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Roselli rilancia Veronese e Frangipani, sei cambi per Mitchell: l’analisi delle formazioni di Italia-Inghilterra

Per la sfida più difficile del torneo, contro l’Inghilterra, coach Fabio Roselli opera due cambi nel pacchetto di mischia, confermando invece tutto il reparto trequarti. Accanto a Fedrighi spazio ad Alessandra Frangipani, prima da titolare quest’anno, con Duca che parte dalla panchina. Ritorna in campo anche Beatrice Veronese, schierata flanker al posto di Francesca Sgorbini, anche lei a disposizione. In panchina c’è anche una possibile esordiente, la 21enne Gaia Dosi, pilone destro. L’Inghilterra conferma la sua grande profondità cambiando sei giocatrici ma mantenendo comunque un livello altissimo: rispetto al match contro il Galles partono dall’inizio Sing (al posto di Moloney-MacDonald, con Kildunne che si sposta all’ala), Venner (al posto dell’altra ala David), l’apertura Harrison al posto di Aitchinson in un’altra alternanza tipica della nazionale inglese, le piloni Clifford e Muir al posto di Carson e Bern e la giovanissima flanker Short (19 anni e terza presenza internazionale) al posto dell’infortunata Kabeya. La chiave Kildunne Coach Mitchell continua l’alternanza fra le trequarti, con Kildunne che si sposta nuovamente all’ala per fare spazio ad Emma Sing ad estremo. È una delle due soluzioni scelte dal tecnico inglese in questo torneo ed è stata già adottata contro la Scozia: l’altra idea – vista contro Irlanda e Galles – vedeva la miglior giocatrice del mondo del 2024 nel suo ruolo principale, quello di estremo, con Moloney-McDonald all’ala, che in questo caso parte invece dalla panchina. Non è un caso che questo schieramento sia stata proposto contro Scozia e Italia, le due squadre che calciano meno nel torneo e che di conseguenza avrebbero dato poche possibilità a Kildunne di ripartire in campo aperto, la sua specialità. Nel ruolo di ala, invece, la stella delle Harlequins Women (dove gioca anche Silvia Turani) può essere maggiormente trovata allargando il gioco, e dovrà essere brava l’Italia a non concederle spazi. In particolare Aura Muzzo, che giocherà sullo stesso lato, sarà chiamata a un grande lavoro difensivo. La presenza ad estremo di Emma Sing, dotata di grandissime mani e capace non solo di attaccare lo spazio ma anche di proporsi in fase di impostazione creando la superiorità numerica, oltre ad avere un ottimo piede, fa pensare a un’Inghilterra che vorrà provare a far correre il più possibile le Azzurre da un lato all’altro del campo per provare a farle cedere alla distanza. Conferme e cambi L’Italia è cresciuta col passare delle giornate, e ha dimostrato come sempre di poter far male soprattutto muovendo il pallone e attaccando gli spazi in mezzo al campo. Chiaramente contro una corazzata contro l’Inghilterra è tutto molto più difficile, ma se in attacco le inglesi si sono dimostrate come sempre una sentenza in difesa stanno invece concedendo più del solito, ed è in questo frangente che le Azzurre possono confermare la crescita già vista contro la Scozia. In un match dove la chiave sarà la prestazione riuscire a mettere in difficoltà le inglesi potrebbe rappresentare un viatico importante per la sfida finale di Cardiff. Non è un caso che Roselli confermi in blocco il reparto trequarti, con Alyssa D’Incà che rimane all’ala dopo la doppietta contro la Scozia, con la coppia di centri Mannini-Sillari e la mediana Stefan-Madia pienamente confermate. Detto di Aura Muzzo, che avrà un compito molto difficile, in un partita dove sarà difficile vincere la collisione davanti saranno proprio le trequarti ad avere un ruolo chiave sia in fase di copertura difensiva sia in attacco, dove l’Italia dovrà finalizzare ogni occasione che l’Inghilterra concederà. Le formazioni di Italia-Inghilterra Italia: 15 Vittoria Ostuni Minuzzi, 14 Aura Muzzo, 13 Michela Sillari, 12 Sara Mannini, 11 Alyssa D’Incà, 10 Veronica Madia, 9 Sofia Stefan, 8 Elisa Giordano (C), 7 Alissa Ranuccini, 6 Beatrice Veronese, 5 Alessandra Frangipani, 4 Valeria Fedrighi, 3 Vittoria Zanette, 2 Vittoria Vecchini, 1 Silvia Turani A disposizione: 16 Chiara Cheli, 17 Gaia Maris, 18 Gaia Dosi, 19 Giordana Duca, 20 Francesca Sgorbini, 21 Alia Bitonci, 22 Emma Stevanin, 23 Francesca Granzotto Inghilterra: 15 Emma Sing, 14 Mia Venner, 13 Megan Jones (C), 12 Helena Rowland, 11 Ellie Kildunne, 10 Zoe Harrison, 9 Lucy Packer, 8 Maddie Feaunati, 7 Marlie Packer, 6 Demelza Short, 5 Delaney Burns, 4 Abi Burton, 3 Maud Muir, 2 Amy Cokayne, 1 Kelsey Clifford A disposizione: 16 Connie Powell, 17 Mackenzie Carson, 18 Sarah Bern, 19 Haineala Lutui, 20 Haidee Head, 21 Flo Robinson, 22 Holly Aitchison, 23 Claudia Moloney-MacDonald

Italia Femminile | 09/05/2026

Chiara Peguiron, azzurra numero 51: “Ho scoperto il rugby per caso ed è diventato di famiglia. E quella vittoria con la Francia…”

