlo Antonio Bianchi, terza linea dell’Italia under 20 e dell’Unione Rugby Firenze, che come racconta Alberto Fantini – che lo ha avuto prima allo Scandicci Rugby, poi al Firenze Rugby 1931 fino all’Unione Rugby Firenze – “all’inizio non era convintissimo, magari metteva il broncio e dovevamo cercare di coinvolgerlo, e spesso ci riuscivamo”. È successo anche a Tommaso Redondi, seconda linea dell’Italia under 20 e del Verona, come racconta Mauro Porcellini, suo allenatore ai tempi del Chicken Rugby Rozzano: “A un certo punto voleva smettere, siamo andati letteralmente a prenderlo a casa”. Quella di Fantini è una storia particolare, quella di un uomo che a sua volta ha scoperto il rugby più tardi, innamorandosene: “Il mio avvicinamento al rugby è stato particolare perché non ho mai giocato. Quando però ho portato mio figlio al primo allenamento mi sono innamorato di questo sport: ho iniziato ad aiutare gli allenatori più esperti e contemporaneamente facevo i corsi per diventare educatore nel minirugby. Negli anni in cui ho allenato Carlo lo Scandicci era nato da poco, eravamo agli inizi: in campo c’erano i nostri figli e pochi altri”. Lo Scandicci, come racconta Fantini, ha avuto una nascita un po’ particolare: “Eravamo la sezione rugby dello Scandicci calcio 1908, un esperimento rivoluzionario in cui i ragazzi potevano praticare entrambi gli sport, poi negli anni le due discipline si sono separate. Andavamo ai giardini pubblici tutte le domeniche con una palla da rugby cercando di coinvolgere altri bambini, piano piano è nato il movimento: prima l’under 8, poi tutte le altre categorie, in un territorio dove il rugby non c’era nel giro di un paio d’anni siamo riusciti ad avere un centinaio di bambini”. Tra i bambini coinvolti c’era proprio Carlo Antonio Bianchi, oggi terza linea dell’Italia under 20 e dell’Unione Rugby Firenze: “All’inizio Carlo era molto timido, quando l’ho preso in under 12 non era ancora convintissimo, a volte aveva il broncio: allora cercavamo di coinvolgerlo e spesso ci riuscivamo. Siamo riusciti a trattenerlo e poi è scattata la molla: è diventato un grande appassionato di rugby e si è migliorato giorno dopo giorno per anni. Magari, rispetto ad altri, Carlo non era un ‘predestinato’ del quale si vedevano subito i numeri: li ha tirati fuori crescendo, lavorando duro, e questo credo si un grande esempio di impegno, sia suo sia di tutti gli allenatori che lo hanno avuto. Credo che la svolta importante sia stata in under 14, quando per formare la squadra abbiamo collaborato col Firenze Rugby 1931: io feci da coordinatore di questo progetto fino poi a passare definitivamente a Firenze, e lui ha avuto la possibilità di giocare ai massimi livelli. Con Carlo ho fatto tutto il percorso fino all’under 18 con l’Unione Rugby Firenze, l’ho visto crescere ed è bellissimo vederlo oggi con la maglia azzurra”. Anche Mauro Porcellini, allenatore e mentore di Tommaso Redondi, è arrivato al rugby senza averci giocato: “L’ho sempre seguito tramite amici che giocavano ai tempi dell’Amatori Milano o qui a Rozzano, quindi dai 14 anni in poi sono sempre stato vicino al mondo della palla ovale e sono sempre stato un tifoso appassionato. Poi, come spesso accade, nel 2010 ho portato mio figlio a giocare a rugby e contemporaneamente ho iniziato questa avventura da allenatore al Chicken Rugby Rozzano”. Si tratta di un club storico, nato nel 1954 da un’idea di Cesare Ghezzi, mediano di mischia e capitano della Nazionale negli anni ’30, e dopo oltre 70 anni continua a formare bambini e ragazzi nella zona sud di Milano, avendo tutte le squadre giovanili dalle prime mete all’under 18, una squadra seniores in Serie C e anche una squadra old. “Tommaso l’ho incontrato per la prima volta in under 8” racconta Porcellini: “È stato un percorso strano perché l’ho sempre allenato un anno sì e uno no. Siccome lavoravo per cicli, ogni due anni salivo di età: lo allenavo un anno in under 8, poi io salivo in under 10 e l’anno dopo lo ritrovavo lì, e così via. Com’era da piccolo? Un pulcino, uno scricciolo (ride, ndr) ma già si vedeva nei suoi occhi quel piacere incredibile nel prendere la palla e correre. E poi mi è piaciuto fin da subito il suo modo di comportarsi, qualsiasi cosa si facesse – anche i semplici ‘giochi’ propedeutici al rugby per prepararsi al contatto, all’andare a terra, a rotolare – lui si divertiva. Non è così scontato, ci sono bambini ai quali è difficile anche solo far fare una capriola, lui invece faceva tutto con naturalezza e col sorriso”. Il percorso di Tommaso Redondi, però, non è sempre stato lineare: “A 14 anni voleva smettere – racconta Porcellini – e aveva proprio abbandonato non solo il rugby ma lo sport in generale. Sono andato letteralmente a prenderlo a casa, credo che il padre ancora mi ringrazi per questo: gli chiesi se voleva smettere per dedicarsi di più allo studio, e quando mi rispose ‘no, nemmeno la scuola’ capii che dovevo riportarlo al campo. E da quando è tornato in campo non ne è più uscito”. Come racconta Porcellini, coinvolgere i ragazzi – anche inserendo attività particolari – è fondamentale: “Ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare il mondo del karate, e quindi spesso portavo un’allenatrice al campo. Era importante sia dal punto di vista educativo, perché è uno sport che forma all’autocontrollo, sia propedeutico ad aspetti tecnici del rugby come i placcaggi. Poi per me alla base di tutto c’è sempre il divertimento: ho sempre cercato di instaurare un rapporto che prevedesse ovviamente il rispetto verso una figura più grande ma anche la sicurezza di avere davanti qualcuno di cui potersi fidare e con cui potersi aprire. A livello tecnico ho sempre posto grande attenzioni sulle basi, anche inserendo dei giochi propedeutici a quello. Inoltre, ho sempre lavorato più sulla parte atletica che sul potenziamento fisico ‘puro’, perché è importante che i ragazzi imparino a correre bene, dritti: sono cose importanti non solo nel gioco, ma anche per crescere in salute”.

