Autore: Redazione Onrugby
Nations Championship: la presentazione di Giappone-Italia
Inizia il Nations Championship dell’Italia, impegnata nella prima giornata contro il Giappone al Chichibunomiya Rugby Stadium di Tokyo. Calcio d’inizio alle ore 10.40 italiane. Gli Azzurri vengono da un Sei Nazioni positivo, chiuso al quarto posto, mentre i Brave Blossoms sono alla prima uscita ufficiale stagionale dopo un 2025 che ha permesso loro di conquistare il 12° posto nel ranking e quindi la seconda fascia nei sorteggi mondiali. Giappone e Italia arrivano quindi a questa sfida con fiducia, e il match si preannuncia molto combattuto. Come arriva il Giappone Il Giappone, sotto la guida di Eddie Jones, sta proseguendo il suo percorso di crescita e nel 2025 si è dimostrato molto competitivo, mettendo in grande difficoltà l’Australia e il Galles (che hanno portato a casa la partita di misura e per il rotto della cuffia) e battendo la Georgia in un test che di fatto era uno spareggio per conquistare la seconda fascia nel sorteggio della Rugby World Cup 2027. Jones ha dichiarato che vuole rendere il Giappone “la sorpresa di questo Nations Championship” e sicuramente vorrà cominciare bene il torneo, approfittando della possibilità di cominciare in casa e nella capitale, Tokyo. A livello di formazione il Giappone ha quasi tutti i suoi pezzi da 90, dal numero 9 Saito a al capitano Dearns, con l’immortale Leitch pronto a subentrare dalla panchina. Manca solo il numero 10 Lee, infortunato: al suo posto l’esordiente Ryunosuke Ito. Come arriva l’Italia L’Italia arriva in Giappone in fiducia, dopo un ottimo Sei Nazioni, e consapevole di doversi confermare anche in questo Nations Championship. Come dichiarato da Andrea Zambonin alla vigilia, la sfida coi nipponici sarà importante anche per migliorare la gestione delle partite in cui gli Azzurri partono favoriti. Gonzalo Quesada schiera due esordienti: il terza linea (ma anche seconda) Alessandro Ortombina delle Zebre e l’ala Malik Faissal, anche lui passato da Parma e appena acquistato dai Northampton Saints. Occasione da titolare anche per il tallonatore Di Bartolomeo, mentre dopo l’infortunio ritorna titolare Marco Riccioni. Riparte dall’inizio anche Varney, accanto al confermato Paolo Garbisi. I centri saranno Menoncello e Brex, mentre per il ruolo di estremo Quesada ha scelto Lorenzo Pani. Panchina di altissimo livello per gli Azzurri con Lucchesi, Spagnolo, Hasa, Favretto, Vintcent, Fusco, Marin e Allan. Tutte le informazioni per seguire Giappone-Italia La sfida tra Giappone e Italia, valida per la prima giornata del Nations Championship 2026, si giocherà sabato 4 luglio alle 10.40 italiane e sarà trasmessa in diretta tv su Sky Sport Uno e in chiaro su Tv8 e Cielo. Streaming previsto su NOW, tv8.it e cielotv.it. L’arbitro del match sarà l’australiano Nic Berry, coadiuvato dagli assistenti Luc Ramos (Francia) e Sam Grove-White (Scozia). Al TMO l’inglese Ian Tempest, al bunker il connazionale Andrew Jackson. Le formazioni di Giappone-Italia Giappone: 15 Takuro Matsunaga; 14 Kazuma Ueda, 13 Dylan Riley, 12 Yuya Hirose, 11 Kippei Ishida; 10 Ryunosuke Ito, 9 Naoto Saito; 8 Jack Cornelsen, 7 Kanji Shimokawa, 6 Ben Gunter; 5 Warner Dearns (capt), 4 Harry Hockings; 3 Shuhei Takeuchi, 2 Mamoru Harada, 1 Takato Okabe A disposizione: 16 Hayate Era, 17 Sojiro Otsuka, 18 Keijiro Tamefusa, 19 Michael Stolberg, 20 Michael Leitch, 21 Tiennan Costley, 22 Itsuki Kamimura, 23 Sam Greene Italia: 15 Lorenzo Pani, 14 Malik Faissal, 13 Juan Ignacio Brex, 12 Tommaso Menoncello, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Stephen Varney, 8 Lorenzo Cannone, 7 Michele Lamaro (C), 6 Alessandro Ortombina, 5 Andrea Zambonin, 4 Niccolò Cannone, 3 Marco Riccioni, 2 Tommaso Di Bartolomeo, 1 Danilo Fischetti A disposizione: 16 Gianmarco Lucchesi, 17 Mirco Spagnolo, 18 Muhamed Hasa, 19 Riccardo Favretto, 20 Ross Vintcent, 21 Alessandro Fusco, 22 Leonardo Marin, 23 Tommaso Allan
Italia | 03/07/2026
Junior World Championship: una bella Italia supera il Giappone 41-25
Una bella Italia batte il Giappone, conquista 5 punti e si rimette in in corsa nel girone B del World Junior Championship. I ragazzi di Andrea Di Giandomenico chiudono in vantaggio un primo tempo combattuto, poi dilagano nella ripresa e alla fine chiudono con il punteggio di 41-25 e con 6 mete segnate. Marcano Luisato, Falchetto, Casarin, Dinarte, Pelli e Varotto, con 4 trasformazioni e un calcio di punizione di Andretti, insieme a Celi fondamentale per il gioco tattico al piede degli Azzurrini, una delle chiavi di questa vittoria. Al termine della seconda giornata l'Italia è seconda con 7 punti, con i Baby Blacks (prossimi avversari) a 10, la Scozia a quota 6 e il Giappone fermo a 0. La cronaca di Italia-Giappone Parte meglio il Giappone, che guadagna un primo calcio di punizione per un placcaggio non chiuso di Brasini. Capitan Tsubone rinuncia ai pali e Niwa calcia in touche, l'Italia però si difende bene e fa sfumare la prima azione dei nipponici. La seconda, invece, viene disinnescata dall'ottimo turnover di Wilson. I nipponici continuano a spingere e al 14' guadagnano un secondo penalty, anche questa volta calciato in touche: la rimessa però è fuori misura e Pelli recupera l'ovale. Dopo lo scampato pericolo l'Italia risponde: si accende Falchetto con una gran carica all'ingresso dei 22, poi Andretti si inventa un calcetto splendido per la corsa di Luisato, che schiaccia per il vantaggio azzurro. Lo stesso Andretti trasforma da posizione difficile per il 7-0. La reazione giapponese è affidata alla gran carica di Hyakutake, che però arriva corto, poi Luisato interrompe l'azione ma c'era un vantaggio per fuorigioco: i nipponici stavolta optano per i pali e Niwa segna il 7-3. Dall'altra parte è l'ottima iniziativa di Miranda, che trova un bel break all'ingresso dei 22, a rimettere l'Italia sul piede avanzante, con Salvanti a dare continuità all'azione. La difesa giapponese concede un calcio di punizione per fuorigioco e Andretti mette dentro il piazzato del 10-3. Un errore in ricezione degli Azzurrini concede subito al Giappone la possibilità di rispondere, con Niwa che accorcia le distanze dalla piazzola. I nipponici tornano ad avere maggiore possesso: Ichida prova ad involarsi sul lato destro e viene fermato da un gran placcaggio di Fasti, ma l'azione prosegue e sul cambio di fronte è Fukuda a trovare la carica che vale il primo sorpasso del Giappone, 10-11. L'Italia chiude il primo tempo in attacco con Wilson che rompe due placcaggi e serve poi Celi che entra nei 22: pallone subito giocato sul lato destro dove arriva a tutta velocità Falchetto, bravo