Ci sono momenti che cambiano la storia di una singola ragazza, com’è successo a Chiara Peguiron, che ha scoperto il rugby per caso con un incontro scolastico. E ci sono momenti che cambiano la storia del rugby italiano, com’è successo a Mira (Veneto) nel 1998, con la clamorosa vittoria dell’Italia femminile contro la Francia, uno dei primi grandi successi azzurri contro le big mondiali, il secondo di sempre contro le Bleues dopo quello in Coppa Europa del 1996. E in campo c’era anche Chiara Peguiron, azzurra numero 51 e apertura-centro di quella squadra: “È la partita che forse ci ha fatto capire che il rugby femminile italiano poteva fare il salto di qualità. Vincemmo 13-11 con la Francia, un successo completamente inaspettato. Avevamo le solite maglie oversize, con pantaloncini enormi, in campo abbiamo dato tutto. Dopo aver segnato la prima meta Michela Tondinelli si girò, ci chiamò tutte e disse “oh ragazze, qui si segna!”. Ci diede un grande segnale, perché non eravamo abituate a fare tanti punti contro squadre così forti, ci fece capire che non partivamo sconfitte, nemmeno contro le big”. Affare di famiglia “Ho iniziato a 14 anni e non mi sono praticamente più staccata dal rugby” racconta Peguiron: “L’avevo scoperto per caso, oggi è diventato una cosa di famiglia: mio marito è stato un rugbista, e anche mio figlio ha voluto subito giocare a rugby. Ha fatto sei mesi di calcio, poi a 6 anni mi ha detto “mamma, non è per me” ed è voluto passare alla palla ovale. Quando ho iniziato venivo dalla danza, vennero a scuola a promuovere una serie di allenamenti: mia madre non era molto d’accordo, ma la passione è nata subito. Lo sport di squadra è una cosa che forse può capire soltanto chi lo fa per davvero, anche per il legame che si crea con le ragazze. Era un gruppo molto eterogeneo: c’erano ragazze giovanissime e donne molto più grandi, ma si stava sempre insieme e non si sentiva la differenza d’età. Anche un’altra mia compagna di squadra e di Nazionale, Daniela Gini, era mia coetanea e come me era arrivata in squadra da piccola, ma poi c’erano anche ragazze che andavano all’università e donne che avevano 27, 28 anni. Ma si è creato davvero un gruppo incredibile: molte di loro le vedo e le sento ancora oggi. Anche perché frequentiamo lo stesso ambiente, avendo i figli che giocano a rugby. Il mio ha 13 anni e ora è in under 14. Alla fine il rugby è diventato davvero una cosa di famiglia. E grazie al rugby ho conosciuto mio marito, Giampiero Mazzi, che ha giocato anche in Nazionale ed era nella squadra maschile della Rugby Roma. Alla fine una volta entrati in questo mondo bellissimo non ne siamo più usciti. Mio marito allena, io faccio l’accompagnatrice e mi piace tantissimo stare sul campo, seguire i ragazzi, dare loro grinta e supporto” racconta Peguiron. Le difficoltà Le difficoltà e lo scetticismo generale sono state purtroppo una costante, fin dalla prima Nazionale del 1985 in poi, e anche Chiara Peguiron e tutta la sua generazione hanno dovuto affrontare diversi problemi: “Mia madre all’inizio non voleva che giocassi, faceva fatica a vedermi in mezzo ai contatti, nei placcaggi, però quando sono entrata nel giro della Nazionale ha dovuto arrendersi. Ho esordito nel 1995, a 18 anni, e alla fine ha detto ‘va bene’. Mio padre invece mi ha sempre seguita, veniva tutte le domeniche. Lo scetticismo maggiore arrivava dal rugby maschile, dai ragazzi della mia età. Ricordo che quando avevo 18-19 anni i ragazzi dell’under 19 ci dicevano ‘ma che giocate a fare?’, ‘Che sport è il rugby femminile?’. Più che scetticismo, credo che non ci prendessero sul serio. Il rugby femminile era poco conosciuto, eravamo poche squadre e molte sparivano. Ricordo l’Aquila Rugby e il Messina, squadre molto forti. A Messina avevano anche portato anche delle straniere, neozelandesi e inglesi: a noi sembrava incredibile”. Il cambiamento Peguiron ricorda le tante cose che sono cambiate dagli anni ’90 ad oggi: “Le ragazze hanno molta più sicurezza, anche grazie all’impegno della Federazione, e hanno una preparazione molto diversa dalla nostra. Tra di noi c’era chi lavorava in fabbrica, chi aveva i negozi, mi ricordo di una compagna che faceva la parrucchiera e spesso non riusciva a venire ai raduni. Anche oggi le ragazze devono far fronte agli impegni di lavoro, ma sicuramente c’è un supporto maggiore. Prima era tutto più complicato, avevamo tanta passione ma non sempre bastava, oggi la Federazione ha investito tanto, anche grazie all’ingresso nel Sei Nazioni. Anche le condizioni erano diverse: giocavamo con maglie recuperate da altre selezioni, a volte gigantesche. Io giocavo apertura o primo centro e avevo una XXL, mi stava più o meno sei volte (ride, ndr) oggi invece ci sono gli sponsor tecnici, le ragazze hanno le stesse divise della Nazionale maschile, è un mondo completamente diverso. Però sono stati anni bellissimi, che ricordo con gioia”. Il Mondiale 1998 e la vittoria di Mira “Siccome facevamo pochi raduni, per il Mondiale del 1998 provammo a recuperare in poco tempo tutto il lavoro che non avevamo potuto fare prima” racconta Peguiron: “Vedevo le neozelandesi che facevano due saltelli e via, mentre noi facevamo ore e ore di allenamento. È stata un’esperienza bellissima ma molto dura. Alla fine arrivammo undicesime battendo Russia e Germania e perdendo di un soffio, di soli due punti, con il Galles. Un’esperienza bellissima. E poi ricordo il test match di Mira contro la Francia, forse il ricordo più bello della mia carriera, vincemmo 13-11. Partivamo spesso contro Francia, Inghilterra o Irlanda pensando già di perdere, invece la prima meta di Tondinelli ci diede una scossa, capimmo che potevamo farcela. Difendemmo tantissimo, con le unghie e con i denti, ma sapevamo di potercela fare e ce l’abbiamo fatta. Ricordo davvero quello spirito di squadra, e poi c’era sempre un gruppo di supporter che ci incitava, come la mamma di Elena Bisetto che ci seguiva ovunque. Che bello”.

Italia Femminile | 06/05/2026

Italia, Zanette: “Quando ho saputo che avrei giocato titolare stavo disegnando, ho sentito il cuore saltare un battito”