dalla base | 01/04/2025

Linee di meta: Vittoria Vecchini e Marco Crivellaro

Marco Crivellaro è stato un punto di riferimento per me ed è stato l’allenatore più importante che ho avuto al Rugby Badia, dall’under 14 fino al primo anno di Seniores. Mi ha aiutata a crescere non solo dal punto di vista rugbistico ma anche come persona: mi ha sempre seguita e ci sentiamo ancora oggi. Pur essendo una persona molto riservata ed introversa non mi hai mai fatto mancare il suo sostegno e il suo affetto, quando ho avuto bisogno di lui, lui c’è sempre stato senza mai esitare un momento – Vittoria Vecchini Vittoria Vecchini è nata e cresciuta rugbisticamente nel Rugby Badia, un club che da sempre ha fatto del settore giovanile uno dei suoi punti di forza, fin dalla sua nascita nel 1981, tanto che per i primi 9 anni della sua esistenza si è occupato esclusivamente di giovani. Negli anni il Rugby Badia è cresciuto sempre di più, sviluppando un settore giovanile riconosciuto in tutta Italia, dal quale è sbocciata anche l’attuale tallonatrice della Nazionale Italiana di Rugby, cresciuta soprattutto da un tecnico – Marco Crivellaro, che si occupava anche della parte organizzativa – che in quegli anni ha fatto un lavoro importantissimo per il movimento femminile. “L’incontro con Vittoria Vecchini è avvenuto durante le visite nelle scuole, come per tante altre ragazze e ragazzi. In quegli anni abbiamo lavorato per creare una vera e propria fileira femminile a Badia: fino ai 12 anni ragazze e ragazzi giocavano insieme, poi abbiamo creato l’under 14, l’under 16, l’under 18 fino alle Seniores con dei numeri anche importanti. Alcune di queste ragazze, oltre a Vittoria, giocano in Nazionale o comunque a livelli di Serie A Elite come Emma Stevanin, Natascia Aggio, Mariachiara Benini ed Elettra Costantini che gioca nell’Italia under 20. Un percorso bellissimo che purtroppo si è chiuso a causa del Covid, ma anche se ora non alleno più a causa dei tanti impegni di lavoro spero possa ricominciare presto” racconta Crivellaro. Al momento, la squadra maschile del Borsari Rugby Badia milita in Serie A, girone 3. “Ho dei bellissimi ricordi di Vittoria. In campo lavorava tanto, si dava da fare, aveva tanta voglia di giocare e di crescere. Fisicamente è sempre stata molto prestante e questo la aiutava, e aveva già delle belle qualità tecniche, ma proprio per questo ho cercato di farla lavorare ancora di più per evitare che si ‘adagiasse’ sull’essere più forte delle altre in quel momento. È cresciuta tantissimo e nel giro di un paio d’anni è diventata davvero brava” racconta Crivellaro: “È importante fare questo tipo di lavoro su ragazze e ragazzi che già a 13-14 anni si presentano con qualcosa in più, far capire loro che non per questo bisogna lavorare meno. E devo dire che lei, come tutte, ha sempre accettato tutti i lavori che le proponevo e che la portavano a crescere ancora di più”. A Badia, in quegli anni, si era creata una vera e propria famiglia: “Oltre a vederci in campo ho tanti ricordi di lei anche fuori, perché spesso si organizzavano cene ed eventi con le ragazze e i loro genitori, quindi ci siamo sempre divertiti tanto. Scherzavamo, giocavamo, abbiamo fatto anche delle gite tutti insieme proprio per creare quell’ambiente familiare e di comunità che è parte integrante del mondo del rugby. A livello rugbistico a Badia abbiamo sempre cercato di lavorare sulla tecnica di base – passaggio, placcaggio, riposizionamento – e sulla parte atletica: penso sia sempre importante crescere giocatrici e giocatori mobili e in grado di muoversi molto. Inoltre, abbiamo sempre cercato di far passare un messaggio importante: il rugby è uno sport per tutti ed è estremamente formativo dal punto di vista umano, perché insegna a darsi sempre una mano l’una con l’altra, a rispettarsi a prescindere da chi possa essere più o meno brava, a mettersi sempre a disposizione”.

dalla base | 25/03/2025