ad evitare il primo placcaggio e a volare in mezzo ai pali con una bella corsa di taglio dopo il passaggio di Fasti. Andretti trasforma per il 17-11 con cui si va negli spogliatoi. Nel secondo tempo l'Italia parte forte: prima imbucata di Fasti che attacca per vie centrali, gli avanti fanno strada con una lunga serie di cariche e poi Casarin trova il break sul lato sinistro, andando a schiacciare la terza meta azzurra, con Andretti che trasforma per il 24-11. Il Giappone, dopo una fase di sofferenza, risponde con un'accelerazione veemente che porta ad un fallo di Miranda nei propri 22, punito con un cartellino giallo. Sulla successiva penaltouche l'Italia difende molto bene e poi si salva con Falchetto che tiene alto l'ovale oltre l'area di meta sulla carica di Miura. Nel momento più complicato l'Italia trova la quarta meta, e lo fa nel modo più rocambolesco: touche in attacco troppo lunga di Kawanai raccolta da Ettore Dinarte, che evita il primo avversario con una veronica e poi inizia una incredibile corsa di 100 metri fino alla bandierina per il 31-11 con la trasformazione di Andretti. Al 62' viene ammonito Dinarte per un placcaggio alto. L'Italia è temporaneamente in 13 (ancora fuori Miranda) ma riesce comunque a difendersi con ordine. Rientra Pelli a causa del giallo al collega di ruolo, e al 65' è proprio il tallonatore azzurro a togliersi la soddisfazione della quinta meta, timonando una bella maul avanzante per il 38-11. Al 72' il Giappone accorcia le distanze con la meta di Fukada, ma l'Italia va subito a segno sul calcio di ripresa del gioco, con Varotto bravissimo a leggere il rimbalzo del pallone sull'errore in ricezione di Uchida e a segnare la meta del 41-18. A tempo scaduto il Giappone trova anche la terza meta con Niwa, che con la trasformazione fissa il punteggio sul definitivo 41-25 con cui l'Italia porta a casa la partita e conquista 5 punti. Kutaisi, AIA Arena, 2 luglio 2026World Rugby Junior World Championship - II turnoItalia U20 v Giappone U20 41-25 (17-11)Marcatori: p.t 17’ m.Luisato tr. Andretti (7-0); 23’cp. Niwa (7-3); 28’ cp. Andretti (10-3); 30’ cp. Niwa (10-6); 35’ m. Fukuda (10-11); 38’ m. Falchetto tr. Andretti (17-11) s.t. 2’m. Casarin tr. Andretti (24-11); 19’ m. Dinarte tr. Andretti (31-11); 26’m. Pelli (36-11); m. Fukada tr.Niwa (36-18); 33’m. Varotto (41-18); 41’ m. Niwa tr. Niwa (41-25)Italia U20: Celi (27’ st Vitale); De Novellis, Falchetto, Casarin (Cap), Luisato; Fasti, Andretti (27’st Varotto); Sette (23’- 32’st temp. Pelli), Wilson (11’st Bianchi), Miranda; Salvanti (22’st Spreafichi), Fardin (15’ st Opoku-Gyamfi); Trevisan (13’st Mastropasqua), Pelli (15’st Dinarte), Brasini (36’pt Messori).all. Andrea Di GiandomenicoGiappone U20: Koga; Uchida, Iwakura, Fukuda (35’st Morioka), Fukada; Niwa, Kataoka (24’st Suda); Tsubone (Cap), Sin (35’st Otabe), Fujikubo (20’st Yanase); Hyakutake (15’st Yamazaki), Kumagae; Sasaki (1’st Kawagoe), Miura (15’st Kawanai; 20’st Miura), Ri (20’st Aruga)all. Naoya Okuboarb: Ru Campbell (SRU)AA: George Selwood (RFU); Papuna Tchiqaberidze(GRU)Cartellini: 12’st giallo a Miranda (Italia); 22’st giallo a Dinarte (Italia)Calciatori: Andretti (5/6); Niwa (4/5); Fasti (0/1)Punti in classifica: Italia U20: 5; Giappone U20: 0Note: serata calda, effettuato cooling break a metà di primo e secondo tempo
Italia U20 | 02/07/2026
Andrea Zambonin: “Voglio confermarmi con l’Italia. La touche? Parisse sta portando tante idee”
L’Italia chiude la stagione 2025-26 con le prime tre partite del Nations Championship contro Giappone, Nuova Zelanda e Australia: tre sfide lontano da casa per aprire la nuova competizione internazionale che sostituisce i “canonici” tre match. Per Andrea Zambonin saranno anche le ultime tre gare di una stagione lunga e positiva, vissuta tra la crescita con Exeter e un ruolo sempre più stabile in Nazionale. Il seconda linea azzurro arriva da mesi importanti, ma ha tanta voglia di confermarsi anche in queste ultime tre partite: “Vogliamo davvero chiudere nel modo migliore. Non possiamo adagiarci adesso, pensare che sia stata una buona stagione e vivere questa tournée in maniera rilassata. Sono tre partite importantissime per continuare il processo positivo che abbiamo fatto vedere quest’anno, e personalmente voglio migliorare ancora e far vedere le mie potenzialità”. È stata una stagione molto positiva per te, sia in Nazionale che con Exeter. Quali sono stati i momenti più importanti? “Con la Nazionale è stata una stagione molto positiva. Abbiamo colto risultati importantissimi battendo l’Australia, la Scozia e l’Inghilterra, anche se rimane il rammarico per la sconfitta in Galles, che però ci ha insegnato tante cose: dobbiamo raggiungere una solidità tale da poter avere una continuità vera, costante, in tutte le partite, in modo da poter mettere in difficoltà ogni avversario e toglierci soddisfazioni ancora più grande. Anche ad Exeter è andata molto bene: la squadra veniva da una stagione molto deludente, quindi in questo senso la soddisfazione è stata amplificata anche da questo. Anche in questo caso il finale è stato un po’ amaro, con la sconfitta in finale, ma la cosa fondamentale è continuare a lavorare duro per migliorare, senza trovare scuse o adagiarsi. Andare in Inghilterra è stata una scommessa, una sfida: venivo da un periodo difficili a causa di un infortunio e di problemi familiari, ma sono felice della scelta fatta”. La sconfitta contro il Galles arrivò in modo un po’ sorprendente, considerando che l’Italia partiva favorita. Anche col Giappone gli Azzurri arrivano col favore del pronostico: come cambia l’approccio alla partita? “Il nostro passo successivo deve essere proprio questo. Anche se da fuori può cambiare la percezione tra favoriti e sfavoriti, per noi non deve cambiare niente. Dobbiamo affrontare ogni partita come se fosse la più importante, ed è quello che facciamo. Ogni partita ha le proprie opportunità e le proprie sfide. Noi dobbiamo essere noi stessi, cercare di essere la migliore Italia possibile, poi ogni squadra metterà in campo le proprie qualità e noi faremo lo stesso. Sappiamo che il Giappone è una squadra molto rapida e dinamica, quindi dovremo cercare di imporre il nostro gioco e il nostro ritmo, anche perché siamo una squadra dinamica e possiamo affrontare ogni tipo di situazione". Da Vicenza a Exeter, passando per l’Accademia, Calvisano e le Zebre: che percorso è stato il tuo? Quando hai capito di poter fare il grande salto? “Non credo ci sia stato un momento esatto. Sicuramente ho sempre sognato tutto questo, ma ho avuto una crescita molto progressiva. Sono molto legato a Vicenza perché è la squadra