Una doppietta contro la Scozia, a 21 anni, alla quinta presenza in Nazionale e alla prima da titolare al Sei Nazioni: il match del Lanfranchi ha visto esplodere Vittoria Zanette, pilone destro dell’Italia e del Lione, autrice di una grandissima prestazione che ha contribuito al primo successo delle Azzurre nel torneo. “Quello che è successo due sabati fa è diventato l’argomento principale delle conversazioni in famiglia (ride, ndr), anche perché giocando in Francia riesco a venire poche volte in Italia, quindi ho fatto il giro dei parenti e ovviamente tutti parlavano della partita” racconta Zanette: “E poi il Sei Nazioni è così, anche nella settimana di riposo ce l’hai sempre in testa. E poi è stata una vittoria davvero importante: venivamo da un inizio molto duro contro Francia e Irlanda, nella prima partita avevamo giocato bene il primo tempo facendo fatica nel secondo, nella seconda è successo il contrario. Avevamo bisogno di fare una prestazione importante per 80 minuti: siamo riuscite a destrutturare la Scozia per poi dare spazio al nostro gioco, come ci eravamo prefissate”. Cosa hai provato quando hai saputo che avresti giocato titolare per la prima volta? “È stato tutto inaspettato. Quando l’ho saputo ero nella mia stanza e stavo colorando un mandala mentre ascoltavo musica, una delle cose che faccio per rilassarmi e concedermi del tempo per me stessa. A un certo punto entra Alessia Pilani in camera, con il sorriso stampato in faccia, e mi fa ‘Vick, sei contenta?’. Io la guardo perplessa, e lei mi dice che sabato avrei giocato titolare. Ho sentito il cuore saltare qualche battito (ride, ndr), poi ho pensato ‘oh, cavolo’, però alla fine la gioia è stata tantissima. È un onore portare quella maglia numero 3 sulla schiena, che è stata di tante grandi giocatrici italiane, ed era il mio sogno fin da quando ho iniziato a giocare 13 anni fa”. È bello anche che a darti la notizia sia stata la ragazza con cui sei in concorrenza per la stessa maglia. “Sì, ma il mio rapporto con Alessia è bellissimo. Prima di tutto siamo amiche, e tra noi c’è una competizione assolutamente sana. Ci aiutiamo a vicenda in campo e nessuna di noi si arrabbia o si offende se è l’altra a conquistare il posto da titolare. Al contrario, siamo felici l’una per l’altra, fiere del fatto che un’amica abbia questa opportunità, e questo ci motiva a dare ancora di più per avere la possibilità di giocare”. Hai detto di aver iniziato a giocare 13 anni fa: come hai scoperto il rugby? “Per una serie di coincidenze. Fin da piccola ho praticato pattinaggio artistico su rotelle ma avevo perso un po’ la passione, quindi ho deciso di cambiare. Avevo iniziato col nuoto, ma intanto mia sorella continuava a pattinare nella stessa società, e un giorno – andando a vedere una sua gara – ho incontrato il compagno della mamma di un’altra ragazza che pattinava, e mi ha proposto di provare a giocare a rugby. Non sapevo nemmeno cosa fosse, ma ho voluto provare e mi ha consigliato subito Villorba: dopo il terzo allenamento di prova dovevo decidere cosa fare, uscii dal campo ancora tutta sporca di fango e dissi a mio padre che volevo fare questo per tutta la vita. E infatti non ho più smesso”. C’è un anno che di fatto cambia la tua carriera, il 2024: prima lo scudetto con Villorba, poi le Summer Series under 20 – dove vieni inserita nel Team of the Series – e poi l’esordio in Nazionale Maggiore. “Sì. Credo sia stato l’anno più bello finora. È stato tutto un crescendo: è arrivato prima lo scudetto con Villorba, una delle soddisfazioni più importanti anche perché è arrivata con una squadra che per me sarà sempre casa e nella quale ho sempre giocato fino a quando non mi sono trasferita a Lione. Poi sono arrivate le Summer Series dove abbiamo fatto delle prestazioni importanti, e da lì è arrivata la chiamata in Nazionale Maggiore per il WXV in Sudafrica, dove ho fatto il mio esordio. Non pensavo sarebbe successo tutto così velocemente, anche perché dopo i test match è arrivata la chiamata di Lione, che mi ha proposto di trasferirmi da loro. È successo davvero tutto in fretta”. Come hai vissuto invece un 2025 complicato, con l’infortunio che alla fine ti ha precluso il Mondiale? “Due giorni dopo l’inizio di uno dei raduni di preparazione mi sono stirata il femorale e sono stata costretta a tornare a casa. Mancavano ancora tre settimane e ho provato a dare il tutto per tutto, ma ovviamente i tecnici dovevano fare delle scelte e hanno dato priorità a chi stava meglio. Sicuramente sarebbe stato bellissimo ottenere la convocazione, ma tutto questo mi ha motivata ancora di più e mi ha spinto a fare ancora meglio per conquistare un posto in Nazionale e provare a partecipare al prossimo Mondiale”. Hai parlato prima di musica e disegni, quali altre passioni hai fuori dal campo? “In generale mi piace molto stare all’aria aperta, e amo il giardinaggio. Qui in Italia ho la fortuna di avere un giardino molto grande, quindi quando torno posso divertirmi con una cosa che mi ha sempre appassionata. E proprio perché non riesco a tornare a casa spesso cerco sempre di passare più tempo possibile con le persone che amo, perché ogni volta che parto alla fine lascio qui un pezzetto di cuore. E poi ho iniziato ad appassionarmi al True Crime, il mio Youtube è pieno di video di Elisa True Crime ormai (ride, ndr). Credo sia la più brava in Italia. Ma anche su Netflix guardo tantissime cose a tema True Crime”. Giardinaggio come Peter O’Mahony, quindi… “Beh, sicuramente è un bel paragone (ride, ndr)”

Italia Femminile | 05/05/2026

Sei Nazioni femminile 2026: i precedenti tra Italia e Inghilterra

Il Sei Nazioni dell’Italia femminile riparte con la sfida più difficile, contro l’Inghilterra: l’unica squadra europea mai battuta dalle Azzurre, un tabù che riguarda tante Nazionali di alto livello che non sono mai riuscite a vincere contro le inglesi. Sarà la sfida numero 27 tra Italia e Inghilterra. Sei Nazioni femminile: i precedenti tra Italia e Inghilterra Italia e Inghilterra si sono incontrate 26 volte in partite ufficiali, con le inglesi che hanno vinto in tutte le occasioni. Le Azzurre hanno segnato 143 punti contro i 1301 dell’Inghilterra, con la prima sfida che risale al 1988, quando in Coppa Europa le inglesi vinsero 32-9. Nel 1991 il primo incontro al Mondiale (25-9 per l’Inghilterra nella fase a gironi), poi con l’ingresso dell’Italia nel Sei Nazioni femminile, avvenuto nel 2007, le due squadre hanno iniziato ad incontrarsi ogni anno. Il primo incontro nel Torneo, che risale a quell’anno, finì 23-0 per le inglesi a Twickenham. Le imprese sfiorate C’è stata un’occasione in cui l’Italia ha dato realmente l’impressione di poter fare l’impresa e battere l’Inghilterra. Nel Sei Nazioni 2016 le Azzurre ospitarono le inglesi ad Ivrea in una partita che per loro si rivelò difficilissima: dopo 26 secondi l’Italia passò in vantaggio con lo splendido break di Maria Grazia Cioffi. L’Inghilterra reagì ribaltando il risultato e portandosi sul 7-14, ma un’invenzione di Rigoni per la corsa di Stefan permise alle Azzurre di accorciare le distanze con la meta del 12-14. Le inglesi chiusero il primo tempo con la marcatura di Clapp, ma nella ripresa arrivò l’immediata risposta con Elisa Giordano. Il secondo tempo fu di grande tensione per le inglesi, sorprese da un’Italia così arrembante: solo nell’ultimo quarto di partita riuscirono a venire a capo di un match complicatissimo, vincendo 33-24, con Este a siglare la quarta meta per l’Italia. L’Italia provò a cercare il colpaccio anche l’anno successivo al Twickenham Stoop (casa degli Harlequins) e passo in vantaggio dopo 3 minuti con la meta di Sofia Stefan, ma le inglesi rimontarono di forza e andarono a Segno con Wilson e Hardy, per poi chiudere il primo tempo con 4 mete grazie anche alle due marcature di Fleetwood, che nella ripresa siglò anche la sua tripletta personale. L’Italia reagì serrando le fila (l’Inghilterra non segnerà più dal 45’ in poi) e marcando due volte con Barattin e Furlan, ma non bastò a ribaltare il match, che finì 29-15 per le padrone di casa. L’ultima sfida Lo scorso anno a York contro l’Inghilterra iniziò il ciclo di Fabio Roselli sulla panchina dell’Italia femminile: le Azzurre soffrirono nel primo tempo, andando sotto con le mete di Venner, Scarratt, una meta di punizione, MacDonald e Cokayne, intervallata dalla marcatura di Sgorbini per il 33-5. Nella ripresa però l’Italia sfoderò una grande reazione, soprattutto dal punto di vista difensivo, e pur non riuscendo a marcare diede dei primi segnali importanti in vista di un Sei Nazioni chiuso bene, con due vittorie e un podio mancato di un solo punto in classifica, dietro all’Irlanda. A York Sing chiuse la questione al 79’, ma nonostante il 38-5 finale la prestazioni fu considerata positiva.