in cui sono nato e cresciuto, poi l’Accademia mi ha dato un tipo di mentalità e di cultura del lavoro che mi porterò dietro per sempre, poi c’è stato l’anno a Calvisano e il trasferimento alle Zebre, un passaggio fondamentale. A Parma ho avuto l’occasione di crescere molto in un ambiente che mi dava la possibilità di sbagliare. Non è una cosa scontata, soprattutto in un contesto professionistico e competitivo. Le Zebre mi hanno dato questa possibilità, come la danno a molti giocatori italiani giovani: crescere, mettersi in mostra, fare errori sapendo che quegli errori ti aiuteranno a migliorare". In questo senso quanto è stato importante Massimo Brunello? “Massimo ha una grande competenza tecnica, ma soprattutto ha una grande capacità di gestione del gruppo dal punto di vista non solo rugbistico ma anche umano. E in questo senso è molto simile a Baxter, che ho trovato a Exeter: entrambi lavorano per mettere i giocatori nelle condizioni di dare il meglio, e quando sono arrivato ai Chiefs ho trovato un ambiente abbastanza ‘familiare’ da questo punto di vista, perché venivo dal lavoro già fatto con Brunello. Personalmente cerco di assorbire il più possibile da ogni allenatore, perché ognuno ha una propria storia, una propria idea di rugby e una propria idea di lavoro. Tutti hanno vissuto esperienze diverse e io cerco di prendere il più possibile da ciascuno. È così anche con Gonzalo Quesada, per il quale provo una grandissima stima: è concentratissimo sui dettagli, lo ammiro molto ed è uno che non si risparmia mai. Quando si pensa a un allenatore si parla spesso della preparazione delle partite, delle formazioni, ma voglio sottolineare il grandissimo lavoro che fa Gonzalo a partire dai raduni di preparazione, perché è da lì che si fa la differenza”. E da quest’anno nello staff tecnico c’è anche Sergio Parisse, con il quale lavorerai a stretto contatto essendo la touche una delle tue specialità… "Poter lavorare con lui è un grande privilegio, perché sono cresciuto negli anni in cui lui era in campo con l’Italia ed era il mio idolo, quindi avere la possibilità di lavorarci insieme mi stimola tantissimo. Chiaramente in quest’ultima parte di stagione – essendo io a Exeter e lui ancora a Tolone – abbiamo parlato tanto soprattutto al telefono, facendo diversi meeting in videochiamata. Però si vede già che ha delle ottime idee e le condivido: sarà molto metterle in pratica in partita e vedere come faranno evolvere il nostro gioco. Sono molto fiducioso, condivido pienamente le novità che porta e finora mi sembra siano state accolte in maniera molto positiva dalla squadra. Sono entusiasta di poterle mettere in pratica".
Italia | 01/07/2026
Junior World Championship: la presentazione di Italia-Giappone
Seconda giornata del Junior World Championship: Italia e Giappone vogliono riscattare le rispettive sconfitte nella prima giornata, e sanno che questa sfida sarà fondamentale in ottica classifica finale. Si gioca alle 18.30 italiane all’AIA Arena di Kutaisi. La seconda partita del Mondiale under 20, come da tradizione, è sempre la più imprevedibile: giocando ogni 5 giorni gli allenatori devono decidere come gestire il proprio gruppo, rendendo il match ancora più difficile da leggere tatticamente, e in questo caso i due tecnici hanno optato per due scelte diametralmente opposte. Coach Di Giandomenico opera infatti ben 6 cambi rispetto alla formazione che ha sfidato la Scozia, mentre l’allenatore giapponese Okubo opera un solo cambio e conferma in blocco la squadra che ha messo in grande difficoltà la Nuova Zelanda per 50 minuti. Come arriva l’Italia Gli Azzurrini hanno vissuto un pomeriggio di alti e bassi contro la Scozia, rimontando lo svantaggio iniziale ma perdendo il match concedendo due mete nel proprio momento migliore, dopo l’ora di gioco. La squadra di coach Di Giandomenico ha confermato la propria capacità di essere pericolosa in campo aperto, e ha mostrato anche un’ottima attitudine difensiva in zona rossa, ma ha pagato i tanti placcaggi sbagliati a metà campo e ha faticato a superare una Scozia molto organizzata difensivamente. L’Italia però ha comunque dimostrato di avere grandi qualità, e sa di doverle sfruttare al meglio per battere un Giappone che già contro i Baby Blacks ha dimostrato di essere un’ottima squadra. Nonostante i cambi gli Azzurrini possono schierare una formazione dello stesso livello della precedente, a conferma di un’ottima profondità, e la presenza dalla panchina di giocatori come Opoku e Bianchi (6+2 per Di Giandomenico, che vuole un’Italia fisicamente presente nel finale) potrebbe spostare l’inerzia del match dalla propria parte negli ultimi 30 minuti. Come arriva il Giappone Il 21-21 di parziale dei primi 50 minuti della sfida con la Nuova Zelanda ha fatto capire al mondo che i nipponici in Georgia fanno ampiamente sul serio. Poi complici il dispendio di energia e il diluvio abbattutosi su Kutaisi il Giappone ha ceduto, perdendo 38-21 in un match chiusosi anticipatamente a causa delle condizioni climatiche. Da un lato, ciò fa capire che l’Italia dovrà giocarsi la partita cercando di uscire alla distanza, ma dall’altra parte il Giappone ha dimostrato di essere una squadra molto completa: usa bene il piede, ha una maul avanzante e pericolosa ed è ben organizzato in difesa. Gli Azzurrini hanno le qualità per batterli, ma non sarà facile. Tutte le informazioni per seguire Italia-Giappone under 20 La sfida tra Italia e Giappone under 20 si giocherà giovedì 2 luglio alle 18.30 ora italiana all’AIA Arena di Kutaisi e sarà trasmessa in diretta streaming gratuita su RugbyPass TV. L’arbitro del match sarà lo scozzese Ru Campbell, coadiuvato dall’inglese George Selwood e dal georgiano Papuna Tchiqaberidze. Al TMO l’uruguaiano Francisco Gonzalez. Le formazioni di Italia-Giappone Italia U20: 15 Pietro Celi, 14 Luca De Novellis, 13 Giacomo Falchetto, 12 Riccardo Casarin (C), 11 David Luisato, 10 Roberto Fasti, 9 Mattia Andretti, 8 Davide Sette, 7 Jaheim Noel Wilson, 6 Antony Italo Miranda, 5 Fabio Salvanti, 4 Simone Fardin, 3 Luca Trevisan, 2 Valerio Pelli, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Ettore Dinarte, 17 Giacomo Messori, 18 Emiliano Mastropasqua, 19 Enoch Opoku-Gyamfi, 20 Marco Spreafichi, 21 Carlo Antonio Bianchi, 22 Nikolaj Varotto, 23 Edoardo Vitale Giappone U20: 15 Ryuto Koga, 14 Shinnosuke Uchida, 13 Rio Iwakura, 12 Tsunehidemichi Fukuda, 11 Isa Fukada, 10 Takeru Niwa, 9 Soshi Kataoka, 8 Akihiro Tsubone (C), 7 Kise Sin, 6 Riku Fujikubo, 5 Masato Hyakutake, 4 Kotaro Kumagae, 3 Haruto Sasaki, 2 Sota Miura, 1 Songha Ri A disposizione: 16 Seia Kawanai, 17 Keigo Aruga, 18 Kanta Kawagoe, 19 Taiga Yamazaki, 20 Masato Yanase, 21 Kohaku Suda, 22 Yuta Otabe, 23 Yura Morioka
Italia U20 | 01/07/2026
Junior World Championship: la Scozia supera l’Italia 38-32 all’esordio, doppio bonus per gli Azzurrini
La Scozia batte l'Italia 38-32 all'esordio del Junior World Championship U20 in Georgia, in una sfida ricca di ribaltamenti di fronte. Gli Azzurrini soffrono nella prima fase del match, rimontano fino ad arrivare al sorpasso nella ripresa, poi nel momento migliore la Scozia reagisce e nel finale scava il solco definitivo. La squadra di Andrea di Giandomenico, che ha alternato momenti di grande rugby ad altri di sofferenza difensiva, deve accontentarsi del doppio punto di bonus per via della sconfitta di misura e alle 4 mete di Casarin, Pelli, Luisato e Varotto, ma la Scozia ne segna 6 e conquista la partita. La cronaca di Italia-Scozia U20 La Scozia parte fortissimo e colpisce dopo soli 100 secondi: Wolfenden apre su Dan Kelly che batte prima Luisato sullo scatto, poi scavalca la linea difensiva azzurra con un calcetto e va a riprendersi il pallone per la meta del 5-0. Nelle fasi iniziali gli Azzurrini pagano soprattutto la tanta indisciplina, mentre la Scozia sfrutta soprattutto il dinamismo della mediana Fick-Dalziel per accelerare e il piede del giovanissimo mediano scozzese per guadagnare metri. I ragazzi di Di Giandomenico soffrono ma tengono duro e non concedono altri punti: al 12' De Novellis fa un mezzo miracolo andando a riprendere un Moncrieff già lanciato verso la bandierina. Dopo un inizio complicato l'Italia comincia a farsi vedere nella metà campo avversaria, mettendo tanta pressione nel punto d'incontro e mostrando anche una certa solidità in mischia. Varotto alza il ritmo ma la difesa scozzese risponde presente, riconquistando il pallone sulla carica di Pelli. Gli Azzurrini continuano ad insistere, e al 20' recuperano di nuovo palla grazie a un placcaggio strepitoso di Opoku e Wilson su Jackaman. L'Italia fa tanta strada con gli avanti ed entra nei 22, poi Wilson forza troppo il riciclo su Luisato e l'azione sfuma. Alla mezz'ora si accende David Luisato, e la partita svolta: grande accelerazione sul lato sinistro dell'ala del Benetton, che batte in velocità prima Kelly poi McHaffie. Pallone subito giocato verso il centro del campo con Opoku che fa strada, poi arriva Casarin che finalizza l'azione. Braga trasforma per il sorpasso: 7-5. La Scozia reagisce immediatamente e al 37' va a segno sugli sviluppi di una maul, dopo una rimessa vinta bene ai 5 metri. Roberts si stacca ma arriva corto, Fick gioca subito su Dalziel che accelera e va oltre per il nuovo vantaggio scozzese. Nel finale di primo tempo la Scozia accelera ancora: Moncrieff rompe il placcaggio di Rossi e arriva fino ai 22. Kesterton arriva subito in sostegno e serve McHaffie, che va a schiacciare per il 19-7. Il primo tempo sembra chiudersi così, ma Luisato con un gran recupero aereo sul calcio di ripresa del gioco riporta subito l'Italia in attacco. Arriva un calcio di punizione, con l'Italia che gioca alla mano: Wilson arriva corto dopo aver evitato due placcaggi, poi Pelli completa e il lavoro e schiaccia per il 19-14 con cui si va all'intervallo. Come nel primo tempo anche nella ripresa è la Scozia a partire meglio, con De Novellis chiamato a un secondo grande intervento su McHaffie. Al 45' però gli scozzesi vanno di nuovo a segno: il pallone passa ancora da Dalziel e McHaffie, con l'estremo scozzese che forza il passaggio su Moncrieff che pur perdendo l'equilibrio riesce a schiacciare per il 24-14. Come nel primo tempo, però, l'Italia risponde subito e di nuovo con una grande intuizione di Luisato: altro pallone aereo vinto su calcio di ripresa del gioco, difesa scozzese sorpresa e l'ala del Benetton vola in mezzo ai pali, con Braga che trasforma per il 24-21. La Scozia accusa il colpo e l'Italia capisce che è il momento di colpire. Casarin è il primo ad arrivare su un pallone vagante e a innescare la ripartenza azzurra, con Varotto che riceve il pallone in corsa, resiste al ritorno di McHaffie e allungandosi riesce a schiacciare per il sorpasso degli Azzurrini: 26-24. I ragazzi di Andrea di Giandomenico adesso hanno in mano la partita e conquistano un altro calcio di punizione sugli sviluppi di un drive avanzante: Braga capitalizza con altri 3 punti dalla piazzola. Il match vive di continui ribaltamenti di fronte, e nel momento di maggior controllo dell'Italia è la Scozia a colpire di nuovo, al 66'. Gran break trovato a metà campo da Kesterton, arriva ancora il solito McHaffie in sostegno e l'estremo scozzese resiste al ritorno di Casarin e schiaccia in mezzo ai pali per il 31-29. Il match è tiratissimo e basta un episodio a spostare l'inerzia: al 32' arriva un calcio libero per la scozia da mischia, l'azione è furiosa e dopo la carica di Halkon il neo-entrato Bryedn allarga su Kesterton, che schiaccia in bandierina. La trasformazione di Dalziel permette alla Scozia di andare oltre il break: 38-29. Nel finale l'Italia torna in attacco e riesce a conquistare un calcio di punizione che vale il secondo punto di bonus, con Andretti che centra i pali e fissa il punteggio sul definitivo 38-32 per la Scozia, che conquista 5 punti mentre gli Azzurrini ne portano a casa 2.Kutaisi, AIA Arena, 27 giugno 2026World Rugby Junior World Championship - I turnoItalia U20 v Scozia U20 29-38Marcatori: p.t. 2’ m. Kelly (0-5); 30’ m. Casarin tr. Braga (7-5); 36’ m. Daniel tr. Daziel (7-12); 39’ m. McHaffie tr. Daniel (7-19); 40’ m. Pelli tr. Braga (14-19); s.t. 4’ m. McHaffie (14-24); 6’ m. Luisato tr. Braga (21-24); 7’ m. Varotto (26-24); 11’ cp. Braga (29-24); 26’ m. McHaffie tr. Dalziel (29-31); 32’ m. Kelsterton tr. Dalziel (29-38); 40’ cp. Andretti (32-38)Italia U20: Ragusi; Rossi, De Novellis, Casarin (Cap), Luisato; Braga (27’ st. Fasti), Varotto (30’-40’ pt., 9’ st. Andretti); Sette, Wilson, Miranda; Opoku-Gyamfi (26’ st. Spreafichi), Fardin (9’ st. Bianchi); Meroi (24’ st. Trevisan), Pelli (9’ st. Dinarte), Brasini (9’ st. Mastropasqua)all. Di GiandomenicoScozia U20: McHaffie; Kelly, Kesterton, Wolfenden (Co-Cap, 20’ st. Bryden), Moncrieff; Dalziel, Fick (26’ st. Stewart-Harris); Jackaman, (23’ pt. Finlayson-Russell), Utterson, Lindsay (12’ st. Preston); Halkon, Blackett (8’ st. Byrd); Blyth-Lafferty (24’ st. Rennie), Roberts (Co-Cap, 24’ st. McAughtrie), Stewart (14’ st. Pearce)all. Pringlearb: Robbie Jenkinson (Irlanda)Cartellini: -Calciatori: Dalziel (Scozia) 4/6; Braga (Italia) 4/5; Andretti (Italia) 1/1
Italia U20 | 27/06/2026
Junior World Championship U20: la presentazione di Italia-Scozia