Italia Femminile | 04/05/2026

Essere capitana: l’empatia, l’esempio e il rapporto con gli arbitri. Il racconto di Sara Barattin

Capitana del Villorba da sempre, capitana della Nazionale dal 2016 al 2018, Sara Barattin è una di quelle Azzurre che hanno scritto la storia recente del rugby italiano. E lo ha fatto sempre tramite l’esempio, sul campo e fuori, con una carriera straordinaria sia a livello di club che internazionale e con quel sorriso che è da sempre uno dei suoi tratti distintivi: “Sono capitana del Villorba praticamente da quando è nato (ride, ndr), l’anno prossimo festeggeremo i 10 anni della squadra femminile. In Nazionale, invece, sono diventata capitana nel 2016 dopo l’addio di Silvia Gaudino, che voleva diventare mamma. Fu Andrea di Giandomenico (ai tempi capo allenatore dell’Italia femminile) a propormelo. Lì per lì sono stata assalita dai dubbi, ho iniziato a chiamare tutte (ride, ndr), Paola Zangirolami, la stessa Silvia Gaudino, chiedevo ‘ma ce la posso fare?’. Tutte mi rispondevano di stare tranquilla, e alla fine ho accettato”. Essere capitana “Essere capitana è qualcosa che si costruisce giorno dopo giorno” spiega Barattin: “È una presenza costante, sia in settimana durante gli allenamenti, sia in partita, e in qualche modo ogni giorno si acquisisce qualcosa di nuovo, come se non si finisse mai di imparare, anche se lo fai da tanti anni. Ci sono cose in cui in questi anni sono cambiata, ad esempio sono diventata un po’ più brava con le parole rispetto a prima, ma ho sempre pensato di essere una capitana ‘di campo’ e di riuscire a guidare la squadra attraverso il mio modo di giocare. Forse, proprio perché so di non essere bravissima a parole, cerco di essere sempre semplice e diretta quando parlo alla squadra, quindi alla fine forse è anche un vantaggio. A volte faccio qualche danno (ride, ndr) però va bene così, la cosa importante è che ci sia sempre empatia tra noi, credo sia la parola chiave”. E alla domanda “cosa consiglierebbe Sara Barattin a un’ipotetica futura capitana del Villorba” l’ex azzurra risponde: “Prima di tutto di portare avanti tutto quello che abbiamo costruito, di essere una trascinatrice tramite l’esempio e il comportamento, ma soprattutto di trasmettere sempre al gruppo la gioia di stare insieme, di fare fatica insieme, di esserci sempre l’una per l’altra” Attraverso le generazioni Sara Barattin ha vissuto tante diverse fasi della storia recente del rugby italiano, e di conseguenza si è rapportata a generazioni molto diverse tra loro: “Sicuramente tra una generazione e l’altra è cambiato il mio modo di rapportarmi con le ragazze. Cerco sempre di adattarmi, di capire con chi posso usare un determinato tono o determinate parole e con chi invece devo usare un approccio diverso. E poi c’è un fattore che secondo me è fondamentale: il periodo del Covid ha cambiato completamente la vita di molte ragazze, che in una fase fondamentale del loro percorso come l’adolescenza sono state quasi due anni chiuse in casa, quindi hanno un vissuto completamente diverso dal nostro. Bisogna fare molta attenzione a trovare il modo giusto per comunicare con loro, con la giusta sensibilità”. Il rapporto con gli arbitri Un altro aspetto fondamentale del capitanato è sicuramente il rapporto con gli arbitri, raccontato da Barattin con la consueta schiettezza e ironia: “Il mio rapporto con gli arbitri? Bisognerebbe chiederlo a loro (ride, ndr). Scherzi a parte, credo che l’aspetto fondamentale sia sempre il rispetto della loro figura e delle loro decisioni, è fondamentale che si crei questo rapporto di rispetto affinché la partita sia fluida e corretta, che alla fine è l’obiettivo di tutte le persone che sono in campo. Quando gioco sono molto concentrata e a volte mi capita di esagerare, ma il rispetto non viene mai a mancare e quando esagero chiedo scusa. Anche dal punto di vista tecnico un buon rapporto con gli arbitri valorizza tutto il gioco: si gioca di più e meglio, con un tempo effettivo maggiore, quindi la collaborazione è fondamentale”. Il rapporto capitana-arbitro Ci sono momenti in cui il rapporto tra capitani e arbitri viene messo costantemente alla prova, soprattutto quando si chiede una spiegazione dopo una decisione: “Personalmente cerco sempre di essere molto specifica e chiara con gli arbitri, spiegando loro se ho notato determinate situazioni da segnalare. Poi chiaramente ci sono momenti e momenti, alcuni anche molto simpatici. Ricordo quando nel 2017 segnammo all’Inghilterra dopo 3 minuti con Sofia Stefan e andammo in vantaggio, e le ragazze mi dissero in veneto: “Come si dice in inglese ‘fischia la fine?’ Dillo all’arbitro!” (ride, ndr). Barattin racconta anche la differenza tra il rapportarsi con arbitri italiani o con i quali comunque ci si conosce bene e arbitri internazionali con i quali invece bisogna creare un rapporto da zero: “Cambia molto. Quando c’è più confidenza ti senti più libera di parlare, a volte magari anche sbagliando. Quando invece non conosci gli arbitri cerchi prima di tutto di capire cosa vuole, quali sono le sue esigenze, cosa tende a fischiare, c’è una concentrazione maggiore. Alla fine è un aspetto fondamentale: capire cosa l’arbitro vuole in campo può cambiare una partita in un senso o nell’altro”.

Italia Femminile | 29/04/2026

URC: colpaccio Benetton contro Leinster. Zebre beffate allo scadere dai Dragons. L’analisi della 16a giornata

Il Benetton fa l’impresa e batte Leinster nella 16esima giornata di United Rugby Championship: i biancoverdi passano 29-26 con un piazzato di Umaga nel finale, dopo una grande rimonta e un match giocato sempre alla pari con la franchigia irlandese, alla quale la squadra di MacRae non ha mai permesso di chiudere realmente la partita. Le Zebre, nell’anticipo del sabato, sfiorano il successo e vengono beffate ancora una volta per un punto, con i Dragons che passano 19-18 con la meta di Richards a tempo scaduto. Impresa Benetton Di fronte allo squadrone di Leinster i biancoverdi giocano una partita aggressiva ma anche solida, tiene duro nei momenti di maggiore difficoltà e con una grande reazione porta a casa una grandissima vittoria. Il Benetton parte subito forte: prima Cannone sfiora la meta del vantaggio, poi è Alessandro Garbisi a trovare la prima marcatura del match dopo una bellissima azione di Odogwu al largo. Il Leinster reagisce e al 14’ trova il sorpasso con O’Tighearnaigh, che finalizza una lunga azione nei 22 dopo diverse cariche degli avanti. In questa fase di gioco il Benetton paga un po’ di indisciplina, e gli irlandesi ne approfittano per ritornare in attacco prima con una touche vinta in zona rossa, poi con una lunga sequenza di fasi che porta alla meta di Van der Flier. Tra il primo e il secondo tempo Leinster sembra poter chiudere la questione, soprattutto quando Sheehan serve a Gibson Park la palla del 5-19. Nel momento più complicato il Benetton però reagisce alla grande: prima Mendy brucia Gibson Park sul lato destro e riporta i biancoverdi sotto break, poi Gasperini finalizza una bella maul avanzante per il 19-19. A quel punto il match cambia, diventa più chiuso e basato principalmente sui singoli episodi: il Leinster sfrutta un errore di gestione del Benetton per ritornare in attacco a marcare con Frawley, ma dall’altra parte è di nuovo il drive biancoverde a fare la differenza con Gasperini che finalizza di nuovo per il 26-26. Gli irlandesi hanno più territorio (chiuderanno col 64% alla fine, con 458 metri guadagnati) ma non basta a superare una bella difesa del Benetton, che serra le fila e a tempo scaduto costruire l’occasione della vittoria: grande intervento di Gallorini nel raggruppamento, il pilone biancoverde viene ripulito irregolarmente e l’arbitro assegna il calcio di punizione, con Umaga che mette dentro i punti che valgono il 29-26 finale: una vittoria costruita sulla capacità di restare in partita anche nei momenti più complessi e sull’efficacia nelle fasi statiche, in particolare nella maul, oltre che sulla solidità difensiva. Zebre, che peccato Finisce con una beffa l’ultima uscita casalinga delle Zebre, battute 19-18 dai Dragons al termine di una partita molto equilibrata: decide la meta di Richards a tempo scaduto dopo diverse occasioni non concretizzate dalla squadra di Brunello, che non riesce a chiudere il match nei momenti più favorevoli. I Dragons soffrono a lungo, costruendo poche opportunità ma riuscendo a finalizzarle con efficacia. Zebre che hanno condotto la gara per lunghi tratti e creando diverse occasioni, ma pagano una gestione non ottimale del possesso negli ultimi minuti. Le Zebre prendono progressivamente il controllo della gara, passano col piede di Da Re ma non riescono a trasformare in punti la grande mole di gioco costruita, mentre i Dragons passano alla prima opportunità al 24’ con Rosser. Come la prima frazione, anche la ripresa si apre con le Zebre in attacco, e stavolta la squadra di Brunello passa con Di Bartolomeo per l’8-7 sugli sviluppi di una maul. È il momento chiave della partita, anche perché i Dragons restano in 14 per il giallo a Douglas, ma i ducali non riescono a sfruttare la superiorità numerica. Prima Gesi viene fermato a un passo dalla linea, poi la meta di Nocera viene annullata per ostruzione. Al 53’ Da Re allunga ancora, ma alla fine le Zebre pagano il non aver chiuso la partita, subendo la meta del controsorpasso da Carter dopo un lungo multifase gallese. Le Zebre reagiscono con una grande iniziativa di Montemauri, che rompe più placcaggi e dà il via a un’azione prolungata, finalizzata al 70’ da Locatelli, ma nel finale i Dragons tornano a spingere, anche perché la squadra di Brunello gestisce in modo non ottimale gli ultimi possessi del match, permettendo ai gallesi di tornare in attacco. Young riesce ad andare oltre ma viene tenuto alto, poi nell’ultima azione i Dragons costruiscono una lunga azione che li porta nuovamente nei 22 delle Zebre. Dopo una serie di cariche degli avanti Lloyd apre su De Beer che, sotto pressione, riesce a servire Richards: l’ala gallese schiaccia in bandierina per il 18-19 finale.