Il Junior World Championship U20 2026 si apre con Italia-Scozia, in campo alle ore 11 italiane all’AIA Arena di Kutaisi, Georgia. A Monigo finì 10-36, ma di acqua sotto i ponti ne è passata davvero tanta, tanto che alla fine del Sei Nazioni under 20 furono gli Azzurrini a chiudere davanti agli scozzesi in classifica. Si prospetta una partita dura ed equilibrata, ma stavolta l’Italia sa di poter dire la sua e di potersela giocare, e si presenta con grande fiducia all’esordio mondiale. Come arriva l’Italia Gli Azzurrini hanno vinto entrambi i test di preparazione al Mondiale: 55-27 contro la Spagna a Gubbio e soprattutto 24-19 contro l’Inghilterra a Calvisano. Aggiungendo anche la vittoria sul Galles nell’ultima giornata del Sei Nazioni, l’Italia viene quindi da tre successi consecutivi e si presenta a questo Mondiale consapevole dei propri mezzi. Andrea di Giandomenico conferma buona parte del blocco che è cresciuto notevolmente durante il Sei Nazioni, con qualche variazione sul tema: tocca a David Luisato, la grande sorpresa dei test di preparazione con 5 mete in 2 partite, che sostituisce l’assente Malik Faissal, impegnato con la Nazionale Seniores nel Nations Championship. L’Italia avrà finalmente a disposizione anche Alessandro Ragusi, frenato dagli infortuni durante il Sei Nazioni. Confermata la mediana Varotto-Braga, con De Novellis che affianca il capitano Casarin. Davanti tanti volti già conosciuti, con Miranda e Wilson affiancare Sette in terza linea e il solito Opoku chiamato a fare tanti metri palla in mano in seconda. In panchina da segnalare la presenza di Mattia Andretti, mediano di mischia di Mogliano classe 2008, uno dei pochissimi minorenni del Mondiale, ma ha già esordito anche in Serie A Elite con i veneti. Come arriva la Scozia La Scozia ha avuto un pre-Mondiale non facile, con due sconfitte casalinghe subite a Meggetland contro Irlanda (19-61) e Galles (40-53) che non hanno reso agevole l’avvicinamento a questo Mondiale. La Scozia però rimane una squadra comunque pericolosa, soprattutto per due motivi: sa come “non far giocare” gli avversari – e lo hanno sperimentato gli Azzurrini a Monigo – creando una gabbia difensiva che può far male a una squadra come l’Italia che gioca in maniera molto destrutturata, e ha un gioco al piede sempre pericoloso, con il numero 10 Jake Dalziel (l’altro classe 2008 della partita) che a soli 17 anni è già la stella della Nazionale scozzese under 20. Attenzione anche alla mischia, con il solito Ollie Blyth-Lafferty (pilone destro) che sarà una spina nel fianco per tutti, considerando che è il giocatore con più esperienza internazionale in campo: ben 15 presenze stagionali con Edimburgo tra URC e Champions Cup, di cui ben 10 da titolare. Tutte le informazioni per seguire Italia-Scozia under 20 Il match d’apertura del Junior World Championship 2026 si giocherà sabato 27 alle ore 11 italiane all’AIA Arena di Kutaisi, Georgia. La partita sarà trasmessa in diretta streaming su Rugby Pass TV. L’arbitro del match sarà l’irlandese Robbie Jenkinson, coadiuvato dagli assistenti Gonzalo de Achaval (Argentina) e Saba Abulashvili (Georgia). Al TMO il portoghese Paulo Duarte. Le formazioni di Italia-Scozia under 20 Italia U20: 15 Alessandro Ragusi, 14 Luca Rossi, 13 Luca De Novellis, 12 Riccardo Casarin (C), 11 David Luisato, 10 Francesco Braga, 9 Nikolaj Varotto, 8 Davide Sette, 7 Jaheim Noel Wilson, 6 Antony Italo Miranda, 5 Enoch Opoku-Gyamfi, 4 Simone Fardin, 3 Erik Meroi, 2 Valerio Pelli, 1 Christian Brasini A disposizione: 16 Ettore Dinarte, 17 Emiliano Mastropasqua, 18 Luca Trevisan, 19 Marco Spreafichi, 20 Carlo Antonio Bianchi, 21 Mattia Andretti, 22 Roberto Fasti, 23 Giacomo Falchetto Scozia U20: 15 Rory McHaffie, 14 Dan Kelly, 13 Henry Kesterton, 12 Ross Wolfenden (Co-C), 11 Nairn Moncrieff, 10 Jake Dalziel, 9 Matthew Fick, 8 Harry Jackaman, 7 Jack Utterson, 6 Christian Lindsay, 5 Dan Halkon, 4 Alfie Blackett, 3 Ollie Blyth-Lafferty, 2 Joe Roberts (Co-C), 1 Jamie Stewart A disposizione: 16 Jamie McAughtrie, 17 Will Pearce, 18 Jackson Rennie, 19 Sam Byrd, 20 Harvey Preston, 21 Oliver Finlayson-Russell, 22 Asa Stewart-Harris, 23 Alex Bryden
Italia U20 | 26/06/2026
Linee di meta: Luca Rossi e Luca De Novellis – Pesaro Rugby
Uno è cresciuto nel Pesaro Rugby fin da bambino, l’altro ci è arrivato dopo aver iniziato a Lecco: si sono ritrovati quasi per caso e sono arrivati insieme fino alla Nazionale under 20, dopo un percorso che li ha visti passare dalle giovanili e dall’Accademia fino all’azzurro. Sono Luca Rossi e Luca De Novellis, trequarti dell’Italia che sta disputando il Mondiale di categoria in Georgia. I primi passi nel rugby Per Rossi il rugby è arrivato prestissimo, anche grazie a un fratello maggiore che aveva già scelto questo sport: "Ho iniziato a giocare a 5 anni e l’ho scoperto tramite mio fratello, che lo praticava già. Poi ha smesso quando è diventato più grande, però gli è sempre piaciuto il rugby, soprattutto per i valori che trasmette, e mi ha indirizzato verso questa scelta. Ho iniziato a Pesaro, nelle Formiche Rugby, e ho sempre giocato lì fino a quando sono stato selezionato per il percorso di formazione a Roma, ormai tre anni fa". Il punto di partenza di De Novellis, invece, è stato Lecco: "Le mie radici sono legate al Rugby Lecco, perché prima di trasferirmi a Pesaro giocavo lì. Ho iniziato nel primo anno di Under 8 grazie a mio fratello. Ho capito subito che era qualcosa di diverso dagli altri sport, poi nel 2018 ci siamo trasferiti per motivi di famiglia, perché mio padre prima lavorava vicino a Lecco e poi ha avuto un’opportunità di trasferirsi a Pesaro, e lì ho conosciuto Luca”. Il percorso Nel percorso di Rossi ci sono state diverse figure importanti, in particolare due: Alex Grieve e Diego Antonelli. "Tutti gli allenatori che ho avuto mi hanno trasmesso qualcosa e mi hanno fatto crescere. Se dovessi scegliere direi Alex Grieve e Diego Antonelli, che sono state le figure più importanti dal punto di vista non solo tecnico ma umano. Grieve è stato il mio allenatore per due anni in Under 18. È un allenatore inglese, arrivato a Pesaro dall’Inghilterra, e mi ha trasmesso tanto dal punto di vista tecnico. Con Diego Antonelli invece il rapporto è stato diverso: mi ha fatto appassionare ancora di più a questo sport, perché è sempre stata una figura in cui un giorno avrei voluto riconoscermi. È l’attuale capitano della prima squadra del Pesaro e per me è un grande esempio, per il giocatore che è ma soprattutto per la persona che è fuori dal campo. Queste due figure sono state fondamentali soprattutto dopo la delusione di non essere stato selezionato inizialmente per il percorso di formazione federale a Roma: loro mi spinsero a lavorare ancora più duramente, mi fecero capire che lavorando duro avrei potuto farcela, Alex principalmente dal punto di vista tecnico, facendomi crescere ulteriormente come giocatore, Diego soprattutto a livello caratteriale: è riuscito a inculcarmi la mentalità giusta che dovevo avere per poter fare questo salto. E alla fine la chiamata dell’Accademia è arrivata, anche grazie al loro lavoro”. Anche De Novellis lega il suo percorso a diverse persone, a partire da Massimiliano Gabucci: "A Pesaro avrei diversi nomi da fare. Inizialmente ho legato molto con Massimiliano Gabucci, l’allenatore che mi ha accompagnato nelle annate dell’Under 14 e anche dell’Under 16. Con lui ho stretto tanto anche fuori dal campo, perché mi ha sempre preso sotto la sua ala e mi ha insegnato tante cose, non solo sugli aspetti tecnici del rugby. Ho un bellissimo rapporto con lui, ha conosciuto anche la mia famiglia e spesso viene a cena da noi". E poi, anche De Novellis deve tanto alle capacità di insegnamento di Alex Grieve: "Anche se l’ho avuto per un solo anno, in poco tempo è riuscito a trasmettermi tantissime cose. Le sue correzioni mi sono servite molto dal punto di vista tecnico per diventare un trequarti migliore, e ancora oggi siamo in contatto”. Il rapporto con Gabucci, racconta De Novellis, è stato importante anche nei momenti più difficili: "È un allenatore che ti sprona sempre a fare meglio, e proprio per questo all’inizio sei portato a pensare che ce l’abbia con te. In realtà col tempo ho capito che lo faceva perché ci teneva tanto: all’inizio mi richiamava sempre, ma poi mi ha spiegato che lo faceva perché aveva visto del potenziale e ha sempre cercato di farmi migliorare, soprattutto dal punto di vista mentale. Ero uno che in campo si innervosiva molto, con se stesso e anche con gli altri: lui è riuscito a trasmettermi la mentalità giusta, a capire come dovevo gestire la pressione e il nervosismo, e questo è un insegnamento che poi vale anche fuori dal campo”. L’amicizia Il primo incrocio tra Rossi e De Novellis risale a quando erano ancora bambini. "Il primo incontro è stato un po’ casuale" racconta Rossi: "Lui non è di Pesaro, viene da Lecco, e ci eravamo già incrociati in un torneo da piccoli. Quando poi è venuto ad abitare a Pesaro l’ho subito riconosciuto. Siamo diventati molto amici e ancora oggi capita spesso di uscire insieme quando siamo in città o di sentirci anche quando siamo lontani: lui a Roma e io quest’anno a Parma. Abbiamo legato tanto, non solo in campo ma anche fuori. È stato un percorso graduale, adesso siamo molto amici e ci lega questa grande passione per il rugby". De Novellis ricorda l’arrivo a Pesaro e il rapporto nato quasi subito: "Ci siamo conosciuti appena sono arrivato, nel 2018. Io ero al secondo anno di Under 12, lui un anno più grande, ma dalla stagione successiva abbiamo giocato insieme e siamo andati d’accordo fin da subito. Abbiamo fatto insieme anche il primo anno di Accademia a Roma. Viaggiavamo spesso insieme per andare nella Capitale e quindi passavamo tantissimo tempo insieme, e alla fine si è creato un rapporto che va oltre il rugby, con tante amicizie in comune. Essere arrivati insieme fino al Mondiale è qualcosa di fantastico, siamo anche in camera insieme”. Il lavoro di Pesaro con i giovani Per Rossi, Pesaro ha sempre avuto una linea chiara nel lavoro con i ragazzi: farli giocare, farli crescere e farli appassionare: "Pesaro ha sempre creduto molto nella formazione dei ragazzi. Ci sono stati tecnici e allenatori di grande importanza che hanno influito tanto, come quelli che ho citato, e tuttora Pesaro è una società che punta sulla crescita dei ragazzi. Da piccolo ho vissuto questa cosa fin da quando giocavo nelle Formiche Rugby: c’è sempre stata la volontà di portare i bambini a fare tornei in tutta Italia, anche quando ci svegliavamo alle 5 del mattino per prendere il bus e andare a giocare. La società ha sempre voluto far giocare tanto i ragazzi, farli divertire e poi farli appassionare”. Nel caso di De Novellis il discorso parte da Lecco e arriva poi a Pesaro: "Lecco è la società che mi ha dato le basi per appassionarmi a questo sport, e ci è riuscita. Anche lì, come a Pesaro, c’era molta attenzione all’aspetto giovanile. Abbiamo fatto tanti viaggi, anche all’estero, e c’era il classico torneo della città di Lecco, con tanti ragazzi”. A Pesaro, racconta De Novellis, l’inserimento è stato immediato: "Quando mi sono spostato mi sono trovato subito bene con la squadra, con i ragazzi e con gli allenatori. Anche lì c’è tantissima attenzione verso i giovani. Ci sono le Formiche Rugby Pesaro, che sono le giovanili, e poi il Pesaro Rugby per i più grandi. Però non le ho mai vissute come due società diverse: è un’unica grande famiglia. Mi sono trovato bene fin dall’inizio e, con il passare degli anni, anche quando ho fatto il percorso fino alla Serie A, mi sono sempre stati vicini”.
dalla base | 26/06/2026
Arbitri, come cresce il movimento femminile in Italia: la storia di Beatrice Smussi
Il movimento arbitrale italiano sta crescendo sempre di più, e non solo a livello maschile – con Andrea Piardi e Gianluca Gnecchi che hanno aperto la strada all’Italia nell’altissimo livello – ma anche femminile. E non solo con Clara Munarini, ormai tra le direttrici di gara più stimate a livello internazionale: dietro crescono tante giovani promettenti come Beatrice Smussi, che ha arbitrato la sua terza finale scudetto femminile e che ha partecipato come assistente nel Sei Nazioni Femminile 2026. Ingegnere gestionale, Beatrice Smussi ha iniziato grazie al padre, anche lui arbitro, e non si è più fermata, e insieme a lei tante altre donne stanno facendo un importante percorso di crescita che rende il movimento arbitrale femminile italiano sempre più di alto livello: “Oggi non è più strano per le società e i giocatori vedere arrivare al campo una donna: è una cosa molto importante e positiva, perché significa che non si rimane più stupiti, nemmeno in senso positivo. È diventata una cosa normale e questo vuol dire che la mentalità sta cambiando e che si è più aperti a vedere delle donne in ruoli decisionali, anche in ambito sportivo. Da qualche stagione inoltre non c’è più la distinzione tra pannelli femminili e maschili: tutti gli arbitri sono ricondotti nei pannelli di riferimento, Serie A o Serie B. Questo credo sia molto stimolante per noi arbitri donne, perché ci consente di essere considerate, al pari dei nostri colleghi, per qualsiasi partita del panel a cui apparteniamo”. Da dove tutto è cominciato “Da ragazzina sciavo, e sebbene non abbia mai