News | 26/04/2026

Sei Nazioni femminile: una grande Italia domina e batte la Scozia 41-14

Una grande Italia trova la sua prima vittoria nel Sei Nazioni 2026: allo Stadio Lanfranchi di Parma le Azzurre dominano la Scozia e la battono 41-14 con 7 mete. Vanno a segno D'Incà (doppietta), Zanette (doppietta), Muzzo, Vecchini e Duca. Mete scozzesi di Skeldon e Poolman, player of the match per Francesca Sgorbini. Partita subito indirizzata dal dominio della squadra di Roselli nel punto d'incontro, il fondamentale che ha permesso alle Azzurre di avere spesso possessi di qualità e di arginare tutte le iniziative scozzesi, che hanno sofferto anche dal punto di vista fisico contro il grande dinamismo di un'Italia furiosa. Dopo la pausa l'Italia tornerà in campo sabato 9 maggio alle 15 contro l'Inghilterra. La cronaca di Italia-Scozia Sul primo assalto scozzese l'Italia dimostra di aver recuperato la compattezza difensiva già vista nel primo tempo contro la Francia, poi alla prima occasione colpisce. Calcetto di Ostuni Minuzzi a mettere pressione su Rollie, che si ritrova addosso la pressione di Ranuccini e concede il tenuto. Stefan gioca velocemente e innesca di nuovo Ostuni Minuzzi, che trova un altro break e crea la superiorità numerica al largo. Si passa da un altro raggruppamento, poi Sillari allarga su D'Incà che si tuffa in bandierina per il 5-0. La Scozia continua a soffrire e nonostante i tentativi di riportarsi in attacco col piede di Nelson soffre la furiosa pressione delle Azzurre, che al 14' ritornano in attacco: touche vinta su Fedrighi, maul avanzante con Stefan che si stacca e arriva corta di poco, ma arriva subito in sostegno Zanette che con un'altra carica chiude l'azione e schiaccia per il 10-0. La risposta scozzese è affidata a una maul avanzante e pericolosa, che prima conquista un calcio di punizione per tornare ai 5 metri, poi al 27' viene invece ben disinnescata dalle Azzurre, con Sgorbini che dopo una serie di cariche avversarie riesce a recuperare il pallone. La squadra di Roselli appare in controllo totale del match e alla mezz'ora trova anche la terza meta: D'Incà batte McGhie sul lato destro e apre un primo varco, seguita dal sostegno di Madia che viene fermata a un passo dalla linea di meta. Ancora una volta è Zanette ad arrivare per prima e a finalizzare di nuovo per la marcatura del 15-0. L'Italia continua a spingere: l'azione parte ancora da una Stefan dominante e padrona del gioco, Sillari batte due avversarie con una finta, Sgorbini arriva a un passo dalla linea, poi Madia allarga benissimo su D'Incà che si tuffa in bandierina e segna la quarta meta del match: Sillari trasforma per il 22-0. Il primo tempo è un monologo azzurro, e allo scadere del 40' arriva anche la quinta meta: splendido incrocio di Madia che innesca l'imbucata di Muzzo, che supera due avversarie e schiaccia per il 29-0. Le Azzurre partono bene anche nella ripresa: Duca viene ripresa a fatica da Scott, Sgorbini dà ancora continuità all'azione e poi Stefan allarga su Muzzo che sta per schiacciare in bandierina ma viene fermata da un intervento provvidenziale di McGhie. La Scozia non riesce però ad uscire alla pressione e al 44' il drive azzurro fa la differenza, avanza costantemente con Vecchini che timona il pacchetto azzurro e al momento giusto schiaccia per il 34-0. Le Azzurre rimangono temporaneamente in 13 per due gialli a Madia e Giordano, con la Scozia che prova subito ad approfittarne: Rollie gioca il due contro uno su Campbell che accelera verso la bandierina ma al momento di schiacciare viene fermata da un grande intervento di Ostuni Minuzzi, che salva tutto. La squadra di Fukofuka insiste e marca al 52' con Skeldon sugli sviluppi di una maul. Nelson trasforma per il 34-7. La Scozia insiste nel tentativo di riaprire la partita, ma si trova di fronte una grande difesa azzurra: prima due placcaggi dominanti di Mannini e Turani, poi il tenuto di Muzzo tengono al sicuro il vantaggio. Al 60' l'Italia va nuovamente a marcare nonostante la doppia inferiorità numerica: altra carica di Sgorbini che assorbe due avversarie, poi Mannini ne batte altre due con un cambio di passo. Ne nasce un lungo multifase che viene finalizzato da Giordana Duca, che schiaccia in mezzo ai pali per il 41-7. La squadra di Roselli gestisce il vantaggio, anche se al 74' una finta del pilone destro Molly Poolman apre lo spazio all'ingresso dei 22, con la prima scozzese che arriva in mezzo ai pali per il 41-14. Nel finale giallo a Mannini per un placcaggio alto ma il risultato non cambia più: l'Italia domina e batte la Scozia, trovando il primo successo del suo Sei Nazioni femminile. Parma, Stadio Sergio Lanfranchi, 25 aprile 2026Guinness Women’s Six Nations - III giornataItalia v Scozia 41-14 (29-0)Marcatrici: p.t. 7’ m. D’Incà (5-0); 15’ m. Zanette (10-0); 29’ m. Zanette (15-0); 34’ m. D’Incà tr. Sillari (22-0); 40’m. Muzzo tr. Sillari (29-0) s.t. 5’ m. Vecchini (34-0); 13’m. Skeldon tr. Nelson (34-7); 20’ m. Duca tr. Sillari (41-7); 34’ m. Poolman tr. Nelson (41-14)Italia: Ostuni Minuzzi; Muzzo (26’st Granzotto), Sillari, Mannini, D’Incà; Madia (26’st Stevanin), Stefan (23’st Bitonci); Giordano (Cap), Ranuccini, Sgorbini (26’st Tonellotto); Duca, Fedrighi (23’st Frangipani); Zanette (10’st Pilani), Vecchini (30’st Cheli), Turani (18’st Turani)all. Fabio RoselliScozia: Rollie; McGhie, Scott (20’st Philipps), Smith, Campbell; Nelson, Brebner-Holden (32’st Darroch); McLachlan (2’st Boyd), Stewart (2’st Bogan), Donaldson; Cunningham (20’st McMillan); Wassell (temp. 33’-40’st Martin); Clarke (17’ st Poolman), Skeldon (Cap), Swann (7’st Bartlett)All. Sione Fukofukaarb: Robbie Jenkinson (IRFU)AA: Zoe Naudé (SARU); Emily Hope (RFU)TMO: Dan Jones (RFU)Cartellini: 9’ st giallo a Madia (Italia); 10’st giallo a Giordano (Italia); 39’ giallo a Mannini (Italia)Calciatrici: Sillari (3/7); Nelson (2/2)Player of the Match: Francesca Sgorbini (Italia)Punti in classifica: Italia 5; Scozia 0Note: Giornata soleggiata, 50 caps per Silvia Turani, esordio in Azzurro per Margherita Tonellotto, Azzurra numero 226, 4787 spettatori

Italia Femminile | 25/04/2026

Roselli punta su Zanette, cinque cambi per Fukofuka: l’analisi delle formazioni di Italia-Scozia