giocato a rugby l’ho sempre seguito. Mio fratello giocava e adesso è arbitro anche lui, e mio padre era un arbitro nazionale, per cui nei weekend in cui non gareggiavo andavo spesso con mia mamma sui campi quando lui arbitrava” racconta Smussi. “L’ho sempre vissuto in famiglia, andavamo spesso a vedere anche le partite del Sei Nazioni. Insomma, è stato uno sport sempre presente nella mia vita. Poi a 16 anni – e sciavo ancora – mio padre mi propose di fare il corso da arbitri: ho iniziato un po’ per gioco, poi sono arrivate le prime partite e mi sono accorta che mi piaceva sempre di più. Arrivata a 18 anni mi sono trovata a scegliere tra sci e rugby, due percorsi a cui tenevo molto. Ho deciso di puntare sul rugby, perché sentivo che lì potevo esprimermi al meglio e costruire qualcosa di importante, mentre lo sci è rimasto una passione che continuo a coltivare, anche dopo aver frequentato il percorso per diventare maestra di sci. Così mi sono dedicata completamente al rugby e, a 19 anni, sono entrata in Accademia, iniziando il mio percorso di formazione nell’arbitraggio". La nascita di una passione Inizialmente è stata una questione di famiglia, poi però l’amore è cresciuto gradualmente stando sui campi e scoprendo tutte le pieghe di questo sport unico, e di un ruolo ancora più particolare: “Da un lato, avendo sempre sciato, ero abituata agli sport individuali, quindi, non avevo difficoltà all’idea di dover performare ‘da sola’ anche da arbitra. Anche se oggi quella degli arbitri è una vera e propria squadra, con assistenti e TMO, alla fine quando sei in mezzo al campo sei tu a dover decidere, e questo è una degli aspetti che mi piace maggiormente di questo ruolo. La parte più sfidante è il dover cercare di performare al meglio cercando di non impattare, con le mie decisioni, sulle prestazioni delle squadre. Anzi, il nostro ruolo è quello di agevolarne il gioco, mettendo le squadre nelle condizioni di potersi esprimere nel modo migliore. Sicuramente il rispetto che c’è in campo con i giocatori e il clima di collaborazione reciproca che trovo e respiro durante le partite – e che rendono il rugby uno sport diverso dagli altri – hanno contribuito a farmelo amare. Poi è chiaro, ci sono anche in questa, come in qualunque disciplina sportiva, alti e bassi, non voglio dire che non ci siano situazioni più complicate, ma di base i valori ed i principi che lo contraddistinguono rimangono dei capisaldi anche nella vita oltre che nello sport”. Il percorso, strada fatta e mete future Beatrice Smussi ha iniziato, come tutti, con l’under 14, poi dopo l’ingresso in Accademia ha iniziato la scalata, un gradino dopo l’altro: due anni tra Serie A Elite femminile e Serie C, poi cinque anni di Serie B e da tre anni anche la Serie A. Nel 2024 è arrivato anche l’esordio in Coppa Italia, e poi nel 2026 la prima volta da assistente in Serie A Elite. Nel frattempo, sono arrivate anche tre finali scudetto femminili, l’ultima proprio a marzo del 2026: “Sono orgogliosa di questa terza designazione. Per un’arbitra ricevere per tre volte una finale è un traguardo importante, una fiducia rinnovata. Questa stagione sono giunte anche designazioni a livello internazionale: Galles-Francia al Sei Nazioni femminile under 21 e poi due partite da assistente al Sei Nazioni Seniores: Inghilterra-Galles e Irlanda-Galles. L’obiettivo di questa stagione era proprio ricevere delle designazioni al Sei Nazioni e sono felice di averlo raggiunto ma sto già lavorando con una visione a lungo termine per poter crescere ancora e riuscire ad entrare nella squadra di arbitri e assistenti per il Mondiale femminile 2029. So che è un obiettivo ambizioso, ma sono altrettanto convinta che, lavorando con impegno come ho sempre fatto in questi anni e con il supporto del nostro formatore e del team di World Rugby, possa diventare un traguardo raggiungibile". I punti di riferimento e lo sviluppo del movimento femminile Dalla famiglia ai colleghi, sono tanti i punti di riferimento che Beatrice Smussi ha trovato lungo il suo percorso: “Il primo punto di riferimento ovviamente è stato mio padre, che mi ha sempre seguito fin da piccola sui campi, mi è stato vicino, mi ha aiutata a crescere. Essendo di Brescia, ho avuto, inoltre, la fortuna di condividere la stessa sezione con Andrea Piardi e Gianluca Gnecchi: andavamo insieme in Accademia e alle riunioni sezionali, e grazie a loro ho avuto l’opportunità di crescere molto. Durante le riunioni si analizzano le situazioni, ci si confronta e si lavora molto sulle clip e sui possibili scenari di gioco; la loro presenza ed esperienza mi hanno aiutata a sviluppare la giusta forma mentis. Altro punto di riferimento e pilastro del movimento femminile è poi Clara Munarini che ha aperto molte porte per l’arbitraggio italiano. L’ultima, in ordine di tempo, è stato il suo esordio in URC nel derby tra Benetton e Zebre come arbitra, dopo anni di esperienza come assistente. Negli ultimi anni, inoltre, ci sono diverse ragazze che sono entrate nei panel nazionali: tre sono ormai stabilmente in Serie A, mentre cinque fanno parte del panel di Serie B, con livelli di esperienza diversi. Alcune arbitrano con continuità in quella categoria, altre sono vicine all’esordio e nel frattempo proseguono il loro percorso anche a livello femminile. La crescita dei numeri del movimento femminile è molto stimolante e ci spinge a dare il meglio per fornire prestazioni sempre all’altezza. Anche il fatto che da qualche stagione non ci sia più la distinzione tra pannelli femminili e maschili, ma tutti gli arbitri, uomini e donne, confluiscano nei medesimi pannelli di riferimento, Serie A o Serie B, è motivo ulteriore per migliorare. È un aspetto che ritengo molto stimolante, perché permette di essere considerate al pari dei colleghi per tutte le partite del nostro panel: oggi la presenza di un’arbitra in campo, come detto, non sorprende più. È una presenza normale, segno di una mentalità più aperta e di un crescente riconoscimento delle donne anche in ruoli decisionali. Dal mio punto di vista, in campo non percepisco differenze, né mi sento penalizzata per il fatto di essere una donna. È un aspetto di cui il rugby può essere orgoglioso, perché rispetto ad altri sport è stato in qualche modo pionieristico. Nel calcio, ad esempio, non è così scontato, e anche nel basket oggi c’è una sola arbitra in Serie A senza un movimento altrettanto strutturato alle spalle. Parlandone con lei emerge come non sia ancora così comune vedere una donna in campo. Su questo credo che nel rugby sia stato fatto un buon lavoro, ma è importante continuare perché il cammino da fare è ancora lungo”.
Arbitri | 28/05/2026
Elisa Cucchiella, azzurra numero 105: “Il mondiale del 2017? Un passaggio importante. Bello vedere come il rugby femminile si è evoluto”
Il Mondiale 2017 ha rappresentato il grande ritorno dell’Italia sul palcoscenico più importante, dopo 15 anni di assenza, e per Elisa Cucchiella – pilone e azzurra numero 105 – ha rappresentato anche il coronamento di 13 anni di carriera internazionale, a partire dall’esordio del 2004 contro l’Inghilterra. Cucchiella ha quindi vissuto i diversi periodi del rugby femminile italiano: da quello pre-Sei Nazioni (e l’esordio infatti arrivò in Coppa FIRA) alle prime grandi vittorie, fino al Mondiale 2017 che lanciò tante ragazze che avrebbero poi scritto la storia dell’Italia femminile. “Il rugby era di casa perché ci giocava mio padre, anche se in realtà ho cominciato tardi. All’inizio non mi interessava, poi a 19 anni una mia compagna di scuola insistette affinché provassi, ho fatto il primo allenamento ed è scattato qualcosa, mi è piaciuto e ho deciso di continuare. All’inizio non capivo le regole, però ero tosta e questo piaceva agli allenatori. Piano piano sono cresciuta, ho cominciato a fare i raduni con la Nazionale e nel 2004 sono arrivata in azzurro” racconta Cucchiella. Il Sei Nazioni e il lavoro Nel 2007 l’Italia entra nel Sei Nazioni femminile, scrivendo un altro pezzo di storia di questo sport. Elisa Cucchiella è parte integrante del gruppo, e lo sarà per i 10 anni successivi, pur con qualche stop forzato: “Ci sono stati un paio d’anni di stop, ho dovuto saltare anche alcuni Sei Nazioni come quelli del 2013 e del 2014 perché lavoravo. Ho avuto molti datori di lavoro che mi permettevano di conciliare le due cose, ma in quel periodo invece trovai un titolare che mi disse ‘o lavori o giochi’, e a quel punto sono stata costretta a stare fuori dal giro. Nonostante questo ho dei bellissimi ricordi degli anni in Nazionale: ricordo i primi europei FIRA, in cui ho esordito in azzurro prima del Sei Nazioni, e poi l’impegno maggiore richiesto dopo l’ingresso nel torneo. Anche perché, come detto, ogni ragazza di quella squadra o studiava o lavorava, eppure eravamo sempre lì pronte a dare il meglio di noi stesse. Ricordo i tanti allenamenti in palestra, mi piacevano, e in generale vedevo tanta voglia di crescere, di diventare sempre più forti, soprattutto tra le più giovani, quelle che poi sono entrate nel gruppo in ottica Mondiale 2017”. Il Mondiale 2017 e le differenze con il mondo di oggi Nel 2017, infatti, l’Italia femminile ritorna ai Mondiali dopo 15 anni di assenza, ed Elisa Cucchiella è tra le convocate di coach Andrea Di Giandomenico: “Quel Mondiale fu già un passaggio importante per il rugby italiano, vedevo già un approccio diverso rispetto a quando avevo iniziato. Quando ho cominciato ci seguivano davvero in pochi, stampavamo noi le magliette, era un mondo ancora poco seguito e lo vivevamo come un divertimento, anche se chiaramente abbiamo sempre dato tutto. Nella generazione successiva, anche grazie all’avvento dei social che hanno consentito al rugby femminile di avere più visibilità, c’è stato un ulteriore cambiamento: più seguito voleva dire maggiore considerazione, e questo portava a darsi da fare ancora di più. Con il tempo sono cambiate tante cose: ci sono i contratti, le dirette televisive di tutte le partite, e questa evoluzione mi rende felice. Adesso le ragazze che si avvicinano al rugby trovano una realtà diversa: non c’è solo la passione, che ovviamente non deve mai mancare, ma c’è anche qualcosa dietro, delle garanzie diverse, delle possibilità in più rispetto alla nostra generazione. È bello vedere anche tante ragazze che a fine partite cercano le giocatrici, chiedono foto, autografi, è il sintomo di un lavoro fatto dalle società che vanno nelle scuole, che lavorano per portare in giro questo sport e per far capire che il rugby non è uno sport soltanto per uomini. Anzi, direi proprio che non è uno sport né da femmine né da maschi, è uno sport e basta che come tutti può essere praticato da entrambi e che ha lo stesso valore”.
Italia Femminile | 22/05/2026
Sei Nazioni femminile: bilancio positivo per l’Italia, che chiude con due vittorie e 12 punti
Il Sei Nazioni femminile dell’Italia si chiude con segnali incoraggianti sia dal punto di vista dei risultati sia da quello della crescita del gruppo. Dopo un avvio complicato le Azzurre hanno trovato continuità, chiudendo il torneo al quarto posto con due vittorie e 12 punti complessivi, mostrando una progressione evidente nel corso delle varie settimane, culminata con la bella vittoria in Galles dopo il successo contro la Scozia e il primo storico punto conquistato contro l’Inghilterra. Crescita Le Azzurre hanno mostrato una grande capacità di ritrovare equilibrio e fiducia anche nei momenti più complessi. All’inizio è mancata la continuità, con un buon primo tempo in Francia al quale era seguita una ripresa complicata e – viceversa – una prima frazione negativa in Irlanda prima della reazione che nel secondo tempo aveva portato al bonus offensivo. Lavorando giorno dopo giorno le ragazze e lo staff di coach Roselli hanno limato i dettagli che hanno permesso all’Italia di diventare competitiva per 80 minuti, dominando la Scozia nella prima uscita casalinga e vincendo 41-14. A quel punto è cominciato un altro torneo, con le Azzurre brave a reagire contro la fortissima Inghilterra conquistando un altro bonus offensivo per poi chiudere a Cardiff trasformando la propria principale debolezza in punto di forza. Se ad inizio Sei Nazioni l’Italia non riusciva infatti a mantenere lo stesso livello di prestazione per 80 minuti, contro il Galles le Azzurre sono invece venute fuori alla distanza, dominando l’ultima mezz’ora dopo 50 minuti alla pari. Questo è uno degli aspetti più positivi del torneo. Esordi e miglioramenti È stato importante anche il lavoro svolto da coach Fabio Roselli nella gestione del ricambio generazionale. Nel corso del Sei Nazioni hanno trovato spazio diverse giocatrici giovani o con poca esperienza internazionale come Costantini, Cheli, Tonellotto, Dosi, Zanette, Pilani e Buso. Alcune di loro, in particolare Zanette, hanno mostrato fin da subito buone qualità a questo livello, mentre altre hanno comunque accumulato minuti ed esperienza importanti in ottica futura. Nel corso del torneo alcune scelte tecniche hanno contribuito a dare maggiore continuità alla manovra offensiva dell’Italia. L’utilizzo contemporaneo di Mannini, Sillari e D’Incà ha dato maggiore varietà all’attacco azzurro, migliorando sia la capacità di costruire gioco sia l’efficacia negli ultimi metri. Allo stesso tempo è cresciuto anche il contributo di Veronica Madia, tornata a garantire qualità nella gestione offensiva e imprevedibilità nelle scelte palla in mano. Dal punto di vista individuale, oltre al contributo delle giocatrici più esperte come Sgorbini, Turani, Duca, Vecchini e Giordano, sono arrivate indicazioni positive anche da Ranuccini, cresciuta nel corso del Sei Nazioni, e da Bitonci, sempre efficace nel dare ritmo e qualità negli ultimi minuti delle partite. Tra gli aspetti da consolidare restano le fasi statiche, in particolare la mischia, che ha avuto un rendimento altalenante, mentre la rimessa laterale è notevolmente cresciuta col passare del tempo. Per una squadra che basa molto del proprio gioco sulla qualità dei possessi, la continuità nella conquista resta un elemento centrale. I numeri dell’Italia al Sei Nazioni 2026 In questo Sei Nazioni si è vista un’Italia dominante nel punto d’incontro, con ben 27 turnover conquistati. Un numero impressionante considerando che la seconda squadra di questa particolare classifica è l’Irlanda a quota 19. Partita dopo partita l’Italia è migliorata anche in rimessa laterale, chiudendo al secondo posto con una percentuale dell’88.2% di rimesse vinte, dietro solo all’Inghilterra. Fabio Roselli ha messo fin da subito l’accento sulla necessità di migliorare in difesa, e i numeri gli hanno dato ragione considerando che le Azzurre sono state la seconda squadra per percentuale di placcaggi riusciti: 80,5%, dietro solo alla Francia, per un totale di 872 interventi riusciti. Ottimo anche il numero di placcaggi dominanti, 40. Da migliorare invece il gioco al piede, con l’Italia all’ultimo posto per metri guadagnati (solo 21,6 per calcio) e per piazzati messi a segno (47,8%) così come sarà importante continuare anche sulla collisione. L’Italia, infatti, è pericolosissima quando riesce ad attaccare lo spazio ma fa ancora fatica a guadagnare metri a contatto: solo 0,9 metri guadagnati per collisione. In ogni caso, il bilancio dell’Italia in questo Sei Nazioni è assolutamente positivo, ancora di più considerando non solo i risultati ma anche l’allargamento della profondità, con tante nuove ragazze entrate nel giro.
Italia Femminile | 18/05/2026

Completa la registrazione