Diverse novità nella formazione scelta da Fabio Roselli per la sfida di sabato alle 17.30 contro la Scozia, la prima in casa di questo Sei Nazioni. In prima linea il tecnico lancia Vittoria Zanette a sinistra, affiancata dalla confermata Vecchini e da Silvia Turani, che torna titolare. Ripartono dall’inizio anche Duca e Madia, con Sillari e Mannini a formare una nuova coppia di centri e Alyssa D’Incà che si sposta all’ala. In totale sono 5 i cambi dell’Italia, così come sono 5 quelli della Scozia. Prima da titolare per Demi Swann, pilone sinistro alla terza presenza assoluta. Due cambi in terza linea: torna McLaclhan e spazio a Donaldson, con la capitana Malcom che si sposta a numero 8 per far fronte all’infortunio di Coubrough (concussion). Il secondo centro Scott sostituisce Willis (problema al braccio) mentre all’ala McGhie rileva l’altra indisponibile Lloyd (concussion). Ritmo L’Italia vuole insistere sull’idea proposta fin dall’inizio di questo Sei Nazioni: giocare a ritmi alti e aprire il più possibile le maglie della difesa avversaria. Delle prime due partite le Azzurre ci sono riuscite a tratti, segnando comunque 5 mete in totale e conquistando il punto di bonus offensivo contro l’Irlanda. L’obiettivo è dare continuità per 80 minuti, contro una squadra che in difesa può concedere qualcosa (80 placcaggi sbagliati in totale per la Scozia) e con un attacco ulteriormente rinforzato dalla presenza in contemporanea di Mannini, Sillari e D’Incà, con la trequarti di Blagnac schierata ala. Una delle chiavi sarà proprio riuscire ad innescare D’Incà anche in posizione più defilata, passando soprattutto dal ritmo alto che potrà imporra la mediana composta da Stefan e Madia. Anche la Scozia è andata a fiammate in queste due partite, anche se i match con l’Inghilterra sono sempre difficili da giudicare: l’assenza di Rhona Lloyd è quella più pesante, ma sarà sostituita da Francesca McGhie, a sua volta pericolosissima e al rientro da una serie di problemi fisici. Battaglia Anche la Scozia userà molto il piede di Nelson per mettere in difficoltà l’Italia, che dovrà gestire meglio i possessi in fase di partenza. L’Italia può essere molto pericolosa con la capacità di Ostuni Minuzzi di trovare spazi in mezzo al campo, mentre il pacchetto delle avanti dovrà sfruttare gli errori difensivi che la Scozia tende a commettere sotto pressione. L’innesto di Zanette, entrata molto bene contro l’Irlanda, può garantire un ulteriore avanzamento in mezzo al campo. Fedrighi e Duca insieme, oltre a Giordano, avranno il compito di rimettere a posto una rimessa laterale che a Galway ha sofferto, con Sgorbini, Vecchini e Turani che a loro volta saranno probabilmente molto utilizzate come ballcarrier. Dall’altra parte attenzione soprattutto a Cunningham, che pur non essendo al 100% (rientra da un infortunio al tendine) è una giocatrice di grandissima qualità. Le formazioni di Italia-Scozia Italia: 15 Vittoria Ostuni Minuzzi, 14 Aura Muzzo, 13 Michela Sillari, 12 Sara Mannini, 11 Alyssa D’Incà, 10 Veronica Madia, 9 Sofia Stefan, 8 Elisa Giordano (C), 7 Alissa Ranuccini, 6 Francesca Sgorbini, 5 Giordana Duca, 4 Valeria Fedrighi, 3 Vittoria Zanette, 2 Vittoria Vecchini, 1 Silvia Turani A disposizione: 16 Chiara Cheli, 17 Gaia Maris, 18 Alessia Pilani, 19 Alessandra Frangipani, 20 Margherita Tonellotto, 21 Alia Bitonci, 22 Emma Stevanin, 23 Francesca Granzotto Scozia: 15 Chloe Rollie, 14 Francesca McGhie, 13 Lucia Scott, 12 Meryl Smith, 11 Shona Campbell, 10 Helen Nelson (VC), 9 Leia Brebner-Holden, 8 Rachel Malcolm (C), 7 Rachel McLachlan, 6 Eva Donaldson, 5 Hollie Cunningham, 4 Emma Wassell, 3 Elliann Clarke, 2 Lana Skeldon, 1 Demi Swann A disposizione: 16 Elis Martin, 17 Leah Bartlett, 18 Molly Poolman, 19 Holland Bogan, 20 Louise McMillan, 21 Alex Stewart, 22 Rianna Darroch, 23 Rachel Phillips

Italia Femminile | 23/04/2026

Sabrina Melis, azzurra numero 41: “Il Mondiale ’91 fu una svolta per il rugby femminile, ma oggi è cambiato tutto in meglio”

Cardiff, 11 aprile 1991: si gioca Italia-Svezia, terza gara del Mondiale azzurro valida per il torneo che assegna i piazzamenti dal 5° al 12° posto. All’esordio, nel ruolo di ala, c’è Sabrina Melis, azzurra numero 41, trequarti sarda che diventerà una delle azzurre più longeve di sempre, con ben 3 Mondiali disputati. Dopo il 1991, infatti, Melis vestirà la maglia azzurra anche nelle Coppe del Mondo del 1998 e nel 2002, a completamento di una carriera straordinaria. Melis ha potuto vivere per intero il decennio che ha cambiato il rugby femminile in Italia e nel mondo, a partire proprio da quel primo storico Mondiale: “Fu una svolta totale per il rugby femminile, anche se era il primo e anche se c’erano ancora delle situazioni molto particolari. Chiaramente eravamo all’inizio, ma da quel momento è iniziato un percorso che ha portato il rugby femminile ad essere ciò che è oggi: c’è ancora tanta strada da fare, ma essere stata parte di questo percorso è stato fantastico”. Il Mondiale 1991 Come molte ex azzurre hanno raccontato, quel Mondiale 1991 conserva dentro di sé tutte le emozioni e le particolarità delle “prime volte”: “Fu una prima volta per tante cose. Il rugby femminile era ancora in una fase totalmente dilettantistica, tanto che fino a quel momento – ho iniziato a giocare nel 1986 - eravamo noi giocatrici a pagarci il viaggio per i raduni, mentre il pernottamento ci veniva pagato. Ci sacrificavamo molto: viaggiavamo in nave, aereo, treno, spesso si rientrava la domenica. Quel Mondiale però fu qualcosa di incredibile. Fino a quel momento avevo giocato soltanto a livello di club e fatto qualche raduno con la Nazionale, senza mai esordire: l’esordio arrivò proprio al Mondiale, con la Svezia, e in generale in quelle due settimane mi colpì molto la qualità fisica e tecnica di nazionali come Inghilterra, Nuova Zelanda e Stati Uniti, che infatti vinsero il Mondiale. Era un altro mondo: la meta valeva ancora 4 punti, le touche non prevedevano le saltatrici, tutto completamente diverso. Però è stato un punto di svolta per il rugby femminile mondiale e anche italiano, con il riconoscimento da parte della FIR e l’inizio del sostegno da parte loro: da quel momento infatti la Federazione ha coperto molti costi che prima erano a carico nostro, con un’evoluzione importante anche dal punto di vista dell’organizzazione, come spostamenti e logistica”. Un decennio di crescita Anche solo dal primo Mondiale disputato da Melis (1991) al terzo (2002, dopo il 1998, mentre le Azzurre non parteciparono a quello del 1995) era già cambiato tutto: “Era un mondo completamente diverso. Non esistevano i social, il rugby femminile non era trasmesso in diretta tv se non per qualche incontro veramente importante, e anche la copertura giornalistica era limitata alla stampa locale. Già nel 1998 si è vista una presenza diversa dei media, soprattutto della stampa, e cominciarono ad arrivare anche le prime dirette tv importanti. Il terzo Mondiale in questo senso è stato quello che ha portato il rugby femminile ad avvicinarsi a quello che è oggi. Eppure, nonostante i grandi cambiamenti di quegli 11 anni, nulla di paragonabile a oggi: sarebbe stato impensabile vedere una finale mondiale in un Twickenham strapieno com’è accaduto nel 2025, e questo deve rendere orgogliose tutte le ragazze che in questi anni hanno giocato e contribuito a questa crescita. Sicuramente da quando ho iniziato a giocare a 16 anni, nel 1986, a oggi è cambiato veramente tutto. Avevo scoperto il rugby tramite una mia amica, volevo giocarci, ma purtroppo nella mia scuola non c’era una squadra femminile, quindi mi aggregai a un’altra scuola che aveva aperto le porte anche agli istituti vicini. In Sardegna però non c’era nulla, eravamo davvero delle pioniere a livello regionale: il nostro allenatore ci portò a giocare dei tornei a Roma in quegli anni, poi nel 1989 ci iscrivemmo al campionato nazionale UISP e cominciai anche a fare i primi raduni con la Nazionale. Da lì è iniziato il percorso che mi ha portato ad esordire in Nazionale contro la Svezia, a Cardiff”. La percezione del rugby femminile In questi anni, racconta Melis, è cambiata anche la percezione del rugby femminile da parte degli appassionati e della gente comune: “All’inizio addirittura alcuni rugbisti non avevano una grande considerazione del rugby femminile, dicevano che non era uno sport da donne. Il riconoscimento è arrivato con il tempo, e finalmente si comincia a capire che il rugby giocato dalle donne è lo stesso sport, anche se ha caratteristiche diverse: è diventato un rugby più basato sulla velocità e sull’evasione, ma la base è sempre la stessa. Sicuramente, parlando dell’Italia, l’attenzione della Federazione e dei media ha contribuito a questo percorso. E questo discorso si può allargare secondo me anche agli altri paesi. Ad esempio, ripensando al Mondiale 2002 – l’ultimo che ho giocato – ricordo un’attenzione di gran lunga maggiore all’accoglienza delle giocatrici, alla comunicazione e alla visibilità rispetto alle Coppe del Mondo precedenti. Ricordo che le città ospitanti erano piene di tifosi, c’erano manifesti ovunque. Credo sia stato il primo vero Mondiale con un’importante copertura mediatica, seppur ancora lontana rispetto a quello che vediamo oggi, ma bisogna sempre ricordare che eravamo ancora delle dilettanti: non avevamo contratti, ma solo delle diarie. In alcuni Paesi come l’Inghilterra le atlete erano pagate già ai Mondiali del 1998, e forse anche in Nuova Zelanda, ma sono convinta che anche in Italia le cose continueranno a migliorare, come sta accadendo già adesso, e mi auguro che si continui a lavorare per garantire le stesse opportunità rispetto al rugby maschile”.

Italia Femminile | 22/04/2026

Italia, Stefan: “C’è tanto da lavorare, ma una partita negativa non definisce chi siamo”

Non è stato un inizio facile per l’Italia al Sei Nazioni femminile 2026: la sconfitta in Irlanda per 57-20, pur con il bonus offensivo, è un risultato che brucia soprattutto per le difficoltà riscontrate nel primo tempo, ma come spiega Sofia Stefan “una partita negativa non definisce chi siamo”. La mediana di mischia dell’Italia e di Tolone però non si nasconde: “C’è tanto da lavorare, sicuramente l’inserimento di tante ragazze nuove necessità di tempo e lavoro per essere performanti. Siamo confidenti in quello che è il nostro percorso. Sicuramente non è un momento facile, ma è una sfida anche questa e noi come sempre non molleremo mai”. Cosa è mancato nel primo tempo di Galway, cosa vi ha messe in difficoltà? “La facilità con cui con il gioco al piede ci hanno riportate spesso indietro di 60-70-80 metri ha fatto la differenza, e in quelle situazioni non siamo state abbastanza brave a risalire al campo, forse esagerando con il gioco alla mano quando avremmo potuto guadagnare un po’ di più al piede. Ci hanno messe in difficoltà sia tatticamente che tecnicamente, ma del resto l’Irlanda ha dimostrato di essere in grande crescita, due anni fa hanno battuto le Black Ferns e l’anno scorso hanno fatto un grande mondiale. Nel secondo tempo abbiamo dimostrato di poter essere competitive anche contro di loro, ma gli errori tecnico-tattici che abbiamo commesso hanno fatto la differenza”. Anche in una giornata difficilissima è arrivato un punto di bonus che magari potrà fare la differenza a fine torneo. “Sì, sicuramente il punto di bonus rappresenta un aspetto positivo, soprattutto in una competizione lunga dove ogni piccolo dettaglio è fondamentale. In generale nel secondo tempo siamo riuscite a impostare un po’ di più il nostro gioco. È stata una partita un po’ all’opposto rispetto a quella giocata con la Francia, dove avevamo fatto un bel primo tempo e siamo andate in difficoltà nel secondo. L’Irlanda è stata molto brava a riportarci sempre indietro nel nostro campo e questo ha permesso loro di poterci mettere più pressione”. Con quale stato d’animo si arriva alla partita con la Scozia? È più la tensione legata ai risultati o la fame di riscatto? “Sicuramente la fame. Chiaro che la tensione c’è sempre, ma quella c’è a prescindere, perché siamo al Sei Nazioni e ogni partita comporta un certo carico di pressione che bisogna gestire. Però in gruppo c’è davvero tanta fame e tanta voglia di dimostrare – e di dimostrare a noi stesse, ancora più che agli altri – quanto valiamo e cosa vogliamo ottenere. Non possiamo farci definire da una singola partita, anche se in questa partita abbiamo commesso tanti errori”. La Scozia ha un gioco molto diverso dall’Italia, ma dall’altra parte vive un po’ di “fiammate” nei vari momenti della partita, come le Azzurre. Non siete quindi due squadre così diverse? “Proprio per questo credo che la chiave di questa partita sarà la consistenza, sia dal punto di vista fisico sia nella capacità di fare le scelte tattiche giuste, e noi sappiamo di poter essere consistenti. In queste prime due partite ci sono stati momenti in cui abbiamo subito tanto in poco tempo, ma anche momenti in cui abbiamo fatto il nostro gioco e abbiamo reagito bene. La Scozia è una squadra molto forte a contatto e stiamo lavorando a una strategia che possa metterla in difficoltà, destrutturandola un po’ per poter accelerare il gioco e creare delle opportunità da sfruttare”. Anche l’anno scorso arrivò una brutta sconfitta con l’Irlanda, che poi chiuse il torneo sul podio con un solo punto di vantaggio proprio sull’Italia. Chissà che alla fine quel piccolo bonus, anche in una giornata negativa, non possa fare la differenza… “Come detto, tutti i punti sono importanti in un torneo così. In questi anni ci è capitato spesso di perdere delle posizioni per un punto o addirittura per la differenza punti, quindi abbiamo la consapevolezza di quanto ogni pallone, ogni punto, ogni trasformazione siano importanti. Come detto, anche se è un momento non facile abbiamo fiducia nel processo di crescita e non molleremo mai, come al solito”.

Italia Femminile | 21/04/2026